Category Archive4 – zoo



1 - storie di rivolta &3 - circhi &4 - zoo &8 - ribellioni 13 Mar 2017 07:15 pm

Solidarietà fra tigri in un circo

Cina Hangzhou Safari Park, 10 marzo 2017

Quando le altre compagne di prigionia non si lasciano intimidire dalle frustate degli addestratori.

Notizia qui

(Fonte: www.thedodo.com)

 

1 - storie di rivolta &4 - zoo &8 - ribellioni 02 Mar 2017 06:10 pm

Dove c’è potere, c’è resistenza. Breve storia di uno zoo

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Il South Lake Safari Zoo, in Gran Bretagna, vanta un ben triste primato. Nel giro di quattro anni, ovvero dal 2013 ad al 2016, sono deceduti al suo interno 486 animali sui 1500 detenuti. Le condizioni di detenzione dei prigionieri sono talmente aberranti da aver spinto gli ispettori governativi a ventilare l’ipotesi di chiederne la chiusura.Ma vanta anche un altro primato.

Quello del gran numero di azioni di resistenza da parte degli individui detenuti al suo interno.
Nel maggio del 1997 un rinoceronte bianco riuscì ad evadere. Attraversò di corsa il parcheggio, e si diresse verso la campagna adiacente. Qui venne ucciso a sangue freddo dal proprietario e fondatore dello zoo, David Gill. Pochi giorni prima era stata scattata una fotografia. Si vede Zimba, così era chiamato il rinoceronte, in quel che sembra una cella con pavimento in cemento e pareti piastrellate, cavalcato da un sorridente Gill, cappello da cow boy in mano.
Nel 2006 a fuggire furono lemuri ed un caioti.
Nel maggio 2013 una tigre uccise una dipendente della struttura di detenzione. La donna lavorava da anni allo zoo, con il compito di badare ai grandi felini prigionieri. Quel giorno, inspiegabilmente, entrò direttamente nella gabbia delle tigri, dove venne aggredita dalla tigre, al suo decimo anno di prigionia. Era arrivata allo zoo da cucciola, e lì, di
etro quelle sbarre, aveva passato tutta la sua vita.
Nel 2014 fuggirono nove ibis sacri da un ’apertura della voliera. Secondo Gill, il problema era dovuto al fatto che gli uccelli, nati l’anno prima, non avevano subito il taglio delle ali.
Ma di ibis nati nel 2013 non c’era traccia nei documenti dello zoo, e da controlli successivi emerse che alcuni degli uccelli fuggitivi erano nati nel 2009. David Gill risolse il problema delle fughe (e delle possibili incriminazioni a suo carico) una volta per tutte, uccidendo 13 ibis, quelli senza ali amputate.
Nello stesso anno anche due cebi cappuccini riuscirono ad evadere. Dei due uno venne catturato.
Dell’altro si sono perse le tracce. Almeno lui (o lei) pare abbia guadagnato la libertà.
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Fonti:
http://news.sky.com/story/nearly-500-animal-deaths-at-south-lakes-safari-zoo-in-four-years-10785967
https://en.wikipedia.org/wiki/South_Lakes_Safari_Zoo
http://www.thewestmorlandgazette.co.uk/news/cumbria/237972.council_rapped_over_rhino_escape/
http://www.nwemail.co.uk/News/Barrow-24c6cb99-ac18-40c3-b5c9-a325cdd4470c-ds
http://www.huffingtonpost.co.uk/2013/05/25/zookeeper-sarah-mcclay-had-no-reason-to-enter-tiger-enclosure_n_3335198.html
http://www.bbc.com/news/uk-england-cumbria-39116282
http://www.nwcu.police.uk/news/nwcu-police-press-releases/zoo-and-its-owner-convicted-of-allowing-invasive-species-to-escape/
https://www.facebook.com/340340342742456/photos/a.340921486017675.70225.340340342742456/603553763087778/?type=3&theater

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni 02 Feb 2017 01:37 pm

La resistenza aleggia ovunque

PICCOLE STORIE DI EVASIONI ANIMALI

Pare che negli Stati Uniti d’America gli animali siano diventati più furbi, oppure che le misure di carcerazione progettate negli zoo abbiano delle falle clamorose.

Dopo la fuga di Sunny, la panda rossa, in cattività presso lo zoo della Virginia con sede a Norfolk, lunedì scorso – il 30 gennaio – è fuggita Ollie, una lince rossa, dallo Smithsonian’s National Zoo di Washington.

Peccato che la fuga sia durata solo tre giorni e la lince nata allo stato selvatico non sia riuscita a superare l’area dello zoo nazionale, una vera istituzione negli Stati Uniti. Anche in questo caso di evasione, la giustificazione dei vertici dell’impianto di “conservazione” è stata bizzarra. In breve, Ollie avrebbe un gran caratteraccio. Gli interessati dello zoo pensavano che la burbera lince avesse raggiunto il Rock Creek Park e nel frattempo avevano interrotto le ricerche. Dopodiché è stata ingabbiata, con tanto di foto.

http://www.huffingtonpost.com/…/escaped-dc-bobcat_us_5891ee…

Tuttavia, proprio oggi, il primo giorno di febbraio, ci pensa il gufo Oscar a far parlare di sé gli zoologi conservazionisti. E’ scappato dallo zoo di Adelaide, in Australia, addirittura durante uno show di volo “libero” (libero, si fa per dire). Oscar, è stato deportato da poco tempo dalle foreste pluviali del nord del Queensland, distanti quasi 2700 km. Anche nel caso di Oscar la motivazione del tecnico dello zoo di Adelaide è grottesca: “Ha avuto un po’ di paura. E’ un uccello molto maldestro”, ha affermato Nicholas Bishop che si qualifica come “nature theatre manager” (manager del teatro della natura). Il gufo è un animale considerato criptico e molto riservato. Accidenti, come si fa a non avere paura di un manager e ad accettare le regole della carcerazione dopo essere stato catturato, deportato ed esibito a folle di turisti sguaiati in bermuda che mangiano chips e popcorn?

http://www.abc.net.au/…/adelaide-owl-escape-leaves-…/8233124

Rob, l’orso che odia i manager della natura

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni 30 Gen 2017 11:27 pm

Panda in fuga dallo zoo della Virginia

Norfolk, 27 gennaio 2017

Il 27 gennaio scorso, The New York Times ha parlato della fuga di un panda rosso (Ailurus fulgens) dal Virginia Zoo nella città di Norfolk. La notizia, diffusa in primo luogo dalla Associated Press, pare addirittura bizzarra. Infatti, il titolo dell’articolo pubblicato dall’importante testata newyorkese è curioso: “Why Did Sunny the Red Panda Escape a Virginia Zoo? Maybe to Avoid Mating” (Perché il Panda Rosso Sunny è fuggito dal Virginia Zoo? Forse per evitare l’accoppiamento).

Nell’articolo, Christopher Mele racconta del panda rosso femmina che ha cercato la libertà. In breve, la fuga sarebbe avvenuta lunedì 23 gennaio e per ritrovare l’animale sono stati impiegati segugi, telecamere a infrarossi, trappole con uva e bambù, addirittura droni. Tuttavia, senza successo. La giovane panda di appena 19 mesi s’è data alla macchia. La tesi di Greg Bockheim, il direttore dello zoo, non è che Sunny sia fuggita in cerca degli spazi naturali della libertà, ma la femmina se la sarebbe data a gambe levate infastidita dalle attenzioni troppo focose del panda maschio di nome Thomas. Bockheim rincara la dose sessista con una dichiarazione pubblica demenziale: Sunny “sembra davvero un giocattolo di peluche”. Sono certo che l’animale non si nasconderà tra le bambole e gli orsetti di pezza. Il direttore dello zoo fa silenzio sul fatto che, per esempio, la Zoological Society of London considera l’Ailurus fulgens una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione.

Per fortuna che ci pensa il giornalista di The New York Times a informare i lettori:

“L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, il cui compito è valutare lo stato delle popolazioni degli animali selvatici, ha stimato che vivono in natura circa 10.000 panda rossi, distinti in due sottospecie, tutti residenti sui pendii delle montagne che si sviluppano nella stretta striscia che dalla Cina occidentale raggiunge il Nepal. Attualmente, incombono le minacce della deforestazione e delle malattie, oltre al cambiamento climatico.”

Sunny non è il primo panda rosso in cerca della libertà. Rusty, un panda con meno di un anno di età, era scappato dallo zoo nazionale di Washington nel 2013 e fu catturato meno di 24 ore più tardi. Bockheim ha affermato che il panda rosso sfuggito a uno zoo cinese è stato in grado di vivere per 202 giorni prima di essere preso e riportato in cattività.

Il Virginia Zoo ha sguinzagliato gli abitanti di Norfolk alla ricerca del panda con tanto di manifesti segnaletici. Non solo: lo zoo ha pure aperto un blog di informazione:

http://virginiazoo.org/…/virginia-zoo-red-panda-missing-ha…/

Chi scrive, incrocia le dita per la piccola Sunny. Nella speranza che non incontri un cacciatore, visto il suo aspetto simile a una volpe rossa, ma nutre anche il desiderio che non trascorra la vita nella gabbia di uno zoo grande 21 ettari. La questione centrale si chiama deportazione. Non ha più alcun senso deportare gli animali selvatici alienandoli dal loro ambiente nativo. L’autentico rispetto consiste nel tutelare l’ambiente vitale che li ha caratterizzati. La salvezza non sta certo nella distruzione della natura e nelle carcerazioni.

Rob, l’orso che ama le sorelle e i fratelli rossi

https://www.nytimes.com/…/us/red-panda-sunny-virginia-zoo.h…

4 - zoo 25 Gen 2017 06:20 pm

Qualcuno volò sulla gabbia delle aquile

Chippewa Wildlife Park- Thunder Bay, Ontario, 24 gennaio 2017 .

Hanno trovato una scala vicino alla gabbia dove erano detenute, da 10 anni, due aquile. Poi si sono accorti di  una porta sfondata con un masso e tre metri di rete tagliata. Un’aquila è così riuscita ad evadere.

“La mia ipotesi è che abbiano dovuto spaventare  le aquile per farle uscire attraverso il grosso taglio nella recinzione, altrimenti nessuna di loro sarebbe volata via …” ha detto John Gordon, responsabile dello zoo. Poi ha aggiunto che sono molte le aquile libere nella zona che si alimentano nella discarica della città e che spera vivamente  che anche l’aquila fuggitiva sia in grado di farlo.

Nello stesso zoo sono tenuti prigionieri  molti altri animali selvatici, nativi della zona, tra cui gufi, falchi, lupi, linci e alci.

Solidarietà a tutti loro.

Articolo qui

(Fonte: www.thestar.com)

 

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &4 - zoo 23 Gen 2017 10:47 pm

Un coccodrillo si ribella e uccide una guida.

Crocodile Farm Le Bonheur –  Città del Capo, 20 gennaio 2017

Struttura turistica la chiamano ma Le Bonheur è anche un’allevamento di oltre mille coccodrilli.

Sul loro sito si legge: “i visitatori hanno l’opportunità di toccare  i cuccioli di coccodrillo, di fare immersioni subacquee (anche i  bambini) e  vedere i coccodrilli  attraverso pannelli di visualizzazione stile acquario.

 

Il defunto (guida o addestratore?) si chiamava Mr. Burger.

(Fonte: www.africageographic.com)

Articolo http://africageographic.com/blog/blogseries/news-desk/

 

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni &8 - ribellioni 09 Gen 2017 12:39 am

Evasi quattro delfini dal Dolphin Base di Taiji

Taiji, 4 gennaio 2017

Il personale dello zoo acquatico  ha affermato che “degli attivisti avrebbero  tagliato le reti di contenzione” e che quattro  giovani delfini sarebbero così evasi.  E’ stato con  viva e vibrante  preoccupazione che sempre il personale dello zoo si è espresso riguardo la  sorte dei fuggitivi… che sono stati comunque  tutti ricatturati.

Una mossa dello zoo per mettere in cattiva luce gli attivisti sempre così irrimediabilmente irresponsabili?

ARTICOLO qui

(www. indipendent.co.uk)

1 - storie di rivolta &4 - zoo &8 - ribellioni 20 Dic 2016 11:09 pm

Il morso della tigre di Sumatra nello zoo di Miami

Zoo di Miami, 14 dicembre 2016

Un maschio di tigre, prigioniero dalla nascita (2008) ed ergastolano “senza scampo”,  ha morso la mano del custode strappandogli quasi un intero dito.

Il portavoce dello zoo ha affermato che Berani è una tigre tranquilla e rilassata ma capita a volte che aggredisca i suoi guardiani.

Fine pena mai: cancellazione dalla mente del condannato del concetto di vita, di tempo, di speranza e di futuro. Ma non di resistenza.

 

QUI l’articolo

(Fonte: www.sun-sentinel.com)

4 - zoo &8 - ribellioni &approfondimenti 27 Nov 2016 12:09 am

Harambe è vivo e lotta insieme a noi

Vi ricordate di Harambe? A quanto pare, nei mesi successivi alla sua morte, il gorilla tenuto prigioniero e ucciso nello zoo di Cincinnati è stato oggetto di una serie infinita di meme ridicoli (le vignette che circolano su internet). Da questa estate fino ad oggi il suo spettro non ha smesso mai di agitarsi, anche se in maniera imprevista e spesso infelice. Molte volte la puerilità delle battute sul suo conto sembra calpestare, più che far fiorire, la memoria di Harambe.

Pare però che i suoi carcerieri e aguzzini (conservatori ed educatori della fauna selvatica, come disgustosamente si definiscono) siano stati messi più in difficoltà da questa esaltazione del gorilla a nuova icona pop (o trash) di quanto siano riuscite a fare le proteste vere e proprie degli animalisti, che pure non sono mancate.
harambe-protester

Per le continue attenzioni dei troll che rilanciavano materiali relativi ad Harambe, quasi sempre demenziali, l’account twitter dello zoo ha dovuto chiudere per qualche tempo. La paura da parte loro è evidentemente che quello che vorrebbero far passare come un imbarazzante incidente di percorso abbia delle ripercussioni negative sull’immagine del loro zoo: non deve trapelare l’idea che gli animali là detenuti vivano male o, ancora più a fondo, che il fatto stesso che si trovino là dentro possa essere messo in discussione. Continuare a rivangare la fine di Harambe, anche solo per scherzo, comporta un pericolo serio per la loro istituzione, suscitando scomode domande e riflessioni. E’ stato giusto uccidere una scimmia per salvare il bambino che era caduto nel suo recinto? Era veramente a repentaglio la vita del piccolo umano? Certi primatologi hanno liquidato vilmente la questione come un atroce dilemma. Qualcun altro potrebbe andare oltre e chiedersi cosa ci facesse Harambe intombato tra quelle mura.

harambe-jackson

Passando dai social network (dove il video che ritrae la scena immediatamente precedente la sua fucilazione è diventato virale) il primate è finito persino nei videogiochi, sulle magliette e negli album di musica rap. Le pagine a lui dedicate su Facebook sono almeno due: una è indicata, con un’ironia sottile, come personal blog, l’altra come la pagina di un personaggio politico (!).

E alle presidenziali americane dell’8 novembre, dovendo scegliere tra Clinton e Trump, 11000 americani hanno votato per Harambe! Sulla scheda elettorale hanno seriamente scritto il suo nome. Possibile che qualcuno tra di loro fosse abbastanza sensibile e intelligente da non utilizzare Harambe soltanto, come è stato scritto su Vox, i progressisti per deridere i moti scimmieschi dei mass media mentre si evitano le questioni veramente importanti e i conservatori per sbeffeggiare l’isteria dei liberali per istanze che loro reputano assurde (donne, froci, animali, minoranze etniche, poveri in canna…), ma che lo abbia fatto invece immedesimandosi e solidarizzando con chi in realtà è un simbolo luminoso dell’oppressione più dura?  Basta vederlo nel video, pochi istanti prima dello sparo, mentre si aggira tra due pareti di roccia, nella fossa lussureggiante dove era stato rinchiuso: https://www.youtube.com/watch?v=Py_1aCt2c0s. Si racconta che gli hippy negli anni Sessanta per dissacrare e ammutolire i candidati democratici ad una convention – erano le primarie -, portarono a braccia un maiale sotto il palco e chiesero a gran voce che fosse lui a correre per la casa bianca.

harambe-for-president

Ed ora è accaduto lo stesso… Harambe for president! Gli animali in posizioni politiche di rilievo sono sempre stati motivo di riso e di sdegno (il cavallo di Caligola in Senato), ma potrebbero diventare anche una nuova bandiera dell’anarchismo.

Pare per fortuna che si sia estinto quel moto di imbecillità collettiva per cui tantissimi (anche qualche animalista) sembrava accusare della fine del gorilla più la madre, che per negligenza aveva lasciato che il suo bambino cadesse nella fossa destinata ad Harambe, dei padroni dello zoo.Secondo questi sprovveduti (che con le loro uscite hanno sconfinato spesso nel sessismo e nel razzismo: la madre del bambino caduto nella fossa è una donna di colore) la morte del gorilla sarebbe stata provocata da un genitore irresponsabile, non dal sistema di reclusione e sfruttamento in cui Harambe si trovava, controllato a vista da uomini in armi.Con l’esplosione di popolarità che ha avuto Harambe (così duratura, per altro) il caso ha contaminato il dibattito pubblico sulle condizioni sociali degli afroamericani, partorendo mostri interessanti.

colpa-della-madre

C’è chi dice che Harambe faccia tanto ridere perché in fondo permette di fare dell’ironia razzista senza essere criticati. E il bestione è stato assimilato per celia a tante celebrità di colore dal mondo dello spettacolo o della politica. La comunità nera ha preso parte ampiamente a questo gioco che conturba le linee divisorie tra le specie.  Qualcuno ha fatto una connessione strabiliante scrivendo sotto una foto del gorilla (l’ennesimo meme, ma ben riuscito) “black lives matter”.black-life-matters

Chissà come reagirebbero i promotori di quel movimento, certamente umanista e infarcito di pastori protestanti, di fronte a questo accostamento! Difficilmente si sarebbero ricordati di Frantz Fanon e delle sue parole secondo cui il negro letteralmente non è un umano, che rovesciano la prospettiva di un’umanità come valore positivo e condiviso (e non invece particolare ed esclusivo) e aprono un nuovo orizzonte alla battaglia per la liberazione animale. Un punto di vista antispecista e antirazzista insieme manderebbe per altro in cortocircuito la logica che fa della parola “scimmia” un insulto offensivo e per i neri e per le scimmie, come se (alcune) scimmie non fossero effettivamente nere e tutti gli uomini (tra cui anche i neri) non fossero effettivamente scimmie. Un altro parallelo interessante tra l’uccisione di Harambe e quella dei neri assassinati dalla polizia è il ruolo che ha avuto la ripresa di quelle scene e la sua rapidissima diffusione, resa possibile dalle nuove tecnologie e i social network.

E infine, in Italia, in un sondaggio online lanciato qualche mese fa dalla Gazzetta del Mezzogiorno perché i lettori esprimessero liberamente una preferenza su come chiamare il nuovo ponte costruito a Bari, Harambe nel giro di poco ha sbaragliato tutti i concorrenti (imprenditori locali, un presidente della squadra di calcio, l’ex sindaco), con un importante flusso di voti anche dall’estero. La solidarietà per Harambe è chiaramente internazionalista, anche se (quasi) tutti impugnano il suo ricordo senza aver consapevolezza dell’ingiustizia che il gorilla ha vissuto, ben prima di essere ammazzato, tra le mura dello zoo di Cincinnati.

E’ sottile, sempre sul punto di essere valicato, il confine che separa la burla dall’indignazione sincera. Se questa fatica a sgorgare è solo per la gabbia che le impone la cultura antropocentrica, tanto da contenerla, da farla apparire inopportuna e far sentire vergogna a chi spontaneamente è indignat*. Uno dei meme che sono stati inventati rappresenta un uomo (o una donna) che stringe i pugni quando sente qualcuno dire che “Harambe era soltanto un gorilla”: l’umorismo è palese nelle intenzioni dell’autore del meme, ma non vi ricorda quella citazione famosa (attribuita erroneamente ad Adorno) secondo cui Auschwitz comincerebbe ogni volta che qualcuno guardando ad un mattatoio dice “sono soltanto animali”?

solo-un-gorilla

E il fatto che certi, esasperati dall’ossessione della gente per Harambe, sentissero il bisogno di affermare che era soltanto un gorilla, come per rassicurarsi sul fatto che non fosse successo nulla, non mostra proprio in maniera lampante che Harambe non era solo un gorilla? Che la vita di un animale, umano o meno che sia, non si esaurisce mai nell’identificazione della sua “specie” di appartenenza? Che la sorte che tocca agli animali negli zoo è intollerabile a prescindere dal fatto che non siano “della nostra stessa specie”? Insomma, nel caso di Harambe sembra quasi assente il dolore cieco e l’ottusità rancorosa che ha smosso con la sua morte il leone Cecil (altro cadavere che quest’anno ha dato vita ad un fenomeno mediatico).

Paradossalmente la sua storia terribile ha messo in moto la fantasia e l’ilarità generale. Le risate però, quando prendono la direzione giusta, scuotono le fondamenta del potere, possono far crollare le mura degli zoo e non soltanto di quelli.

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni 07 Nov 2016 11:50 pm

Nell’evadere si rompe la mandibola

Knoxville (Tennessee), 3 ottobre 2016

È evasa la gazzella che viveva prigioniera nello zoo di Knoxville.

Ricatturata, è morta in seguito all’intervento di ricostruzione.

Zoo Knoxville’s only gazelle dies days after escaping enclosure

 

gazelle

 

 

 

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