Monthly Archivefebbraio 2014



1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &8 - ribellioni 27 Feb 2014 06:42 pm

Aggredisce per difendere il suo cucciolo

Una mucca si scaglia contro due operai che vogliono marchiare il suo vitellino e ne ferisce uno gravemente.
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In ‘Materiali’ il commento di Serena Contardi.

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 26 Feb 2014 05:04 pm

Il cucciolo fucilato in città

E’ evaso dall’allevamento ed ha corso per qualche chilometro, fino a trovarsi nel pieno centro cittadino. Presenza inconsueta, scomoda. Nel mondo antropocentrico per un vitello c’è posto solo nelle stalle, nei macelli, nei supermercati e sui piatti. Hanno cercato di riportarlo all’interno del circuito previsto, ma lui era terrorizzato, inferocito, caricava. Ha ferito un poliziotto. Allora gli hanno sparato. Fine della storia.

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altre foto

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(il tirreno.it, la nazione.it)

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 25 Feb 2014 09:16 pm

Capre evase

Una si è fatta riprendere ben due anni dopo…

Qui le notizie

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &8 - ribellioni 25 Feb 2014 08:41 pm

Due video con pecore ribelli

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Nella foto si vedono pecore e capre legate strettamente per il collo, schiave/i in vendita al mercato di Douz, in Tunisia. Così legate, il movimento di una si trasmette a tutte. Non hanno alcuna possibilità di reazione perché trascinerebbero le altre con sé. E’ una catena vivente .

Ecco la rabbia di una pecora che invece lo spazio per reagire ce l’ha. Godiamoci la visione di questo video. L’audio è pessimo, ma  questo genere di filmati di solito viene mostrato solo per suscitare ilarità. Li si pone sul piano della comicità surreale… Invece i protagonisti non scherzano per niente.

Da guardare anche questo!

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 24 Feb 2014 06:51 pm

Libere per sei mesi, ricresce loro il pelo per l’inverno

Questo il meraviglioso canto di libertà di Primula, Camomilla e Margherita.

Da un articolo del 14/12/2009 pubblicato su lastampa.it:

” (…) L’eccezionale “ribellione bovina” avvenuta l’anno scorso di questi tempi vale la pena di essere ricordata: tre giovani mucche di razza piemontese (“Primula”, “Camomilla” e “Margherita”) sono scappate mentre le sorelle salivano disciplinatamente sui camion per scendere dalla valle Chisone, dopo l’alpeggio. Hanno trascorso il Natale – e tutto l’inverno – oltre i duemila metri, sulle montagne piemontesi di Pragelato. Sono rimaste allo stato brado, sfuggendo a una decina di tentativi di cattura da parte di margari, veterinari e privati cittadini “che avevano offerto collaborazione”, come nel Far West. Appena qualcuno si avvicinava fiutavano l’aria e scappavano sempre più in alto, lasciando una scia da spartineve sul fianco della montagna. Hanno resistito sei mesi, ai lupi che bazzicano i valloni, superando d’un balzo – per qualche straordinario “richiamo della foresta” – millenni di adattamento all’uomo. Gli era cresciuto il pelo, come agli yak tibetani. Sono state riprese in primavera, perché spinte dalla fame erano scese a quote più basse ed erano entrate in un recinto dove era stato messo del foraggio.”

L’autore ha firmato a loro nome l’articolo.

 

Nella foto de ‘lastampa.it”,  le tre mucche ribelli Primula, Camomilla e Margherita

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1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 21 Feb 2014 06:28 pm

Storie di maiali che non volevano diventare prosciutti

Maiali fuori dall’allevamento? Dove credono di andare? Devono fare il loro dovere
di pre-prosciutti, ecchediavolo! Non lo sanno che, se finiscono sulle strade, qualcuno rischierà di investire o, peggio ancora, di venire investito da un culatello? No, no, no… c’è un tassello fuori posto. I conti non tornano. O maiali, che vi siete messi in testa?

Leggi queste storie di maiali che non volevano diventare prosciutti

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Nella foto Gianna, felice di fare la doccia

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 20 Feb 2014 04:25 pm

Ha provato a far sentire la sua voce

E’ successo stamattina, giovedì 20 febbraio, in provincia di Ancona.

Una mucca è evasa dal macello. Ci ha provato, a far sentire la sua voce. L’ha detto chiaro che non voleva morire. E’ scappata fra le auto, ma l’hanno ripresa e riportata ‘dentro’.

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(corriereadriatico.it)

Il video dell’evasione e della cattura , con penosa musichetta da corrida. Struggente lo sguardo al prato oltre la rete.

 

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1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &8 - ribellioni &approfondimenti 20 Feb 2014 10:36 am

Due colpi di fucile prima del macello

Ripubblichiamo questo articolo dal sito del gruppo Animalisti Friuli-Venezia Giulia, sulla vicenda della mucca uccisa a fucilate in provincia di Pordenone

Due colpi di fucile prima del macello

In molti, appresa la tragica notizia della mucca uccisa a fucilate ad Azzano Decimo (PN), si saranno certamente chiesti se non vi fossero altri mezzi- non cruenti- per recuperare l’animale.
La risposta, dolorosamente semplice e che rispecchia in tutta la sua drammaticità l’agghiacciante visione riservata dalla nostra società agli animali da reddito, è riassunta tutta nel passaggio riportato dagli organi di stampa : “(…) ma sopratutto fra qualche mese sarebbe stata destinata al macello”.

“Ceci n’est pas un steak” Artist: Stéphanie Valentin

La morte era il suo inevitabile destino, un destino- segnato nell’esatto momento in cui era nata- che accompagna quotidianamente miliardi di vite ridotte a mere unità produttive, piegate nella dignità e nelle emozioni senza che vi sia, da parte del sentire comune, la più pallida ombra di rimorso.

Non ci sarà dato sapere cosa lei abbia pensato nell’istante in cui è fuggita dalla stalla in cui era imprigionata, né potremo mai avere l’esatta misura dello smarrimento e del terrore del suo trovarsi braccata in un ambiente sconosciuto e indecifrabile.
Di tutto questo, e molto altro ancora, importa ben poco ai consumatori e nulla agli allevatori, ed è sempre sconcertante dover prendere atto di quanto dolore gli animali debbano sopportare in silenzio e con un’assoluta mancanza di comprensione da parte nostra.
L’invisibilità a cui li destiniamo, restando impermeabili al loro dolore, è occasionalmente interrotta da fatti di cronaca come questo, presto gettati nel dimenticatoio perché tutto torni a scorrere come prima.
La mucca di Azzano Decimo, dopo i due spari di fucile che la finiscono, cessa di fare notizia (così come non fa notizia né desta sgomento la sua macellazione) e torna ad essere un numero, un capo di bestiame cui mai sarà riconosciuto lo status di individuo, il prodotto finale di un ingranaggio meschino che lavora a ciclo continuo- in un perpetuarsi di nascita e di morte- per soddisfare i nostri capricci.

E’ difficile dare un senso a una vicenda come questa; vogliamo credere, immaginandoci per un istante nei panni di quella mucca, che ella abbia scelto di vivere poche ore sotto un cielo che le era stato negato e di terminare la sua corsa in un campo, piuttosto che fra le pareti di un mattatoio, fiutando l’odore della morte.
I suoi pochi attimi di libertà, pagati a caro prezzo, sono lì a ricordarci che ogni animale cerca e cercherà sempre di sottrarsi alla propria prigionia; possiamo provare a piegarlo al nostro volere, convincerci egli sia inconsapevole della propria condizione di schiavo o poco interessato alla sorte che lo attende, possiamo disporre del suo corpo e della sua libertà, ma non illudiamoci che tutto questo possa bastare a cancellare i suoi sogni, le sue emozioni e la sua tensione verso la vita.

“Sono stato a una fiera agricola annuale alle porte di Auckland, in Nuova Zelanda. Vi si tengono competizioni per la giovenca, il toro e la mucca da latte migliori, e credevo che parlando con le persone che allevano questi animali avrei potuto verificare alcune delle mie idee sulla loro vita emotiva. Ho parlato con diverse donne che lavorano con questi animali. Ho domandato: “Che cosa vedete quando li guardate?”, sperando in qualche percezione delle loro emozioni. “Vedo della buona carne rossa” mi ha risposto una di loro, e la sorella concordava. 
“Che cosa pensate dei loro sentimenti?” – “Non ne hanno” hanno risposto all’unanimità, e a questo punto altri presenti hanno espresso il loro parere, perlopiù in accordo con il loro. 
“Sono sempre impassibili” mi ha detto una donna. 
“Sono sempre uguali, non provano niente.” 
In quel momento, abbiamo sentito dei muggiti. Ho chiesto perché le mucche facessero tanto baccano. “Oh, non è niente” mi ha rassicurato la donna. “Sono solo le mucche che rispondono ai vitelli.” 
Che cosa intendeva dire con “rispondono”?
“Be’, i vitelli separati sono spaventati e chiamano la madre, le madri si preoccupano per i piccoli e rispondono, forse cercano di tranquillizzarli.” Queste parole provenivano dalla stessa bocca che aveva appena detto che quegli animali non provano niente: né paura, né dolore alla separazione, né bisogno di confronto, né amore per i loro piccoli, né mancanza della madre. 
Sono giunto ad alcune conclusioni di carattere psicologico e filosofico. Spesso chi ama gli animali è accusato di cedere alle aberrazioni logiche del sentimentalismo e dell’antropomorfismo. Ma in quel momento mi sembrava che quelle persone facessero un altro errore, noto tra gli psicologi come “tendenza alla conferma”. Si tratta della predisposizione a considerare solo la prova che conferma una propria convinzione, ignorando e scartando la prova che invece la smentisce. 
Questa gente si convince che gli animali non provano nulla contro ogni evidenza, persino quando ce l’hanno davanti agli occhi.
Jeffrey Moussaieff Masson 
“Il maiale che cantava alla luna – la vita emotiva degli animali da fattoria”

Video su Queenie:

http://youtu.be/snQRaFP_tdk

 

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni 20 Feb 2014 09:56 am

1937, tutti cercano di ricatturarle

Queste scimmiette evase all’interno dello zoo e rifugiatesi su di un pilone, vendono cara la pelle!

Qui il video che risale al 1937

(cinecittaLuce)

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1 - storie di rivolta &8 - ribellioni 19 Feb 2014 01:40 pm

Agiscono insieme ed intimoriscono gli umani

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In Sud Africa,i babbuini sono diventati molto numerosi. Mettono in atto azioni di gruppo per far razzia nelle case di Città del Capo. Secondo un’attivista che le difende, sarebbe l’attuale diffidenza umana a rendere queste scimmie più aggressive di un tempo, quando la convivenza con loro non era considerata un problema.

Qui la notizia ed altre foto

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