1 - storie di rivolta &6 - altri luoghi di detenzione &8 - ribellioni 20 Mag 2015 02:38 pm

IL NO DI HERMAN

herman

La notizia risale alla fine del 2010, ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa sia dalla stampa estera che da quella italiana.
L’asino Herman, addestrato, trasportato al fronte e trasformato in “soldato” durante la guerra in Afghanistan, era considerato una sorta di eroe dal contingente tedesco di stanza a Shar Darah nella provincia di Kunduz.

Gli asini, da tempo immemorabile, vengono usati in guerra per trasportare feriti, viveri, armi, munizioni. Vengono mandati nelle zone più pericolose, dovunque ci sia bisogno. Sono animali forti che non si lamentano. Anche nelle situazioni più estreme sono gli ultimi a morire. Proprio per questo in molti li considerano dei veri e propri soldati modello. Ma Herman no. Herman, ad un certo punto, disobbedisce, si ferma, si rifiuta di trasportare qualsiasi cosa. Anche di fronte ai soliti e secchi ordini militareschi lanciati dai soldati tedeschi, Herman non muove un passo, smette di scavalcare i pericolosi fossati d’acqua della zona, un vero e proprio rifiuto che si protrae nel tempo. Non una semplice giornata storta, ma un rifiuto irrevocabile che lo porta ad essere congedato con il massimo del disonore. Proprio per questa ragione non viene neppure riportato in Germania, ma semplicemente abbandonato e venduto per circa 70 euro in un mercato afghano della zona. Da eroe decade in breve ad attrezzo ormai inutile e difettoso di cui disfarsi al più presto, nel più completo disinteresse, senza un minimo di preoccupazione per la sua sorte, per la fine che lo attende.

Quella di Herman è una muta diserzione. Una forma chiara ed evidente di resistenza, rifiuto, disobbedienza, ribellione. E come tutte le altre deve essere ammantata di disonore e vergogna, deve essere annichilita e ridotta a codardia e squallore. In fondo anche i disertori umani sono sempre stati ridotti a fannulloni e vigliacchi, persone ignobili il cui comportamento non può avere altro significato.
E quali sono le ragioni della diserzione di Herman se non la fatica, lo sfinimento, la disperazione, l’essere costretto a trasportare carichi pesanti di armi e munizioni attraverso le strade orribili della guerra, il non poterne più di una situazione inutile, violenta, assordante nella sua follia, nel suo essere al di fuori da qualsiasi possibile interpretazione della libertà? E non sono forse le stesse ragioni che hanno spinto e continuano a spingere i disertori umani di tutti i tempi e di tutte le latitudini?

C’è una forza atavica che ad un certo punto esplode, e ci fa dire basta. E’ per questo che è indispensabile la minaccia di fucilazione, l’invenzione del disonore, l’addestramento o la doma effettuati con dolorose costrizioni fisiche e violente tecniche di manipolazione mentale.
Ma a volte non bastano neppure quelle.

La diserzione è sempre punita con spietata durezza perchè altrimenti scatenerebbe una ovvia e naturale reazione a catena, finirebbe per smascherare quanto l’obbedienza alla gerarchia sia il motore che consente l’esercizio del dominio. Ma queste sono considerazioni razionali e filosofiche.
La diserzione non ne ha certo bisogno. La diserzione è un gesto spontaneo, immediato, spesso privo di calcolo. Si tratta di un NO così profondo, radicale e radicato che prescinde da ogni ragionamento, che smette di confrontarsi con le possibili conseguenze.
Ed è proprio questo il NO che caratterizza l’essenza della Resistenza Animale.
Un NO che, soprattutto di questi tempi, ha molto da insegnare anche a noi umani.

Troglodita Tribe

One Response to “IL NO DI HERMAN”

  1. on 25 Mag 2015 at 12:39 1.Good Bear said …

    Prendere esempio…Grazie Herman!! <3

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