Monthly Archivegiugno 2016



1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 26 Giu 2016 08:39 pm

“Abbiamo deciso che la vostra parola non vale niente”

Riserva Indigena di Xingu, Brasile, giugno 2016

Ecco il discorso del Capo Tribù dei Mebengore Kayapò di Xingu:

”Voi non avete nessun diritto di distruggere il nostro fiume. 
Le madri di Xingu non lo permetteranno.
Abbiamo deciso che la vostra parola non vale niente. 

La conversazione è finita. Noi, i mebengôre kayapó, abbiamo deciso che non vogliamo un solo centesimo dei vostri soldi sporchi.
Non accettiamo una qualsiasi altra diga sul territorio Xingu. 

Il nostro fiume non ha un prezzo, non è in vendita, il  pesce che mangiamo non ha un prezzo, e la felicità dei nostri nipoti non ha prezzo. 
Non potremo mai smettere di combattere.

La Xingu è la nostra casa e voi non siete i benvenuti qui”.

Nel corso degli ultimi 100 anni in Brasile, i popoli indigeni,  sono stati derubati di gran parte della loro terra per far spazio ad una vasta rete di allevamenti di bestiame e piantagioni di soia e canna da zucchero. Oggi molte comunità vivono ammassate in riserve sovraffollate, mentre altre sono accampate sotto teloni di plastica sui cigli delle superstrade.

(Fonte: www.conoscenzealconfine.it)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni 24 Giu 2016 09:02 am

Sfuggite al controllo, una ancora latitante

Pontresina, canton Grigioni (CH), 20 giugno 2016

Sono evase dal camion su cui venivano trasportate secondo le consuetudini di gestione della loro vita perennemente sotto controllo. La loro corsa nel paese ha gettato tutti nella ‘paura’ ma bisognerebbe dire nello sconcerto di fronte alla manifestazione di una volontà  ‘altra’. Anche in un contesto apparentemente bucolico come questo ci sono schiavi che si ribellano.

QUI la notizia

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approfondimenti 22 Giu 2016 09:30 pm

La resistenza animale c’è e si vede

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di Troglodita Tribe

 

Giorni fa, un tale, una persona che conosce la questione animale, una persona vegan, ci ha detto che il concetto di Resistenza Animale, l’idea che gli animali evadono, si ribellano e resistono attivamente e consapevolmente all’oppressione umana, è soltanto una fantasia.

In altre parole, secondo questa persona, le azioni degli animali, il loro resistere mordendo, graffiando, sfondando, scappando, il loro lanciarsi dai camion diretti al macello, il loro tuffarsi dalle navi, il loro scavalcare recinti e cancelli, il loro scavare alla ricerca di una via d’uscita, il loro correre più lontano possibile dai luoghi di sfruttamento, tortura e morte, non sono gesti che comunicano concretamente una volontà, che intendono porsi fattivamente contro la loro stessa oppressione. La persona in questione, poi, ha specificato che si tratta di gesti disordinati e casuali e che, proprio per questo, non possono essere definiti come una resistenza consapevole.

Oggi, di fronte al ricco lavoro del blog Resistenza Animale, non è più possibile considerare le azioni resistenti degli animali come dei casi fortuiti, come dei curiosi aneddoti da inserire nello ”Strano ma vero”. Oggi, grazie a quel lavoro di raccolta, grazie all’immensa mole di notizie, articoli, video, foto, testimonianze, noi sappiamo che gli animali, questi gesti, li compiono continuamente, regolarmente, ovunque. E se consideriamo che, nella maggior parte dei casi, questi gesti non sono neppure visti, considerati, riconosciuti, possiamo anche comprendere che il loro numero è enormemente più elevato rispetto a ciò che è dato sapere attraverso i media, rispetto a ciò che è possibile raccogliere e divulgare.

Non riconoscere questi gesti, minimizzarli, ridicolizzarli, renderli un divertente spettacolo, è normale amministrazione in un contesto che non può e non vuole fare i conti con l’orrore che crea, accetta e divulga quotidianamente. Perché, in effetti, il solo fatto di inquadrare l’animale che scappa dal circo come un fuggitivo alla disperata ricerca di una via d’uscita, di uno spiraglio di salvezza, metterebbe in crisi la grossolana ipocrisia che sorregge il tutto, che tiene in piedi quel sentirsi eticamente a posto con tutto e con tutti.

La negazione dell’individuo oppresso, in effetti, deve passare anche attraverso la negazione dei suoi gesti, soprattutto dei suoi gesti di resistenza, ribellione, evasione, non accettazione, perché sono proprio quei gesti che lo qualificano come individuo, come essere che esprime una volontà, che esterna dei desideri, come ad esempio la profonda radicata e radicale aspirazione alla libertà.

E se, da una parte, tutta la storia dell’oppressione animale, si basa proprio sul contenimento di queste azioni di resistenza, dall’altra, paradossalmente, si basa anche sulla loro negazione.

Già, perché da sempre, per riuscire a sfruttarli e usarli, sono stati necessari corde, fili spinati, recinti, fruste, pungoli, muri, sbarre e un’infinità di altri strumenti che servivano e servono proprio a contrastare, ad annullare una continua e inarrestabile comunicazione resistente da parte degli animali che ci facevano capire con ogni modo e con ogni mezzo che non ci stavano, che non volevano, che consideravano e considerano tutto questo un’ingiustizia inaccettabile.
La storia dello sfruttamento animale, dunque, non si è mai basata sulla rassegnazione, sull’obbedienza e la collaborazione.

Ma poi, in un folle delirio di onnipotenza, diventa necessario negare tutto questo. La vittoria totale consiste infatti nell’annullamento del nemico oramai talmente sottomesso dall’aver perso le sue sembianze di individuo, dall’esser trasformato in una sorta di entità passivamente disponibile alle necessità di chi detiene il potere.
Cancellato, l’animale non conta più. E anche se scappa, il senso del suo scappare deve esser ridotto, svilito, ridicolizzato. Perso il significato della fuga come atto di resistenza e ribellione, l’unica conseguenza sensata è quella di riportare il fuggitivo nel posto che gli compete, allevamento, macello, zoo o circo che sia. Perché è solo in quel luogo che l’animale ritrova il senso che gli è stato assegnato nel nostro immaginario, la casella dalla quale, inesorabilmente, non può e non deve spostarsi.

Ma tutto questo, appunto, è normale amministrazione nel contesto antropocentrico e dominate che viviamo, nello spazio dei significati e delle emozioni che sono state costruite lungo i millenni intorno agli animali. Risulta, invece, enormemente più straziante e inconcepibile quando lo ritroviamo tal quale nel panorama di chi si attiva in favore di quegli stessi animali.

Il condizionamento antropocentrico, in altre parole, si rivela talmente forte, incisivo e radicato nell’immaginario collettivo da condizionare anche i pensieri e le azioni di chi vorrebbe muoversi attivamente in loro favore.
Si fatica molto, in realtà, a scendere da quella mitica ed eroica posizione dominante dei benefattori, dei salvatori nelle cui mani è collocato il destino di tutti gli animali.
Gli animali, in questo contesto, che resta drammaticamente antropocentrico, sono vittime innocenti, povere anime, esseri indifesi che non si sono mai mossi da quella loro passiva posizione, che aspettano con pazienza la morte da parte del carnefice umano, oppure la salvezza da parte dell’eroe pur sempre umano. Esseri totalmente dipendenti, incapaci, belle principessine sulla torre in attesa del cavaliere errante, magari mascherato, in attesa della morale abnegazione di chi sacrificherà il suo tempo e il suo lavoro in loro nome.

Tutto questo non scalfisce minimamente la complessa, millenaria e stratificata costruzione dell’oppressione animale. Non scalfisce il rapporto di dominio, non scalfisce l’indirizzo mentale che ci conduce fatalmente, ogni giorno, a partecipare a quella stessa oppressione sentendoci i detentori delle logiche, dei saperi, delle certezze e dei modelli a cui tutti si devono adeguare.

Vedere finalmente la Resistenza Animale, sostenerla attivamente e metterla in primo piano nell’azione di reciproca Liberazione, invece, è un atto essenziale e indispensabile senza il quale non è possibile neppure concepire il senso di ciò che stiamo facendo.
Chi nega la Resistenza Animale si comporta come quegli uomini che negavano valenza politica e consapevole ai primi atti di insubordinazione e ribellione da parte delle donne, come quegli uomini che, invece di lottare al loro fianco, pretendevano di decidere (in base ai loro parametri patriarcali) se quegli atti fossero realmente sovversivi, realmente degni d’esser presi in considerazione.

Riconoscere la Resistenza Animale ridicolizzata e mai concepita come tale, è un vero e proprio atto di insubordinazione che mette fatalmente in crisi il normale e cinico scorrere dell’etica antropocentrica. Un atto che colpisce al cuore perché, inevitabilmente, crea solidarietà con i fuggitivi e i resistenti senza creare quei pietismi che, invece, li relegano fatalmente nella fossa dell’inferiorità.

Riconoscere la Resistenza Animale nelle sue infinite e continue manifestazioni, inoltre, permette di vedere negli animali dei complici nella lotta per la Liberazione, degli individui che possono aiutarci a scardinare le dinamiche oppressive che caratterizzano la nostra esistenza quotidiana.

Riconoscere e sostenere la Resistenza Animale, ancora, è il modo migliore per arretrare lasciando spazi di senso e di libera espressione agli animali stessi. Per arretrare dalla nostra potente e onnipotente posizione ammettendo che questa resistenza c’è sempre stata e noi, nonostante la cultura, l’intelligenza e la coscienza politica che ci caratterizzano, non l’avevamo mai vista.

 

1 - storie di rivolta &4 - zoo &8 - ribellioni 21 Giu 2016 08:28 pm

Juma e il Brasile delle Olimpiadi.

Manaus, Brasile 20 giugno 2016

Juma, una coraggiosa giaguara, ha tentato la fuga dopo essere stata esibita in un evento legato al passaggio della fiaccola olimpica a Manaus (Amazzonia) ed è stata abbattuta con un colpo di pistola sparato da un militare. Era  stata esibita nel corso dell’evento organizzato al giardino zoologico gestito dai militari del CIGS (Centro di Addestramento per la Guerra nella Giungla). Quando stava per essere rinchiusa nuovamente nella gabbia, è riuscita a fuggire. Hanno tentato di fermarla con dei sedativi  ma nonostante questo si è diretta verso uno dei militari che controllava le operazioni. Allora le hanno sparato. Un’esecuzione a freddo della Polizia Militare, una delle tante di questo Brasile che non viene mai raccontato.

QUI l’articolo

(Fonte: www.gazzetta.it)

approfondimenti 17 Giu 2016 09:29 am

Adrienne Rich: chi definisce che cosa è “rivoluzionario”?

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“Possiamo iniziare a studiare la lotta delle donne contro la mancanza di potere, la loro radicale ribellione non solamente nell’ambito di ‘concrete situazioni rivoluzionarie’, secondo la definizione maschile, ma in tutte quelle situazioni che nelle ideologie maschili non sono percepite come rivoluzionarie”.

Adrienne Rich (Eterosessualità obbligatoria ed esistenza lesbica)

 

Perchè questa intuizione di Rich è interessante per parlare di resistenza animale?

Forse perchè “possiamo iniziare a studiare la lotta degli animali contro la mancanza di potere, la loro radicale ribellione non solamente nell’ambito di “concrete situazioni rivoluzionarie”, secondo la definizione umana, ma in tutte quelle situazioni che nelle ideologie non sono percepite come rivoluzionarie”…

1 - storie di rivolta &3 - circhi &6 - altri luoghi di detenzione 08 Giu 2016 10:58 am

Ha tentato il suicidio dopo lo show

Canarie, Loro parque di Tenerife, giugno 2016

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Questa orca che è stata chiamata Morgan venne avvistata nel 2010 al largo delle coste olandesi. La ritennero da ‘riabilitare’ perchè sottopeso. Con questa scusa la catturarono e la imprigionarono in un parco dove invece venne addestrata e costretta ad esibirsi. Ma lei non si è solo piegata alla sopportazione e ad acquisire gesti forzati. Le sue testate ai cancelli di ferro e i morsi al cemento sono altrettanto impressi nel suo corpo( qui il video). I suoi comportamenti autolesionistici hanno attirato attorno a lei molta solidarietà: da tempo c’è una mobilitazione per la sua liberazione (la storia di Morgan). Qualche giorno fa Morgan ha tentato il suicidio spiaggiandosi dopo lo show sul bordo della piscina. Lì è rimasta per 10 minuti, un tempo in cui, senza il galleggiamento, gli organi interni vengono schiacciati.

 

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &6 - altri luoghi di detenzione &eventi 07 Giu 2016 11:12 pm

Animali resistenti

Paris, 4 giugno 2016

“Non crediate che si debba esser tristi per essere dei militanti, anche quando la cosa che si combatte è abominevole. È ciò che lega il desiderio alla realtà (e non la sua fuga nelle forme della rappresentazione) a possedere una forza rivoluzionaria” cit.

A Paris erano più di  2.500 a crederci.

1 - storie di rivolta &4 - zoo &8 - ribellioni &approfondimenti 07 Giu 2016 10:21 pm

Un altro prigioniero a vita si scaglia contro i visitatori.

Zoo di Chiba –  Giappone, 5 giugno 2016

Infastidito,  annoiato, umiliato,  si ribella alla sua esposizione forzata nella vetrina dello zoo.

Qui l’articolo

(Fonte: www.globalist.it )

eventi 03 Giu 2016 04:38 pm

3-4-5 giugno (Milano) – T.A.Z. astensionista

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Milano, 3-4-5 giugno
T.A.Z. astensionista

una tre giorni di autogestione e pratiche libertarie il 3-4-5 giugno a Milano
sabato 4 alle ore 14, all’interno della taz, si svolgerà un dibattito sui diritti e l’antispecismo
Via Antonio Romanò (zona Trenno), metro MM1 Bonola
Info: www.taz.tracciabi.li

Resistenza Animale sarà presente con un banchetto informativo durante la tre giorni.

eventi 01 Giu 2016 09:23 am

[eventi] Benefit per Scilla, vitello ribelle

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lunedì 20 giugno 2016 – cascina autogestita torchiera

Benefit per Scilla, vitello ribelle

20.30 cena popolare
21.30 proiezione video sugli animali in rivolta
e dibattito
a cura di resistenzanimale.noblogs.org
p.le cimitero maggiore 18 milano

Scarica la locandina

 

Scilla è evaso dal camion che lo stava trasportando verso il mattatoio. In fuga nel porto di Messina, è stato catturato dalle autorità. La solidarietà che ha saputo suscitare con la sua ribellione ha fatto sì che il suo tentativo non sia stato vano. Grazie alla sua determinazione e alle proteste di chi lo ha sostenuto, Scilla non finirà a pezzi in un supermercato, ma passerà il resto dei suoi giorni in un rifugio per animali liberi dallo sfruttamento. Casi come il suo, anche se spesso con esiti peggiori, sono all’ordine del giorno nei macelli, negli allevamenti, nei circhi, negli zoo e nei laboratori. I non umani resistono come possono al dominio. Per questo, la liberazione animale non può più essere affidata al paternalismo di chi prende parola al posto loro, ma deve partire dalla solidarietà attiva agli schiavi di ogni specie.