Monthly Archiveluglio 2015



4 - zoo &7 - evasioni &approfondimenti 30 Lug 2015 10:21 pm

Coppia di scimpanzè evade dallo zoo

Maiorca, Sa Coma Safari zoo, maggio 2015

Hanno forzato le serrature della loro gabbia e rotto le finestre della struttura dove erano detenuti. Adamo ed Eva sono evasi insieme e, ovviamente, sono stati  definiti come una coppia pericolosa.

Il Sa Coma Zoo Safari,  vicino a un grande  hotel a quattro stelle per famiglie chiamato Safari Park Protur, detiene oltre 600 animali tra cui leoni, giraffe, tigri, scimmie e zebre.

Agenti della Guardia Civil, con l’ordine di sparare a vista, sono stati chiamati sul posto dopo la fuga  e la femmina  è stata uccisa quasi subito, con un solo colpo, dopo essere stata avvistata nei pressi della vicina città di Son Carrio.

Pedro Pozas di Progetto Grandi Scimmie  ha invitato la polizia ad utilizzare freccette tranquillanti invece di sparare all’animale ancora libero e ha precisato “Se  scopre i denti non è perché vuole attaccare qualcuno. E’ un’ espressione che gli  scimpanzè usano quando hanno paura.”

Chissà se la Polizia e i turisti, in gran parte tedeschi e inglesi, sapranno tenerne conto.

QUI l’articolo

(Fonte: www.mirror.co.uk)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &9 - richieste di aiuto 29 Lug 2015 05:15 pm

Le mucche lo scovano e non lo abbandonano.

Inghilterra, riserva naturale nel Lincolnshire, luglio 2015

Era intrappolato in una pozza di fango il cucciolo di foca che è stato notato da un birdwatcher in una riserva naturale in Inghilterra solo perché alcune mucche  si sono radunate intorno al piccolo in difficoltà senza lasciarlo mai.

Cosi racconta Ian Ellis che, grazie alle 30 mucche, ha individuato il piccolino poi recuperato.

Un’associazione ha preso in cura il cucciolo che era  molto disidratato per poi, una volta ristabilito, poterlo liberare.

Una collaborazione, quella tra animali e umani, che si rivela davvero preziosa.

Qui la notizia

( Fonte: www.rt.com)

6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni &approfondimenti 29 Lug 2015 03:04 pm

Le frustate, la ribellione e..l’ipocrisia

Bonn- Germania, luglio 2015

Un commento a caldo di Egon Botteghi

“Un fatto davvero molto grave,  sopratutto in relazione a come il magazine più diffuso e famoso del mondo dello sport equestre in Italia ha dato la notizia della morte di Christine Wels, dopo il calcio fatale infertole dal cavallo che stava ripetutamente frustando (http://www.cavallomagazine.it/la-morte-di-christine-wels-1.1166039).

In questo articolo la trattano con freddezza e come fosse un paria, ma quanta ipocrisia…questa amazzone non è diversa da tutte le altre.

Vedendo il video,  non ho visto niente di diverso da quello che ho visto, dal vivo, in tantissime occasioni.

Ora, le cose sono due: o negli ultimi anni, da quando cioè io manco dal mondo dello sport equestre ed ippico, sono diventat* tutt* gentili mammolette che non picchiano mai assolutamente i cavalli e sono tutt* attenti e gentil* (ma comunque, anche se così fosse, i cavalli sono lo stesso impiegati malamente contro la loro volontà e fatti vivere in una situazione impropria), oppure siamo proprio di fronte ad un caso di ridicola ipocrisia: siccome questa addestratrice l’hanno beccata e condannata per maltrattamenti (e questo già ci dice molto sullo sport equestre, visto che questi sono i campioni e questo è il DRESSAGE…con buona pace delle eteloghe che ci vogliono vedere una relazione) allora tutt* a starle lontano (nel momento della morte, si intende, perchè magari da viva aveva sicuramente il suo giro di affari), perchè puzza di “cacca”.

Aveva proprio ragione Heidegger, solo nella morte siamo insostituibili”

Egon Botteghi

(ex istruttore FISE -Federazione Italiana Sport Equestri, specializzato anche anche in Terapia Per Mezzo Del Cavallo o Ippoterapia. Ha svolto opera professionale nell’ambiente dell’equitazione sportiva e dell’ippica per 25 anni, lavorando per dieci anni anche come artiere a cavallo in alcune scuderie di cavalli da corsa al galoppo ed al trotto. Ha cessato la sua attività nel 2008 per motivazione etiche, chiudendo il centro ippico che stava gestendo e co-fondando un rifugio per animali da reddito, di cui è stato presidente fino al 2012)

Altro articolo di www.ridersadvisor.com

 

 

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni 25 Lug 2015 11:10 am

Cobra latitante

zoo del Bronx, New York, marzo 2011

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É riuscito ad evadere e l’hanno ricatturato dopo tre giorni.

QUI il video

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni &approfondimenti 24 Lug 2015 05:49 pm

Rosicchiare le sbarre

Stiamo guardando un video sui commenti all’evasione di Macadamia, un piccolo roditore detenuto nello zoo di Washington (video).  E’ riuscito a rosicchiare le sbarre fino a crearsi un varco per uscire, poi è scappato. Ha usato la sua forza e suoi denti per andarsene da un posto dove qualcuno lo aveva rinchiuso. Il video è stato montato con cura. C’è proprio un servizio giornalistico dal titolo accattivante: “Piccolo roditore, grande fuga”, ne hanno parlato da una rete televisiva americana. Continuiamo a guardare il video e scopriamo che Macadamia è stato comunque ricatturato e riportato nella sua prigione.

Si sa, queste evasioni difficilmente portano alla libertà. Sono tentativi disperati, improvvisati, slanci spontanei alla ricerca di spazio, luce, aria, libertà. Trascorrere ore a rosicchiare le sbarre per uscire perché qualcuno ti ha rinchiuso, però, è anche parte di un linguaggio universale, difficile fraintendere, difficile fingere di non capire. Macadamia le ha rosicchiate, ci è riuscito. Forse erano troppo sottili per lui o forse era troppo determinato, e allora ecco la notizia. Ma più guardiamo il video e più ci viene da pensare a tutti quelli che non ce l’hanno fatta, che non sono riusciti a rosicchiare, a sfondare, a scavalcare, a scavare, a rompere, a mordere, ad arrampicarsi, a saltare. Loro non hanno fatto notizia, neppure una parola. Quanti? Migliaia, milioni, miliardi? Tutti quelli che non hanno avuto la spazio fisico per provarci, tutte quelle a cui sono stati tolti denti, corna, unghie, ali, forza, tutti quei corpi martoriati, manipolati, addomesticati, spremuti fino all’ultimo respiro e poi cancellati, schiacciati, annullati.

Ma non basta perché c’è qualcos’altro che colpisce in questo video, qualcosa di imbarazzante, di fastidioso, di angosciante nel suo superficiale cinismo. Stanno ridendo tutti. Ridono i giornalisti, i conduttori della trasmissione, ridono le persone intervistate. Ridono. Qualcuno consuma la sua vita dietro le sbarre, qualcuno te la sta lanciando addosso con un linguaggio universale che non puoi non comprendere. Ma cosa c’è da ridere? Perché? E più guardiamo il video e più, in parallelo, scorrono altri pensieri, altre associazioni. Certo che ridono, che altro potrebbero fare? La ridicolizzazione risulta indispensabile per giustificare tutto l’orrore, per continuare a lasciarlo scorrere nell’indifferenza. La narrazione di queste fughe, di questi disperati tentativi pesa così tanto che deve essere elaborata e trasformata in una sorta di cartone animato, in uno spettacolo divertente, comico, in poche parole irreale. Chi ride non è un mostro, è una persona con degli ideali, una persona che crede nei principi etici fondamentali, come potrebbe dormir sonni tranquilli di fronte ad un individuo rinchiuso per tutta la vita in una gabbia solo perché deve essere mostrato al pubblico? Un individuo che rosicchia le sbarre per evadere, che viene ricatturato e rimesso in gabbia, per tutta la vita?

Poi il video finisce, ma i pensieri non si fermano. Ti rendi conto che, dopo aver rubato i corpi, la libertà, la vita, siamo riusciti a fare di più. Stiamo ridicolizzando la loro ribellione, la loro resistenza, la loro lotta per renderle innocue. Stiamo spegnendo ogni possibile sana risposta a chiare richieste di libertà, ogni possibile percorso comune verso la Liberazione Animale.

Troglodita Tribe 

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 22 Lug 2015 11:09 pm

Resistenza disperata

Terribile usare elefanti per stroncare con la forza e la brutalità la resistenza di altri elefanti.
Violenza al quadrato, anzi al cubo.

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 22 Lug 2015 10:44 pm

Senza ‘guida’

Caserta, aprile 2015

Ennesima evasione di pecore. Decidono da sole la strada da seguire. Anche se la strada è purtroppo quella cittadina, piena di automobili.

Qui la notizia

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1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 22 Lug 2015 10:29 pm

7 ‘capi’ senza pastore = evasi!!!

Follina (TV), luglio 2015

“Un rodeo in piena regola, perché per catturare le pecore i pastori improvvisati (il sindaco e altri quattro cittadini come rinforzi) hanno dovuto utilizzare un cappio da lanciare al collo dei ‘fuggitivi’. Il gruppo si è fatto qualche risata soltanto alla fine, visto che prima le pecore, spaventatissime, fuggivano sulle “rive” di Follina o in mezzo alla strada…   Alla fine tutte sono state catturate, e caricate su un furgoncino messo a disposizione del macello.” (Fonte:tribunatreviso.gelocal.it)

QUI l’articolo

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1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &8 - ribellioni 22 Lug 2015 06:20 pm

Decisa a non tornare da sola

Svizzera, maggio 2015

Il suo piccolo si allontana nel bosco. Lei lo cerca resistendo per due giorni ai tentativi di chi vuole riportarla nell’allevamento.

Qui la notizia (www.gdp.ch)

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1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni &9 - richieste di aiuto &approfondimenti 21 Lug 2015 11:23 pm

IL cavallo che non c’è

Resistenze invisibili, apprendimento all’impotenza e orgoglio cognitivo.

Di Francesco De Giorgio

Ci sono molte resistenze animali che scegliamo di non vedere, ma che esistono e sono anche molto intense, dal punto di vista dell’animale. Molti addestramenti, infatti, provocano stati di resistenza animale che per molti restano invisibili, in quanto siamo abituati a cogliere poco le sfumature, poco i dettagli.

Molti degli abusi a carico degli animali infatti, avvengono in stati di apparente norma. Si vedono spesso cavalli in stato di palese resistenza all’addestramento che, seppur sembrano rispondere esattamente alle richieste dell’umano, nella realtà sono non consenzienti rispetto alla situazione che stanno vivendo.

Molto spesso si tende a criticare il montare un cavallo, spesso a ragion veduta, ma si vedono poche critiche ad approcci equestri da terra, che evidenziano comunque una matrice equestre-circense, dove il cavallo apparentemente libero, esprime forti stati di stress, disagio ed emotiva resistenza animale. Anzi, spesso si confonde il gesto addestrato come espressione libera del cavallo.

Oltre a questo, la deprivazione di un contesto sociale stabile, a cui molti cavalli vengono sottoposti e di cui soffrono nel mondo equestre, anche nelle attività definite ‘da terra e in libertà’ rappresenta una forma di abuso che provoca forti ed evidenti resistenze nei cavalli, che spesso vengono misinterpretate.

Queste forme di resistenza animale non solo non vengono colte da gran parte del mondo equestre, ma anzi in qualche modo vengono cercate e, dove non esistono, create.

Quello che viene definito apprendimento in senso equestre, non ha nulla a che vedere con l’apprendere animale, ma con una forma molto subdola di ‘apprendimento’, l’apprendimento a diventare impotenti, l’apprendimento a far crollare ogni resistenza cognitiva, per una deriva reattivo-apatica dell’animale che, perdendo la voglia di resistere, diventa zombie, quindi un anima-le senza piu’ anima.

Bisogna quindi appropriarsi di un nuovo modo di pensare all’animale, che vada oltre la ricerca del suo arrendersi, che questo avvenga con metodi violenti fisici evidenti o mentali subdoli invisibili; pensando anche a creare adeguate condizioni di vita che, per un cavallo, per quel cavallo, per quel gruppo di cavalli, corrispondono nel vivere in un contesto sociale stabile, all’interno del quale possa avere ed esprimere legami affettivi stabili con altri cavalli, che possa vivere in un contesto ricco in esperienze socio-cognitive, dove la parte umana diventa solo una delle tanti parti del sistema, non quella centrale intorno ai cui desideri, piaceri ed esigenze debba girare tutto.

Per fare questo abbiamo bisogno di rivoluzionare molte cose, partendo da noi stessi, dalle nostre aspettative, approfondendo concetti non ad orientamento equestre ma di vera matrice equina.

Dobbiamo imparare noi stessi, noi umani, a fare resistenza cognitiva verso pressioni sociali, condizionamenti, aspettative che scegliamo di far cadere sulle nostre spalle e sulle spalle del non-umano.

Scrollare cognitivamente le spalle e camminare lungo una strada di cambiamento che ci riporti a noi stessi, insieme agli altri animali, che insieme a noi condividono questo cammino.

Allora, solo allora, potremmo riscoprire il cavallo invisibile, quello che oggi neghiamo, quello che oggi decidiamo di non vedere, restituendogli il suo proprio orgoglio cognitivo.

 

 

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