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approfondimenti &eventi 09 Nov 2017 05:00 pm

[1 dicembre, Milano] Animali in rivolta alla libreria Antigone

 

Venerdì 1 dicembre, ore 18

Libreria LGBT Antigone, Milano

Presentazione di:

Sarat Colling, Animali in rivolta (mimesis 2017)

Un approccio femminista decoloniale all’antispecismo

Con Rachele Borghi, Julie Coumau e Marco Reggio

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni &approfondimenti 05 Nov 2017 03:12 pm

La Bestia è sveglia

“La Bestia è sveglia, innervosita dalla vicinanza delle scrofe in calore di cui gli giunge l’odore dall’edificio riservato al concepimento, attraverso le pareti porose. Con il grugno spinge la porta del recinto. Il chiavistello è un po’ allentato e tintinna, balla e si solleva a ogni colpo che assesta alle sbarre di metallo. Ci batte contro, si prende una sbarra sul muso, spinge la porta, la tira a sé, spinge di nuovo, e a poco a poco le viti cedono. Dopo ore di pazienti manovre la placchetta e il chiavistello cadono sul nudo calcestruzzo della corsia e la porta del box si apre lentamente davanti al verro, che balza fuori, pronto ad affrontare l’ostacolo del corpo degli uomini schierati davanti. Costeggia i recinti, annusando gli altri quattro riproduttori che si svegliano al suo passaggio e poi, da qualche parte al di là dei muri, l’odore delle scrofette nervose, delle scrofe gravide e dei suinetti. La sua massa enorme si muove in silenzio nell’oscurità.

Lo guida un altro richiamo, ancora più pressante di quello della fregola; è il tenue profumo della notte che penetra nell’edificio dagli interstizi. La Bestia percorre la corsia centrale fino alla porta. Appoggia il grugno contro lo spiraglio e, con un movimento della bocca, fa scivolare il battente sul binario. Muove qualche passo sulla vasta lastra di calcestruzzo, alza la testa e respira. La campagna è nera e tranquilla. Un brivido di eccitazione attraversa da parte a parte il corpo massiccio del verro. Rivolge per un momento lo sguardo alle porte dell’edificio dietro le quali languono le scrofe fertili che a loro volta hanno percepito la sua presenza e i feromoni del suo fiato pesante, poi La Bestia si allontana e arriva fino alla recinzione di rete metallica. Al di là si estendono le terre, lucenti e profumate, che trattengono il sentore delle erbe e dei tuberi, degli animali sconosciuti e delle piccole prede, dei cespugli umidi e di vecchi orti azzurrati dalla luna. Il verro morde, torce e strappa senza difficoltà le maglie della rete, praticando un buco nel quale infila la testa, poi si appoggia con tutto il suo peso, incurvando la recinzione e piegando a forza i pali conficcati nel calcestruzzo. L’apertura si allarga e l’animale riesce ad infilarci le zampe anteriori. L’estremità  dei fili spezzati gli si conficca nella carne e lo graffia per lungo, sulla schiena e sui fianchi. Il suo grido trafigge la notte ed eccita i cani che fiutano il suo odore e abbaiano tutti insieme nel canile della fattoria. La Bestia raddoppia gli sforzi, si dibatte, stacca dai pali il pezzo di rete metallica, che vibra sbattendoci contro violentemente quando il maiale si libera. Ebbro di dolore, galoppa fino al centro di un prato incolto. Non ha mai corso. Scopre la propria massa e la forza che deve mobilitare per spostarla.Dalle ferite esce un sangue fluido e cola fra le setole. Si ferma, stordito dalla sforzo, dalla nuova libertà e dalla vibrazione della notte che sonda con gli occhi, pupille dilatate. Distingue i cupi edifici della porcilaia che fino a quel momento costituivano la frontiera del suo mondo. Percepisce, più lontano, l’ombra del corpo della fattoria, che per lui è solo un’ombra da cui scaturisce l’odore ostile degli uomini e dei cani. Non sa che al primo piano, dietro lo spessore dei muri di mattoni e di sassi e paglia, anche gli uomini dormono. Nei loro sogni si affolla la massa uniforme dei maiali”

Estratto da Regno animale di Jean-Baptiste Del Amo

approfondimenti 23 Ott 2017 07:34 pm

“Forse un giorno si ribelleranno anche i cavalli.”

Forse un giorno si ribelleranno anche i cavalli, diceva una frase di quegli anni attribuita a Mao, come a spiegare metaforicamente e letteralmente che il bisogno di libertà era più grande dell’umanità che lo pone, e ne avrebbe prima o poi ridisegnato i confini… Ecco, nel manicomio di Trieste tutto comincia simbolicamente da un cavallo, Marco, che da anni tira il carretto con dentro i panni per la lavanderia, e altro materiale. Fattosi oramai troppo vecchio per continuare a lavorare, Marco è destinato alla vendita per il macello: ma i suoi amici umani, i degenti del manicomio, insorgono e, in collaborazione con gli operatori del laboratorio di scrittura, redigono a suo nome una lettera al Presidente della Provincia, chiedendo un meritato pensionamento. Siamo nel 1972: Marco avrà salva la vita, e i pazienti hanno per la prima volta da sempre affermato il loro diritto a esistere come soggetti politici a tutti gli effetti. Poi, nel 1973, ispirandosi a questa storia, degenti, operatori, artisti invitati da fuori occupano il padiglione P (come Paradiso, dicono scherzosamente alcuni), lo adibiscono a laboratorio artistico, e costruiscono un gigantesco cavallo di legno e cartapesta azzurra: appunto, Marco Cavallo. La sua pancia è piena dei sogni, dei desideri, della gioia di vivere, dell’urgenza di libertà degli internati – insomma, si tratta di un novello cavallo di Troia, ma alla rovescia, perché ora non è più questione di entrare dentro, ma di uscire fuori, è il mondo che si vuole assediare, la cittadella da conquistare… Ed esce, Marco Cavallo, sempre nel 1973, solo che è troppo grande per passare per la porta, bisogna buttare giù un muro, aprire un varco nella recinzione del manicomio: così, finalmente libero, Marco Cavallo può andare in giro per la città, accompagnato da centinaia di matti…”

alfabeta2.

Articolo intero :

Speciale / Franco Basaglia, l’unica rivoluzione italiana

1 - storie di rivolta &2 - allevamenti e macelli &approfondimenti 23 Ott 2017 12:14 pm

Una storia di resistenza animale ispirata ad un racconto

Dal libro  “La ribellione degli animali”

Alcune pagine qui

www.orticaeditrice.it

1 - storie di rivolta &4 - zoo &7 - evasioni &8 - ribellioni &approfondimenti 19 Ott 2017 01:36 pm

Gli oranghi, la resistenza e lo zoo- La storia di Ken Allen e Kumang

DI JASON HRIBAL
Counterpunch

Pancia piena e intrattenimento potranno forse funzionare con gli umani, ma gli oranghi necessitano di un diverso mix di incentivi. Per controllarli ci vogliono sesso e banane, al cui cospetto si trovano quasi smarriti. È l’istinto, ovvio. Ma quel che è certo è che, se fossero riusciti a scoprire il giusto cocktail istintuale, i responsabili dello zoo di San Diego avrebbero potuto risolvere il loro problema con gli oranghi prima che peggiorasse ulteriormente. Tante banane, qualche compiacente partecipante di sesso femminile, e tempo era tutto ciò che ci voleva.

I veri sforzi iniziarono nell’estate del 1985. La nuova esposizione “Cuore dello zoo” era stata aperta tre anni prima e le operazioni quotidiane non potevano andare meglio. Ma poi quel dannato Ken Allen cominciò a fare i capricci. Ken era nato nel febbraio del 1971 da Maggie e Bob del San Diego. Ufficialmente era un orango del Borneo, sebbene non avesse mai messo piede sull’isola e non sapesse nulla della cultura arborea. Sarebbe più corretto classificarlo come un orango da zoo. La vita dell’istituto era l’unica che Ken avesse mai conosciuto. Lo zoo era il luogo in cui era nato, e lo zoo fu il luogo in cui morì di linfoma nel 2000. Nel frattempo, Ken dovette quotidianamente affrontare la cattività. Paradossalmente, lo zoo di San Diego comprese fin dall’inizio che sarebbe stato più difficile da gestire rispetto ai precedenti oranghi dell’istituto.

Nella foto: Ken Allen

Nella sua cameretta, Ken svitava tutti i dadi che riusciva a trovare e rimuoveva i bulloni. I custodi non facevano a tempo a rimetterli a posto che lui ricominciava. E non lo si riusciva a tenere nella sua stanza. Una delle sue macchinazioni preferite, secondo la descrizione di un addestratore, consisteva nell’“afferrare la mano di qualcuno che la stesse sventolando e tirarsi su dondolandosi”. A quel punto cercare di riprendere la piccola scimmietta rossa diventava un’impresa. In ogni modo la sua vita da adulto era destinata a rappresentare una sfida di gran lunga maggiore per lo zoo. Infatti, quando Ken fu trasferito per la prima volta nell’esposizione “Cuore dello zoo”, lo sorpresero che scagliava pietre conto un’equipe televisiva che stava filmando i gorilla attigui. Quando non ci furono più pietre, Ken lanciò i propri escrementi. L’equipe si disperse. Ironicamente un problema simile si sarebbe verificato allo zoo parecchi anni dopo. Nell’esposizione erano state installate grandi finestre di vetro e gli oranghi presero a scagliarvi contro delle pietre. I responsabili del San Diego subito istituirono un programma di scambio. Ogni pietra non lanciata era una banana guadagnata. Ma gli oranghi non erano interessati e continuarono a cercare di rompere le finestre. Alla fine il parco chiamò un’impresa affinché scavasse l’intera pavimentazione dell’esposizione per rimuovere tutte le pietre, dato che la sostituzione di ogni vetro infranto costava allo zoo 900 dollari. Che successe poi? Gli oranghi cominciarono a strappare dal muro gli isolanti in ceramica e a lanciare quelli, invece. Era evidente che gli animali volevano proprio uscire.


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approfondimenti &eventi 16 Ott 2017 10:27 am

1 novembre: animali in rivolta al Vegan Day di Firenze

Sarat Colling - Animali in rivoltaIl 1 novembre resistenzanimale.noblogs.org sarà al Vegan Day di Firenze, con la presentazione del libro di Sarat Colling “Animali in rivolta”.

Vi aspettiamo!

1 novembre, ore 20.00

c/o Istituto Alberghiero Buontalenti, via di San Bartolo a Cintoia 19/a a Firenze, zona Isolotto

ANIMALI IN RIVOLTA

Desirée Manzato conversa con Marco Reggio

Presentazione del libro “Animali in rivolta. Confini, resistenza e solidarietà umana” di Sarat Colling (Mimesis/ Eterotopie) a cura di feminoska e Marco Reggio

Sarat Colling prende in esame le vicende degli animali fuggiti dai macelli e analizza l’impatto che queste storie hanno avuto sull’opinione pubblica. Obiettivo della ricerca è quello di comprendere le forme di resistenza degli animali e il ruolo delle loro storie nella messa in discussione delle modalità con cui gli umani, e in particolare i consumatori, prendono le distanze dalla violenza delle imprese zootecniche.

 

QUI IL BLOG CON IL PROGRAMMA COMPLETO DEL VEGAN DAY

http://bit.ly/2wQik3W

 

QUI LA PAGINA FACEBOOK

https://www.facebook.com/WVD2017/

approfondimenti 29 Ago 2017 12:03 pm

“Animali in rivolta”, Sarat Colling: il primo libro sulla resistenza animale in italiano

Sarat Colling - Animali in rivolta

Il primo libro in italiano sulla resistenza animale uscirà a ottobre:

Sarat Colling, Animali in rivolta. Confini resistenza e solidarietà umana, a cura di feminoska e Marco Reggio (Mimesis edizioni, 180 pagine, 14 euro)

Il libro verrà presentato e sarà disponibile in anteprima domenica 17 settembre, ore 16, a Macao, Milano, durante la Festa Antispecista.

 

Nel 2000, mentre veniva condotta al mattatoio di Brooklyn, una mucca scappò per salvarsi la vita. La fuga andò a buon fine. Anche se era previsto che Queenie, come fu poi ribattezzata,
dovesse essere riportata al macello, lo sdegno sollevato attorno al caso prevalse, risparmiando alla bestia un terribile destino. Sarat Colling prende in esame le vicende degli animali fuggiti
dai macelli e analizza l’impatto che queste storie hanno avuto sull’opinione pubblica. Obiettivo della ricerca è quello di comprendere le forme di resistenza degli animali e il ruolo delle loro storie nella messa in discussione delle modalità con cui gli umani, e in particolare i consumatori, prendono le distanze dalla violenza delle imprese zootecniche. Nel volume sono riportate sei
storie che consentono di esaminare in maniera approfondita i casi di fuga animale occorsi nello stato di New York. L’indagine si colloca nel campo interdisciplinare dei critical animal studies e
attinge alle più recenti teorie elaborate dalla geografia animale, dai femminismi transnazionali e dall’analisi critica del discorso. Questo contributo affronta nello specifico la resistenza degli
animali allevati e mette a confronto le esperienze e le rappresentazioni di tale resistenza sia da una “prospettiva dal basso”, acquisita tramite chi si prende cura degli animali, sia da una
“prospettiva dall’alto”, che traspare dalle raffigurazioni presenti nei principali mass media influenzati dalle multinazionali.

Sarat Colling é laureata in sociologia critica alla Brock University. I suoi interessi abbracciano il campo degli animal studies e del femminismo transnazionale. Tra le sue pubblicazioni: Love and Liberation (2012).

approfondimenti 10 Ago 2017 04:00 pm

Il salto.

Washington, 8 agosto 2017

E’ saltato fuori da un rimorchio…lo hanno fermato i blocchi di cemento e una strada intasata di auto.

Ma le  evasioni e le fughe degli animali restano un elemento di rottura in grado di delineare anche una nuova geografia. Quella che mostra come  essi siano in grado di destabilizzare, trasgredire, influenzare  e trasformare gli spazi e i luoghi degli ordinamenti umani. Attraverso il rifiuto della contenzione e la riappropriazione delle strade questi animali hanno influenzato persino  la geografia della città occidentale: i mercati di animali vivi sono stati quasi cancellati /espulsi e i mattatoi sono stati spostati  nelle periferie. Questo dimostra come le relazioni di potere  in termini di inclusione/esclusione, non possano essere separate dallo spazio e dal luogo e come “Una prospettiva post-coloniale della loro resistenza risulti essere un approccio che pone enfasi (…) su come gli animali occupino e siano al tempo stesso esclusi da certe zone”.

Su questo e altri argomenti, di prossima pubblicazione,  il libro di Sarat  Colling, Animali in rivolta. Confini, resistenza e solidarietà umana, Mimesis/Eterotopie

 

Qui l’articolo che, strano ma vero, solidarizza un po’ con il maiale.

(Fonte: www.atlasobscura.com)

1 - storie di rivolta &7 - evasioni &approfondimenti 12 Mag 2017 07:06 pm

Il deforme quotidiano di corpi e situazioni

Testo tratto dal libro Anversa di  Roberto Bolaño:

“A Anversa un uomo è morto perché la sua automobile è stata schiacciata da un carico di porci: anche molti porci sono morti quando si è ribaltato il camion, altri hanno dovuto essere sacrificati sul ciglio della strada e altri ancora sono scappati di gran corsa… “Hai sentito bene, cara, il tipo è schiattato mentre i porci passavano sopra la sua automobile”… “Di notte, per le strade del Belgio o della Catalogna”… “Abbiamo chiacchierato per ore in un bar delle Ramblas, era estate e lei parlava come se non lo facesse da molto tempo”… “Dopo aver detto proprio tutto mi ha accarezzato il viso come una cieca”… “I porci hanno strillato”… “Lei ha detto mi piacerebbe stare da sola e io sebbene fossi ubriaco ho capito”… “Non so, è qualcosa che assomiglia alla luna piena, ragazze che in realtà sono come mosche, anche se non è questo che voglio dire”… “Porci che gridano in mezzo alla strada, feriti o mentre si allontanano di gran fretta dal camion sfasciato”… “Ogni parola è inutile, ogni frase, ogni conversazione telefonica”… “Ho detto che voglio stare da sola”… Anch’io ho voluto stare da solo. A Anversa o Barcellona. La luna. Animali che scappano. Incidente sulla strada. La paura.”

Capitolo 49 del romanzo Anversa di Roberto Bolaño – trad. it. di A. Morino, Sellerio, Palermo 2007, p. 99

 

2 - allevamenti e macelli &7 - evasioni &8 - ribellioni &approfondimenti 14 Apr 2017 11:21 am

Del comprare animali

Il 30 marzo sei vitelli sono scappati da un mattatoio di St. Louis. I sei, per ore, sono sfuggiti ad ogni tentativo di cattura, facendo restare con il fiato sospeso migliaia di persone.

Migliaia di persone che, per le ore che la loro fuga è durata così come per i giorni immediatamente successivi, hanno gioito con loro, tenuto il fiato sospeso per loro, sperato per loro.

Come sempre accade quando un animale sfugge al suo destino e alla sua prigione, e diventa da cosa individuo. Scavalca i confini entro cui null’altro è se non merce, per appropriarsi di spazi altri, irrompendo nella nostra realtà antropizzata, costringendoci a guardarlo negli occhi e riconoscere nel suo sguardo il nostro stesso sguardo. Nella sua voglia di vivere la nostra. Nella sua ribellione ad un sistema che schiaccia, uccide e mercifica la nostra stessa ribellione.

Una volta ricatturati, i sei giovani vitelli sono stati ricondotti al mattatoio.

Per uscirne di nuovo dopo pochi giorni, ed essere condotti verso quella che presumibilmente sarà la loro ultima destinazione: il Gentle Barn Animal Sanctuary.

Subito dopo la loro cattura sono state organizzate raccolte fondi. Si parla di circa 20.000 dollari ottenuti.

Tanto è costata la vita dei sei giovani fuggitivi. Tanto da questa storia ha guadagnato il proprietario del mattatoio dove avrebbero dovuto morire (e dove – ininterrottamente, anche ora – si continuano ad uccidere giovani vitelli tali e quali a loro).

Un altro rifugio statunitense, il Farm Sanctuary, ha a tal proposito emesso un comunicato:

“Grazie a tutti coloro che hanno chiamato e che si sono interessati alla sorte dei sei vitelli fuggiti e ricatturati a St. Louis ieri.
Abbiamo ricevuto molte domande sulla possibilità da parte nostra di pagare la cifra richiesta dal loro proprietario per salvare la vita di questi sei coraggiosi individui.
La nostra posizione resta la seguente: quando noi acquistiamo un animale con il fine di salvarlo/a, non facciamo altro che contribuire all’acquisto dell’animale che lo/la sostituirà.
I 15.000 dollari che l’azienda ha ricevuto per soltanto tre di loro, avrebbero potuto essere usati per comprare migliaia di altri animali:

9,090 pulcini di ovaiola
6.976 pulcini di broiler
1.718 tacchini
300 agnelli
250 capre
75 maialini

Versare denaro nelle casse di mattatoi o allevamenti non fermerà lo sfruttamento animale. Nel nostro paese sono più di 10 miliardi gli animali uccisi ogni anno soltanto per farne cibo. Anche se se ne acquistassero e salvassero ogni anno 20.000, questi non sarebbero altro che un mero 0,0002 percento di quelli massacrati. Non possiamo competere con l’industria della carne sui numeri, e non può neanche essere quella dei numeri la nostra priorità nel salvare individui.
Solo cercando su annunci di vendita, giornali locali, o chiedendo ad allevamenti e fattorie nei dintorni, riempiremmo tutti e tre i nostri rifugi in meno di una settimana. Ma non saremmo “liberatori”. Saremmo “clienti”. Di fronte ad una realtà tanto devastante, fatta di gabbie e massacri, quello che possiamo e dobbiamo fare è cercare di aiutare quegli animali la cui vita può venir salvata usando sistemi che siano efficaci e funzionali al fine di modificare la realtà in cui gli animali sono costretti.
Salvare vite pagandole non è solo sbagliato, ma decisamente inutile. Senza acquistare un solo animale, Farm Sanctuary e i rifugi a noi vicini sono comunque traboccanti di vita.”

Non si può non essere concordi con queste parole. Razionalmente, politicamente, eticamente.

Se il nostro fine ultimo è il sovvertimento dell’attuale ordine delle cose, il superamento delle barriere di specie, la fine della reificazione dei corpi, del dominio dell’uomo sugli altri animali e sulla natura, è impensabile operare acquistando animali, ovvero riproducendo e alimentando proprio ciò contro cui ci battiamo: questo sistema, questo ordine economico, questa visione dei corpi di serie B come merce che possiamo acquistare pagandone il prezzo richiesto.

Se quello a cui tendiamo è la fine del massacro infinito di animali, non è acquistandone (cento? mille?) quanti possiamo, operando quindi all’interno della stessa macchina che stritola miliardi e miliardi di vite, che riusciremo a fermarla, la macchina. Ma solo se ad essa ci opponiamo, ne rompiamo gli ingranaggi, ne ostacoliamo il funzionamento.

Se ciò in cui crediamo è che ogni individuo sia unico, la sua vita preziosa e sacra, come prezioso e sacro il suo diritto alla libertà, dovremmo rigettare l’idea stessa che questo individuo, questa vita, abbiano un prezzo.

E non è facile.

Non lo è mai.

In un post su Facebook, il Barn Sanctuary risponde così a chi dubita sulla liceità di aver pagato per i sei vitelli:

“E’ una questione davvero difficile: non vogliamo dare soldi al mattatoio, ma non possiamo neanche girarci dall’altra parte, andarcene e lasciarli morire.”

Chi ha, nella sua vita, come chi scrive, visto trascinare via vitelline che erano ad un passo dalla salvezza, guardato i loro occhi terrorizzati; chi ha passato giorni e settimane a cercare di salvare un animale che aveva tentato la ribellione, ed era fuggito dalla sua prigione, passato calde giornate e notti piene di stelle assaporando la libertà, per poi essere ripreso e ricondotto indietro; chi si è sentito dire che animali sequestrati e tolti al loro aguzzino sono stati venduti al mercato del bestiame e risucchiati di nuovo nel nulla; chi ha visto e vissuto ed ascoltato tutto questo, sa quanto sia difficile, la questione.

Perché se da un lato ci sono la ragione, la politica, l’etica, dall’altra c’è emozione, e dolore, quel dolore lancinante allo stomaco, che ti ferma il respiro, al solo pensiero che da quel che tu decidi dipende la vita di qualcun altro.

Ma se sogni un mondo diverso, un mondo in cui tutti i maiali possano godersi le stelle delle notti d’agosto, e tutte le mucche i loro figlioli, questa decisione è davvero così difficile?

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