Sbrana il domatore.

Great Moscow State Circus, 18 ottobre 2020

L’orso Yasha, spiegano i circensi, non ha  riconosciuto il domatore che non si era tolto la mascherina entrando nella gabbia. Vien da chiederci, sarcasticamente: un altro effetto collaterale del covid ???

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In vista del corteo #STOPCasteller

Un nostro contributo in vista del corteo di domenica 18 ottobre per gli orsi del Casteller.

Resistenza Animale sarà a Trento il 18 ottobre perché, come ha dimostrato M49, gli individui si ribellano alla prigionia, anche se non fanno parte della nostra specie, e a noi è subito sembrato chiaro da che parte stare. Portare una solidarietà concreta agli orsi rinchiusi al Casteller significa per noi portarla a tutti quei soggetti che sfidano le gabbie, violano i confini, mettono in pratica la libertà di movimento e di autodeterminazione di cui ogni individuo, umano e non, dovrebbe godere. Individui che dimostrano di essere dei veri e propri soggetti politici. Significa anche ricordare i corpi fatti riprodurre, ingrassati e destinati alla morte negli allevamenti e negli altri luoghi dello sfruttamento animale, un pilastro per l’economia e per l’immaginario neoliberista. Significa ricordare quelli che abbiamo incontrato perché da quegli allevamenti, dai mattatoi erano fuggiti.

Come Scilla, il vitello evaso da una nave che lo trasportava, come se fosse già una merce, verso un “mercato estero” e finito nelle acque del porto di Messina, la cui destinazione finale, grazie alla pressione di tante e tante persone solidali, è stata un rifugio, Agripunk, in cui ora vive senza essere sfruttato. Come le vacche ribelli di Mele e Masone, in Liguria, che hanno vissuto senza alcun padrone nei boschi, e che hanno costituito una comunità, che hanno visto il passare di una generazione senza rinunciare ad autodeterminarsi, fino ad essere eliminate dal territorio. Come i tori di Pantelleria, che vivevano in libertà ma in seguito a un incendio avevano iniziato ad avvicinarsi alle case: animali selezionati, resi docili e dipendente dall’umano che avevano ritrovato la capacità di vivere fuori controllo. In questo caso, l’interessamento di attiviste antispeciste ha permesso di rispettare la loro libertà nonostante le istituzioni li considerassero corpi scomodi, disturbanti, pericolosi e, dunque, da rinchiudere per tutelare la sicurezza pubblica. Corpi che più degli orsi sfidano la distinzione fra domestico e selvatico, e che abitando questo confine spaventano. E che poiché spaventano sono sotto attacco.

Come le vitelle di Palaia, che vivevano in natura in Sicilia e sono state deportate in un allevamento da carne in Toscana, da cui sono fuggite. Ora vivono libere, ma sono ricercate dalle autorità perché la loro presenza disturba le attività umane e per le quali l’unica soluzione possibile sembra essere quella di trovare un rifugio che le accolga: un compromesso che dice tutto su chi si sente padrone del territorio. Quello che è sotto attacco, infatti, insieme a degli individui, è la libertà di abitare un territorio considerato di esclusiva proprietà umana (che a ben vedere poi significa spesso di proprietà di quegli umani che hanno il potere di recintarlo, di costruirci, spesso di devastarlo).

Fu il caso di Camilla, che 6 anni fa fuggì da un piccolo allevamento di Vinci, in Toscana, ed evitò l’abbattimento decretato dal sindaco resistendo in latitanza per settimane. La solidarietà che si diffuse permise di salvarle la vita e di destinarla a un rifugio, una vittoria parziale, se si pensa che Camilla avrebbe potuto vivere libera nei boschi. Una vittoria ottenuta a seguito di una sorta di “grazia”, come spesso accade quando un animale ribelle conquista la simpatia dell’opinione pubblica. Sono gli stessi soggetti deputati alla repressione dei corpi non conformi, in alcuni di questi casi, a decretare la “grazia”, un provvedimento di carattere eccezionale che non fa che confermare la normalità del dominio su tutti gli altri, sui miliardi reclusi negli allevamenti, nei mattatoi, nelle gabbie. Proprio come avviene per i soggetti umani la cui unica colpa è quella di non avere i documenti in regola, e che in casi eccezionali si guadagnano, per così dire, dei diritti che dovrebbero essere basilari, tramite atti di eroismo o comunque straordinari all’opinione pubblica.

Come Adam El Hamami e Ramy Shehata, due ragazzini nati in italia da genitori stranieri e, dunque, senza diritto alla cittadinanza, secondo le nostre vergognose leggi. Adam e Ramy, però, sono diventati famosi, due anni fa, perché hanno sventato un attentato a uno scuolabus, vicino a Milano, mentre ostaggi del sequestratore sono riusciti a chiamare la polizia. E questo è valso loro la cittadinanza, con provvedimento nientemeno che dall’allora ministro dell’interno Matteo Salvini: un atto, appunto, che conferma il trattamento considerato normale per i migranti. Se certamente non possiamo che essere contente per delle singole persone le cui vicende vedono un lieto fine, per noi solidarizzare con la resistenza significa contestare sempre e comunque quei dispositivi che distinguono fra corpi che sono al proprio posto e “corpi fuori luogo”, fra inclusi ed esclusi, fra chi è sacrificabile, chi è macellabile, chi è uccidibile e chi non lo è.

Dalla parte di chi si ribella, smontiamo la gabbia.

 

 

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18 ottobre a Trento – corteo al Casteller per gli orsi

 

18 ottobre, Trento

Stazione di Villazzano ore 11.00
Corteo verso il Casteller
Orsi liberi – smontiamo la gabbia
Assemblea Antispecista / Centro Sociale Bruno / Fridays for Future Trento / Coord. Studenti Medi Rovereto/Trento
La manifestazione durerà tutta la giornata, portati il pranzo al sacco, l’acqua, la mascherina, scarpe da montagna e indumenti adatti in caso di pioggia.
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Fra il 1999 e il 2002 viene realizzato in provincia di Trento il Progetto Life Ursus finanziato dall’Unione Europea, con finalità di ripopolamento degli orsi bruni, all’epoca sostanzialmente estinti nell’arco alpino. Evidentemente, qualche ors* nei boschi fa bene al turismo e alle casse provinciali, deve aver pensato qualcuno. Ma bastano pochi anni e ci si rende conto che la presenza dell’orso Yoghi non è compatibile con un modello di turismo consumista e invasivo, nel contesto di un territorio in realtà ampiamente antropizzato.
Il risultato 20 anni dopo: 34 ors* “indisciplinati* scompars*, uccis*, imprigionat*. Tra loro gli orsi (chiamati dalle autorità) M49 e M57 e l’orsa DJ3, attualmente detenut* nella struttura/prigione del Casteller, la cui gestione è – con macabra ironia – affidata all’Associazione dei Cacciatori Trentini. M49 evade clamorosamente, superando e forzando barriere e recinzioni apparentemente invalicabili, nella notte del 15 luglio 2019 (neanche un’ora dopo esser stato catturato a causa delle numerose denunce di danni da parte degli allevatori della zona) e fugge nuovamente il 27 luglio 2020, per poi venire nuovamente catturato poche settimane fa. Suoi compagni di prigionia DJ3 (figlia di Daniza, probabilmente l’orsa più tristemente nota nella mala gestione della provincia di Trento) reclusa da ben 9 anni (metà della sua vita) ed M57, riuscito a trascorrere solo due anni della sua vita in libertà prima di essere imprigionato (la vita media di un orso in natura è fra i 30 e i 35 anni). È notizia di questi giorni che le condizioni psico-fisiche dei tre plantigradi sono state definite “inaccettabili” persino dagli organi di controllo istituzionali che, come da copione, propongono per voce delle associazioni veterinarie la costituzione di “comitati etici” per ripulirsi la faccia con la solita favola del “benessere animale”.
La classe politica che ha governato il Trentino ha più volte dimostrato tutti i limiti e l’ipocrisia di un’impostazione antropocentrica rispetto alla convivenza con gli altri animali. Ovviamente le cose non sono né cambiate né migliorate dall’insediamento della nuova giunta leghista (sì, proprio loro: i machisti dei banchetti a base di carne d’orso).
I milioni di euro che per il Progetto Life Ursus la Provincia ha ricevuto dall’Europa andavano spesi molto diversamente: progetti di educazione nelle scuole, formazione mirata agli operatori turistici, sensibilizzazione e informazione a tappeto a residenti e turisti, nell’ottica di una convivenza pacifica e rispettosa. E invece? E invece questa specie è stata presa, piazzata sul territorio, tolta dal territorio, uccisa, imprigionata, mostrata, nascosta, a seconda delle esigenze del potere.
Ma in conseguenza di quali colpe è stato deciso che la coercizione fisica di questi animali fosse necessaria? Il fatto è che gli animali selvatici hanno la pessima abitudine di comportarsi da tali. Non sono peluche, non sono gli animali depressi e tristi che vediamo negli zoo, resi inoffensivi dalla rassegnazione e dalle sbarre. Sono ors* che, come tutti gli individui, vogliono “solo” vivere liber*, scegliere cosa mangiare, dove andare, cosa esplorare, come giocare, oziare, odorare; e che, come chiunque altr*, se si sentono infastidit* o minacciat* reagiscono e si difendono. Ors* che fanno gli ors*, insomma.
Come gli esseri umani da sempre hanno resistito alle oppressioni e alle discriminazioni, anche tutti gli animali non umani mal sopportano prigionia e sfruttamento, aggrediscono per difendersi e provano a fuggire, talvolta con successo. È ora di aprire gli occhi, di comprendere che gli animali non umani sono l’avanguardia del movimento di liberazione animale. È ora di smettere di pensare che gli altri animali siano creature senza voce, per le quali è necessario usare la nostra. La voce è espressione di potere e descrivere gli animali come privi di essa toglie potere alle loro esperienze di ribellione. Oltre la narrazione tossica dell’animalismo “classico”, che vede gli altri animali come inermi che solo degli umani illuminati possono adoperarsi a salvare, esiste una consistente storia di ribelli e di ribellione ancora tutta da raccontare, di fronte alla quale il posizionamento degli individui umani non può che considerarsi come mera solidarietà. Riconosciamo la capacità degli animali di sottrarsi allo sfruttamento umano come una forza socialmente non trascurabile, una forza in grado di muovere le energie di associazioni, singole persone, gruppi locali verso una solidarietà che può essere definita senza dubbio politica. Una solidarietà attiva che si esprime nella consapevolezza di condurre lotte comuni tra sfruttat*, indipendentemente dalla specie di appartenenza. Aprendoci alla possibilità di adozione di un inedito sguardo decoloniale, scegliamo di dismettere il nostro privilegio di specie per metterlo al servizio della resistenza animale.
Nell’operato della Giunta Fugatti in questo particolare frangente, riconosciamo con evidenza le stesse politiche repressive nei confronti di tutti quei corpi indecorosi ed eccedenti, che varcano confini ed esprimono volontà di autodeterminazione, che mille volte abbiamo visto all’opera nei più disparati contesti di resistenza. Da sempre solidali con la lotta di chi viola i confini per riprendersi la libertà, ci schieriamo senza esitazioni dalla parte degli/le ors* ribelli.
Nella persecuzione contro di loro nella nostra piccola, periferica provincia non possiamo non individuare la comune matrice della più grande e cieca persecuzione ai danni di tutte le forme di vita terrestri che sta determinando a livello planetario la catastrofe climatica ormai alle porte.
Per questa ragione, nella decisione di schierarci al fianco di questi corpi resistenti, facciamo appello per allargare la mobilitazione a tutte le soggettività ed i collettivi impegnati nelle lotte ecotransfemministe, antirazziste, antifasciste e per la giustizia climatica, a tutt* coloro che credono che la mobilitazione contro la guerra totale al vivente attualmente in corso da parte del sistema capitalista vada fermata non tanto – per dirla con un’altra narrazione tossica – per “salvare il pianeta”, ma per provare a garantire alla nostra specie e a tutte le altre (animali e vegetali) la possibilità di continuare ad abitare la Terra. Crediamo fermamente che solo l’intersezione di tutte queste lotte possa ambire a scardinare il paradigma del capitalismo antropocentrico che ci ha già condotti dentro la sesta estinzione di massa. Un sistema rapace che attraverso un meccanismo distopico e perfetto distrugge e strappa territori ad animali ed umani, capitalizzando ogni respiro. E che avvelena anche il linguaggio ed il pensiero, relegando nella dimensione dell’irrilevanza e del silenzio, minorizzandole, tutte quelle identità che si discostano dal paradigma proprietario dell’antropocentrismo colonialista maschio e bianco. Noi non ci stiamo, e ci batteremo perché i prossimi mesi ed anni vedano l’attraversamento delle piazze da parte di una nuova ondata di ribellione globale generalizzata. Iniziamo da qui. Restituiamo agli/le ors* i boschi e le montagne in cui sono nati/e liber*.
Dalla parte della resistenza animale. Domenica 18 ottobre smontiamo la gabbia.
Ritrovo ore 11 stazione di Villazzano – Trento

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COMUNICATO di Resistenza Animale per il compagno Orso Resistente

ATTENZIONE a queste due foto (Orso Resistente -M49-Papillon  e Fugatti, presidente della provincia di Trento)
Vi pare che l’essere umano che vediamo a destra abbia qualche vago strumento di corretto approccio nei confronti dell’altro essere, quello a sinistra? Analizzando i fatti sembra proprio di no.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              ORSO RESISTENTE È GIÀ LEGGENDA

Evade clamorosamente per la prima volta nella notte del 15 luglio 2019
, neanche un’ora dopo esser stato catturato a causa delle numerose denunce di danni da parte degli allevatori della zona. Evade, nonostante il recinto del Casteller – così viene chiamata una collina sopra Trento- sia reputato super sicuro, addirittura tra i più sicuri in Italia e gestito dall’Associazioen Cacciatori Trentini (SIC!). Qui Orso Resistente viene scaricato direttamente dalla  gabbia trappola a tubo che lo aveva imprigionato, senza il radiocollare che gli era stato messo nell’agosto del 2018. E lui non si scoraggia, anzi: nell’ora immediatamente successiva alla cattura riesce a sfondare tre recinzioni elettrificate a settemila volt e a scavalcare un muro elettrificato alto quattro metri e mezzo. Una prigionia quanto mai evanescente che suscita persino dei dubbi sulla sua veridicità tanto che l’amministrazione provinciale è costretta a metterne in rete il video per assicurare della sua  reale avvenuta.

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Una mucca si rivolta e aggredisce l’allevatore all’interno di un frigomacello.

Gangi (PA), 27 luglio 2020.

Nell’articolo si legge che “tradendo la sua attitudine mansueta”(SIC!)  una mucca ha aggredito l’allevatore che la stava conducendo dentro il macello. “Tutto è accaduto in pochi attimi: l’uomo stava scaricando l’animale dal suo camion per condurlo nelle sale di macellazione, quando improvvisamente è stato caricato. La mucca lo ha scaraventato contro il mezzo e l’uomo rovinato a terra ha perso conoscenza dopo aver battuto violentemente il capo”. L’uomo ha ripreso conoscenza. Sul posto sono arrivati i carabinieri del corpo forestale che  non hanno perso tempo: hanno ammazzato la mucca che nel frattempo era scappata nelle campagne.

Si pretende sempre docilità e obbedienza dai prigionieri, si dà per scontata, anche quando l’aria è pregna dell’odore di morte.

Mucca aggredisce allevatore di Castelbuono: perde i sensi, trauma cranico

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“Bande ” di macachi si impadroniscono della città

Lopburi, Thailandia.

Prima sfruttati per attirare i turisti, ora, ai tempi del coronavirus, in cerca di cibo in città perchè meno visitatori significano meno cibo. Un altro effetto collaterale del covid-19.

Un cinema abbandonato è diventato il loro  quartier generale. Lì vicino, il proprietario di un negozio espone giocattoli di tigre e coccodrilli impagliati per cercare di spaventare le scimmie, che rubano regolarmente bombolette di vernice spray dal suo negozio.

Nessuno a Lopburi sembra ricordare un tempo senza le scimmie ma, anche per colpa del cibo spazzatura dato loro dai turisti, sono quasi raddoppiate in tre anni. I residenti si sono presi la briga di nutrire i macachi per prevenire gli scontri dovuti ad una convivenza che sembra sempre più difficile. Taweesak Srisaguan, il proprietario del negozio a Lopburi, ha detto che, nonostante la sua giostra quotidiana con questi animali,  gli mancheranno se vengono spostati. “Sono abituato a vederli passeggiare, gridare per strada” – dice – “Senza di loro, sarei sicuramente solo.”

Articolo

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Tilda significa combattente

Santuario delle mucche Villa Kuhnterbunt, CH, giugno 2020.

Alcuni passanti l’hanno vista scavalcare il passaggio di contenzione verso il mattatoio e hanno avvisato un rifugio per animali, non la polizia. Bella mossa!

Ora Tilda è in salvo. 

Articolo:

Switzerland: Tilda escapes death in the slaughterhouse

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M49 – Orso resistente

L’orso chiamato dalle autorità M49, colui che, già catturato nel luglio dello scorso anno, in poche ore era evaso dalla sua prigione scavalcando un recinto considerato dagli esperti “a prova di orso” (ha scavalcato infatti una barriera di 4 metri e tre recinti tra i 7.000 e 9.000 volt), colui che ha resistito agli inseguimenti e agli appostamenti per mesi, percorrendo centinaia e centinaia di chilometri in totale solitudine e libertà, come un orso dovrebbe e vorrebbe fare, è stato di nuovo catturato pochi giorni fa, e di nuovo condotto alla prigione da cui era evaso: il Casteller,  un centro di recupero per fauna selvatica gestito dall’Associazione Cacciatori Trentini.

Foto di M49 dietro alle sbarre

Il recinto “a prova di orso” è stato sostituito da pannelli in plexiglass. L’Orso Resistente, a detta dei suoi carcerieri cacciatori, si sta abituando alla sua “casa”, è nutrito a dovere e “non dovrebbe sentire il bisogno di muoversi più di tanto” (peccato che, a titolo di esempio, sia in grado di percorrere in meno di un mese 100 km, come del resto ha fatto). Quasi che possano bastare pochi giorni e cibo in abbondanza per cancellare quel che egli è stato ed è: un ribelle, e un orso.
Su queste montagne, di orsi nei secoli scorsi ce n’erano a centinaia. Ma sono stati massacrati, fino all’estinzione. Il loro territorio distrutto dal disboscamento e dalla crescita dei pascoli e degli allevamenti. Negli anni Novanta di orsi non ne esistevano quasi più. Fu allora che venne ratificato il progetto Life Ursus, con il fine di implementare la biodiversità, reintrodurre gli orsi lungo l’arco alpino, riportare su questi monti la vita selvatica.

Peccato che gli animali selvatici abbiano la pessima abitudine di comportarsi di conseguenza. Non sono peluche, non sono gli animali depressi e tristi che vediamo negli zoo, resi inoffensivi dalla rassegnazione e dalle sbarre. Peccato che la montagna sia di per sé foriera di pericoli: ci sono i burroni, ci sono le vipere, i temporali improvvisi, gli insetti velenosi, i cinghiali, i lupi, gli orsi. La montagna non è un giardino zoologico, ove andare a provare il brivido del contatto con “la natura”, ma al sicuro dai pericoli della natura stessa. Che poi, l’Orso Resistente (per le autorità M49) è davvero così pericoloso? In un anno i suoi crimini sono stati: aver spaventato dei pastori appoggiandosi alla loro roulotte, essere entrato in qualche baita e malga vuote in cerca di cibo, aver ucciso, per mangiare, qualche decina di animali (animali lasciati incustoditi da chi ne piange la morte e reclama vendetta, oltre che i rimborsi regionali, e destinati comunque da costoro ad essere ammazzati da lì a poco).

I cacciatori umani (come quelli che ora lo tengono prigioniero), in una sola stagione (2019-2020) hanno ucciso quasi cento persone, e – si stima – qualcosa come 460 milioni di altri animali.
Per divertimento.

L’Orso Resistente, da parte sua, vuole solo vivere da orso, in quella che dovrebbe essere la sua terra, dove i suoi progenitori sono stati portati per ridare vita ad una natura depredata e depauperata.
Ed è lì che deve tornare. Ora.

Resistenza Animale – https://resistenzanimale.noblogs.org

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Resistenza finale

Roma, 29 aprile 2020

Nel macello del Prenestino un toro ha scatenato la sua furia disperata contro uno degli addetti alla macellazione e l’ha gravemente ferito. Nessun sangue dovrebbe scorrere sui pavimenti.

QUI l’articolo

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Agnellino fuggito

Chions (UD), 7 aprile 2020

Era nei campi, fuggito dall’allevamento. Ora è stato adottato da una famiglia.

QUI l’articolo (messaggeroveneto.it)

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