Category Archive6 – altri luoghi di detenzione



1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 03 Lug 2017 07:47 pm

Purtroppo sono solo animali

Durante l’ultimo palio di Siena, Tornasol, un giovane cavallo (in principio i cronisti hanno scritto erroneamente di una cavalla) si è rifiutato di partecipare, di partire, di obbedire e assecondare gli ordini che gli imponevano di correre per il divertimento di migliaia di persone. L’ha detto in tutti i modi che non ci stava. Cavalcato dal più esperto, che con insistenza lo costringeva dalla sua posizione di enorme vantaggio, si divincolava, procedeva zigzagando, si muoveva di fianco rifiutando categoricamente di entrare tra i nastri di partenza. Passavano i minuti e poi anche le ore, ma non c’era nulla da fare. Palio bloccato per un’ora e mezza e telecronisti che raccontavano questa resistenza indomita suggerendo le più assurde frivolezze, frasi tipo “purtroppo sono animali…”. Eccezionalmente, è sceso in campo un addetto, l’uomo che meglio conosceva Tornasol, che gli dava da mangiare, che passava le giornate con lui. Ha allora tentato di tirarlo per il morso. Due uomini, uno sopra e uno sotto che non cedevano. A guardare con altri occhi la vedevi bene tutta quella “nobile tradizione”, tutto quelle arti e quei mestieri che caratterizzano millenni di dominio. Una prepotenza violenta, inaudita, terribilmente esplicita. Un uomo sopra il cavallo che tenta di dirigerlo manovrandolo con corde attaccate alla sua bocca e un altro a terra che lo tira mentre lui si divincola, suda, agita il collo, indietreggia, non vuole, resiste. E tutto questo per un’ora e mezza. Un’ora e mezza di accanimento e di prepotenza, ma anche di resistenza. Mentre migliaia e migliaia di persone rumoreggiano pretendendo il divertimento, mentre un pubblico ancora più vasto si gode lo spettacolo in televisione.
Tornasol  era madido, nervoso, impaurito, sfiancato e anche quando sono riusciti a portarlo davanti ai nastri, dopo qualche secondo, subito arretrava, se ne andava, prendeva la direzione contraria. Alla fine hanno chiamato il veterinario, il fantino è sceso e si sono dovuti rassegnare. Non ha voluto partecipare, non ha voluto seguire le loro regole, non ha voluto correre per divertirli e arricchirli.
E dopo? Una volta spenti i riflettori, che cosa gli succederà? Difficile conoscere il destino di chi si ribella, di chi resiste e si rifiuta. Non lo danno in televisione, non è parte dello spettacolo.

Troglodita Tribe per ResistenzaAnimale

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 01 Mag 2017 02:01 pm

Noi stiamo con i tonni.

Camogli, 27 aprile 2017

Ridotta a brandelli la tonnara di Camogli. Tranciati i cavi e le reti. Si indaga su una nave pirata.

Articolo

(Fonte: www.ilsecoloxix.it)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 04 Apr 2017 02:53 pm

Un altro toro riesce a trovare la forza per ribellarsi al suo carnefice

Madrid, 3 aprile 2017

Il torero Daniel García Navarrete  è stato incornato nella sua corrida d’esordio nella più grande arena spagnola, Las Ventas, a Madrid.

Notizia qui

(Fonte.www.ilfattoquotidian0.it)

 

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &8 - ribellioni 27 Mar 2017 01:28 pm

Si stacca dalla carrozzella e scappa.

Palermo, 24 marzo 2017

Ha approfittato della carrozzella rotta per darsi alla fuga. Uno strattone e si è liberat* finalmente dalle briglie, dalle corde, dal traino e dai  turisti.

Uno strattone pieno di infinita speranza.

L’ articolo ovviamente parla di un cavallo imbizzarrito.

(Fonte: www.palermo.gds.it)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 22 Mar 2017 03:45 pm

Vendetta, senza pietà.

Città del Messico, 21 marzo 2017

L’aguzzino Antonio Romero è stato  incornato dalla sua vittima, dopo aver infierito su di lei senza pietà . E tutto diventa spettacolo.

video e  articolo

(Fonte: www.video.corriere.it)

 

 

6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &approfondimenti 14 Mar 2017 11:57 pm

Fugge di notte dal reparto di psichiatria…trovato il cadavere sui binari.

Livorno, 14 marzo 2017

Aveva solo 43 anni . Era ricoverata da quasi un anno nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Livorno. Che si debba parlare di “fuga” da un luogo come un ospedale dovrebbe risultare alquanto paradossale, perché di solito non si fugge da un reparto sanitario: si esce, semplicemente. Dai reparti di psichiatria, al contrario, è legittimo e anche socialmente accettato che si possa solo fuggire.

Magari per buttarsi sotto ad un treno in corsa.

Articolo

(Fonte: www.firenze.repubblica.it)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 09 Mar 2017 08:12 pm

Topi sabotatori

Livorno, 8 marzo 2017

Alcuni topi  riescono a mandare il tilt la nostra sofisticata e fragile vita  fatta di macchine e divieti. Si parla immediatamente di infestazione e scatta lo sterminio di massa.

Ma loro ritorneranno, più forti e più superbi che mai.

Articolo qui

(Fonte:www.iltirreno.gelocal.it)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &8 - ribellioni 30 Nov 2016 03:59 pm

Non è un cartone animato

Una gabbia, la solita gabbia con dentro animali. Cani questa volta. Cosa c’è di più normale nel nostro mondo, nei nostri pensieri, nelle nostre fantasie, di una gabbia con dentro dei cani?

Se fosse solo per una gabbia con dentro dei beagle, nessuno si sarebbe mai fermato a cliccare su questo filmato. In realtà, il video sembra davvero particolare, perché mostra una vera e propria evasione. Un cane che non usa solo il suo corpo per dimostrare di non volere la prigionia, ma anche la sua intelligenza, la sua curiosità, la sua inventiva, la sua abilità.

Quando sei in una gabbia, quando qualcuno ti ci ha messo dentro, la situazione è studiata per non farti uscire. C’è una porta chiusa e tu non hai la possibilità di aprirla. Semplice. Fuori c’è il mondo e tu devi stare dentro, perché così hanno deciso. Non c’è nulla di più coercitivo. La gabbia si impone su di te, su tutta la tua vita, sui tuoi movimenti, ma anche sui tuoi desideri, sulle tue speranze. La rassegnazione è la reazione più ovvia perché la porta è chiusa, chiusa, chiusa. La rassegnazione t’investe e soffoca ogni opportunità. Il tempo e la logica stanno dalla parte di chi ti ha rinchiuso, di chi è più potente, perché tanto tu non puoi uscire, devi restare al tuo posto, quello che ti hanno assegnato loro.

Ma non sempre, non per tutti. Capita, e capita abbastanza spesso, che qualcuno non accetti questa logica, non si lasci investire dalla rassegnazione, resista all’imposizione. Questo beagle ci prova, esplora, cerca vie d’uscita che altri non vedono. E ne trova una! Difficile non fare il tifo per lui, non immedesimarsi, non sperare ardentemente che riesca finalmente a saltare fuori e correre via verso l’orizzonte infinito, finalmente libero.

Ma questo tifo, molto spesso, è viziato e colonizzato da una miriade di film d’animazione dove animali che parlano e agiscono come umani diventano protagonisti di avventure in cui tutto, alla fine, si rimette a posto. E allora è difficile che questo tifo vada un po’ più in là, difficile che riesca davvero a farci sentire dalla parte di un individuo che realmente sta disobbedendo, lottando, resistendo ad un’ingiustizia, ad una prevaricazione che ci riguarda tutti e tutte molto da vicino. Difficile che ci mostri la realtà di tutti quelli che ci provano, da sempre. Perché si tratta di una realtà tragica in cui questi tentativi falliscono regolarmente, in cui questi fuggitivi vengono quasi sempre braccati, abbattuti, oppure ripresi e rimessi in una gabbia, in un allevamento, in un macello, in un circo, ma anche in un centro di detenzione, in un manicomio, al di là del confine del benessere. Difficile ammettere ed accettare che stiamo tragicamente dalla parte dei cattivi, che abbiamo costruito un mondo fondato sulla gerarchia, sul dominio, sull’imposizione, sui muri, sulle gabbie.

Difficile, talmente difficile che oggi non riusciamo neppure ad immaginarne un altro di mondo, non riusciamo neppure ad abbandonare gli orribili privilegi del più forte. E quando dei cani riescono a saltare anche recinzioni alte due metri, non riusciamo a trovare nessun’altra soluzione se non una rete ancora più alta, una gabbia ancora più chiusa, un canile con ancora più box e più sbarre.

Ma forse è proprio questa la resistenza che dovremmo riconoscere, apprezzare e imparare dagli animali: quella che spinge a non rassegnarsi mai, a cercare sempre una via d’uscita, anche quando la nostra logica tremendamente umana ci farebbe pensare che è davvero impossibile.

Troglodita Tribe

 

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni 21 Ott 2016 05:30 pm

Sono soliti scappare insieme: separati!

Stanghella (PD), 18 ottobre 2016

Un asino e un caprone. E la loro voglia di andarsene via.

QUI  (mattinopadova.gelocal.it)

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1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni 11 Ott 2016 04:54 pm

Gufe e gufi

A Palermo e ad Agrate, nel 2014, due recluse provano a scappare da una ‘vita’ in gabbia.

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Palermo

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“L’oste, nella sua bottega, ch’è di faccia al monumento di Cristo Pescatore,  alleva un gufo, legato per una catenella a un’asse che sporge in  alto da un muro. Il gufo ha piume nere e grigie, delicate, un elegante ciuffetto in testa, palpebre azzurre, e grandi occhi d’un color d’oro-rosso, cerchiati di nero; ha un’ala sempre sanguinante, perché lui stesso continua a straziarsela col becco. Se tendi la mano a fargli un lieve solletico sul petto, curva verso di te la testolina, con un’espressione meravigliata. Al calar della sera, incomincia a dibattersi, prova a staccarsi a volo, e ricade, ritrovandosi qualche volta starnazzante a testa in giù, appeso alla sua catenella.”

Elsa Morante, L’isola di Arturo

 

“La madre di Faido stava pulendo casa (…) Voltatasi, ebbe di fronte il gufo. Immobile, le larghe spalle e la grossa testa dalle pupille arancioni, la guardava, il becco dischiuso come quello di un pappagallo parlante. Avrebbe voluto telefonare al figlio o al marito, ma non ne aveva la forza. Il gufo continuava a puntarla e a volgere la testa attorno come scrutasse ogni angolo della casa (…) Emesso un soffio, e allungato il collo, il gufo volò sul tavolino, e da lì disparve dalla finestra spalancata. Lei uscì fuori. Voleva liberarsi del suo sguardo e delle sue ali: avevano riempito la cucina come di elettricità (…) Il gufo continuava a eludere la trappola (…) Non gli era poi piaciuto quanto era accaduto a sua madre (…) Traverso l’ombra che calava nella foresta, s’incamminò dove aveva piazzato la rete (…) Non credette ai suoi occhi: appesantita dalla grossa sagoma del gufo, era immobile e gonfia (…) Ma, durante il passaggio dalla rete al sacco, il gufo si districò, volando e incappando nei cespugli di erica. Faido lo inseguì, imprecando. Sennonchè, con una cabrata, il gufo gli fu addosso, oscurandogli il volto con le ali. Lui alzò le mani per afferrarlo; non ne ebbe il tempo: i rostri gli trafissero le pupille, orbandolo. Solo quando, straziato dal dolore e dallo spavento si buttò col volto a terra, e prese a urlare, invocando aiuto, il gufo lo lasciò.”

Vincenzo Pardini, Il viaggio dell’orsa

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