1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 03 Dic 2016 07:13 pm

Galli e galline senzatetto “terrorizzano ” il Bronx

New York,  2 dicembre 2016

A seguito della mania di allevare polli in cortile quando non sul terrazzo di casa, un quartiere del South Bronx si sta riempiendo di galline e galli senzatetto, abbandonati in strada da coloro che prima li fanno nascere e poi non sanno che farsene.

Mentre c’è qualcuno che chiede di salvarli, i media codardi riportano la notizia di animali che “terrorizzano”gli abitanti.
L’ennesimo esempio di come vengano manipolate le notizie riguardanti gli animali che sono solo colpevoli di andarsene in giro e di cercare semplicemente di sopravvivere.
Ve li immaginate questi animali che terrorizzano la gente? Tragicamente ridicolo.
(Fonte: www.aol.com)

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 03 Dic 2016 06:36 pm

Toro diretto al macello fugge e cade in un canale, “salvato” dai vigili del fuoco

2 dicembre 2016 – Montereale Valcellina (PN)

Il Toro è scappato e ha lottato con tutte le sue forze per avere salva la vita.
Lo descrivono come “indiavolato”, noi possiamo solo immaginare il terrore che ha vissuto e quanto grande fosse il suo desiderio di vivere.
Ci raccontano che è stato “salvato”, ma parola più inappropriata non si poteva utilizzare dal momento che sulla sua testa pende ancora la condanna a morte.
Davanti a lui il macello. Volontà, sogni e desideri, quelli del Toro, negati da un’anestetizzante storiella a lieto fine. Il condannato è stato riacciuffato, questa è la tragica verità.
Leggi articolo

(Fonte: www.m.messaggeroveneto.gelocal.it )

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni &8 - ribellioni 30 Nov 2016 03:59 pm

Non è un cartone animato

Una gabbia, la solita gabbia con dentro animali. Cani questa volta. Cosa c’è di più normale nel nostro mondo, nei nostri pensieri, nelle nostre fantasie, di una gabbia con dentro dei cani?

Se fosse solo per una gabbia con dentro dei beagle, nessuno si sarebbe mai fermato a cliccare su questo filmato. In realtà, il video sembra davvero particolare, perché mostra una vera e propria evasione. Un cane che non usa solo il suo corpo per dimostrare di non volere la prigionia, ma anche la sua intelligenza, la sua curiosità, la sua inventiva, la sua abilità.

Quando sei in una gabbia, quando qualcuno ti ci ha messo dentro, la situazione è studiata per non farti uscire. C’è una porta chiusa e tu non hai la possibilità di aprirla. Semplice. Fuori c’è il mondo e tu devi stare dentro, perché così hanno deciso. Non c’è nulla di più coercitivo. La gabbia si impone su di te, su tutta la tua vita, sui tuoi movimenti, ma anche sui tuoi desideri, sulle tue speranze. La rassegnazione è la reazione più ovvia perché la porta è chiusa, chiusa, chiusa. La rassegnazione t’investe e soffoca ogni opportunità. Il tempo e la logica stanno dalla parte di chi ti ha rinchiuso, di chi è più potente, perché tanto tu non puoi uscire, devi restare al tuo posto, quello che ti hanno assegnato loro.

Ma non sempre, non per tutti. Capita, e capita abbastanza spesso, che qualcuno non accetti questa logica, non si lasci investire dalla rassegnazione, resista all’imposizione. Questo beagle ci prova, esplora, cerca vie d’uscita che altri non vedono. E ne trova una! Difficile non fare il tifo per lui, non immedesimarsi, non sperare ardentemente che riesca finalmente a saltare fuori e correre via verso l’orizzonte infinito, finalmente libero.

Ma questo tifo, molto spesso, è viziato e colonizzato da una miriade di film d’animazione dove animali che parlano e agiscono come umani diventano protagonisti di avventure in cui tutto, alla fine, si rimette a posto. E allora è difficile che questo tifo vada un po’ più in là, difficile che riesca davvero a farci sentire dalla parte di un individuo che realmente sta disobbedendo, lottando, resistendo ad un’ingiustizia, ad una prevaricazione che ci riguarda tutti e tutte molto da vicino. Difficile che ci mostri la realtà di tutti quelli che ci provano, da sempre. Perché si tratta di una realtà tragica in cui questi tentativi falliscono regolarmente, in cui questi fuggitivi vengono quasi sempre braccati, abbattuti, oppure ripresi e rimessi in una gabbia, in un allevamento, in un macello, in un circo, ma anche in un centro di detenzione, in un manicomio, al di là del confine del benessere. Difficile ammettere ed accettare che stiamo tragicamente dalla parte dei cattivi, che abbiamo costruito un mondo fondato sulla gerarchia, sul dominio, sull’imposizione, sui muri, sulle gabbie.

Difficile, talmente difficile che oggi non riusciamo neppure ad immaginarne un altro di mondo, non riusciamo neppure ad abbandonare gli orribili privilegi del più forte. E quando dei cani riescono a saltare anche recinzioni alte due metri, non riusciamo a trovare nessun’altra soluzione se non una rete ancora più alta, una gabbia ancora più chiusa, un canile con ancora più box e più sbarre.

Ma forse è proprio questa la resistenza che dovremmo riconoscere, apprezzare e imparare dagli animali: quella che spinge a non rassegnarsi mai, a cercare sempre una via d’uscita, anche quando la nostra logica tremendamente umana ci farebbe pensare che è davvero impossibile.

Troglodita Tribe

 

1 - storie di rivolta &8 - ribellioni 30 Nov 2016 03:41 pm

Ottanta contro uno

Cecina-Rosignano, 29 novembre 2016

Il cinghiale ha cercato di difendersi come ha potuto, contro 80 persone armate e i loro  cani, ed è riuscito a ferire un cacciatore prima di essere ucciso.

La normalità della violenza delle battute al cinghiale (tanto amate in Toscana) è allucinante.

I cinghiali ci pongono delle grosse domande e la loro resistenza va supportata.

QUI  l’articolo

(Fonte: www.iltirreno.gelocal.it)

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 29 Nov 2016 11:52 am

Le fughe degli animali ci arrestano

Philadelphia, 22 novembre 2016

Mentre lo facevano scendere da un camion fermo davanti al macello, un toro ha caricato gli operai riuscendo ad evadere. La sua corsa sulla strada e poi in città, avvenuta come sempre fra lo stupore e l’incredulità di chi se l’è trovato davanti, è stata fermata da un guardacaccia che gli ha sparato.

“Normalmente si ritiene che gli animali siano incapaci di resistenza nei confronti de l'”Uomo”, che non siano in grado di rivoltarsi contro le condizioni di sfruttamento e oppressione a cui sono quotidianamente sottoposti. Certo, il nostro dominio è così ferreo che i loro atti di resistenza sono subito spenti e le loro rivolte represse. Ma gli animali, appena possono, anche quando le chance di successo sono infinitesimali o nulle, si ribellano: fuggono, incornano, mordono, impazziscono, digiunano, si mutilano, si suicidano, evadono, accarezzano, leccano, si fanno sfuggenti, elusivi, aprono vie di fuga intensive, si arrestano. Mettono in atto forme di ribellione che noi non capiamo o misinterpretiamo perché ci eludono, ci sfuggono, ci arrestano.” Massimo Filippi, Sento dunque sogno, Ortica, 2016, p. 71.

Runaway bull escapes Philadelphia slaughterhouse

 

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4 - zoo &8 - ribellioni &approfondimenti 27 Nov 2016 12:09 am

Harambe è vivo e lotta insieme a noi

Vi ricordate di Harambe? A quanto pare, nei mesi successivi alla sua morte, il gorilla tenuto prigioniero e ucciso nello zoo di Cincinnati è stato oggetto di una serie infinita di meme ridicoli (le vignette che circolano su internet). Da questa estate fino ad oggi il suo spettro non ha smesso mai di agitarsi, anche se in maniera imprevista e spesso infelice. Molte volte la puerilità delle battute sul suo conto sembra calpestare, più che far fiorire, la memoria di Harambe.

Pare però che i suoi carcerieri e aguzzini (conservatori ed educatori della fauna selvatica, come disgustosamente si definiscono) siano stati messi più in difficoltà da questa esaltazione del gorilla a nuova icona pop (o trash) di quanto siano riuscite a fare le proteste vere e proprie degli animalisti, che pure non sono mancate.
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Per le continue attenzioni dei troll che rilanciavano materiali relativi ad Harambe, quasi sempre demenziali, l’account twitter dello zoo ha dovuto chiudere per qualche tempo. La paura da parte loro è evidentemente che quello che vorrebbero far passare come un imbarazzante incidente di percorso abbia delle ripercussioni negative sull’immagine del loro zoo: non deve trapelare l’idea che gli animali là detenuti vivano male o, ancora più a fondo, che il fatto stesso che si trovino là dentro possa essere messo in discussione. Continuare a rivangare la fine di Harambe, anche solo per scherzo, comporta un pericolo serio per la loro istituzione, suscitando scomode domande e riflessioni. E’ stato giusto uccidere una scimmia per salvare il bambino che era caduto nel suo recinto? Era veramente a repentaglio la vita del piccolo umano? Certi primatologi hanno liquidato vilmente la questione come un atroce dilemma. Qualcun altro potrebbe andare oltre e chiedersi cosa ci facesse Harambe intombato tra quelle mura.

harambe-jackson

Passando dai social network (dove il video che ritrae la scena immediatamente precedente la sua fucilazione è diventato virale) il primate è finito persino nei videogiochi, sulle magliette e negli album di musica rap. Le pagine a lui dedicate su Facebook sono almeno due: una è indicata, con un’ironia sottile, come personal blog, l’altra come la pagina di un personaggio politico (!).

E alle presidenziali americane dell’8 novembre, dovendo scegliere tra Clinton e Trump, 11000 americani hanno votato per Harambe! Sulla scheda elettorale hanno seriamente scritto il suo nome. Possibile che qualcuno tra di loro fosse abbastanza sensibile e intelligente da non utilizzare Harambe soltanto, come è stato scritto su Vox, i progressisti per deridere i moti scimmieschi dei mass media mentre si evitano le questioni veramente importanti e i conservatori per sbeffeggiare l’isteria dei liberali per istanze che loro reputano assurde (donne, froci, animali, minoranze etniche, poveri in canna…), ma che lo abbia fatto invece immedesimandosi e solidarizzando con chi in realtà è un simbolo luminoso dell’oppressione più dura?  Basta vederlo nel video, pochi istanti prima dello sparo, mentre si aggira tra due pareti di roccia, nella fossa lussureggiante dove era stato rinchiuso: https://www.youtube.com/watch?v=Py_1aCt2c0s. Si racconta che gli hippy negli anni Sessanta per dissacrare e ammutolire i candidati democratici ad una convention – erano le primarie -, portarono a braccia un maiale sotto il palco e chiesero a gran voce che fosse lui a correre per la casa bianca.

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Ed ora è accaduto lo stesso… Harambe for president! Gli animali in posizioni politiche di rilievo sono sempre stati motivo di riso e di sdegno (il cavallo di Caligola in Senato), ma potrebbero diventare anche una nuova bandiera dell’anarchismo.

Pare per fortuna che si sia estinto quel moto di imbecillità collettiva per cui tantissimi (anche qualche animalista) sembrava accusare della fine del gorilla più la madre, che per negligenza aveva lasciato che il suo bambino cadesse nella fossa destinata ad Harambe, dei padroni dello zoo.Secondo questi sprovveduti (che con le loro uscite hanno sconfinato spesso nel sessismo e nel razzismo: la madre del bambino caduto nella fossa è una donna di colore) la morte del gorilla sarebbe stata provocata da un genitore irresponsabile, non dal sistema di reclusione e sfruttamento in cui Harambe si trovava, controllato a vista da uomini in armi.Con l’esplosione di popolarità che ha avuto Harambe (così duratura, per altro) il caso ha contaminato il dibattito pubblico sulle condizioni sociali degli afroamericani, partorendo mostri interessanti.

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C’è chi dice che Harambe faccia tanto ridere perché in fondo permette di fare dell’ironia razzista senza essere criticati. E il bestione è stato assimilato per celia a tante celebrità di colore dal mondo dello spettacolo o della politica. La comunità nera ha preso parte ampiamente a questo gioco che conturba le linee divisorie tra le specie.  Qualcuno ha fatto una connessione strabiliante scrivendo sotto una foto del gorilla (l’ennesimo meme, ma ben riuscito) “black lives matter”.black-life-matters

Chissà come reagirebbero i promotori di quel movimento, certamente umanista e infarcito di pastori protestanti, di fronte a questo accostamento! Difficilmente si sarebbero ricordati di Frantz Fanon e delle sue parole secondo cui il negro letteralmente non è un umano, che rovesciano la prospettiva di un’umanità come valore positivo e condiviso (e non invece particolare ed esclusivo) e aprono un nuovo orizzonte alla battaglia per la liberazione animale. Un punto di vista antispecista e antirazzista insieme manderebbe per altro in cortocircuito la logica che fa della parola “scimmia” un insulto offensivo e per i neri e per le scimmie, come se (alcune) scimmie non fossero effettivamente nere e tutti gli uomini (tra cui anche i neri) non fossero effettivamente scimmie. Un altro parallelo interessante tra l’uccisione di Harambe e quella dei neri assassinati dalla polizia è il ruolo che ha avuto la ripresa di quelle scene e la sua rapidissima diffusione, resa possibile dalle nuove tecnologie e i social network.

E infine, in Italia, in un sondaggio online lanciato qualche mese fa dalla Gazzetta del Mezzogiorno perché i lettori esprimessero liberamente una preferenza su come chiamare il nuovo ponte costruito a Bari, Harambe nel giro di poco ha sbaragliato tutti i concorrenti (imprenditori locali, un presidente della squadra di calcio, l’ex sindaco), con un importante flusso di voti anche dall’estero. La solidarietà per Harambe è chiaramente internazionalista, anche se (quasi) tutti impugnano il suo ricordo senza aver consapevolezza dell’ingiustizia che il gorilla ha vissuto, ben prima di essere ammazzato, tra le mura dello zoo di Cincinnati.

E’ sottile, sempre sul punto di essere valicato, il confine che separa la burla dall’indignazione sincera. Se questa fatica a sgorgare è solo per la gabbia che le impone la cultura antropocentrica, tanto da contenerla, da farla apparire inopportuna e far sentire vergogna a chi spontaneamente è indignat*. Uno dei meme che sono stati inventati rappresenta un uomo (o una donna) che stringe i pugni quando sente qualcuno dire che “Harambe era soltanto un gorilla”: l’umorismo è palese nelle intenzioni dell’autore del meme, ma non vi ricorda quella citazione famosa (attribuita erroneamente ad Adorno) secondo cui Auschwitz comincerebbe ogni volta che qualcuno guardando ad un mattatoio dice “sono soltanto animali”?

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E il fatto che certi, esasperati dall’ossessione della gente per Harambe, sentissero il bisogno di affermare che era soltanto un gorilla, come per rassicurarsi sul fatto che non fosse successo nulla, non mostra proprio in maniera lampante che Harambe non era solo un gorilla? Che la vita di un animale, umano o meno che sia, non si esaurisce mai nell’identificazione della sua “specie” di appartenenza? Che la sorte che tocca agli animali negli zoo è intollerabile a prescindere dal fatto che non siano “della nostra stessa specie”? Insomma, nel caso di Harambe sembra quasi assente il dolore cieco e l’ottusità rancorosa che ha smosso con la sua morte il leone Cecil (altro cadavere che quest’anno ha dato vita ad un fenomeno mediatico).

Paradossalmente la sua storia terribile ha messo in moto la fantasia e l’ilarità generale. Le risate però, quando prendono la direzione giusta, scuotono le fondamenta del potere, possono far crollare le mura degli zoo e non soltanto di quelli.

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 25 Nov 2016 05:17 pm

Abbattono la recinzione elettrica

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“Ogni animale deve imparare che la recinzione fa male e quindi a temerla. E’ un’ottima idea quella di costruire una piccola recinzione di allenamento, se possibile su un terreno pesante e bagnato (che migliora la conducibilità elettrica e rilascia scariche efficaci). Segnalate bene la presenza della recinzione, se necessario stimolate gli animali in modo che entrino a contatto col recinto. Se l’addestramento è fatto bene, quando gli animali verranno trasferiti nel recinto di destinazione, non proveranno nemmeno ad avvicinarsi”. (da  blog.agritura.com)

Trieste, 21 novembre 2016

È bastato un calo di tensione e cinque mucche sono evase.

QUI la notizia (triesteprima.it)
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1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 21 Nov 2016 10:05 pm

… e i ‘pazzi’ siete voi!

Corno Giovine (Lodi) 19 novembre 2016

Una giovane mucca evade di prigione approfittando delle operazioni di scarico. Come spesso in questi casi, per descrivere l’accaduto e definire la protagonista si recupera l’aggettivo ‘pazza’: si gioca coi termini e con situazioni tragiche nelle quali la ‘pazzia’ è solo umana.

QUI l’articolo (fonte: www.fombio.com)

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(foto d’archivio)

eventi 18 Nov 2016 11:20 am

Riot dog: cani ribelli – 23/11 a Milano

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c/o Piano Terra, via Confalonieri 3 Milano (zona Isola)

19.30 aperitivo

21 dibattito

Info: www.oltrelaspecie.org

 

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 16 Nov 2016 05:40 pm

Scilla australiano!!!

Fremantle (Australia) 13 novembre 2016

Un vitello si è lanciato dalla nave su cui era tenuto prigioniero insieme a* altr* considerati un ‘carico di bestiame’ diretto al macello. Dopo aver nuotato per molte ore, ha proseguito la sua evasione correndo per 5 km, deciso a sfuggire alla cattura e riuscendo perfino a far perdere le proprie tracce. Solo il giorno dopo, e in 5, sono riusciti a ricatturarlo e a riportarlo all’allevatore. Almeno due i rifugi disposti a dare asilo politico a questo perseguitato.
La solidarietà per lui si sta esprimendo attraverso petizioni:

https://www.change.org/p/free-manny-the-fremantle-cow-that-swam-for-freedom

https://www.change.org/p/wellard-group-free-the-freo-cow

QUI la notizia e i VIDEO

QUI  la pagina Facebook
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