Lugano, 16/1 – Giornata su liberazione animale e della terra

16gennaioanimalistaSabato 16 gennaio 2016

GIORNATA SU LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA

Benefit per Sven e Natasha, attivistx per la liberazione animale che rischiano fino a 14 anni di carcere per aver preso parte alla campagna per chiudere Huntingdon Life Sciences, uno dei laboratori di vivisezione più grossi d’Europa.. Maggiori info su :

http://www.freesvenandnatasha.org/

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Lui era Sher Khan, la tigre pachistana. In morte di un leader resistente

Roma, dicembre 2009

Il 9 dicembre le agenzie stampa battono un comunicato: il freddo ha  ucciso un altro barbone, il corpo congelato è stato ritrovato su un marciapiede di Roma. Un homeless, un barbone come tanti, un pakistano, 52 anni, di nome  Mohammed. Quasi tutti si chiamano Mohammed  e alle spalle , quasi sempre, storie tutte uguali. Ma  Mohammed  Muzzafar Alì lo conoscevano in tanti, lui era un leader del movimento antirazzista, un capopopolo, un oppositore politico istruito. Era un ribelle nato, Sher Khan. Si batteva perché a chi era dovuto fuggire fossero riconosciuti i diritti che nei paesi di origine erano negati.  Aveva dato vita all’Uawa, Unione dei lavoratori asiatici: afgani, pachistani, bengalesi, indiani, cinesi, cingalesi. Aveva guidato la storica occupazione della Pantanella nel 1991, quando 3mila persone avevano alzato la testa per trovare un luogo dove  – appunto – non morire di freddo. Si era battuto contro lo schiavismo diffuso nelle nostre campagne, dove il ricatto della clandestinità costringe migranti di tutto il mondo a lavorare in condizioni di schiavitù e spesso a morire in cattività. In tanti lo seguivano, non sempre per benevolenza: a volte erano squadracce neofasciste che cercavano lui o quelli come lui. Aveva organizzato manifestazioni, scioperi della fame per denunciare la reclusione senza colpe  riservata  ai migranti. Aveva fatto da mediatore fra comunità in conflitto tra loro, e non si era lasciato assorbire dalle associazioni  “per gli stranieri” e dal loro modello  organizzativo quasi aziendale. La sua gente si fidava di lui, sapeva come sopravvivere  e aiutava la gente a sopravvivere. Una sera, ubriaco, aveva litigato  con l’addetta ad un botteghino della metropolitana. Non aveva il biglietto ma voleva salire lo stesso, probabilmente si erano strattonati, la controllora aveva chiamato la polizia che in questi casi corre: il fermo,  i verbali compilati con solerzia, la parolina ” palpeggiamento” che spunta tra un foglio e l’altro. Ne era uscito pulito ma non integro. Soffriva di cuore, beveva sempre di più, era tornato in strada. Lui, che aveva  partecipato a ogni corteo, lotta, occupazione di case, lui che una casa non l’avrebbe mai avuta e sarebbe morto di sconforto e di freddo su un marciapiede di Piazza Vittorio, era in attesa  del verdetto sulla domanda di asilo che aveva  presentato alla Commissione  territoriale romana. Del resto in Pakistan non poteva tornare, visti i suoi precedenti politici che lo avrebbero portato direttamente in un carcere, nei migliori dei casi.

Ci tornerà il suo cadavere  a  Dera Ghaji Khan, la città dove era nato, con  il permesso di soggiorno nuovo, ormai inutile.

( Fonte e citazioni da La frontiera addosso. Così si deportano i diritti umani di  Luca Rastello, Editori Laterza, Roma 2010, p. 9-10.

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Un’altra evasione dal circo

Sesto S. Giovanni (MI), 27 dicembre 2015

Aveva deciso di evadere. Ha percorso quasi due chilometri ma dopo un lungo e movimentato  inseguimento il canguro è stato ricondotto dietro le sbarre della gabbia.  Gli inseguitori e i  carcerieri  sorridono soddisfatti: l’ordine  è stato ricostituito.

Eccolo, insieme agli altri detenuti

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(Fonte: www.ilgiorno.it)

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Evaso trucidato

Germania, dicembre 2015

Fugge da un allevamento. Osa far irruzione sul palcoscenico umano.

Il VIDEO dell’agghiacciante esecuzione.

 

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Ferdinando, il primo toro che boicottò la corrida

La storia del toro Ferdinando è un libro scritto nel 1936  da Munro Leaf e illustrato da Robert Lawson. Tale libro venne bandito in Spagna e bruciato in segno di propaganda nella Germania nazista.

Ferdinando il toro.png

“C’era una volta in Spagna ..un piccolo toro che si chiamava Ferdinando. Tutti gli altri piccoli tori, suoi compagni, correvano, saltavano e si prendevano a testate; ma non Ferdinando. Lui aveva il suo posticino prediletto sotto un albero di sughero, dove si accucciava tranquillamente all’ombra ad annusare i fiori. Con il passar degli anni Ferdinando crebbe e crebbe, finché divenne molto grosso e molto forte. Tutti gli altri tori volevano combattere nell’arena di Madrid , ma Ferdinando no; gli piaceva ancora star seduto sotto l’albero di sughero ad annusare i fiori. Un giorno cinque uomini andarono a scegliere i tori più grossi, veloci e feroci per la corrida.. Tutti i tori iniziarono a correre, a saltare e a prendersi a testate affinché li scegliessero. Ma non Ferdinando, sapeva che non l’avrebbero scelto e non gl’importava; così tornò a sedersi sotto il suo albero, ma inavvertitamente si sedette sopra un bombo: il toro cominciò a correre sbuffando e muggendo come impazzito; i cinque uomini lo videro e urlarono tutti di gioia, lo portarono via su di un carro per il combattimento dell’arena. Il combattimento di Ferdinando venne annunciato in grande stile: ci fu la parata, i banderilleros, i picadores,  poi arrivò il matador, e dagli spalti gli venne lanciato un mazzo di fiori. Arrivò il momento del toro, era Ferdinando, conosciuto come Ferdinando il feroce, e tutti avevano paura di lui. Ma quando Ferdinando vide quei fiorellini corse in mezzo all’arena; tutti pensavano che si sarebbe battuto ferocemente, ma quando arrivò nel mezzo dell’arena, si sedette tranquillo ad annusare i fiori. Tutti erano furiosi, ma il matador era il più furioso, fece di tutto per convincere Ferdinando a combattere, lo supplicò, ma lui se ne stava seduto ad annusare. Il matador era così infuriato che si mise a piangere perché non poté dimostrare la sua bravura. Così Ferdinando venne riportato a casa, e per quel che si sa, sta ancora là, tranquillo, sotto il suo prediletto albero di sughero, ad annusare i fiori”.

Due anni dopo la Walt Disney ne fece un film “Ferdinando il toro” diretto da Dick Rickard ma in Italia uscì nelle sale solo nel 1967

https://www.youtube.com/watch?v=hMTE47g_7a4

(Fonte: it.wikipedia.org)

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Pazzo è chi si adatta

Imola, dicembre 2015

“Per fortuna, il cavallo “pazzo” non ha ferito nessuna persona e ha creato danni solamente ad alcune auto in sosta nella zona.”
Etichettare come “pazzi” tutti coloro che non si “adattano” ad un sistema che li vuole mesti, prevedibili e sfruttabili, chi resiste e si ribella, non ribalterà la verità. La vera follia è l’adattamento che ci porta ad avere una visione distorta della realtà.

QUI l’articolo

(Fonte: www.leggilanotizia.it)

 

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Quasi amiche, oltre la specie.

Safari  Park- Primorsky Krai, novembre 2015

Una capra viene messa come “pasto” all’interno del recinto della tigre siberiana. Ma quello che succede sovverte ogni previsione.  La storia che ci raccontano i  due animali non riguarda il nostro o il loro passato fatto di gerarchie,  pregiudizi, categorie. Quella tigre e quella capra ci stanno parlando del futuro.

QUI l’articolo

(Fonte: www.greenstyle.it)

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La fiera resistenza di un bufalo

Chifuti Safari- Zimbabwe, giugno 2012

Dopo tre giorni di inseguimento un bufalo, già ferito durante un  “safari di caccia” in una riserva africana dello Zimbabwe, è stato ucciso.  Ma prima di essere finito ha ucciso, a sua volta, il cacciatore che lo inseguiva. Lo ha letteralmente sollevato da terra spezzandogli il collo.

L’esperto e famoso  cacciatore nonchè guida per battute di caccia nella riserva per turisti  ricchi provenienti da altre regioni e paesi  viene descritto come una persona molto gentile e piena di attenzioni, uno che ” aveva lavorato sodo”.

Non è così invece per il bufalo, un esemplare particolarmente grande. Per lui nessun compianto.

La sua specie  è soprannominata “widow-maker” (fabbricante di vedove) per sottolinearne la pericolosità viste le grosse dimensioni e il carattere fiero. Quindi nessun dubbio. Doveva essere ucciso. Nessun imbarazzo,  dunque, nell’organizzare inseguimenti  omicidi a pagamento.

Due pesi e due misure  per una tragedia.

Questa volta il bufalo, pur ferito e agonizzante, ha restituito il favore prima di morire.

Leggi qui l’articolo

(Fonte: www.telegraph.co.uk )

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Quei confini di filo spinato

Croazia, dicembre 2015

Filo spinato che strappa, ferisce, blocca, separa, uccide. Rotte migratorie che  si interrompono, passaggi naturali  che si ostruiscono,  speranze di fuga che si infrangono.  L’assurda invenzione del filo spinato come barriera fisica ma soprattutto mentale.

Il filo spinato “impedisce che sboccino i fiori”.

Filo spinato“una poesia di Peter, bambino ebreo ucciso dai nazisti nel ghetto di Terezin

Su un acceso rosso tramonto,
sotto gl’ippocastani fioriti,
sul piazzale giallo di sabbia,
ieri i giorni sono tutti uguali,
belli come gli alberi fioriti.
E’ il mondo che sorride
e io vorrei volare. Ma dove?
Un filo spinato impedisce
che qui dentro sboccino fiori.
Non posso volare.
Non voglio morire.
—————————————–
(Fonte: www.prijatelji-zivotinja.hr)
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Piume ribelli a Siracusa

Siracusa, dicembre 2015

https://youtu.be/jg7udwP0NsE

Un gallo che scappa e il solito inseguimento, il solito allestimento dell’ennesimo, ridicolo spettacolino. In questo filmato i ruoli sono molto chiari. Abbiamo un individuo disperato che cerca una via d’uscita, che fugge da una reclusione forzata e perpetua, che comunica l’orrore della sua situazione in modo inequivocabile. E poi abbiamo gli inseguitori, quelli che, nella gabbia, ce lo vogliono rimettere.

Sbattuto negli angoli e contro i muri, accerchiato, in preda al panico, privato di quelle naturali risorse fisiche che gli consentirebbero di spiccare un volo sufficiente per mettersi in salvo, catapultato in una situazione per lui minacciosa, estranea, spaventosa, fatta di asfalto e automobili, il gallo riesce comunque a sgusciar via, ad evitare più volte e per lungo tempo l’inevitabile cattura. Gli inseguitori, che aumentano a vista d’occhio, non gli danno tregua. Ma gli inseguitori non sono solo i proprietari, vengono reclutati tra i passanti, sempre più persone si uniscono all’orda feroce, volgare, famelica che vuol riportare tutto al proprio posto, che non sopporta quell’attimo di libertà fuori dagli schemi rigidamente prestabiliti.

Ma questa nostra interpretazione, così diversa dagli intenti di chi ha diretto il filmato, eppure così evidente rispetto ad una realtà che si ripete cinica e squallida, orribile e misera, viene negata e annegata tra le risate generali, viene raccontata con la leggerezza popolana delle vecchie tradizioni: un po’ di dialetto in sottofondo, qualche anziano che spicca il balzo per prendere il gallo, musichette divertenti, commenti ilari e il gioco è fatto!

Perchè se i ruoli fossero normalmente definiti, in fondo, qualche speranza rimarrebbe. La possibilità di sentire la disperazione di chi fugge, l’opportunità di percepirne le ragioni e il messaggio, per quanto così fievoli in un mondo normalizzato sul dominio, resterebbero. E invece si gioca sporco, sempre più sporco. Il senso del ridicolo viene montato ad arte. Senza più neanche la necessità di calcoli sottili né di ragionamenti d’alta strategia repressiva, viene proprio spontaneo imbastire lo spettacolo, costruire la gag che permettterà alla risata di censurare e soffocare sul nascere la normale compassione. Il livello raggiunto in questo filmato sfiora il cinismo demenziale, arriva a servirsi di musichette tradizionali, ma anche di canzoni per bambini. Già, i bambini e le bambine, un filmato così “ben fatto” che strapperebbe una risata anche a loro.

Troglodita Tribe

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