Monthly Archivesettembre 2015



1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &approfondimenti 29 Set 2015 06:10 pm

Bruno, tradito ancora.

L’articolo del giornale è, a suo modo, interessante. Offre – “pacatamente” (almeno in superficie) – la chiave di lettura di chi, allevato a sua volta come unità produttiva, rimane incredulo innanzi alla compassione.

Certezze che scricchiolano. Assurdamente, i toni di chi lotta per Bruno appaiono “eccessivi”, mentre quelli degli allevatori “pacati”. Viene riportato il discorso della veterinaria (persona che, in virtù del lavoro che svolge, si pensa – piace, ed in questo caso è utile, pensarlo – debba avere a cuore la sorte degli animali non umani): “se si risparmiassero tutti gli animali, gli allevatori non sarebbero tutelati. Anzi, sarebbero costretti a chiudere bottega. Dietro quel toro, in fondo, c’è un’attività imprenditoriale e una filiera alimentare”. La veterinaria ha un ruolo importante in questa pièce (peccato si tratti di tragica, palpabile se solo si avesse il coraggio di smuovere il corpo dal torpore, realtà), rappresenta l’istituzione che gode del diritto – in nome di molti? – di “sbottare”.

Nel mentre c’è Bruno (“gli hanno affibbiato pure un nome” scrive la giornalista) che, con la sua fuga, il suo punto di vista l’ha già espresso chiaramente. Riacciuffandolo e riportandolo nella (sicura?) stalla – “L’animale non è pericoloso, sta bene, ora è nella stalla. Ha patito queste giornate” spiegano con toni pacati dalla cooperativa – lo stato delle cose è  ripristinato.

Ma Bruno ci chiede ancora di interrogarci – a dargli man forte “gli animalisti”, i folli – e in ballo si sa, non c’è solo la sua sorte (come se da sola non bastasse), ma l’intero sistema.

Bruno ha infranto,  con il suo balzo e fuggendo via, quella barriera che si vuole immediatamente ripristinare.

Bruno è indubbiamente pericoloso. I suoi desideri e la sua volontà sono pericolosi.

Qui l’articolo

 

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &8 - ribellioni 29 Set 2015 02:08 pm

Forza della resistenza

Gemona (UD), novembre 2011

Questa è un’altra storia di drammatica resistenza. Protagonista una mucca che difese fino alla morte la propria libertà. A cercare queste storie, se ne trovano in continuazione. E in tutte, fra le righe di chi le ha raccontate, rimane rappresa una forza che continua ad agire sferrando pugni allo stomaco. Che continua a denunciare l’ingiustizia del dominio del più forte.

La storia (messaggeroveneto.it)

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approfondimenti 27 Set 2015 01:53 pm

IO STO CON LA PECORA NERA. La malattia mentale non esiste, ma se esistesse io vorrei averla

jack nicholson in qualcuno volò sul nido del cuculo

Pubblichiamo uno scritto di Giuseppe Bucalo
“Ho partecipato qualche giorno fa a Bologna all’11° incontro di liberazione animale. Un’esperienza intensa ed emozionale di quelle che ti rappacificano con la specie umana.
Tante sono state le correlazioni e le scoperte reciproche che hanno sorpreso tanto me, quanto gli organizzatori dell’incontro, mostrandoci l’affinità e la contiguità fra le nostre lotte di liberazione.
Fra le tante somiglianze che ho trovato, mi ha colpito particolarmente sentire parlare,  nell’ambito della lotta contro la sperimentazione sugli animali, di un’antivivisezione “scientifica” e di una “etica”. Da quanto ho avuto modo di comprendere, la prima contesta essenzialmente con dati oggettivi e sperimentali l’efficacia e l’utilità della sperimentazione sugli animali come metodo di ricerca scientifica; la seconda rifiuta tout court ogni sperimentazione su/tortura/uso degli animali a scopi di studio indipendentemente dal fondamento scientifico o dell’utilità di tale pratica.
Qualcosa di molto simile succede nel campo della critica antipsichiatrica. Molte delle argomentazioni critiche portate avanti dal movimento antipsichiatrico al concetto di malattia mentale, di fatti, si muovono su un asse “scientista”. Si afferma in sostanza che “la malattia mentale non esiste” sulla base dell’evidenza che non esistono, ad oggi, prove di alcuna alterazione o base organica che determini i comportamenti, i modi essere e di pensare che la psichiatra diagnostica come “sintomi” di tale malattia. Ciò è certamente vero e, seppure a periodi riemerge una qualche teoria o “scoperta” del gene o delle cause biochimiche di quella o quell’altra “malattia mentale”, ad oggi gli studiosi più seri continuano a trattare la psichiatria come la cenerentola della moderna medicina scientifica.
Altri dicono chiaramente che, ove la psichiatria individuasse una o più cause organiche alla base di alcuni comportamenti indesiderabili e/o intollerabili, queste “malattie” finirebbero per uscire dall’ambito di sua competenza per passare a quella branca medica specialistica che è conosciuta come neurologia. Non sfuggirà che se l’ambito di azione della neurologia sono le “malattie del cervello”, gioco forza la psichiatria non si occupa di “malattie” che, nel senso classico, interessano quell’organo )o qualsiasi altro organo del corpo umano).
Ad essere “malato” in psichiatria non è il cervello ma la “mente”. Thomas Szasz molto argutamente sosteneva che parlare di “malattie mentali” come se indicassero dei fenomeni oggettivi o dei fatti concreti è come provare a tagliare il pane con delle “frasi taglienti”. Potremmo dire, come ho letto in un saggio sulla lobotomia in cui alcuni psichiatri definivano questa invasiva e distruttiva sperimentazione su esseri umani non consenzienti come un intervento chirurgico su tessuti cerebrali “apparentemente sani”, che la medicina psichiatrica agisca laddove non ci sia alcuna evidenza clinica di “malattia”.
L’evidenza che sembra interessare la psichiatria è essenzialmente quella del disturbo e del disordine personale, familiare e sociale che i suoi utenti rappresentano coi loro comportamenti e visione del mondo nell’ambito delle comunità sociali. Per questo la psichiatria e le sue pratiche assomigliano sempre più spesso alle pratiche carcerario-giudiziarie piuttosto che a quelle mediche. Per questo tutte le sue “pratiche” sono usate come strumenti di tortura nei paesi retti da regimi dittatoriali.
Negli anni, come tutti coloro che assumono e praticano l’idea che non ci sia alcuna malattia mentale, mi sono interrogato più volte sull’evenienza che la ricerca psichiatrica arrivi a descrivere i meccanismi cerebrali e biochimici che sottendono alle cosiddette “malattie mentali”. A differenza di altri io credo già, in maniera determinata, che ci siano certamente dei processi biochimici che permettono alle persone di vedere cose che altri non vedono e sentire cose che altri non sentono.
La questione dal mio punto di vista (che gli amici del movimento antispecista chiamerebbero “etico”) non è tanto confutare l’azione della psichiatria partendo dall’assunto, pur vero, della sua inconsistenza scientifica e dell’assenza del suo “oggetto”, ma quello di negare tout court qualsiasi azione coercitiva/curativa/repressiva che tolga senso e cerchi di controllare i pensieri, le emozioni e le scelte delle persone o che le releghi nel mondo del “patologico” piuttosto che in quello delle opportunità umane.
In altre parole si tratta di scegliere se vogliamo/possiamo fare a meno della nostra capacità di vedere attraverso, di sognare ad occhi aperti, di aprire le porte della percezione, di creare e continuare a stare laddove c’é il pericolo sapendo, con i poeti, che solo li nasce ciò che salva.
Certamente la follia è un’esperienza che coinvolge e sconvolge i fondamenti della nostra identità e della realtà così come la conosciamo, ma per ciò stesso può essere una delle strade maestre attraverso cui passa il cambiamento nostro e quello delle comunità umane in cui viviamo. Sicuramente è un modo di vedere e conoscere il mondo che può dare profondità e uno sguardo alternativo e da cui storicamente sono nati capolavori artistici e intuizioni che hanno cambiato il nostro modo di vedere il mondo.
Qualsiasi cosa sia ciò che ci rende extra-ordinari, per quanto ciò ci inquieta e può farci soffrire, per quanto ci possa rendere oggetto di persecuzioni, sperimentazioni e finanche costarci la vita e l’esistenza, è fatto della stessa sostanza di cui è fatto il nostro essere umani. Non sarà e non potrà mai essere ridotto al modo in cui funziona il nostro cervello.
Da questo punto di vista non importa se la mia tristezza o la mia euforia sia determinata da (o essa stessa determini) mutamenti nel mio funzionamento biochimico: la questione è decidere se sia lecito che queste esperienze, emozioni, modi di essere debbano e possano essere curate, represse ed eliminate sulla base del disturbo che arrecano, delle domande che pongono o della loro (reale o presunta) improduttività.
Senza scomodare Antonin Artaud e parafrasando Gianna Schiavetti che ha pubblicato un volume illuminante che testimonia le ragioni (e le passioni) di quella che possiamo definire “antipsichiatria etica”: la malattia mentale non esiste, ma se esistesse io vorrei averla.”
Giuseppe Bucalo
25 settembre 2015
(Gianna Schiavetti, La schizofrenia non esiste, ma se esistesse io vorrei averla, Stampa Alternativa ed.)

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 23 Set 2015 10:58 am

Bruno, toro evaso dal mattatoio: la nostra solidarietà può salvarlo

bruno

Bruno è fuggito dal macello di Botalla, nel biellese, pochi giorni fa.

La solidarietà umana ha fatto sì che venisse cercato sia da chi vuole restituirlo ai “proprietari” o giustiziarlo (le forze dell’ordine), sia da chi cerca di aiutarlo a salvarsi.

Qui la notizia su un giornale locale.

Ora Bruno è stato trovato, ma è stato per ora evitato l’abbattimento.

Qui un aggiornamento.

E’ ora importante che si trovi un luogo in cui Bruno possa vivere senza essere sfruttato nè ucciso.

Chiediamo quindi a tutt* di diffondere la sua storia e di seguire gli aggiornamenti.

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &8 - ribellioni 22 Set 2015 09:16 am

Non c’è nulla di divertente…

Azioni come questa, concesso loro un primo momento di stupore, vengono fatte rientrare nella categoria dei giochi spassosi e finiscono nei canali dei video divertenti. Non si lascia ad esse lo spazio della credibilità e della comunicazione. Lo spazio che sta oltre il cancello. Non riusciamo proprio a prendere gli animali altri sul serio…

1 - storie di rivolta &4 - zoo &8 - ribellioni 21 Set 2015 03:17 pm

Aggressione in gabbia

Hamilton (NZ), 20 settembre 2015

Quando sembra che i ruoli siano definiti e stabili, che l’equilibrio mantenuto con la forza regga, i giochi in realtà non sono finiti. C’è qualcosa di latente pronto ad esplodere appena può. Pronto a ribaltare parti e ruoli all’interno di una storia sbagliata. Le gabbie stremano le forze, nascondono le voci ma non spengono mai del tutto la volontà di autodeterminazione.

(Nella foto, una delle tigri recluse)

Fonti:

Corriere del Ticino

bbc.com

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1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 09 Set 2015 10:37 pm

Vitello evaso

Frassinelle (Ro), 7 settembre 2015

La repressione è preventiva e implacabile, ma le evasioni continuano, la resistenza è pronta a cogliere improvvise possibilità.

QUI la notizia (rovigooggi.it)

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1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni 09 Set 2015 09:06 pm

Evade e lo uccidono

Duisburg (Germania), settembre 2015

Due oranghi sono fuggiti dalla prigione allo zoo di Duisburg. Uno è stato fucilato mentre tentava di scavalcare il muro di cinta, l’altro è stato colpito col sedativo e riportato in gabbia. Al suo risveglio, quanto avrà cercato il suo compagno? L’avrà visto stramazzare a terra? Sparare su chi fugge è pratica consolidata, la storia ce ne riempie la memoria.

La notizia

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1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 06 Set 2015 03:28 pm

Elefante schiavo si ribella

Chang Mai, Thailandia
27 agosto 2015
‘Qualcosa è andato storto’ riferiscono varie fonti riguardo alla ribellione di un elefante di 30 anni.
Al contrario, qualcosa è andato per il verso giusto, quando il possente animale si è dato alla fuga nella foresta, cercando la libertà, con ancora una famiglia di turisti sul dorso.
Purtroppo  il terribile ’incidente’ che ne è seguito ( l’elefante ha ucciso il suo mahout, ovvero il suo padrone- carceriere) è una conseguenza delle terribili condizioni in cui questi animali vengono sfruttati  e sottomessi, picchiati , legati a catena, strappati alla loro famiglia fin da cuccioli e usati  da un’industria del turismo molto redditizia in Thailandia.  Le ribellioni sono frequenti e così anche ‘incidenti’ molto gravi.
C’è voluto più di un’ora  e un altro mahout per calmare l’animale, poter trarre in salvo i turisti terrorizzati, e ricondurre l’elefante agli arresti.
QUI la notizia (dailymail.co.uk)
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1 - storie di rivolta &8 - ribellioni 06 Set 2015 02:59 pm

Vendetta randagia

Cina, marzo 2015

Scacciato a calci, torna con gli amic*. E prendono a morsi la carrozzeria! (lazampa.it)

QUI l’articolo

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