Monthly ArchiveAprile 2019



1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni &approfondimenti 25 Apr 2019 09:36 pm

25 aprile

Oggi è festa di liberazione, festa della resistenza. Ricordiamo tutte le resistenze ignorate e calpestate. Cerchiamo di restare in lotta con loro.

Libertà condizionata

La vicenda dei cavalli di Ostellato fa emergere con urgenza una dinamica in realtà molto deleteria e ambivalente delle relazioni con gl* altri animali: quella della cura. Non che i rapporti non debbano mai essere improntati ad essa, ma che diviene paralizzante quando assunta a regola generale e quando non vuol riconoscere nell’altr* alcun livello di possibile autonomia ed autodeterminazione. Pensiamo che gl* animali (che siamo peraltro abituat* ad allevare) abbiano una capacità pari a zero di sapersi gestire, a meno che non si tratti di animali selvatici, quando invece molti casi di evasione e latitanza dimostrano chiaramente il contrario, e non solo nel riuscire a procurarsi cibo e riparo. Ci sono corpi che riacquistano agilità, robustezza, a cui si rinfoltisce il pelo, nei quali riaffiora la capacità di socializzazione annullando in pochi mesi di vita libera secoli di selezione genetica. Ci saranno individui che soccombono, ma così è sempre stato. La logica pastorale invece continua a inibire ogni competenza a vivere in autonomia, secondo la logica del “do ut des”: la protezione in cambio dello sfruttamento. Anche se, di fronte alla nascita forzata prevista dall’allevamento, tale argomento suona alquanto pretestuoso. L’autonomia è combattuta soprattutto attraverso la selezione dei corpi meno reattivi e gli strumenti di contenzione zootecnica completano a vita, anzi, a morte, il quadro. Persino davanti alla manifesta capacità di autonomia dei cavalli di Ostellato, come di altri gruppi di animali, certe logiche di controllo non vengono meno. E condizionano anche relazioni in cui l’empatia è evidente. In questo caso gli umani intervengono con la scusa di proteggere, di garantire la sopravvivenza e mettono in funzione i soliti meccanismi di sfruttamento. Riusciremo mai ad avere una lettura meno miope dell’altr*? Riusciremo mai a mantenere una sana distanza da chi chiede solo di veder rispettata la propria vita… anzi che non chiede proprio nulla e non sa che farsene, probabilmente, di un amico-padrone?

QUI la notizia

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 24 Apr 2019 08:16 pm

Non era mai scappato prima…

Montesperpoli (FI), 20 aprile 2019

..ma non si è certo lasciato sfuggire l’occasione.

Un cavallo chiamato Macchia ha cercato di riconquistarsi la libertà. Uno è riuscito a legarlo con la sua cintura a mo’ di briglia, qualcuno ha chiamato  la polizia e qualcun altro lo ha ricondotto nel luogo da dove era scappato. La solerzia con cui si cerca di rimettere “le cose al proprio  posto” è sempre scrupolosa, asservita e ben oliata. Ci piace invece immaginare una storia diversa: una carezza al posto della cintura, un nascondiglio sicuro, un po’ di fieno ma soprattutto la restituzione della libertà a cui  Macchia ha dimostrato di essere così tenacemente legato.

Notizia

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 24 Apr 2019 01:36 pm

Un vitello scappa dalla stalla. Un’altra vita ribelle.

Loreto, AN, 2 aprile 2019

“Siepi e recinzioni vennero erette per impedire la fuga degli animali. Strumenti crudeli, come i gioghi di legno e gli zoccoli, erano intesi a ridurne le possibilità di movimento. Lo sperone, le briglie e il morso, la frusta e il bull-whacker (una mazza chiodata) servivano tutti a provocare dolore. Si diffusero inoltre manuali tecnici che insegnavano l’arte di “spezzare” [breaking] la resistenza degli animali. Furono messe taglie sugli evasi. Vennero costruite gabbie per rinchiudervi quelli che venivano ripresi. I proprietari tagliavano le ali, accecavano gli animali e recidevano loro i tendini. Li castravano e li sterilizzavano. Le corna venivano tagliate. Ciascuna di queste pratiche venne perfezionata e standardizzata. E per gli individui la cui renitenza era indomabile, era prevista una misura definitiva: la pena capitale. I resistenti venivano impiccati alle forche delle città o ai rami degli alberi delle foreste circostanti. I ribelli venivano tormentati a morte durante gli spettacoli e le feste. Agli evasi e agli individui che vivevano autonomamente sul territorio si sparava a vista. Si trattava di pubbliche esecuzioni: brutali nei metodi, eloquenti nell’ostentazione della violenza, determinate a sortire un effetto preciso. La violenza della società nei confronti degli animali divenne una violenza istituzionalizzata.”

J.C. Hribal, Animali, agency e classe. La storia degli animali scritta dal basso, tr. it. in “Liberazioni”, n. 18, 2014, pp.32-58 (cit. a pp.39-40)

Notizia

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 20 Apr 2019 01:26 am

Un casuario attacca un collezionista di uccelli esotici.

Florida, 14 aprile 2019.

Questo grande e fiero animale originario dell’Australia e Nuova Guinea era solo un  pezzo di collezione di cui probabilmente ci si vantava. E’ considerato uno degli uccelli  più pericolosi perché le sue zampe hanno artigli lunghi fino a dieci centimetri. Anche di questo sicuramente si faceva sfoggio il collezionista.

L’attacco è stato mortale.

Articolo

1 - storie di rivolta &7 - evasioni &8 - ribellioni 20 Apr 2019 12:55 am

Rompe la fune che lo lega e scappa dall’azienda che lo imprigiona..

Serravalle Pistoiese, 11 aprile 2019.

I desideri non hanno confini.

Qui l’articolo.

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli 12 Apr 2019 07:43 pm

I tori di Singapore

Singapore, 10 aprile 2019

Un vitello di due anni, Ganesha, è fuggito dalla fattoria di Lim Chu Kang ed è rimasto a lungo latitante nonostante le imponenti ricerche.

QUI la notizia

Questa vicenda fa ricordare un altro toro, giunto non si è mai saputo come a Coney Island Park e lì vissuto badando a sè stess* per svariati anni. Questo toro (nella foto) è morto nel 2016 durante una sedazione per un controllo sanitario, sedazione alla quale il suo cuore anziano non ha retto. La sua misteriosa e solitaria esistenza ne aveva fatto una leggenda, un incontro da ricercare nei momenti di fuga dalla città per escursionisti e ciclisti che erano invitati a non cercarlo, a non disturbarlo con le fotografie e a non provocarlo. Era il padrone indiscusso dell’isoletta. La sua morte ha rattristato gli abitanti di Singapore che, in suo onore, avrebbero voluto cambiare il nome Coney Island in Cowney Island.

Qui la notizia


1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione 11 Apr 2019 11:37 pm

La capacità di scelta di Tiger.

Malaysian Sabah District, North Borneo, marzo 2019

Questa è la storia di Tiger, un orfano di orango che fu trovato da cucciolo sulle rive del fiume Kinabatangan. Fu curato presso un centro di riabilitazione specifico di Sabah, in Malesia. Una volta adolescente si decise che era meglio lasciarlo andare nella foresta di Kabili che circondava la clinica nella speranza che si unisse a una banda di altri oranghi. Ma poche settimane dopo essere stato liberato, un uomo  corse al centro chiedendo loro di venire a prendere Tiger perché era stato trovato mentre cercava di salire sulla moto di un suo dipendente.

“Il guaio è che era abituato a stare vicino agli umani. Ma era anche diventato un grosso orango che poteva davvero far paura. Non potevamo semplicemente lasciarlo vagare per i villaggi con il rischio che potesse ferire accidentalmente qualcuno o che qualcuno potesse sparargli perché avevano paura di lui.”

Tiger  è stato allora  portato al centro dove è stato curato anche da un’infezione al torace. Quest’anno si è deciso di dargli “un’altra occasione” e tentare nuovamente di liberarlo..
È stato trasportato quindi in elicottero in una remota parte di Tabin, dove è improbabile che possa trovare altri contatti umani.
Sue, che ha preso parte all’operazione, ha dichiarato: “È stato un momento molto emozionante. Tiger ha dato un’ultima occhiata alle sue spalle, poi se ne è andato. Avevamo tutti le lacrime agli occhi. E’ stato con noi da quando lo abbiamo trovato da cucciolo, quindi è molto amato, ma sapevamo che per lui c’erano  migliori possibilità di sopravvivenza nella foresta e che doveva essere lasciato andare”.
Dopo la liberazione si è sentito Tiger lanciare  “lunghe chiamate” attraverso la foresta in cerca di un compagno.

La notizia non è stata diffusa subito in Malesia, racconta un  contatto che lavora in uno di questi ‘centri.
Non sappiamo neanche se ce la farà o se morirà di fame. Forse poteva essere lasciato prima nella foresta… Certo è che con tutte le sue vicissitudini poteva finire anche chiuso in una gabbia. In effetti la soglia tra una scelta diretta,  per es. una fuga dal mattatoio, da un camion etc. e questa situazione è molto diversa. Tiger, invaso dalle pratiche umane di soccorso,  fa i conti con una sorta di mezza “domesticazione”. Ma  la sua personalità è ben determinata, il suo carattere lo rende sia abituato ma anche timido nei confronti degli umani. Questa storia ci interpella sul  rapporto che per forza di cose si crea in una relazione tra specie diverse, un rapporto  che non sempre diventa osceno. Intorno a questo orango  si crea una situazione quasi di stallo (non gli hanno sparato appena l’hanno visto montare la moto ) come se fosse compreso da tutti  che, trattandosi di un  animale dalle indubbie capacità cognitive, fosse anche automatico per lui comportarsi come gli umani che gli stavano attorno.  Chissà, magari  se ne voleva invece proprio andar via… Difficile a dirsi. In ogni caso ha cercato di sperimentare, di divertirsi magari, pur essendo in una situazione quasi borderline che per certi versi  avrebbe invece potuto renderlo catatonico o ammaestrato. Chi lo ama e ha imparato a conoscerlo non l’ha “educato”,  gli è stato accanto aiutandolo, come in una relazione di supporto e amicizia.  Averlo liberato è stato un gesto intelligente e cooperativo.

E Tiger che si gira verso i suoi compagni umani per poi andare alla scoperta della libertà nella foresta, ha fatto la sua scelta. Sembra quasi di vederlo quello sguardo intenso …che ci scava dentro e ci fa fare il tifo per lui.

Laura

(fonte : www. www.advertiserandtimes.co.uk )

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 09 Apr 2019 06:10 pm

Declamador, straziato e ferito, riesce a incornare il suo carnefice

Valencia, 18 marzo 2019

La corrida, una delle tante tradizioni crudeli e violente di cui ci si vanta, va abolita. Punto.