Category Archiveapprofondimenti



1 - storie di rivolta &approfondimenti &ri-prendersi gli spazi 25 Mar 2020 12:55 pm

Natura comune

Genova, 25 marzo 2020

Se le strade vuote di queste settimane inducono alla narrazione romantica del ritorno della “Natura“, allora siamo decisamente fuori strada. Perchè ci piace tanto questo mito del ritorno che sa tanto di eterno? Di una natura che ci perdona sempre tutto, che vive di vita propria, rassicurante e benignamente comprensiva comunque, Madre o Matrigna che sia?

Che alibi ci consente questa distanza? Possiamo proseguire con le malefatte della civiltà capitalista perchè la natura continua, da qualche parte, ad essere sfondo puro  e incontaminato? Ci permette forse di scoprire che, sotto la patina devastante, i colori del quadro rimangono intatti? Oppure noi siamo all’interno del quadro e la natura è l’artefatto di Dorian Gray?

In rete abbondano le foto e i video degli scenari delle città deserte popolati da presenze davvero insolite: delfini nei porti, lepri nei parchi, anatre che nidificano sui pontili e nelle fontane. Proprio quest’ultima situazione in realtà così insolita proprio non è. Con l’arrivo della primavera, le anatre compaiono sempre anche negli specchi d’acqua cittadini, ma di solito non andiamo oltre il sorriso strappato da una situazione che ci pare un po’ buffa. Se ci fosse sempre il silenzio che avvolge le città durante queste giornate di pandemia, sentiremmo  con chiarezza il ritorno degli uccelli. Anche i cinghiali, ora presenza salutata con simpatia, fanno talvolta irruzione nei perimetri urbani, ma ‘normalmente’ scattano panico ed emergenza. I nostri territori antropizzati, l’invasione assordante delle automobili, la devastazione dello sfruttamento e dell’inquinamento spingono via le presenze terrestri che non siano umane. 

Le dinamiche di respingimento in realtà ci sono ben note e non riguardano certo solo gli animali: non tutt* gli umani hanno il titolo di cittadini del mondo… È un titolo che si dà e si toglie all’occorrenza. E le zone marginali in cui vogliamo confinat*  chi non ha “diritto di cittadinanza” a volte si sovrappongono al traffico e al viavai, con le loro pareti di cartone, estraneità, diffidenza o fatte di ferro e mattoni. Fatte della nostra incapacità di riconoscere modi ‘diversi’ di abitare il mondo o di pensarlo come uno scenario aperto, come un territorio su cui le vite, semplicemente, scorrono… Eppure, nonostante il nascondimento e anzi, spesso proprio grazie a questo, ogni vita r-esiste. Da un altro spazio sovrapposto e insospettato, si annusa l’aria in attesa di riprendersi il proprio pezzetto di mondo. Appena la presenza umana si ritrae, le altre vite si rivelano dove sono sempre state: sotto un albero o ad annaspare sotto le acque rese torbide o in là quel tanto per non finire stritolati da un’elica o da migliaia di ruote.

Non c’è la natura che ritorna… e se,come dice Donna Haraway, “la natura è un luogo comune”, nel doppio senso secondo cui non esiste come realtà staccata ma dev’essere il luogo della convivenza e dell’intessere relazioni,  allora questi sono giorni in cui si rivela proprio per quello che è. Si rivela perchè ne siamo immers*.

Come si diceva, a Genova si incontrano spesso i cinghiali. QUI un articolo e il meraviglioso video girato esattamente un anno fa, giorno più giorno meno:

E qui, oggi: https://www.primocanale.it/notizie/con-la-citt-vuote-per-il-coronavirus-gli-animali-si-impossessano-delle-strade-217579.html

approfondimenti 03 Mar 2020 06:22 pm

E adesso fermiamoci a riflettere… meglio tardi che mai!

Ōkunoshima, Giappone – L'”isola dei conigli”

Questo venerdì è stata effettuata una cattura di conigli nella zona di Bovisio Masciago. I conigli erano una ventina, figli di una coppia di conigli di un industriale della zona, nati e cresciuti per la maggior parte in una situazione di semi libertà. Dal cancello dell’industria, infatti, i conigli entravano e uscivano liberamente da lungo tempo, attraversavano la strada e passavano gran parte del loro tempo al parchetto antistante il giardino. La scorsa settimana uno dei conigli era purtroppo rimasto investito e ucciso sulla strada che divide il giardino dal parchetto e gli animalisti si sono attivati per catturare i conigli, e contemporaneamente il proprietario (il quale ha ricevuto una sanzione per la cattiva gestione degli animali seguite da continue pressione da parte delle istituzioni) ha chiesto l aiuto degli animalisti per metterli in un recinto chiuso all’interno del giardino dell’industria. La cosa è stata fatta con grande fretta, motivata dalla convinzione di agire nell’emergenza. Ma l’emergenza qual era? Qualcuno diceva che altrimenti il proprietario per non prendere una multa avrebbe avvelenato (o bastonato, chissà perché) i poveri conigli, qualcun altro sosteneva che avrebbero potuto esserci altri investimenti, c’era chi diceva che costituivano un pericolo per il traffico e chi aveva sentito dire che venivano presi a sassate, rincorsi da pitbull sguinzagliati apposta contro di loro, e persino chi diceva che qualcuno avrebbe potuto appostarsi al parchetto dei bambini, sotto ai condomini e in pieno centro, con delle gabbie trappola per catturarli e poi mangiarli.
Nel frattempo la gente del posto sembrava ottimamente disposta nei confronti della piccola colonia, tanto che i conigli avevano imparato a prendere il cibo dalle mani perché imboccati dai passanti e dai bambini.


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approfondimenti 27 Dic 2019 10:09 pm

Un cervo attacca e uccide il cacciatore che gli aveva sparato.

Arkansas, ottobre 2019.

“Per quanto poco frequente, può capitare che un animale normalmente poco aggressivo verso l’uomo reagisca colpendo a morte chiunque gli si avvicini, soprattutto in un momento di dolore e sofferenza” si scrive nell’articolo.

Ebbene sì, può capitare eccome che si possa attaccare e colpire a morte chi ci si avvicina sparando. Sempre ingenui e burloni questi/e giornalisti/e.

Il cervo attacca e uccide il cacciatore che gli aveva sparato

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni &approfondimenti 02 Nov 2019 11:31 pm

Siamo tutt* Meteor!

Avevamo già scritto di Meteor, lo yak imprendibile in fuga dal mattatoio.

Imprendibile…come una stella.

Il 27 settembre scorso Meteor è stato investito da un’auto.

Un pensiero- ricordo di

Siamo tutti Meteor: riflessioni sulla nostra connessione emotiva con gli animali”

Lo yak, grande, peloso e cornuto ma “carino”

“Il 22 ottobre il Washington Post ha pubblicato una storia di 2.000 parole su Meteor, lo yak. Il pezzo era essenzialmente un sentito necrologio, di quelli di solito riservati a star del cinema, eroi di guerra e pionieri dell’arte, della scienza e dell’industria. Un pezzo che definirei esagerato. Ma non è esattamente quello che provo per questo annuncio funebre così dettagliato.

Sono ciò che a volte viene chiamato “un tipo da animali”. Ho un’affinità per tutte le cose pelose e a quattro zampe, piumate e con becco, e persino inquietanti e striscianti, con la notevole eccezione degli insetti puzzolenti. Odio gli insetti puzzolenti. Ma ho adorato Meteor — o meglio, ho adorato la sua storia e ciò che ha simboleggiato. Era provocatorio, eroico, furbo e perfino carino, se quella parola potesse essere applicata a una bestia irsuta da 600 libbre con grandi corna.


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approfondimenti 10 Lug 2019 10:45 am

Matti come cavalli – Intersezioni bastarde fra antispecismo e antipsichiatria

di Collettivo Resistenza Animale

Testo scritto per il blog CripHumAnimal – [leggi la versione inglese / read English version]

Da qualche anno, nell’ambito dell’attivismo antispecista e dei critical animal studies, si parla della resistenza animale. Contestando le retoriche paternaliste in stile “we are the voice of the voiceless”, molto diffuse fra i difensori dei diritti animali, alcuni gruppi e autori sottolineano che i nonumani si ribellano quotidianamente allo sfruttamento: evadono dagli allevamenti, dagli zoo e dai laboratori, fuggono dai camion diretti al mattatoio, aggrediscono i domatori nei circhi, si rifiutano di collaborare, si lasciano morire in tutti i luoghi di prigionia. Il collettivo Resistenza Animale, in Italia, documenta da anni queste ribellioni e cerca di favorire la solidarietà, accanto a una visione dell’attivismo in cui gli umani non siano più gli eroici salvatori degli altri animali, ma compagni di lotta posizionati al loro fianco.

“Rubare il tempo è una follia”, di Luigia Marturano.
[Disegno in bianco e nero con sfumature di grigio raffigurante una persona distesa nel letto, legata con una camicia di forza; intorno, una decina di cani sono legati con delle corde al letto e cercano di staccarsi]

Non è un caso, probabilmente, che questo nuovo approccio alla liberazione animale abbia destato interesse nel movimento antipsichiatrico, favorendo dei momenti di dibattito sull’intersezione fra le due lotte. In particolare, Giuseppe Bucalo, attivista e autore che ha creato, in Sicilia, reti di sostegno ai “matti” libere dall’interferenza delle istituzioni e del sapere psichiatrico, ha espresso una forte affinità con la resistenza animale. Secondo Bucalo, vi sono molte analogie fra il controllo che la società opera nei confronti dei modi di pensare non incasellabili nella razionalità standard e il controllo dei nonumani che provano a disattendere il ruolo che è stato loro assegnato dalla nostra società. Lo stupore, l’ansia e la violenza repressiva suscitate dai cosiddetti “malati di mente” e dagli animali fuggitivi nello spazio pubblico, per esempio, sono molto simili. Il testo di Sarat Colling “Animal without Borders” mostra come fino a poco tempo fa – e talvolta ancora oggi – gli animali in fuga siano descritti dai giornali come “impazziti” come “matti”.


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1 - storie di rivolta &8 - ribellioni &approfondimenti 18 Mag 2019 03:21 pm

Per un patto di convivenza.

Palermo, 14 maggio 2019.
Video: Un gruppo di gabbiani fa il nido su un balcone e impedisce alla proprietaria di avvicinarsi.

“La parola convivenza, spesso riferita alle coppie che scelgono di vivere sotto lo stesso tetto, è in realtà l’atto di trascorre la vita insieme agli altri. In senso più allargato, essendo la terra abitata da un gran numero di individui, chiunque, inevitabilmente, si trova a confrontarsi con la convivenza, con le regole della convivenza.
In linea generale, queste regole si basano su un patto sociale fondato sul rispetto reciproco.
Il rispetto è una base fondamentale se si desidera approfondire il concetto di convivenza. Rispettare un individuo, infatti, significa riconoscere la sua specificità, il suo essere integro e libero.
Il problema essenziale del nostro rapporto con gli animali sta proprio nell’assenza di questo patto di convivenza, nell’assenza di un riconoscimento dell’animale, di qualunque animale, come soggetto di una vita, come individuo autonomo con delle caratteristiche specifiche, con dei bisogni, con delle aspirazioni che non possono essere ignorate e calpestate .

Mentre tra esseri umani questo patto, pur avendo diverse sfumature in base alle differenti culture, è ben chiaro e riconosciuto, per quanto riguarda gli animali è demandato alla buona volontà di ogni umano che sceglie il modello di comportamento che preferisce.
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1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni &approfondimenti 25 Apr 2019 09:36 pm

25 aprile

Oggi è festa di liberazione, festa della resistenza. Ricordiamo tutte le resistenze ignorate e calpestate. Cerchiamo di restare in lotta con loro.

Libertà condizionata

La vicenda dei cavalli di Ostellato fa emergere con urgenza una dinamica in realtà molto deleteria e ambivalente delle relazioni con gl* altri animali: quella della cura. Non che i rapporti non debbano mai essere improntati ad essa, ma che diviene paralizzante quando assunta a regola generale e quando non vuol riconoscere nell’altr* alcun livello di possibile autonomia ed autodeterminazione. Pensiamo che gl* animali (che siamo peraltro abituat* ad allevare) abbiano una capacità pari a zero di sapersi gestire, a meno che non si tratti di animali selvatici, quando invece molti casi di evasione e latitanza dimostrano chiaramente il contrario, e non solo nel riuscire a procurarsi cibo e riparo. Ci sono corpi che riacquistano agilità, robustezza, a cui si rinfoltisce il pelo, nei quali riaffiora la capacità di socializzazione annullando in pochi mesi di vita libera secoli di selezione genetica. Ci saranno individui che soccombono, ma così è sempre stato. La logica pastorale invece continua a inibire ogni competenza a vivere in autonomia, secondo la logica del “do ut des”: la protezione in cambio dello sfruttamento. Anche se, di fronte alla nascita forzata prevista dall’allevamento, tale argomento suona alquanto pretestuoso. L’autonomia è combattuta soprattutto attraverso la selezione dei corpi meno reattivi e gli strumenti di contenzione zootecnica completano a vita, anzi, a morte, il quadro. Persino davanti alla manifesta capacità di autonomia dei cavalli di Ostellato, come di altri gruppi di animali, certe logiche di controllo non vengono meno. E condizionano anche relazioni in cui l’empatia è evidente. In questo caso gli umani intervengono con la scusa di proteggere, di garantire la sopravvivenza e mettono in funzione i soliti meccanismi di sfruttamento. Riusciremo mai ad avere una lettura meno miope dell’altr*? Riusciremo mai a mantenere una sana distanza da chi chiede solo di veder rispettata la propria vita… anzi che non chiede proprio nulla e non sa che farsene, probabilmente, di un amico-padrone?

QUI la notizia

approfondimenti 07 Mar 2019 01:48 pm

Esce “Smontare la gabbia”, un libro con un contributo di Resistenza Animale

 

Siamo liet* di annunciare l’uscita di un libro che ha visto coinvolto il nostro Collettivo con un saggio intitolato “Corpi fuori luogo. Gli animali ribelli”, in cui facciamo un po’ il punto sulla resistenza animale da un punto di vista teorico e di attivismo (ma anche altri contributi del volume toccano questo tema a noi caro).

Potete preordinare il libro qui, finanziando contemporaneamente Lunacorre, casa famiglia per animali abbandonati.

Smontare la gabbia. Anticapitalismo e movimento di liberazione animale

A cura di N. Bertuzzi e M. Reggio

(Mimesis 2019, 171 pagine)

Il movimento di liberazione animale ha avuto in Italia particolare rilievo negli ultimi anni, a partire dalle campagne contro pellicce e vivisezione sviluppate nei primi anni 2000 da gruppi radicali di ispirazione anarchica ed ecologista. Il culmine di interesse pubblico si è avuto, più di recente, con le mobilitazioni contro l’allevamento Green Hill. Le prassi adottate da associazioni e gruppi animalisti hanno portato a un panorama difficile da “leggere”, in cui convivono dibattiti, strategie e pratiche inedite, spesso in conflitto fra loro. Questa raccolta di saggi si propone di fornire una panoramica su alcune nuove frontiere interpellando collettivi, gruppi, studios* e attivist* che partecipano alla ricerca teorica e alle iniziative di questa galassia estremamente eterogenea. Un testo volutamente situato e partigiano, ma attento a cogliere non solo il carattere specista delle società moderne (e dell’Italia contemporanea, in modo particolare) ma anche le criticità dello stesso movimento e delle sue numerose anime interne. L’approccio intersezionale che attraversa la raccolta di scritti si avvale delle esperienze di ricerca e attivismo che hanno saputo mettere in connessione, fra gli altri, Animal Studies, transfemminismo queer, istanze antirazziste e anticapitaliste, resistenza animale, sociologia dei movimenti per articolare un discorso antispecista schierato contro il qualunquismo di certo animalismo di destra o comunque “spoliticizzato”.

Buona lettura!

1 - storie di rivolta &approfondimenti 21 Feb 2019 10:15 am

Dissociat*, infam* eppur frocie!

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Dissociat*, infam* eppur frocie!
A proposito di violenza e anormalità dentro il corteo contro lo sgombero dell’Asilo e gli arresti.

 

È l’alba del 7 febbraio a Torino, quando Chiara Appendino e la sua giunta pentastellata si assumono la responsabilità politica di sgomberare militarmente l’Asilo, occupato da 24 anni. Sei compagn* arrestat* con l’accusa di Associazione sovversiva per la lotta contro i Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio de* migrant*). Chiara Appendino e la sua giunta: gli stessi che da anni portano avanti una profumata opera di ”lavaggio rosa” dichiarandosi amici di una supposta Identità lgbtq*ia+, per legittimare quella guerra ai poveri chiamata riqualificazione delle periferie. Con questa strategia di governo, a Torino come altrove, il Comune elargisce diritti ai “cittadini gay” per ripulirsi l’immagine ed oscurare la propria violenza contro poveri, reietti e fuorilegge. Riconoscimento in cambio di supporto politico, assimilazione in cambio di silenzio: a Torino la Normalità Gay – quella bianchissima, borghese, sposata, satolla di soldi, documenti e diritti – ripulisce l’immagine di sfratti, sgomberi, deportazioni e arresti a 5 stelle. Privi di qualunque carica sovversiva, corpi un tempo considerati “anormali” sono oggi complici attivi dei padroni di questa città.

….

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approfondimenti 01 Feb 2019 01:00 pm

Sull’occupazione del mattatoio di Torino – un’intervista

 

Intervista a Paola Canonico sull’occupazione del mattatoio di Torino

A cura di Resistenza Animale

 

Ciao, cominciamo dall’azione in sé. È stato difficile stare lì e resistere per diverse ore? Come ti sei sentita?

Sì, i mattatoi sono ovviamente luoghi orrendi. Già solo averli concepiti è una follia. Non era la prima volta ma non è mai facile: l’odore di sangue rappreso, le gabbie contenitive, gli strumenti usati per uccidere, i pungoli elettrici. I segni delle cornate lungo il corridoio della morte, a diverse altezze, da cui potevi dedurre l’età degli animali, le strisciate lungo i muri, le mattonelle rotte a testate. I macchinari sono già orrendi, ma i segni della resistenza animale sono ancora peggiori. E quando smetti di notare queste cose perché inizia l’azione e sei incatenata ad altr* compagn*, e realizzi che tutto avviene davanti agli animali che aspettano in coda, è ancora peggio. Il dolore e la rabbia sono disarmanti, in tutte quelle ore hai molto tempo per metterti nei loro panni, immaginarti vitello, maiale, e per comprendere fino in fondo tutta l’efferatezza che si consuma i quei luoghi. La fortuna è che non sei sola, la solidarietà tra persone di differenti nazionalità che non si conoscono e non si sono mai viste è stata commovente, chi era alla sua prima azione è stat* curat*, incoraggiat*, protett+ dai colpi. E posso dirlo senza timore di essere troppo melensa, quella notte siamo stat* la migliore versione di noi stess*, eravamo uman*. E non vedo l’ora di ritrovarl*.


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