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1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &8 - ribellioni 02 Ago 2020 01:13 am

COMUNICATO di Resistenza Animale per il compagno Orso Resistente

ATTENZIONE a queste due foto (Orso Resistente -M49-Papillon  e Fugatti, presidente della provincia di Trento)
Vi pare che l’essere umano che vediamo a destra abbia qualche vago strumento di corretto approccio nei confronti dell’altro essere, quello a sinistra? Analizzando i fatti sembra proprio di no.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              ORSO RESISTENTE È GIÀ LEGGENDA

Evade clamorosamente per la prima volta nella notte del 15 luglio 2019
, neanche un’ora dopo esser stato catturato a causa delle numerose denunce di danni da parte degli allevatori della zona. Evade, nonostante il recinto del Casteller – così viene chiamata una collina sopra Trento- sia reputato super sicuro, addirittura tra i più sicuri in Italia e gestito dall’Associazioen Cacciatori Trentini (SIC!). Qui Orso Resistente viene scaricato direttamente dalla  gabbia trappola a tubo che lo aveva imprigionato, senza il radiocollare che gli era stato messo nell’agosto del 2018. E lui non si scoraggia, anzi: nell’ora immediatamente successiva alla cattura riesce a sfondare tre recinzioni elettrificate a settemila volt e a scavalcare un muro elettrificato alto quattro metri e mezzo. Una prigionia quanto mai evanescente che suscita persino dei dubbi sulla sua veridicità tanto che l’amministrazione provinciale è costretta a metterne in rete il video per assicurare della sua  reale avvenuta.
Fugatti, attuale presidente della provincia autonoma di Trento, allibito, non tarda  ad affermare che è già pronta un’ordinanza di abbattimento con l’ordine di sparare a vista, come se l’abilità, la resistenza e la perspicacia dell’animale costituissero un affronto, un oltraggio da lavare … ovviamente col sangue dell’orso.
Nei mesi successivi Orso Resistente si gode appieno la libertà riconquistata e, con l’arrivo dell’inverno, fa perdere completamente le sue tracce. Viene avvistato solo al risveglio dal letargo e i segnali del suo passaggio raccontano di lunghi itinerari attraverso la valle dell’Adige (superando anche ferrovia, autostrada e fiume) ed eludendo ogni tentativo di cattura.
Nel periodo di Pasqua è sul monte Carega,  al confine tra il Trentino e il Veneto, a godersi il sole e la neve. Questo un video che lo riprende mentre se la sta spassando alla grande. Si dirige poi verso il lago di Garda e da lì in una decina di giorni si muove verso nord e poi ancora  a ovest, verso l’area dove gravitava l’estate prima, dimostrando oltre che grandi abilità di movimento sul territorio, anche la capacità di ritrovare determinate zone, pur in un ambiente complesso e sconosciuto con infinite barriere ecologiche e strutturali. Nell’aprile del 2020 riesce a “ritornare a casa” ma è qui che il  28 aprile scorso viene nuovamente catturato.
Nei mesi precedenti alla sua seconda cattura, il recinto del Casteller viene fortificato con l’inserimento di nuovi pannelli al posto delle reti, più difficili da scavalcare, ma nulla vale ad impedire la  nuova fuga di Orso Resistente. Dopo una prigionia durata solo tre mesi, nella notte del 27 luglio, sebbene castrato chimicamente, indebolito e di nuovo radiocollarato, beffa un’altra volta i suoi carcerieri dimostrando una forza e una volontà sorprendenti: supera la barriera elettrica e, raggiunta l’ultima recinzione, forza in diversi punti  la rete elettrosaldata piegando l’inferriata fino a ricavarne un’apertura sufficiente per scivolare all’esterno, più o meno nello stesso punto dove aveva scavalcato la prima volta. Un punto, tra l’altro, fuori dal raggio di azione delle telecamere. Più che una leggenda! Una seconda fuga ancora più clamorosa della prima!
Il presidente Fugatti, nonché deputato leghista, sembra proprio non riuscire a spiegarsi (e a spiegare) l’accaduto.
D’altra parte non si è ancora dato pervinto del blocco della sua proposta di banchetti a base di carne d’orso per le feste estive della lega.
 
Cade la testa del responsabile del Corpo forestale provinciale, ma non quella di Fugatti che, da buon maschio decisionista, resta al suo posto ma sempre più imbarazzato anche a seguito della sospensione definitiva,  confermata il 30 luglio, della sua ordinanza di abbattimento per l’orsa JJ4, ancora latitante, responsabile, udite udite, di aver difeso i suoi  cuccioli.
ATTENT* all’orso, quindi, sì! Poniamo davvero tutta la nostra attenzione a percepire questi ingombranti animali sempre e solo con rispetto ed emozione verso la loro irriducibilità e preziosità di esseri unici, viventi e senzienti. Ci vuole delicatezza, conoscenza, curiosità, rispetto, giusta distanza spaziale, giusta vicinanza emotiva, e solidarietà. Sviluppiamo in noi queste capacità, per tutti quegli orsi marchiati con anonime sigle tecniche che in territorio trentino rischiano sempre più persecuzioniquando non la vita stessa! In caso di incontri ravvicinati con questi animali sarebbe di massima importanza conoscere le regole base da mettere in pratica in questi casi, come quello tenuto da una  turista  in Messico che ha gestito in tranquillità l’incontro o da Alessandro, il bambino che nel maggio scorso ne ha incontrato un* sulle Dolomiti.
Ma ATTENT* soprattutto a Fugatti: una persona che ha celebrato il suo neomandato di Presidente della Provincia di Trento con un barbecue a base di carne d’orso, in barba ai divieti e nel territorio stesso in cui è responsabile del loro ripopolamento. Davvero un bell’esempio incarnato di rispetto della fauna selvatica protetta, delle leggi relative e dei succulenti finanziamenti europei stanziati in base al progetto “Life ursus” per una più efficace e soprattutto non cruenta convivenza interspecifica.
Non c’è che dire: l’arroganza dei dirigenti incompetenti della Provincia Autonoma di Trento, da Dellai a Rossi fino a Fugatti, dal centro sinistra al centro destra, è davvero un’iperbole costante. Le stesse linee guida del PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali) sono state completamente stravolte ad esclusivo uso politico ed elettorale.
Queste le parole entusiaste di Rossi, predecessore di Fugatti e oggi sotto processo per l’uccisione di KJ2 (sotto processo anche il funzionario provinciale dimessosi in questi giorni) rilasciate enfaticamente nel 2017: “Il Progetto europeo di ripopolamento degli orsi in Trentino è stata un’esperienza di successo, considerato che oggi, a 20 anni dal suo inizio abbiamo sul territorio, caso unico in tutto l’arco alpino, una popolazione di orsi bruni fra i 50 e i 60 esemplari. Anche a livello europeo il caso trentino è visto con grande favore (…)” 
Di quale successo parla Rossi? Ad oggi, il triste bilancio resta quello di due orse accoppate, Daniza (2014) e KJ2 (2017), Jurka catturata nel 2007 e condannata all’ergastolo al Casteller, uno spazio grande come un campo di calcio ( “ …gli orsi sono formidabili e instancabili camminatori e ancor più abili nuotatori, si spostano in territori ben definiti ma ampi riuscendo a coprire un raggio di 20 km per individuo”http://www.marchesinietologia.it/2016/03/02/lorso/), e numerose taglie pendenti su altr* orse e orsi per il semplice fatto di comportarsi per quello che sono, da JJ4 (figlia di Jurka ) a Orso Resistente. Animali capaci di resistere tenacemente ai loro inseguitori e che,  rivoltandosi contro l’ordine costituito, riescono a metterlo fortemente in crisi.
Ma chi è per tutti questo orso chiamato M49 dai tecnici faunistici e Papillon dal ministro Costa? E’ un giovane orso che, come tutti gli individui, vuole “solo” vivere libero, scegliere cosa mangiare, dove andare, esplorare, come giocare, oziare, odorare…E lo ha dimostrato più che chiaramente con la forza delle sue evasioni e delle sue ribellioni, con la tenacia di chi non può far a meno dei boschi e delle montagne, dei fiumi e della neve. 
Un compagno ribelle che ora cerca di sfuggire ai monitoraggi, agli appostamenti delle guardie forestali, ai cani, sul monte Marzola dove si è rifugiato.
Un compagno che sta dimostrando al mondo intero il suo coraggio e i suoi insopprimibili desideri, la sua inestinguibile sete di libertà, da vero ribelle resistente.
SOLIDALI CON LA RESISTENZA ANIMALE, ora e sempre.

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 27 Lug 2020 07:12 pm

Una mucca si rivolta e aggredisce l’allevatore all’interno di un frigomacello.

Gangi (PA), 27 luglio 2020.

Nell’articolo si legge che “tradendo la sua attitudine mansueta”(SIC!)  una mucca ha aggredito l’allevatore che la stava conducendo dentro il macello. “Tutto è accaduto in pochi attimi: l’uomo stava scaricando l’animale dal suo camion per condurlo nelle sale di macellazione, quando improvvisamente è stato caricato. La mucca lo ha scaraventato contro il mezzo e l’uomo rovinato a terra ha perso conoscenza dopo aver battuto violentemente il capo”. L’uomo ha ripreso conoscenza. Sul posto sono arrivati i carabinieri del corpo forestale che  non hanno perso tempo: hanno ammazzato la mucca che nel frattempo era scappata nelle campagne.

Si pretende sempre docilità e obbedienza dai prigionieri, si dà per scontata, anche quando l’aria è pregna dell’odore di morte.

Mucca aggredisce allevatore di Castelbuono: perde i sensi, trauma cranico

1 - storie di rivolta &8 - ribellioni &ri-prendersi gli spazi 01 Lug 2020 08:04 pm

“Bande ” di macachi si impadroniscono della città

Lopburi, Thailandia.

Prima sfruttati per attirare i turisti, ora, ai tempi del coronavirus, in cerca di cibo in città perchè meno visitatori significano meno cibo. Un altro effetto collaterale del covid-19.

Un cinema abbandonato è diventato il loro  quartier generale. Lì vicino, il proprietario di un negozio espone giocattoli di tigre e coccodrilli impagliati per cercare di spaventare le scimmie, che rubano regolarmente bombolette di vernice spray dal suo negozio.

Nessuno a Lopburi sembra ricordare un tempo senza le scimmie ma, anche per colpa del cibo spazzatura dato loro dai turisti, sono quasi raddoppiate in tre anni. I residenti si sono presi la briga di nutrire i macachi per prevenire gli scontri dovuti ad una convivenza che sembra sempre più difficile. Taweesak Srisaguan, il proprietario del negozio a Lopburi, ha detto che, nonostante la sua giostra quotidiana con questi animali,  gli mancheranno se vengono spostati. “Sono abituato a vederli passeggiare, gridare per strada” – dice – “Senza di loro, sarei sicuramente solo.”

Articolo

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &8 - ribellioni 30 Apr 2020 10:12 pm

Resistenza finale

Roma, 29 aprile 2020

Nel macello del Prenestino un toro ha scatenato la sua furia disperata contro uno degli addetti alla macellazione e l’ha gravemente ferito. Nessun sangue dovrebbe scorrere sui pavimenti.

QUI l’articolo

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 01 Feb 2020 08:50 pm

Quattordici animali tra polletti e galline, volano via dal camion.

Arezzo, gennaio 2020

Testimonianza di Susi di Ippoasi, il rifugio  che ha accolto prima tre e poi altri due dei  quattordici animali trovati sulla strada. Una persona  aveva allertato delle attiviste e segnalato la presenza degli animali mentre il  camion era fermo  e l’autista stava sistemando dei teli.

“Si tratta di  animali enormi, goffi, che si muovono a malapena. Io li trovo, in ogni caso, individui resistenti: si approcciano per la prima volta alla vita, in un corpo che riescono a fatica a gestire, gioiosamente caparbi, zampettando curiosi nelle pozzanghere che si formano per la pioggerella di questi giorni. All’inizio erano spaesati, ovviamente ridotti malaccio, stavano sempre appiccicati, ma questa sera uno di loro ha scelto di andare a dormire nella casina insieme con un’anatra e un altro anziano polletto. Sono piccole grandi cose che noto e che mi riempiono il cuore.
Altre due sono arrivate pochi giorni fa, perché prima erano state portate dal veterinario viste le gravi condizioni, e sono praticamente paralizzate.”

Dei quattordici individui volati dal camion non tutti sopravvivono.
Una delle due attiviste racconta: «Uno è stato investito ed è morto sulla strada e un altro è morto poche ore dopo il nostro soccorso sul prato della casa di Sara, dove quel giorno tutti hanno visto l’erba per la prima volta nella loro vita e hanno sentito il calore del sole».

Articolo

 

1 - storie di rivolta &8 - ribellioni 28 Gen 2020 06:36 pm

Se è vero il detto che non c’è due senza tre …

Foresta delle Landes, Lesperon (Landes- FR), 25 gennaio 2020.

Un cervo attacca un cacciatore nella foresta di Landes durante una battuta di caccia. Lo ferisce in faccia, sfigurandolo, e sulla spalla: 50 punti di sutura. Ma il tipo, attaccato un mese fa dai cinghiali, non intende rinunciare alla sua grande passione. Ha commentato semplicemente: “Non e’ la mia annata. Un mese fa, sono stato caricato anche da due cinghiali. Il primo è passato tra le mie gambe ma il secondo mi ha caricato e  ferito il torace. Questa volta ero a fianco del cervo quando mi ha attaccato per poi scappare via.”

Forse il cacciatore dovrebbe proprio dimenticarsi del suo fucile se è vero che non c’è due senza tre! Anche perchè la prossima, magari, potrebbe essergli fatale.

QUI l’articolo.

1 - storie di rivolta &3 - circhi &7 - evasioni &8 - ribellioni 30 Nov 2019 07:10 pm

Dalla parte del toro

Pamplona, 14 novembre 2019.

Parafrasando il titolo dell’articolo di www.tg24-ore.com :

Toro incorna torero alla corrida, ucciso immediatamente nell’arena: trementina sulle zampe, vaselina negli occhi, stoppia nelle narici e nella gola, un arpioncino conficcato al garrese, stato di soffocamento e vomito, dissanguamento prolungato, ferite  multiple sui muscoli del collo e ferita profonda tra le scapole che ha raggiunto gli organi vitali. 

Notizia e video  www.tg24-ore.com

Torero incornato alla corrida, ricoverato gravissimo in ospedale: costole e vertebre fratturate, lesioni epatiche e un enfisema sottocutaneo

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni &approfondimenti 02 Nov 2019 11:31 pm

Siamo tutt* Meteor!

Avevamo già scritto di Meteor, lo yak imprendibile in fuga dal mattatoio.

Imprendibile…come una stella.

Il 27 settembre scorso Meteor è stato investito da un’auto.

Un pensiero- ricordo di

Siamo tutti Meteor: riflessioni sulla nostra connessione emotiva con gli animali”

Lo yak, grande, peloso e cornuto ma “carino”

“Il 22 ottobre il Washington Post ha pubblicato una storia di 2.000 parole su Meteor, lo yak. Il pezzo era essenzialmente un sentito necrologio, di quelli di solito riservati a star del cinema, eroi di guerra e pionieri dell’arte, della scienza e dell’industria. Un pezzo che definirei esagerato. Ma non è esattamente quello che provo per questo annuncio funebre così dettagliato.

Sono ciò che a volte viene chiamato “un tipo da animali”. Ho un’affinità per tutte le cose pelose e a quattro zampe, piumate e con becco, e persino inquietanti e striscianti, con la notevole eccezione degli insetti puzzolenti. Odio gli insetti puzzolenti. Ma ho adorato Meteor — o meglio, ho adorato la sua storia e ciò che ha simboleggiato. Era provocatorio, eroico, furbo e perfino carino, se quella parola potesse essere applicata a una bestia irsuta da 600 libbre con grandi corna.


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1 - storie di rivolta &7 - evasioni &8 - ribellioni 02 Nov 2019 02:43 pm

Finalmente una corsa vera

Bari, 31 ottobre 2019

Un cavallo “da corsa” ha disarcionato il fantino ed è corso via… finché ha potuto.

Sfugge al fantino, cavallo imbizzarrito verso la città. Fermato dalla Polizia Locale

1 - storie di rivolta &3 - circhi &8 - ribellioni 25 Ott 2019 12:00 pm

Un orso si ribella durante lo spettacolo. Storia di una dignità rubata

Karelia-Russia, 24 ottobre 2019

Per molto tempo il re degli animali del mondo occidentale non fu il leone, ma l’orso. Fu oggetto di timore e venerazione da parte degli uomini che lo riconobbero come un parente o un antenato a cui dedicare culti diversi.  Tanto potere e  fascino non poterono che scontrarsi con i timori e gli anatemi della chiesa.

“Una delle strategie usate dalla Chiesa per detronizzare l’orso fu quella di fargli perdere simbolicamente forza e superbia, presentandolo come un animale di cui l’uomo  non doveva aver paura e che poteva essere facilmente sconfitto. Non da qualsiasi uomo, è ovvio, non dai re, nè dai guerrieri o dai semplici cacciatori, bensì dall’uomo esemplare, l”uomo di Dio”, il modello perfetto della vita cristiana: il santo”. (p. 109)

“A partire dall’inizio del Duecento la regalità dell’orso era scomparsa. La belva non fu umiliata soltanto nelle agiografie della Chiesa, nelle favole e nei raccoti di animali, ma anche in altri testi letterari, nei proverbi, nelle immagini e anche nella vita quotidiana. Era ormai possibile vedere l’orso sulle piazze delle fiere e dei mercati, incatenato, il muso serrato da una museruola, mentre danzava o compiva qualche misera acrobazia, al seguito dei giullari e degli ammaestratori di animali, cui obbediva come una sorte di buffone triste e rassegnato. Il collare  e  la catena  non gli permettevano di fuggire, la museruola gli impediva di mordere, i cani non avevano più paura di lui e persino i bambini potevano andargli davanti per sfidarlo, toccarlo, ridere di lui … “(pagg.206-207)

“Sotto i tendoni dei grandi circhi itineranti gli orsi fecero la loro comparsa nella seconda metà del 1800. Orsi bruni ma anche orsi bianchi e orsi dal collare provenienti dall’Himalaya. Le belve feroci danzavano, facevano esercizi di giocoleria, stavano in equilibrio su una trave o una sfera, andavano in bicicletta o sull’altalena, fingevano di fare la boxe o di suonare la fisarmonica”(pag. 299)

“L’orso non è un animale come gli altri e l’orso di peluche di fine ottocento/inizio novecento, in tutte le sue varie reincarnazioni, è diverso da qualunque altro giocattolo. L’orso di peluche è il primo  oggetto che il bambino domina completamente, di cui può fare quello che vuole, portarlo dove gli pare, a scuola, all’ospedale, in vacanza. Può persino torturarlo o distruggerlo senza doverne rendere conto a nessuno (…) Di fatto gli uomini e gli orsi  sono sempre stati inseparabili e lo sono rimasti fino ad oggi. Al punto che, quando  nel luglio del 1969 Neil Amstrong e i suoi due compagni partirono alla volta della luna, erano accompagnati da un orso di peluche. (pagg. 307-308).

da L’orso. Storia di un re decaduto di Michel Pastoureau.

 

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