Piume ribelli a Siracusa

Siracusa, dicembre 2015

https://youtu.be/jg7udwP0NsE

Un gallo che scappa e il solito inseguimento, il solito allestimento dell’ennesimo, ridicolo spettacolino. In questo filmato i ruoli sono molto chiari. Abbiamo un individuo disperato che cerca una via d’uscita, che fugge da una reclusione forzata e perpetua, che comunica l’orrore della sua situazione in modo inequivocabile. E poi abbiamo gli inseguitori, quelli che, nella gabbia, ce lo vogliono rimettere.

Sbattuto negli angoli e contro i muri, accerchiato, in preda al panico, privato di quelle naturali risorse fisiche che gli consentirebbero di spiccare un volo sufficiente per mettersi in salvo, catapultato in una situazione per lui minacciosa, estranea, spaventosa, fatta di asfalto e automobili, il gallo riesce comunque a sgusciar via, ad evitare più volte e per lungo tempo l’inevitabile cattura. Gli inseguitori, che aumentano a vista d’occhio, non gli danno tregua. Ma gli inseguitori non sono solo i proprietari, vengono reclutati tra i passanti, sempre più persone si uniscono all’orda feroce, volgare, famelica che vuol riportare tutto al proprio posto, che non sopporta quell’attimo di libertà fuori dagli schemi rigidamente prestabiliti.

Ma questa nostra interpretazione, così diversa dagli intenti di chi ha diretto il filmato, eppure così evidente rispetto ad una realtà che si ripete cinica e squallida, orribile e misera, viene negata e annegata tra le risate generali, viene raccontata con la leggerezza popolana delle vecchie tradizioni: un po’ di dialetto in sottofondo, qualche anziano che spicca il balzo per prendere il gallo, musichette divertenti, commenti ilari e il gioco è fatto!

Perchè se i ruoli fossero normalmente definiti, in fondo, qualche speranza rimarrebbe. La possibilità di sentire la disperazione di chi fugge, l’opportunità di percepirne le ragioni e il messaggio, per quanto così fievoli in un mondo normalizzato sul dominio, resterebbero. E invece si gioca sporco, sempre più sporco. Il senso del ridicolo viene montato ad arte. Senza più neanche la necessità di calcoli sottili né di ragionamenti d’alta strategia repressiva, viene proprio spontaneo imbastire lo spettacolo, costruire la gag che permettterà alla risata di censurare e soffocare sul nascere la normale compassione. Il livello raggiunto in questo filmato sfiora il cinismo demenziale, arriva a servirsi di musichette tradizionali, ma anche di canzoni per bambini. Già, i bambini e le bambine, un filmato così “ben fatto” che strapperebbe una risata anche a loro.

Troglodita Tribe

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