Category Archive7 – evasioni



1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 20 Nov 2017 11:10 am

Evasione di gruppo

Treviso, 17 novembre 2017

Cinque mucche sono riuscite ad evadere mandando in tilt il sistema della produzione della loro carne. È quindi immediatamente scattata un’operazione apocalittica per l’immediato ‘recupero’. Elicottero e mezzi a non finire sono stati impiegati per ripristinare un ordine molto difficile da ristabilire perché le ribelli erano ben decise a resistere. Così, per fermare la loro corsa libera, quattro di loro sono state freddate, un’altra ricatturata.

QUI la notizia

2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 16 Nov 2017 07:58 pm

Ribelle in attesa di condanna.

Segni, provincia di Roma, 31 marzo 2017

In un allevamento come tanti, un allevatore muore di malattia e lascia l’allevamento al figlio e ad un operaio.
In un allevamento come tanti ogni giorno questo addetto svolge le sue mansioni: pulisce, lava, distribuisce il cibo, controlla gli abbeveratoi, munge le mucche con le mammelle doloranti perché non hanno un cucciolo che beva il loro latte, aiuta le mucche a partorire e a essere ingravidate.
In un allevamento come tanti c’è un toro, probabilmente da monta, quindi un toro che ogni tot viene “spremuto” del suo seme da un veterinario assistito dall’operaio.

Un giorno, in questo allevamento qualsiasi, questo toro si ribella.
Rompe le catene, sfascia la staccionata, sfonda il cancello e travolge l’operaio che forse era lì per prepararlo all’ennesima masturbazione oppure semplicemente per mettergli un po’ di mangime. Qualunque cosa stesse facendo in quel momento, era nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Il toro lo travolge, lo sbatte in terra, esce dalla sua prigione calpestandolo… ma non riesce a fuggire dalla stalla.
L’operaio finisce in ospedale in prognosi riservata, è grave. Ora di lui nessuno sa nulla.
Il toro è stato posto sotto sequestro per le indagini. Di lui sappiamo che è ancora prigioniero.

Il figlio dell’allevatore, con la morte del padre prima e questo incidente poi, decide di chiudere l’allevamento mandando tutti i capi macellabili al macello e vendendo, si presume, le mucche. Chiede il dissequestro del toro perché vuole mandare al macello anche lui. Come spesso accade qualcuno si muove e viene chiesto che il toro invece che riaffidato all’allevamento venga affidato ad un’associazione, ad un rifugio per animali “da reddito”.
Chi si preoccupa di farlo è un’assistente del Giudice, il giudice acconsente.
Viene disposto il dissequestro del toro e l’affido all’associazione.
Dalle asl di entrambi i paesi viene però bloccato tutto. Dalla asl di partenza perché il toro è considerato pericoloso, dalla asl di arrivo perché, avendo i colleghi detto che il toro è cattivo, richiedono che la struttura che lo accoglierebbe abbia un recinto particolare… idoneo a contenere un animale pericoloso come un bisonte, ad esempio.
Essendo un affido da parte del tribunale, non da un privato né da un’associazione, bisogna soddisfare le richieste del Ministero perché in questo caso solo il ministero può decidere se puoi prenderti cura di lui oppure no.
In questo caso stanno dicendo tutti di no.
L’allevamento sta chiudendo i battenti, tutti i suoi carcerati sono in attesa del giudizio finale che è morte o continui parti senza figli da accudire.

Uno di questi carcerati invece è lì, ancora lì (dopo quasi otto mesi!) ..  avrebbe la salvezza a portata di mano, ma  gli viene negata da un permesso del Ministero.
Tutto ciò è emblematico.
Un individuo che si ribella reagisce alla violenza e prova in tutti i modi a liberarsi, anche con la forza.
Questo atto viene  sempre considerato un’anomalia del/dal sistema, un residuo pericoloso di schegge di resistenza. In quanto pericoloso, l’individuo è destinato alla reclusione a vita oppure condannato a morte.
Nessuna via di mezzo.
Nessuna empatia.
Nessun riconoscimento di quello che questo individuo cerca di comunicarci.

In questo sistema che strozza e soffoca ogni atto di ribellione, nessun rispetto nemmeno per chi ha tentato di aprire una breccia.
Questo è quello che accade quando si scende ad accordi con le istituzioni.

In un contesto di liberazione totale, di fronte ad uno stato in quanto organo gerarchico di oppressione, di comando e di repressione, ci si può affidare alle istituzioni e fidarsi delle istituzioni che decidono chi vive e chi muore, che decidono chi può essere liberato e chi deve marcire in prigione?
Non specifico nemmeno di quale ministero stiamo parlando perché tanto è uguale, parliamo dello stato.

15/11/2017

Agripunk

Articolo (www. romatoday.it)

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 15 Nov 2017 11:06 am

La recinzione non è bastata

Belluno, 2 novembre 2017
Un toro è riuscito ad evadere sfondando il recinto. Inseguito nelle vie del paese, è stato ricatturato. Al suo carceriere è stato imposto di ‘conservare il proprio patrimonio’ fra solide mura a prova di fuga. Soltanto un gioco-prova di forza può ammettere infatti che un toro non se ne stia tranquillo a far crescere nella stalla la propria carne da macello: qui non siamo né a un rodeo né a Pamplona…

L’articolo (corrierealpi.gelocal.it)

 

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 09 Nov 2017 07:59 pm

Ma i bambini fanno il tifo per il maiale.

Marigliano (NA), 8 novembre 2017

Evaso da un allevamento domestico, è incitato a scappare solo dai bambini.

Lo inseguivano una donna anziana e un uomo armato di scopa che sono riusciti a riportarlo dentro al recinto, verso la macellazione imminente in vista delle feste. E anche questa volta le tradizioni sono salve, compresa l’usanza  di giocarsi i numeri al lotto: maiale 4 – maiale per strada 34 – grasso 40 – morto 6 – ucciderlo 21 – mangiarlo 58.

QUI articolo e video.

(Fonte: www.ilmattino.it)

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 06 Nov 2017 10:36 pm

Agostina, nome in codice da fuggiasca

Vigolzone (PC), settembre 2017

Evasa dalla stalla, si è rifugiata in un giardino. Si è difesa strenuamente. Ripresa con sedazione.

L’articolo (libertà.it)

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni &approfondimenti 05 Nov 2017 03:12 pm

La Bestia è sveglia

“La Bestia è sveglia, innervosita dalla vicinanza delle scrofe in calore di cui gli giunge l’odore dall’edificio riservato al concepimento, attraverso le pareti porose. Con il grugno spinge la porta del recinto. Il chiavistello è un po’ allentato e tintinna, balla e si solleva a ogni colpo che assesta alle sbarre di metallo. Ci batte contro, si prende una sbarra sul muso, spinge la porta, la tira a sé, spinge di nuovo, e a poco a poco le viti cedono. Dopo ore di pazienti manovre la placchetta e il chiavistello cadono sul nudo calcestruzzo della corsia e la porta del box si apre lentamente davanti al verro, che balza fuori, pronto ad affrontare l’ostacolo del corpo degli uomini schierati davanti. Costeggia i recinti, annusando gli altri quattro riproduttori che si svegliano al suo passaggio e poi, da qualche parte al di là dei muri, l’odore delle scrofette nervose, delle scrofe gravide e dei suinetti. La sua massa enorme si muove in silenzio nell’oscurità.

Lo guida un altro richiamo, ancora più pressante di quello della fregola; è il tenue profumo della notte che penetra nell’edificio dagli interstizi. La Bestia percorre la corsia centrale fino alla porta. Appoggia il grugno contro lo spiraglio e, con un movimento della bocca, fa scivolare il battente sul binario. Muove qualche passo sulla vasta lastra di calcestruzzo, alza la testa e respira. La campagna è nera e tranquilla. Un brivido di eccitazione attraversa da parte a parte il corpo massiccio del verro. Rivolge per un momento lo sguardo alle porte dell’edificio dietro le quali languono le scrofe fertili che a loro volta hanno percepito la sua presenza e i feromoni del suo fiato pesante, poi La Bestia si allontana e arriva fino alla recinzione di rete metallica. Al di là si estendono le terre, lucenti e profumate, che trattengono il sentore delle erbe e dei tuberi, degli animali sconosciuti e delle piccole prede, dei cespugli umidi e di vecchi orti azzurrati dalla luna. Il verro morde, torce e strappa senza difficoltà le maglie della rete, praticando un buco nel quale infila la testa, poi si appoggia con tutto il suo peso, incurvando la recinzione e piegando a forza i pali conficcati nel calcestruzzo. L’apertura si allarga e l’animale riesce ad infilarci le zampe anteriori. L’estremità  dei fili spezzati gli si conficca nella carne e lo graffia per lungo, sulla schiena e sui fianchi. Il suo grido trafigge la notte ed eccita i cani che fiutano il suo odore e abbaiano tutti insieme nel canile della fattoria. La Bestia raddoppia gli sforzi, si dibatte, stacca dai pali il pezzo di rete metallica, che vibra sbattendoci contro violentemente quando il maiale si libera. Ebbro di dolore, galoppa fino al centro di un prato incolto. Non ha mai corso. Scopre la propria massa e la forza che deve mobilitare per spostarla.Dalle ferite esce un sangue fluido e cola fra le setole. Si ferma, stordito dalla sforzo, dalla nuova libertà e dalla vibrazione della notte che sonda con gli occhi, pupille dilatate. Distingue i cupi edifici della porcilaia che fino a quel momento costituivano la frontiera del suo mondo. Percepisce, più lontano, l’ombra del corpo della fattoria, che per lui è solo un’ombra da cui scaturisce l’odore ostile degli uomini e dei cani. Non sa che al primo piano, dietro lo spessore dei muri di mattoni e di sassi e paglia, anche gli uomini dormono. Nei loro sogni si affolla la massa uniforme dei maiali”

Estratto da Regno animale di Jean-Baptiste Del Amo

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni &8 - ribellioni 02 Nov 2017 06:57 pm

Lilith, colei che non si assoggetta.

Borth Wild Animal Kingdom Park /Galles, 2 novembre 2017

Lilith la lince, è fuggita da uno zoo in Galles, una settimana fa. L’hanno anche vista, libera, e le hanno  scattato persino una foto ma senza riuscire a ricatturarla. Uno degli uomini incaricati di ritrovarla ha detto “Mi sono seduto a guardarla per circa 10 minuti. Sembrava rilassata e in buona salute e ha continuato a lavarsi a non più di dieci metri da me. È stato un momento magico … ma prima la riprendiamo meglio è”. Dicono che sia riuscita a saltare oltre una rete alta 4 metri e passare attraverso due cordoni di alta tensione “solo” per catturare un uccello… Dire invece che è fuggita “solo”per ritrovare la libertà, sarebbe una sconfitta morale  troppo umiliante per tutti gli zoo del pianeta.

Articolo

(Fonte: www.theguardian.com)

1 - storie di rivolta &3 - circhi &7 - evasioni 28 Ott 2017 04:14 pm

Elefantessa evasa dal circo

Sassari, luglio 2017

Pochi passi fuori di prigione.

il VIDEO

Qui la notizia (sardegnalive.net)

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni &8 - ribellioni &approfondimenti 19 Ott 2017 01:36 pm

Gli oranghi, la resistenza e lo zoo- La storia di Ken Allen e Kumang

DI JASON HRIBAL
Counterpunch

Pancia piena e intrattenimento potranno forse funzionare con gli umani, ma gli oranghi necessitano di un diverso mix di incentivi. Per controllarli ci vogliono sesso e banane, al cui cospetto si trovano quasi smarriti. È l’istinto, ovvio. Ma quel che è certo è che, se fossero riusciti a scoprire il giusto cocktail istintuale, i responsabili dello zoo di San Diego avrebbero potuto risolvere il loro problema con gli oranghi prima che peggiorasse ulteriormente. Tante banane, qualche compiacente partecipante di sesso femminile, e tempo era tutto ciò che ci voleva.

I veri sforzi iniziarono nell’estate del 1985. La nuova esposizione “Cuore dello zoo” era stata aperta tre anni prima e le operazioni quotidiane non potevano andare meglio. Ma poi quel dannato Ken Allen cominciò a fare i capricci. Ken era nato nel febbraio del 1971 da Maggie e Bob del San Diego. Ufficialmente era un orango del Borneo, sebbene non avesse mai messo piede sull’isola e non sapesse nulla della cultura arborea. Sarebbe più corretto classificarlo come un orango da zoo. La vita dell’istituto era l’unica che Ken avesse mai conosciuto. Lo zoo era il luogo in cui era nato, e lo zoo fu il luogo in cui morì di linfoma nel 2000. Nel frattempo, Ken dovette quotidianamente affrontare la cattività. Paradossalmente, lo zoo di San Diego comprese fin dall’inizio che sarebbe stato più difficile da gestire rispetto ai precedenti oranghi dell’istituto.

Nella foto: Ken Allen

Nella sua cameretta, Ken svitava tutti i dadi che riusciva a trovare e rimuoveva i bulloni. I custodi non facevano a tempo a rimetterli a posto che lui ricominciava. E non lo si riusciva a tenere nella sua stanza. Una delle sue macchinazioni preferite, secondo la descrizione di un addestratore, consisteva nell’“afferrare la mano di qualcuno che la stesse sventolando e tirarsi su dondolandosi”. A quel punto cercare di riprendere la piccola scimmietta rossa diventava un’impresa. In ogni modo la sua vita da adulto era destinata a rappresentare una sfida di gran lunga maggiore per lo zoo. Infatti, quando Ken fu trasferito per la prima volta nell’esposizione “Cuore dello zoo”, lo sorpresero che scagliava pietre conto un’equipe televisiva che stava filmando i gorilla attigui. Quando non ci furono più pietre, Ken lanciò i propri escrementi. L’equipe si disperse. Ironicamente un problema simile si sarebbe verificato allo zoo parecchi anni dopo. Nell’esposizione erano state installate grandi finestre di vetro e gli oranghi presero a scagliarvi contro delle pietre. I responsabili del San Diego subito istituirono un programma di scambio. Ogni pietra non lanciata era una banana guadagnata. Ma gli oranghi non erano interessati e continuarono a cercare di rompere le finestre. Alla fine il parco chiamò un’impresa affinché scavasse l’intera pavimentazione dell’esposizione per rimuovere tutte le pietre, dato che la sostituzione di ogni vetro infranto costava allo zoo 900 dollari. Che successe poi? Gli oranghi cominciarono a strappare dal muro gli isolanti in ceramica e a lanciare quelli, invece. Era evidente che gli animali volevano proprio uscire.


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1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni 18 Ott 2017 07:36 pm

Fugge da un macello e la gente fa il tifo per lui.

Brooklyn, N.Y., 17 ottobre

Lui è  Shankar, con le sue inconfondibili orecchie color caramello. Martedì 17 ottobre è  riuscito a liberarsi ed è fuggito da un mattatoio di Brooklyn.

Con l’aiuto di amici solidali vivrà sereno. Anche questa volta la ribellione di un animale ha messo in moto tutta una serie di dispositivi polizieschi e creato scompiglio emotivo. Chi ha assistito alla sua fuga ha fatto il tifo prima ancora di rendersi conto di come un animale come lui ogni giorno ridiventa invisibile quando finisce nel piatto o in quello che indossiamo. Per ogni ribellione, resistenza, per ogni anonimo morso dato all’allevatore o agli aguzzini della vivisezione, per ogni fuga non riuscita, per ogni grido, per ogni felicità negata, lotta solidale!! Evviva Shankar.

Articolo qui

(Fonte: www.nydailynews.com )

 

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