Fiumicino, marzo 2015
Qui la notizia (fiumicino-online.it)
Ok, se ne vanno proprio a spasso. Problemi?
Uno sì, in realtà: il mondo costruito solo a misura umana.
Una visione che domina, rinchiude, manipola, sfrutta.
Fiumicino, marzo 2015
Qui la notizia (fiumicino-online.it)
Ok, se ne vanno proprio a spasso. Problemi?
Uno sì, in realtà: il mondo costruito solo a misura umana.
Una visione che domina, rinchiude, manipola, sfrutta.

Il 4 giugno 2015 è stato presentato al film festival di Sidney in Australia un documentario su Tyke, l’elefantessa ribelle che, dopo aver ucciso il suo addestratore aguzzino, fuggì dal circo e corse disperata e furiosa in cerca della libertà per le strade di Honolulu, per finire poi uccisa dai poliziotti con 80 colpi d’arma da fuoco. Era il 1994.
Gli autori e coproduttori del film sono Susan Lambert e Stephen Moore
La prima è una fotografa che ha testimoniato le lotte del movimento femminista, il secondo è un cineasta vicino al cinema politico della fine degli anni ’60 , dalle rivolte studentesche in poi.
“In un momento in cui l’uso degli animali per l’intrattenimento va verso la fine” – sostengono gli autori – “eravamo interessati ad esaminare quella certa zona grigia, quella sorta di separazione che c’è tra i diritti degli animali e le persone che hanno lavorato con loro e che hanno dichiarato, anche in modo contraddittorio, di amarli”.
E se nel documentario l’attenzione si focalizza proprio sugli abusi che Tyke ha ripetutamente subito, dal taglio delle zanne alla coercizione in catene, e sui molti episodi di ribellione avvenuti durante gli anni passati in schiavitù, gli autori tengono a precisare che non si tratta di un film propriamente “animalista” nel senso che non fa capo ad una campagna specifica per i diritti animali.
“Non è stato facile trovare e intervistare le persone che hanno conosciuto Tyke. Abbiamo cercato, non senza difficoltà, di sospendere il giudizio. Allo stesso tempo pensiamo che sia stato, in qualche modo, coraggioso da parte dei circensi giocarsi la propria reputazione apparendo in pubblico”.
Il documentario è ricco di materiali inediti, in gran parte forniti dalla KGMB-TV. Si tratta di un filmato di due ore che riprende Tyke dal momento del trasporto nell’arena del circo alle Hawaii fino alla sua disperata fuga e alla tragica fine.
“Lo spunto ci è stato fornito dal lavoro di alcuni appassionati avvocati che si battono per la ridefinizione legislativa intorno al riconoscimento dei diritti degli animali in quanto esseri senzienti e per i quali si chiede l’estensione di quegli stessi diritti riservati agli umani. L’elefante è uno di questi [..]. La storia della ribellione di Tyke contro la schiavitù, la sua intelligenza e autoconsapevolezza ci hanno completamente coinvolti e obbligati a porci delle domande” – dicono gli autori.
Lambert e Moore hanno incontrato anche molti legislatori a livello locale e nazionale, quelli che supportano l’uso degli animali selvatici nei circhi e coloro che si battono per vietarlo o per modificare alcune leggi sulla protezione animali.
Il film, che verrà proiettato anche a Washington in occasione del festival AFI DOCS 2015, vedrà la presenza di Ed Stewart, co-fondatore della Performing Animal Welfare Society e del Santuario di San Andreas in California.
Tyke, a distanza di vent’anni, rimane il simbolo per le rivendicazioni dell’attivismo animalista contro lo sfruttamento degli animali selvatici nei circhi ed è tutt’ora un argomento tabù per l’industria circense arroccata intorno ai propri segreti.
Traduzione di Laura Lucchini
(Fonte: Daily Telegraph)
trailer: https://www.youtube.com/watch?v=gfQGrNV81gU
intervista: http://blog.afi.com/tyke-elephant-outlaw-co-directors-susan-lambert-and-stefan-moore/
sito film – sinossi e note sugli autori e produttori: http://tykeelephantoutlaw.com/
fb page: https://www.facebook.com/tykeelephantoutlaw
il progetto di riferimento: http://www.nonhumanrightsproject.org/
in italiano su Tyke (Resistenza Animale):

http://resistenzanimale.noblogs.org/post/2013/11/25/tyke-elefante-ribelle/
Kerala, India – marzo 2015
Questo video è particolarmente faticoso da vedere perché mostra la forza e la possanza di questi animali che il potere umano continua a contenere e soggiogare.
Lo sferragliare delle catene sta lì solo a dimostrare che se l’umano non possedesse armi e mezzi così sofisticati, come ferro indistruttibile e sonniferi, nulla potrebbe contro questi orgogliosi animali.
Resistenza Animale
Madrid, maggio 2014

Quel giorno l’arena di Madrid fu intrisa di sangue, dei toreri stavolta. A 35 anni dall’unico precedente che si ricordi nella plaza de toros “Las Ventas”, lo spettacolo venne interrotto per mancanza di matador. Alle otto della sera, dopo appena un’ora di corrida, gli altoparlanti dell’impianto annunciarono la fine anticipata: i tre toreri erano finiti in infermeria in sequenza, feriti quasi a morte da due tori. Non accadeva un fatto del genere dal 1975.
(Fonte: www.repubblica.it)
Newmarket, Ontario, 2 giugno 2015
Era stato avvistato da ben tre giorni l’orso che girovagava nei giardini di Newmarket, un quartiere residenziale costruito vicino ad una grossa riserva. Non se ne vedevano da moltissimo tempo di orsi da quelle parti, dicono i residenti. Generalmente questi animali rimangono nella riserva e la convivenza è più che buona. L’orso in questione, sebbene disorientato, appariva tranquillo e non aveva procurato nessun allarme particolare, solo molta curiosità.
E’ anche per questo che molti dei residenti hanno fortemente criticato l’iniziativa della polizia che, senza avere preso nessuna misura di contenimento pacifico, anzichè sedare l’animale lo ha freddato senza pietà nell’angolo di un giardino, dopo che l’orso era sceso da un albero sul quale aveva cercato rifugio, braccato da poliziotti armati di tutto punto e dagli elicotteri .
‘Non c’era alcun bisogno di ucciderlo – dicono a Newmarket – sarebbe bastato sedarlo e ricollocarlo nel bosco. E’ semplicemente disgustoso quello che è stato fatto, specie dopo ben tre giorni di avvistamento” “Dovrebbero risponderne al governo. Se l’avessi ucciso io, a quest’ora sarei in prigione” dice uno dei residenti che lamenta la sproporzione di forze e l’uso indiscriminato della violenza. E mentre il responsabile delle Risorse Naturali, rispondendo ad un giornalista, dice che l’orso è stato ucciso per la sicurezza dei cittadini, questi ultimi riempiono di insulti i poliziotti mentre portano via il corpo esanime del povero orso.
Associazioni animaliste e abitanti chiedono una indagine.
(Fonte: m.torontosun.com)
Meduno, giugno 2015

Ipotesi fatta dai coltivatori danneggiati dall’incursione notturna è che siano alcuni cacciatori a portare cibo ai cervi selvatici in zone vicine all’abitato, per impallinarli meglio. Potrebbero allora prendersela con loro, anzichè con i cervi affamati.
(Fonte: www.messaggeroveneto.gelocal.it)
Perpignan (FR), maggio 2015

Un toro è fuggito dal macello di Torremilla. Dopo aver vagato parecchie decine di minuti nei campi confinanti con l’aeroporto di Rivesaltes, ha cercato riparo nel parcheggio. Ma non gli hanno dato tregua: per più di 10 ore, servizi veterinari e sanitari insieme ai pompieri hanno cercato di catturarlo, trasformando una parte del parcheggio dell’aeroporto in un’arena. Infine è stato catturato e riportato al mattatoio. Era già stato colpito da quattro siringhe ipodermiche cariche di sedativo, ma il toro sembrava resistere anche alla dose massiccia di sonnifero, tanta era forte la sua voglia di vivere.
(Fonte www. france3-regions.francetvinfo.fr)
Laon (Francia), 27 maggio 2015

Un giovane vitello trova una via di fuga dal macello di Laon. Nell’articolo che ne dà la notizia si scrive che “…non aveva fretta di passare dalla vita alla morte” e “…non si voleva lasciar toccare” ha detto la polizia. L’unico problema era la vicinanza del mattatoio alle linee ferroviarie.
Di conseguenza, nel tempo che è occorso per ritrovare l’animale, i treni sono stati bloccati con disagi alla linea ferroviaria Hirson- Laon. La vicenda si è complicata in quanto i vigili del fuoco non sono potuti intervenire, visto che non era una situazione di pericolo per l’animale. Quindi l’unica soluzione, tanto scontata quanto assurda, è stata che la polizia ha assunto un cacciatore per uccidere l’animale, come precondizione per la ripresa del traffico dei treni.
Secondo SNCF, il traffico ferroviario è ripreso 45 minuti dopo. Problema risolto.
( Fonte: www.m.aisnenouvelle.fr/Nuovo Aisne)
Hawaii, 30 maggio 2015

Un pesce spada, ferito a morte da un capitano di un peschereccio alle Hawaii, avrebbe ucciso quest’ultimo infilzandolo con la sua spada. Così riportano le notizie a proposito di questo tragico evento:
“Dopo essere stato colpito con la lancia che il pescatore ha sparato, il pesce, mentre si dibatteva, lo ha ferito” ha detto un tenente di polizia, mentre un altro funzionario di zona ha riferito alla CNN che ” il grosso pesce, rimasto incastrato e avvolto da un’ancora di ormeggio, è tornato verso il pescatore e lo ha infilzato.”
L’uomo, un pescatore esperto e molto conosciuto, ha sparato al pesce spada con una fiocina. Era sceso in acqua per terminare la cattura ed è stato allora che il pesce spada lo avrebbe colpito al torace.
Non sono mancati, in questa notizia, i riferimenti agli antichi residenti che temevano il pesce spada, famoso per gli attacchi alle barche da pesca e per la sua ferocia.
Naturalmente la ferocia di una struttura perfettamente organizzata per uccidere non è sotto processo. Le Hawaii del resto, rappresentano una delle fonti principali di pesca di pesce spada degli Stati Uniti.
(Fonti www.edition.cnn.com e ww.mirror.co.uk)
Danni e disagi, oltre alle paure che proviamo quando ce li troviamo davanti, in strada, di notte
Si alimenta strumentalmente la paura nei confronti di:
Cervi, attratti dai cacciatori, per poterli impallinare
Cinghiali, introdotti dai cacciatori, per poterli impallinare
Mucche, allevate, per ottenere il loro latte
Si fa la conta dei danni arrecati dalle vittime – perseguitat* e sfruttat* – dipint* ad arte come creature mostruose che spuntano improvvisamente dal buio di notte per spaventare le persone, anziché mettere in discussione le azioni dei reali responsabili.
Li si vorrebbe vivi ma al contempo inerti – “funzionali” incapaci di “arrecare danni” – ma disporre delle loro vite come se si trattasse di creature inanimate non è possibile. Non hanno bisogno del permesso di alcuno per prendersi ciò che gli spetta. Creano scompiglio, rompono confini, osano avere fame, devastano orti e campi, e a volte fanno paura. Agiscono autonomamente, con consapevolezza, si ribellano alle regole che pretendiamo di imporgli. La soluzione più spesso utilizzata: la pena capitale (piani di abbattimento li chiamano
Resistenza Animale