Monthly Archivemaggio 2015



1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &8 - ribellioni 29 Mag 2015 12:03 pm

Charlene Mooken, nome di battaglia Cincinnati Freedom

Questa è la storia di Charlene Mooken, la mucca  divenuta famosa come Cincinnati Freedom.

Cincinnati Freedom

Nel febbraio 20o2  fugge da un mattatoio dell’Ohio saltando una recinzione di quasi tre metri eludendo inseguimenti e schivando le freccette sedative.

Rimane latitante per undici giorni.

Verrà  poi catturata, poco dopo la mezzanotte, a Clifton, Cincinnati.

Non essendo più adatta alla macellazione  (gli animali che fuggono dai mattatoi o dagli allevamenti americani

sono considerati  ‘non più  macellabili’ dalla legge) ed essendo nel frattempo diventata famosa, aveva incontrato l’ attenzione  dell’associazione  SPCA che  si adoperò cercare una sistemazione permanente per lei.

Inizialmente si pensò allo zoo di Cincinnati che però rifiutò di accoglierla per motivi di sicurezza.

Poi si pensò  ad una  fattoria, ma anche questa possibilità non andò a buon fine.

Finchè l’artista Peter Max offrì  generosamente alcuni suoi dipinti  all’associazione SPCA e in cambio ottenne la custodia dell’animale.

Intendeva  commemorare  la sua  rocambolesca fuga alla ricerca disperata della libertà durante l’annuale sfilata di apertura di un mercato  a Finley, essendo l’animale stesso  diventato  un’opera d’arte vivente.

Fu così che la mucca ribelle  si guadagnò il soprannome di Cincinnati Freedom  ricevendo simbolicamente le chiavi della  cittadina.

Poi, proprio  quando tutto era pronto per la sfilata, la mucca fu giudicata inadatta perché si ribellava ancora saltando in tutti i modi possibili e mostrandosi molto infastidita e nervosa.

Cinci troverà infine una casa presso il Farm Sanctuary’s New York Shelter, nell’aprile del 2002.

Ha trascorso lì, serenamente,  il resto della sua vita, fino al 2008.

Fonte e notizia QUI

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &approfondimenti 29 Mag 2015 11:52 am

Fugge dal mattaio e viene uccisa nei pressi di un Mc Donald’s

Cincinnati (USA),  maggio 2015

Era scappata dal mattatoio la mucca che è stata uccisa nei pressi di un Mc Donald’s a Cincinnati.

Per lei, inseguita da due macellai, non si sono aperte le porte di un rifugio come è accaduto qualche anno fa per un’altra mucca nella stessa città.

Per lei , che correva disorientata sulla Queen Avenue, solo due colpi di fucile senza alcuna esitazione

Per lei solo curiosità, un pò di perplessità  e ironia divertita .

Per lei solo la morte.

Perchè lei era solo una mucca.

QUI la notizia

(Fonte: www.cincinnati.com )

1 - storie di rivolta &8 - ribellioni &approfondimenti 25 Mag 2015 10:36 pm

Un “lasciar correre” che è l’unica opportunità di liberazione

La notizia riporta di un dramma avvenuto a Iseo.

Un umano anziano residente in zona si è appostato in attesa di un giovane cinghiale che, alla ricerca di cibo, era solito entrare nel terreno adiacente alla sua abitazione. Non appena si è avvicinato l’umano non ha esitato a fare fuoco colpendolo in pieno. Il cinghiale, però, in preda al dolore e alla disperazione, prima di morire, si è lanciato alla carica e, a sua volta, ha travolto l’umano che, ferito, è poi morto dissanguato.

Il breve articolo ci rivela anche che l’anziano signore “era esasperato dalle incursioni dell’animale sul suo terreno”.

Quello che colpisce è il maldestro tentativo di fornire una giusta motivazione per l’appostamento e l’uccisione di un individuo che cercava di sfamarsi. Quello che colpisce è “quell’esasperazione” che trascina puntualmente degli individui di una specie ad imbracciare un fucile e uccidere senza arrivare a chiedersi davvero il perché si stia ricorrendo ad una soluzione così violenta, pericolosa, drastica, dolorosa, irreparabile.

Soprattutto, quando si parla e si scrive sulla necessità di difendere il proprio terreno dai cinghiali, quello che colpisce è la totale mancanza di consapevolezza rispetto all’origine del problema, rispetto all’immensa disparità delle forze in campo.

L’origine del problema, in realtà, è l’immissione massiccia di cinghiali nei boschi a scopi venatori. In altre parole i cinghiali sono tanti perché sono state immesse specie non autoctone molto più prolifiche. E lo scopo, naturalmente, era quello di avere tanti cinghiali per potersi divertire con i fucili.

La vita dei cinghiali, animali molto schivi che preferiscono muoversi dopo il crepuscolo, in questo contesto, diviene sempre più difficile. La sopravvivenza, garantita dalla libertà di movimento, dall’ampiezza del territorio, dalla disponibilità di cibo, si trasforma nella perenne fuga di individui braccati, terrorizzati, spesso feriti e costretti ad abbandonare i piccoli. Individui disturbati e spaventati dai rumori e dalle devastazioni, costretti ad attraversare strade con il rischio continuo di essere investiti.

Il bosco, il luogo del selvatico, lo spazio vitale di tutti gli animali liberi, è stato colonizzato e, sempre meno, rappresenta un rifugio sufficientemente sicuro dal dominio antropocentrico.

Lo spazio vitale e il cibo disponibile, infatti, non sono mai abbastanza e, anche per questo, i cinghiali (e non sono loro) sono spesso costretti ad uscire allo scoperto.

Se poi consideriamo che anche la nostra agricoltura si appropria di tutto il territorio, di tutte le risorse, di tutta l’acqua e considera dei nemici da abbattere tutti gli individui che, in qualunque modo, reclamano il diritto a quegli spazi, a quelle risorse, a quell’acqua, possiamo cominciare a delineare il dramma degli animali selvatici. Minacciati, braccati, terrorizzati, sospinti e allontanati sempre di più, verso spazi che diminuiscono a vista d’occhio.

In un tale contesto, tra caccia, agricoltura totalitaria, trappole, bocconi avvelenati, strade e autostrade, alte velocità, pale eoliche, ripetitori ed elettrodotti appare sempre più evidente l’immensa disparità delle forze in campo. Appare sempre più evidente come l’esasperazione si trasformi in odio nei confronti di qualunque forma di esistenza estranea a tutto questo meccanismo perverso di dominio incontrastato. Appare sempre più evidente l’immenso e drammatico senso di ridicolo che dovremmo provare di fronte a chi evoca la necessità di difendersi dai cinghiali, come da qualunque altro animale selvatico che, ancora, cocciuto e clandestino, si ostina a cercare spiragli di sopravvivenza in una matrice sempre più squadrata, trasformata, addomesticata.

E sì! Anche quella dei cinghiali è Resistenza Animale. Una resistenza che dovremmo cercare di sostenere arretrando di parecchi passi: sul territorio, sulle proprietà, sulla nostra posizione di dominio e di controllo, sabotando l’appiattimento di una mentalità fondata sul fucile e lo sterminio, sulla vendetta e sulla morte.

Perché quello di Iseo è un dramma di cui nessuno dovrebbe rallegrarsi, in nessun modo.

Abbiamo bisogno, più che altro, di un nuovo atteggiamento che ci permetta di non considerare più le impronte, le buche e le zolle ribaltate, qualche frutto prelevato o qualche campo calpestato solo dei danni. Sono le tracce di altri animali che, a differenza delle nostre spesso davvero dannose e devastanti, segnalano semplicemente il loro modo di stare al mondo. Avremmo bisogno di un nuovo atteggiamento che implichi anche il “lasciar correre”, lasciar passare, lasciar entrare, lasciar uscire, lasciar sostare. Perchè è proprio questo “lasciar correre” che consentirà leggerezza e distacco, che consentirà a tutti di vivere e correre. Un “lasciar correre” che è l’unica opportunità di liberazione. Anche per noi, che siamo animali tra tante popolazioni di animali.

Troglodita Tribe

 

LEGGI qui la notizia

(Fonte www.brescia.corriete.it )

 

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 25 Mag 2015 10:36 pm

Di nuove corde spezzate…

Tremestieri Etneo (CT), marzo 2015

L’evasione di un toro e i tentativi di cattura in questo articolo (lurlo.info)

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1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 25 Mag 2015 07:45 am

Era riuscit* ad evadere

Oggiono (Lecco), 2009

Un maiale è riuscito a fuggire. Inseguito, ‘placcato’, riportato in prigione. Da là sarà uscito per andare al mattatoio e le sue carni disperse negli scaffali di un supermercato… Non abbiamo la sua foto, ma il suo tentativo di evasione ci fa ricordare proprio lui, o lei, ci impone di parlare al singolare. Ce lo fa ricordare non come passivo e rassegnato, ma pronto a difendersi. Annientato purtroppo in un vortice da una forza immensamente più grande di lui, stritolato dalle maglie fittissime del sistema di produzione di carne da macello. Che può anche fingere di occuparsi del suo benessere tenendogli la cella ben ripulita, ma non deve trarre in inganno. Fa nascere e non vivere, ma trascorrere solo un brevissimo momento di ingrasso. Giorni segnati, in attesa solo del furgone della morte che attende dietro l’angolo ad ante spalancate, anche se gli allevamenti sono ‘bio’.

QUI la notizia

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approfondimenti 22 Mag 2015 03:11 pm

Il privilegio di non riconoscere il proprio privilegio

 

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 20 Mag 2015 02:38 pm

IL NO DI HERMAN

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La notizia risale alla fine del 2010, ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa sia dalla stampa estera che da quella italiana.
L’asino Herman, addestrato, trasportato al fronte e trasformato in “soldato” durante la guerra in Afghanistan, era considerato una sorta di eroe dal contingente tedesco di stanza a Shar Darah nella provincia di Kunduz.

Gli asini, da tempo immemorabile, vengono usati in guerra per trasportare feriti, viveri, armi, munizioni. Vengono mandati nelle zone più pericolose, dovunque ci sia bisogno. Sono animali forti che non si lamentano. Anche nelle situazioni più estreme sono gli ultimi a morire. Proprio per questo in molti li considerano dei veri e propri soldati modello. Ma Herman no. Herman, ad un certo punto, disobbedisce, si ferma, si rifiuta di trasportare qualsiasi cosa. Anche di fronte ai soliti e secchi ordini militareschi lanciati dai soldati tedeschi, Herman non muove un passo, smette di scavalcare i pericolosi fossati d’acqua della zona, un vero e proprio rifiuto che si protrae nel tempo. Non una semplice giornata storta, ma un rifiuto irrevocabile che lo porta ad essere congedato con il massimo del disonore. Proprio per questa ragione non viene neppure riportato in Germania, ma semplicemente abbandonato e venduto per circa 70 euro in un mercato afghano della zona. Da eroe decade in breve ad attrezzo ormai inutile e difettoso di cui disfarsi al più presto, nel più completo disinteresse, senza un minimo di preoccupazione per la sua sorte, per la fine che lo attende.

Quella di Herman è una muta diserzione. Una forma chiara ed evidente di resistenza, rifiuto, disobbedienza, ribellione. E come tutte le altre deve essere ammantata di disonore e vergogna, deve essere annichilita e ridotta a codardia e squallore. In fondo anche i disertori umani sono sempre stati ridotti a fannulloni e vigliacchi, persone ignobili il cui comportamento non può avere altro significato.
E quali sono le ragioni della diserzione di Herman se non la fatica, lo sfinimento, la disperazione, l’essere costretto a trasportare carichi pesanti di armi e munizioni attraverso le strade orribili della guerra, il non poterne più di una situazione inutile, violenta, assordante nella sua follia, nel suo essere al di fuori da qualsiasi possibile interpretazione della libertà? E non sono forse le stesse ragioni che hanno spinto e continuano a spingere i disertori umani di tutti i tempi e di tutte le latitudini?

C’è una forza atavica che ad un certo punto esplode, e ci fa dire basta. E’ per questo che è indispensabile la minaccia di fucilazione, l’invenzione del disonore, l’addestramento o la doma effettuati con dolorose costrizioni fisiche e violente tecniche di manipolazione mentale.
Ma a volte non bastano neppure quelle.

La diserzione è sempre punita con spietata durezza perchè altrimenti scatenerebbe una ovvia e naturale reazione a catena, finirebbe per smascherare quanto l’obbedienza alla gerarchia sia il motore che consente l’esercizio del dominio. Ma queste sono considerazioni razionali e filosofiche.
La diserzione non ne ha certo bisogno. La diserzione è un gesto spontaneo, immediato, spesso privo di calcolo. Si tratta di un NO così profondo, radicale e radicato che prescinde da ogni ragionamento, che smette di confrontarsi con le possibili conseguenze.
Ed è proprio questo il NO che caratterizza l’essenza della Resistenza Animale.
Un NO che, soprattutto di questi tempi, ha molto da insegnare anche a noi umani.

Troglodita Tribe

1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &7 - evasioni 20 Mag 2015 12:21 am

La mucca scozzese che voleva la sua indipendenza

Aberdeen ( Scozia), 1 agosto 2014

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E’ scappata da un traghetto.

Una volta liberatasi ha nuotato in uno dei canali principali del porto.

Aveva guadagnato terra , ma ,raggiunta da una scialuppa , ha ripreso a nuotare , cercando la libertà.

‘Abbiamo tentato’ dice la guardia costiera.

Uccisa per ‘motivi umanitari’ su consiglio di un veterinario sarà la versione dell’omicidio di questo splendido animale .

Video

QUI le foto e la notizia

(fonte: www.huffingtonpost.co.uk )

 

 

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni 19 Mag 2015 11:49 pm

Wallsend Cow… cercava solo la libertà

Newcastle,  16 maggio 2015

Una mucca  è fuggita da una fattoria vicino a Newcastle. Cercava la libertà. Dopo la segnalazione, un altro spettacolo è stato messo in scena.

Arriva la polizia.  Arriva anche un elicottero.

La mucca, spaventata, nel frattempo si ritrova su una strada trafficata. Vengono bloccate le auto  e l’animale dichiarato pericoloso.

Di qui a spararle è solo questione di poco tempo. Troppo ce ne sarebbe voluto per avere in loco un veterinario per sedarla, dice la polizia, accusata dai molti sostenitori della mucca ribelle di aver assunto una posa ridicola e aver esercitato una violenza estrema.

Alla mucca che cercava solo la libertà è stata subito dedicata una pagina: https://www.facebook.com/pages/RIP-Wallsend-Cow/643019542494837?sk=timeline

Riposa in pace, Wallsend Cow.

LEGGI la notizia

(Fonte: www.huffingtonpost.co.uk)

 

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni 19 Mag 2015 11:13 pm

Meglio qualche ora da leone… libero

17 maggio 2015

Tajan Tyger Mountain Park  (Cina)

Leone

Non è chiaro come il leone, prigioniero in uno zoo cinese, sia riuscito a scappare dalla gabbia. Dopo aver aggredito un guardiano , che  poi è morto per le ferite riportate, ha vagato per lo zoo.

Poi è stato ucciso.

E’ il terzo incidente quest’anno. Lo zoo in questione è stato più volte al centro di polemiche per le condizioni miserabili in cui versano gli animali, imprigionati in gabbie arrugginite e sporche  in cui non riescono a girarsi, obbligati  anche ad esibirsi in spettacoli circensi.

Nel pomeriggio le ‘attività’ sono riprese normalmente e la prigione ha riaperto le porte al pubblico.

QUI la notizia

(Fonte: www.bbc.com/news/world-asia-china)

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