Category Archive6 – altri luoghi di detenzione



1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 22 Mar 2017 03:45 pm

Vendetta, senza pietà.

Città del Messico, 21 marzo 2017

L’aguzzino Antonio Romero è stato  incornato dalla sua vittima, dopo aver infierito su di lei senza pietà . E tutto diventa spettacolo.

video e  articolo

(Fonte: www.video.corriere.it)

 

 

6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &approfondimenti 14 Mar 2017 11:57 pm

Fugge di notte dal reparto di psichiatria…trovato il cadavere sui binari.

Livorno, 14 marzo 2017

Aveva solo 43 anni . Era ricoverata da quasi un anno nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Livorno. Che si debba parlare di “fuga” da un luogo come un ospedale dovrebbe risultare alquanto paradossale, perché di solito non si fugge da un reparto sanitario: si esce, semplicemente. Dai reparti di psichiatria, al contrario, è legittimo e anche socialmente accettato che si possa solo fuggire.

Magari per buttarsi sotto ad un treno in corsa.

Articolo

(Fonte: www.firenze.repubblica.it)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 09 Mar 2017 08:12 pm

Topi sabotatori

Livorno, 8 marzo 2017

Alcuni topi  riescono a mandare il tilt la nostra sofisticata e fragile vita  fatta di macchine e divieti. Si parla immediatamente di infestazione e scatta lo sterminio di massa.

Ma loro ritorneranno, più forti e più superbi che mai.

Articolo qui

(Fonte:www.iltirreno.gelocal.it)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &8 - ribellioni 30 Nov 2016 03:59 pm

Non è un cartone animato

Una gabbia, la solita gabbia con dentro animali. Cani questa volta. Cosa c’è di più normale nel nostro mondo, nei nostri pensieri, nelle nostre fantasie, di una gabbia con dentro dei cani?

Se fosse solo per una gabbia con dentro dei beagle, nessuno si sarebbe mai fermato a cliccare su questo filmato. In realtà, il video sembra davvero particolare, perché mostra una vera e propria evasione. Un cane che non usa solo il suo corpo per dimostrare di non volere la prigionia, ma anche la sua intelligenza, la sua curiosità, la sua inventiva, la sua abilità.

Quando sei in una gabbia, quando qualcuno ti ci ha messo dentro, la situazione è studiata per non farti uscire. C’è una porta chiusa e tu non hai la possibilità di aprirla. Semplice. Fuori c’è il mondo e tu devi stare dentro, perché così hanno deciso. Non c’è nulla di più coercitivo. La gabbia si impone su di te, su tutta la tua vita, sui tuoi movimenti, ma anche sui tuoi desideri, sulle tue speranze. La rassegnazione è la reazione più ovvia perché la porta è chiusa, chiusa, chiusa. La rassegnazione t’investe e soffoca ogni opportunità. Il tempo e la logica stanno dalla parte di chi ti ha rinchiuso, di chi è più potente, perché tanto tu non puoi uscire, devi restare al tuo posto, quello che ti hanno assegnato loro.

Ma non sempre, non per tutti. Capita, e capita abbastanza spesso, che qualcuno non accetti questa logica, non si lasci investire dalla rassegnazione, resista all’imposizione. Questo beagle ci prova, esplora, cerca vie d’uscita che altri non vedono. E ne trova una! Difficile non fare il tifo per lui, non immedesimarsi, non sperare ardentemente che riesca finalmente a saltare fuori e correre via verso l’orizzonte infinito, finalmente libero.

Ma questo tifo, molto spesso, è viziato e colonizzato da una miriade di film d’animazione dove animali che parlano e agiscono come umani diventano protagonisti di avventure in cui tutto, alla fine, si rimette a posto. E allora è difficile che questo tifo vada un po’ più in là, difficile che riesca davvero a farci sentire dalla parte di un individuo che realmente sta disobbedendo, lottando, resistendo ad un’ingiustizia, ad una prevaricazione che ci riguarda tutti e tutte molto da vicino. Difficile che ci mostri la realtà di tutti quelli che ci provano, da sempre. Perché si tratta di una realtà tragica in cui questi tentativi falliscono regolarmente, in cui questi fuggitivi vengono quasi sempre braccati, abbattuti, oppure ripresi e rimessi in una gabbia, in un allevamento, in un macello, in un circo, ma anche in un centro di detenzione, in un manicomio, al di là del confine del benessere. Difficile ammettere ed accettare che stiamo tragicamente dalla parte dei cattivi, che abbiamo costruito un mondo fondato sulla gerarchia, sul dominio, sull’imposizione, sui muri, sulle gabbie.

Difficile, talmente difficile che oggi non riusciamo neppure ad immaginarne un altro di mondo, non riusciamo neppure ad abbandonare gli orribili privilegi del più forte. E quando dei cani riescono a saltare anche recinzioni alte due metri, non riusciamo a trovare nessun’altra soluzione se non una rete ancora più alta, una gabbia ancora più chiusa, un canile con ancora più box e più sbarre.

Ma forse è proprio questa la resistenza che dovremmo riconoscere, apprezzare e imparare dagli animali: quella che spinge a non rassegnarsi mai, a cercare sempre una via d’uscita, anche quando la nostra logica tremendamente umana ci farebbe pensare che è davvero impossibile.

Troglodita Tribe

 

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni 21 Ott 2016 05:30 pm

Sono soliti scappare insieme: separati!

Stanghella (PD), 18 ottobre 2016

Un asino e un caprone. E la loro voglia di andarsene via.

QUI  (mattinopadova.gelocal.it)

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1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni 11 Ott 2016 04:54 pm

Gufe e gufi

A Palermo e ad Agrate, nel 2014, due recluse provano a scappare da una ‘vita’ in gabbia.

Agrate

Palermo

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“L’oste, nella sua bottega, ch’è di faccia al monumento di Cristo Pescatore,  alleva un gufo, legato per una catenella a un’asse che sporge in  alto da un muro. Il gufo ha piume nere e grigie, delicate, un elegante ciuffetto in testa, palpebre azzurre, e grandi occhi d’un color d’oro-rosso, cerchiati di nero; ha un’ala sempre sanguinante, perché lui stesso continua a straziarsela col becco. Se tendi la mano a fargli un lieve solletico sul petto, curva verso di te la testolina, con un’espressione meravigliata. Al calar della sera, incomincia a dibattersi, prova a staccarsi a volo, e ricade, ritrovandosi qualche volta starnazzante a testa in giù, appeso alla sua catenella.”

Elsa Morante, L’isola di Arturo

 

“La madre di Faido stava pulendo casa (…) Voltatasi, ebbe di fronte il gufo. Immobile, le larghe spalle e la grossa testa dalle pupille arancioni, la guardava, il becco dischiuso come quello di un pappagallo parlante. Avrebbe voluto telefonare al figlio o al marito, ma non ne aveva la forza. Il gufo continuava a puntarla e a volgere la testa attorno come scrutasse ogni angolo della casa (…) Emesso un soffio, e allungato il collo, il gufo volò sul tavolino, e da lì disparve dalla finestra spalancata. Lei uscì fuori. Voleva liberarsi del suo sguardo e delle sue ali: avevano riempito la cucina come di elettricità (…) Il gufo continuava a eludere la trappola (…) Non gli era poi piaciuto quanto era accaduto a sua madre (…) Traverso l’ombra che calava nella foresta, s’incamminò dove aveva piazzato la rete (…) Non credette ai suoi occhi: appesantita dalla grossa sagoma del gufo, era immobile e gonfia (…) Ma, durante il passaggio dalla rete al sacco, il gufo si districò, volando e incappando nei cespugli di erica. Faido lo inseguì, imprecando. Sennonchè, con una cabrata, il gufo gli fu addosso, oscurandogli il volto con le ali. Lui alzò le mani per afferrarlo; non ne ebbe il tempo: i rostri gli trafissero le pupille, orbandolo. Solo quando, straziato dal dolore e dallo spavento si buttò col volto a terra, e prese a urlare, invocando aiuto, il gufo lo lasciò.”

Vincenzo Pardini, Il viaggio dell’orsa

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &8 - ribellioni 05 Set 2016 08:41 pm

Sull’orsa ribelle pende un mandato di cattura

Trento, agosto 2016

L’orsa si è liberata dal radiocollare e ha fatto perdere le sue tracce. Ma un ordinanza di “rimozione” pesa sulla sua testa.

Dicono che ” I veterinari che supportano attualmente le squadre di ricerca e cattura sono diversi da quelli presenti per la cattura di Daniza”… che, come si ricorderà, venne uccisa.

Leggi QUI l’articolo

(Fonte: www.trentinocorrierealpi.gelocal.it )

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni 18 Lug 2016 04:57 pm

Intimidazione fascista e aggiornamenti dalla frontiera italo-svizzera

18 luglio 2016

INTIMIDAZIONE FASCISTA E AGGIORNAMENTI DALLA FRONTIERA ITALO-SVIZZERA

Dalle scorse settimane, alla stazione FS di Como San Giovanni, hanno iniziato ad accamparsi numerosi migranti che provano a passare il confine italo-svizzero ma vengono continuamente respinti.

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio si è verificata un’intimidazione fascista. Oltre ad una quarantina di migranti, erano presenti 5 solidali; verso le 2.00 da una macchina parcheggiata sono scesi tre soggetti, riconosciuti come appartenenti all’area dell’estrema destra comasca, che stavano appoggiati all’auto impugnando delle spranghe e rivolgevano ai presenti sguardi e gesti minacciosi. Poco dopo è arrivata una seconda macchina, a targa tedesca, con a bordo altri quattro nazisti che sono stati identificati e perquisiti dai carabinieri che nel frattempo erano passati dalla stazione a bordo di una volante. Da questo momento, per circa un paio d’ore, quattro macchine hanno continuato a ronzare in stazione e nei dintorni, seguendo i solidali che provavano ad allontanarsi e prodigandosi in saluti romani e insulti vari nei confronti di chi era presente.

Anche se questa volta nessuno si è fatto male, è evidente che i gruppi di estrema destra della zona sono interessati alla situazione; pensiamo sia un fatto grave a cui bisogna rispondere prima che sia troppo tardi: i recenti fatti di Fermo e Savona non fanno presagire nulla di buono. Da sabato è quindi presente in stazione, per tutta la notte, un gruppo di compagni e solidali che presidia il piazzale a fianco dei migranti. Anche la polizia è all’erta: da sabato rimangono fisse una camionetta di celere e un paio di macchine di digos.

La situazione è in continuo movimento: ogni giorno arrivano persone diverse che provano a prendere i treni per Chiasso ma vengono puntualmente respinte. Il 13 luglio sono avvenute delle deportazioni: due pullman della Rampinini, hanno portato all’hotspot di Taranto (facendo tappa a Bolgona) circa 200 persone. Ogni sera, in molti tornano in stazione a Como per passare la notte; ieri, domenica 17 luglio, erano presenti circa 150 migranti. Chi arriva in stazione a Chiasso viene “raccolto” all’interno di reti metalliche disposte per formare un gabbione, poi si procede con lo smistamento: c’è chi viene respinto subito e rispedito in Italia, oppure chi viene portato a Coldrerio, passa la notte in un bunker, e viene riportato a Como la mattina dopo con dei furgoni sui quali le guardie ti legano le gambe. Le guardie di confine ignorano le richieste di asilo usando come pretesto la lingua: parlano solo tedesco e non capiscono cosa richiedono i migranti.

Negli ultimi giorni, i controlli si sono spinti fino a Zurigo: mentre inizialmente i respingimenti venivano eseguiti da Chiasso e dal Ticino, ora c’è chi viene riportato in Italia anche da zone più a nord. Sulla linea dei treni TILO, che passa dalle FS italiane alle FFS svizzere, avviene un controllo capillare con l’uso non solo di sbirri che presidiano le stazioni e i treni, ma anche di telecamere che permettono di vedere dove salgono i migranti e sapere esattamente dove saranno sui treni. Anche sui treni Trenord, i controllori, aiutati da militari dell’esercito e sbirri in borghese, fanno scendere i migranti. Per sorvegliare le zone di confine sono aumentate le telecamere, sono stati disposti dei nuovi fari per l’illuminazione e i sentieri vengono monitorati con l’utilizzo di droni. Nei prossimi giorni seguiranno aggiornamenti e appuntamenti.

Alcuni nemici e nemiche delle frontiere

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 26 Giu 2016 08:39 pm

“Abbiamo deciso che la vostra parola non vale niente”

Riserva Indigena di Xingu, Brasile, giugno 2016

Ecco il discorso del Capo Tribù dei Mebengore Kayapò di Xingu:

”Voi non avete nessun diritto di distruggere il nostro fiume. 
Le madri di Xingu non lo permetteranno.
Abbiamo deciso che la vostra parola non vale niente. 

La conversazione è finita. Noi, i mebengôre kayapó, abbiamo deciso che non vogliamo un solo centesimo dei vostri soldi sporchi.
Non accettiamo una qualsiasi altra diga sul territorio Xingu. 

Il nostro fiume non ha un prezzo, non è in vendita, il  pesce che mangiamo non ha un prezzo, e la felicità dei nostri nipoti non ha prezzo. 
Non potremo mai smettere di combattere.

La Xingu è la nostra casa e voi non siete i benvenuti qui”.

Nel corso degli ultimi 100 anni in Brasile, i popoli indigeni,  sono stati derubati di gran parte della loro terra per far spazio ad una vasta rete di allevamenti di bestiame e piantagioni di soia e canna da zucchero. Oggi molte comunità vivono ammassate in riserve sovraffollate, mentre altre sono accampate sotto teloni di plastica sui cigli delle superstrade.

(Fonte: www.conoscenzealconfine.it)

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni 24 Giu 2016 09:02 am

Sfuggite al controllo, una ancora latitante

Pontresina, canton Grigioni (CH), 20 giugno 2016

Sono evase dal camion su cui venivano trasportate secondo le consuetudini di gestione della loro vita perennemente sotto controllo. La loro corsa nel paese ha gettato tutti nella ‘paura’ ma bisognerebbe dire nello sconcerto di fronte alla manifestazione di una volontà  ‘altra’. Anche in un contesto apparentemente bucolico come questo ci sono schiavi che si ribellano.

QUI la notizia

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