Blitz notturno di cervi, colpevoli solo di avere fame

Meduno, giugno 2015

Ipotesi fatta dai  coltivatori danneggiati dall’incursione notturna è che  siano  alcuni cacciatori a portare cibo ai cervi selvatici in zone vicine all’abitato, per impallinarli meglio. Potrebbero allora  prendersela con loro,  anzichè con i cervi affamati.

QUI la notizia

(Fonte: www.messaggeroveneto.gelocal.it)

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Un toro fugge dal mattatoio di Perpignan e si rifugia in un aeroporto

Perpignan (FR), maggio 2015

Un toro è fuggito dal  macello di Torremilla. Dopo aver vagato parecchie decine di minuti nei campi confinanti con l’aeroporto di Rivesaltes, ha cercato riparo nel parcheggio. Ma non gli hanno dato tregua: per più di 10 ore,  servizi veterinari e sanitari insieme ai pompieri  hanno cercato di catturarlo, trasformando una parte del parcheggio dell’aeroporto in un’arena.  Infine è stato catturato e riportato al mattatoio. Era già stato colpito da quattro siringhe ipodermiche cariche di sedativo,  ma il toro sembrava resistere anche alla dose massiccia di sonnifero, tanta era forte la sua voglia di vivere.

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(Fonte www. france3-regions.francetvinfo.fr)

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Il vitello che “… non aveva fretta di passare dalla vita alla morte”

Laon (Francia), 27 maggio 2015

Un giovane vitello  trova una via di fuga dal macello di Laon. Nell’articolo che ne dà la notizia si scrive che “…non aveva fretta di passare dalla vita alla morte” e  “…non si voleva  lasciar toccare”   ha detto la polizia. L’unico problema  era la vicinanza del mattatoio alle  linee ferroviarie.

Di conseguenza, nel tempo che è occorso per ritrovare l’animale, i treni sono stati bloccati  con disagi alla linea ferroviaria  Hirson- Laon. La vicenda si è complicata in quanto i vigili del fuoco non sono potuti intervenire, visto che non era una  situazione di pericolo per l’animale. Quindi l’unica  soluzione, tanto scontata quanto assurda, è stata che  la polizia ha assunto  un cacciatore per  uccidere l’animale, come precondizione per la ripresa del traffico dei treni.

Secondo SNCF, il traffico ferroviario è ripreso 45 minuti dopo. Problema risolto.

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( Fonte: www.m.aisnenouvelle.fr/Nuovo Aisne)

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Un pesce spada ferito… che non si arrende

Hawaii, 30 maggio 2015

Un pesce spada, ferito a morte da un capitano di un peschereccio alle Hawaii, avrebbe ucciso quest’ultimo infilzandolo con la sua spada. Così riportano le notizie a proposito di questo tragico evento:

“Dopo essere stato colpito con la lancia che il pescatore ha sparato, il pesce, mentre si dibatteva, lo ha ferito” ha detto un tenente di polizia,  mentre un altro funzionario di zona ha riferito alla CNN che ” il grosso pesce, rimasto incastrato e  avvolto da un’ancora di ormeggio, è tornato verso il pescatore e lo ha infilzato.”

L’uomo, un pescatore esperto e molto conosciuto, ha sparato al pesce spada con una fiocina.  Era sceso in acqua per terminare la cattura ed  è stato allora che il pesce spada lo avrebbe colpito al torace.

Non sono mancati, in questa notizia, i riferimenti agli antichi residenti che temevano il pesce spada, famoso per  gli attacchi alle barche da  pesca e per la sua ferocia.

Naturalmente la ferocia di una struttura perfettamente organizzata per uccidere non è sotto processo. Le Hawaii del resto, rappresentano una delle fonti principali  di pesca di pesce spada degli Stati Uniti.

QUI e QUI le notizie

(Fonti  www.edition.cnn.com e ww.mirror.co.uk)

 

 

 

 

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Charlene Mooken, nome di battaglia Cincinnati Freedom

Questa è la storia di Charlene Mooken, la mucca  divenuta famosa come Cincinnati Freedom.

Cincinnati Freedom

Nel febbraio 20o2  fugge da un mattatoio dell’Ohio saltando una recinzione di quasi tre metri eludendo inseguimenti e schivando le freccette sedative.

Rimane latitante per undici giorni.

Verrà  poi catturata, poco dopo la mezzanotte, a Clifton, Cincinnati.

Non essendo più adatta alla macellazione  (gli animali che fuggono dai mattatoi o dagli allevamenti americani

sono considerati  ‘non più  macellabili’ dalla legge) ed essendo nel frattempo diventata famosa, aveva incontrato l’ attenzione  dell’associazione  SPCA che  si adoperò cercare una sistemazione permanente per lei.

Inizialmente si pensò allo zoo di Cincinnati che però rifiutò di accoglierla per motivi di sicurezza.

Poi si pensò  ad una  fattoria, ma anche questa possibilità non andò a buon fine.

Finchè l’artista Peter Max offrì  generosamente alcuni suoi dipinti  all’associazione SPCA e in cambio ottenne la custodia dell’animale.

Intendeva  commemorare  la sua  rocambolesca fuga alla ricerca disperata della libertà durante l’annuale sfilata di apertura di un mercato  a Finley, essendo l’animale stesso  diventato  un’opera d’arte vivente.

Fu così che la mucca ribelle  si guadagnò il soprannome di Cincinnati Freedom  ricevendo simbolicamente le chiavi della  cittadina.

Poi, proprio  quando tutto era pronto per la sfilata, la mucca fu giudicata inadatta perché si ribellava ancora saltando in tutti i modi possibili e mostrandosi molto infastidita e nervosa.

Cinci troverà infine una casa presso il Farm Sanctuary’s New York Shelter, nell’aprile del 2002.

Ha trascorso lì, serenamente,  il resto della sua vita, fino al 2008.

Fonte e notizia QUI

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Fugge dal mattaio e viene uccisa nei pressi di un Mc Donald’s

Cincinnati (USA),  maggio 2015

Era scappata dal mattatoio la mucca che è stata uccisa nei pressi di un Mc Donald’s a Cincinnati.

Per lei, inseguita da due macellai, non si sono aperte le porte di un rifugio come è accaduto qualche anno fa per un’altra mucca nella stessa città.

Per lei , che correva disorientata sulla Queen Avenue, solo due colpi di fucile senza alcuna esitazione

Per lei solo curiosità, un pò di perplessità  e ironia divertita .

Per lei solo la morte.

Perchè lei era solo una mucca.

QUI la notizia

(Fonte: www.cincinnati.com )

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Un “lasciar correre” che è l’unica opportunità di liberazione

La notizia riporta di un dramma avvenuto a Iseo.

Un umano anziano residente in zona si è appostato in attesa di un giovane cinghiale che, alla ricerca di cibo, era solito entrare nel terreno adiacente alla sua abitazione. Non appena si è avvicinato l’umano non ha esitato a fare fuoco colpendolo in pieno. Il cinghiale, però, in preda al dolore e alla disperazione, prima di morire, si è lanciato alla carica e, a sua volta, ha travolto l’umano che, ferito, è poi morto dissanguato.

Il breve articolo ci rivela anche che l’anziano signore “era esasperato dalle incursioni dell’animale sul suo terreno”.

Quello che colpisce è il maldestro tentativo di fornire una giusta motivazione per l’appostamento e l’uccisione di un individuo che cercava di sfamarsi. Quello che colpisce è “quell’esasperazione” che trascina puntualmente degli individui di una specie ad imbracciare un fucile e uccidere senza arrivare a chiedersi davvero il perché si stia ricorrendo ad una soluzione così violenta, pericolosa, drastica, dolorosa, irreparabile.

Soprattutto, quando si parla e si scrive sulla necessità di difendere il proprio terreno dai cinghiali, quello che colpisce è la totale mancanza di consapevolezza rispetto all’origine del problema, rispetto all’immensa disparità delle forze in campo.

L’origine del problema, in realtà, è l’immissione massiccia di cinghiali nei boschi a scopi venatori. In altre parole i cinghiali sono tanti perché sono state immesse specie non autoctone molto più prolifiche. E lo scopo, naturalmente, era quello di avere tanti cinghiali per potersi divertire con i fucili.

La vita dei cinghiali, animali molto schivi che preferiscono muoversi dopo il crepuscolo, in questo contesto, diviene sempre più difficile. La sopravvivenza, garantita dalla libertà di movimento, dall’ampiezza del territorio, dalla disponibilità di cibo, si trasforma nella perenne fuga di individui braccati, terrorizzati, spesso feriti e costretti ad abbandonare i piccoli. Individui disturbati e spaventati dai rumori e dalle devastazioni, costretti ad attraversare strade con il rischio continuo di essere investiti.

Il bosco, il luogo del selvatico, lo spazio vitale di tutti gli animali liberi, è stato colonizzato e, sempre meno, rappresenta un rifugio sufficientemente sicuro dal dominio antropocentrico.

Lo spazio vitale e il cibo disponibile, infatti, non sono mai abbastanza e, anche per questo, i cinghiali (e non sono loro) sono spesso costretti ad uscire allo scoperto.

Se poi consideriamo che anche la nostra agricoltura si appropria di tutto il territorio, di tutte le risorse, di tutta l’acqua e considera dei nemici da abbattere tutti gli individui che, in qualunque modo, reclamano il diritto a quegli spazi, a quelle risorse, a quell’acqua, possiamo cominciare a delineare il dramma degli animali selvatici. Minacciati, braccati, terrorizzati, sospinti e allontanati sempre di più, verso spazi che diminuiscono a vista d’occhio.

In un tale contesto, tra caccia, agricoltura totalitaria, trappole, bocconi avvelenati, strade e autostrade, alte velocità, pale eoliche, ripetitori ed elettrodotti appare sempre più evidente l’immensa disparità delle forze in campo. Appare sempre più evidente come l’esasperazione si trasformi in odio nei confronti di qualunque forma di esistenza estranea a tutto questo meccanismo perverso di dominio incontrastato. Appare sempre più evidente l’immenso e drammatico senso di ridicolo che dovremmo provare di fronte a chi evoca la necessità di difendersi dai cinghiali, come da qualunque altro animale selvatico che, ancora, cocciuto e clandestino, si ostina a cercare spiragli di sopravvivenza in una matrice sempre più squadrata, trasformata, addomesticata.

E sì! Anche quella dei cinghiali è Resistenza Animale. Una resistenza che dovremmo cercare di sostenere arretrando di parecchi passi: sul territorio, sulle proprietà, sulla nostra posizione di dominio e di controllo, sabotando l’appiattimento di una mentalità fondata sul fucile e lo sterminio, sulla vendetta e sulla morte.

Perché quello di Iseo è un dramma di cui nessuno dovrebbe rallegrarsi, in nessun modo.

Abbiamo bisogno, più che altro, di un nuovo atteggiamento che ci permetta di non considerare più le impronte, le buche e le zolle ribaltate, qualche frutto prelevato o qualche campo calpestato solo dei danni. Sono le tracce di altri animali che, a differenza delle nostre spesso davvero dannose e devastanti, segnalano semplicemente il loro modo di stare al mondo. Avremmo bisogno di un nuovo atteggiamento che implichi anche il “lasciar correre”, lasciar passare, lasciar entrare, lasciar uscire, lasciar sostare. Perchè è proprio questo “lasciar correre” che consentirà leggerezza e distacco, che consentirà a tutti di vivere e correre. Un “lasciar correre” che è l’unica opportunità di liberazione. Anche per noi, che siamo animali tra tante popolazioni di animali.

Troglodita Tribe

 

LEGGI qui la notizia

(Fonte www.brescia.corriete.it )

 

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Di nuove corde spezzate…

Tremestieri Etneo (CT), marzo 2015

L’evasione di un toro e i tentativi di cattura in questo articolo (lurlo.info)

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Era riuscit* ad evadere

Oggiono (Lecco), 2009

Un maiale è riuscito a fuggire. Inseguito, ‘placcato’, riportato in prigione. Da là sarà uscito per andare al mattatoio e le sue carni disperse negli scaffali di un supermercato… Non abbiamo la sua foto, ma il suo tentativo di evasione ci fa ricordare proprio lui, o lei, ci impone di parlare al singolare. Ce lo fa ricordare non come passivo e rassegnato, ma pronto a difendersi. Annientato purtroppo in un vortice da una forza immensamente più grande di lui, stritolato dalle maglie fittissime del sistema di produzione di carne da macello. Che può anche fingere di occuparsi del suo benessere tenendogli la cella ben ripulita, ma non deve trarre in inganno. Fa nascere e non vivere, ma trascorrere solo un brevissimo momento di ingrasso. Giorni segnati, in attesa solo del furgone della morte che attende dietro l’angolo ad ante spalancate, anche se gli allevamenti sono ‘bio’.

QUI la notizia

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Il privilegio di non riconoscere il proprio privilegio

 

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