Muore cercando il suo piccolo

Casei Gerola, 11 settembre 2014

E’ accaduto in provincia di Pavia. Aveva appena partorito, ma suo figlio le era già stato portato via. Così questa mucca è fuggita per cercarlo ed ha trovato la morte sulla strada dove è stata investita.

Qui la notizia (vogheranews.it)

(foto dal web)

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La storia di Emily

Il 14 novembre 1995, Emily, una giovenca di tre anni, pochi  minuti prima d’essere uccisa e macellata, riesce a saltare l’alto cancello del mattatoio di Hopkinton, nel Massachussetts, e ad evadere. Per 40 giorni trova la solidarietà dei cittadini che la aiutano ad evitare la ri-cattura. Viene vista insieme ad un branco di cervi, come  danno notizia i giornali locali. Acquistata dal macello, Emily viene trasferita  nel centro pacifista Peace Abbey di Sherborn dove viene considerata una ‘portavoce speciale’ e dove vive per otto anni. Emily muore di cancro uterino – probabilmente causato degli ormoni che le erano stati somministrati – il 30 marzo 2003.

Qui una delle fonti

Emily

Emily

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Daniza, cronaca di una morte annunciata

Daniza, cronaca di una morte annunciata

di Feminoska

fonte: intersezioni.noblogs.org

 

…E alla fine ce l’hanno fatta. Come ogni volta.

Daniza, la mamma orsa che a Ferragosto aveva osato ferire un umano per difendere i propri cuccioli, è stata uccisa dalla dose di anestetico impiegato per catturarla. I cuccioli separati, uno catturato e da adesso ‘monitorato’, l’altro chissà dove, solo, indifeso, disperso.

A nulla sono valsi gli appelli, perché in un mondo intriso di specismo fino al midollo, quando un animale non umano osa reagire, o ferire (ancorché non gravemente, come in questo caso) un umano, esiste una sola, fascistissima risposta: la morte, o nel ‘migliore’ dei casi, il confino a vita in gabbie anguste.

Questo è lo specismo, la prima, più pesante e pervasiva forma di discriminazione di chi è percepito come irrimediabilmente altro. Lo specismo che ci viene insegnato da quando siamo in fasce, e che diventa efficace modello su cui plasmare altre discriminazioni, come quelle intraspecifiche quali sessismo e razzismo. Lo specismo che non concede attenuanti, né pietà alcuna e non guarda in faccia a madri, piccoli, legami familiari e affettivi – da tanta parte dell’umanità dichiarati sacri ed intoccabili valori (quanta ipocrisia, quanta ingiustizia!)

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Otto mucche fuggite dal camion

Bristol, maggio 2014

Sono evase ed hanno cercato rifugio in un quartiere residenziale. Qui hanno ferito un poliziotto che cercava di catturarle ed una di loro è stata uccisa perchè irriducibile e, dunque, pericolosa.

Qui la notizia

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(Picture: SWNS)

Per vedere il VIDEO

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Vitello ‘irrequieto’

Vallate (Arezzo), giugno 2014

Da sempre dava del filo da torcere all’allevatore. Questa volta per riprenderlo ci sono voluti rinforzi.

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Qui la notizia (www.arezzoora.it)

(foto d’archivio)

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La aiutano… a venir assassinata

Bolzano, 15 settembre 2014

Era riuscita a fuggire dal macello e vagava alla ricerca di uno spazio di sopravvivenza, lontano da un luogo dove si annusa solo dolore. I vigili del fuoco, quelli che tante volte salvano, sono stati chiamati ad intervenire. L’hanno acciuffata, le hanno dato da bere. Poi l’hanno riportata nel luogo da dove era venuta: a morire.

Qui l’articolo ( notizia e foto: altoadige.gelocal.it)

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Un toro evade dall’allevamento

Nella tarda mattinata di venerdì 12 settembre 2014 un toro è fuggito da un allevamento a Roncoferraro (Mn). E’ subito partita la caccia all’evaso, con grande mobilitazione di forze. Il timore che potesse raggiungere la strada e quindi causare incidenti ci dice per l’ennesima volta quanto la Terra, casa di tutti i viventi, in realtà lo sia solo per l’umano. E che il posto di un toro possa essere solo una stalla dove attendere d’essere ucciso.

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Qui la notizia (Gazzettadimantova.gelocal.it)

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La storia di Giuseppe

La racconta chi l’ha incontrato. Chi ha sentito ed accolto la sua richiesta di asilo di ‘piccolo’ perseguitato:

“Giuseppe è il topolino più in gamba del mondo. L’ho conosciuto lo scorso anno, in luglio, mentre io e mio marito arrivavamo ai giardinetti dietro casa con la nostra cagnolina. Zoi ha cominciato a puntare in direzione di un bel cerchio di tre gatti, e in mezzo a quel cerchio c’era un tondino bianco che si muoveva. Mi sono avvicinata tra gli sguardi di riprovazione estrema dei gatti, e con un sacchettino igienico pulito, dopo qualche tentativo, ho raccolto un topino bianco che sembrava quasi contento di entrarci dentro.

Non avevamo un contenitore adatto per ospitarlo e un’amica l’ha tenuto per noi qualche settimana. Ho cercato adozione per lui, come faccio per i gatti e i cani che spesso tengo in stallo, e ho scoperto un mondo che non conoscevo: i topi che vivono in famiglia sono spesso ex animali da laboratorio, di frequente oggetto di campagne di adozione. Le curano le associazioni che li raccolgono dai laboratori, se e quando i topolini sopravvivono. Sarebbe stato difficile far adottare Giuseppe con la quantità di piccoli amici che cercavano casa. Un amico ha provato a tenerlo, e la sua gatta ha tentato in ogni modo di scassinare porte e gabbie che li separavano. Anche mio marito all’inizio voleva rinviarlo “in natura”… certo: una naturalissima fogna per un topolino che probabilmente aveva visto l’erba per la prima volta il giorno in cui i gatti stavano per cucinarlo. I topi, come ho letto su internet, sono davvero gli ultimi mammiferi della terra: odiati e allontanati da tutti, oggetto di pregiudizi e persecuzioni.

Dopo un annuncio sulla rete Gas di Firenze, ho ricevuto così tante gabbie in regalo che avrei potuto adottare altri dieci topolini: ma ora sapevo che farne; ne ho tenuta una, e le altre le ho raccolte e mandate all’associazione Vitadacani, ad Arese, che si occupa di trovare ospitalità per topi e ratti molto più sfortunati di lui. Giuseppe è rimasto con noi ed è perfetto e microscopico. Chiede la colazione molto chiaramente. Gioca con la ruota e mordicchia qualsiasi cosa. Prende le briciole di pane e frutta dalla mia mano e le mangia come un bambino, col mignolo alzato. Adesso vive, sereno e ben pasciuto, se non felice, e senza rischiare la vita. Non sapremmo più fare a meno di lui: siamo fortunati ad averlo qui. Domani, quando non ci sarà più, ci sarà posto da noi per qualche altro topolino di laboratorio.

Giuseppe è salito sul treno giusto: io ho lottato per tenerlo, mio marito ora gli vuol bene, i miei gatti e il cane accettano che condivida casa nostra. E’ stato davvero fortunato. E’ riuscito a scappare, probabilmente da un vicino negozio di serpenti, e a non farsi acchiappare né mangiare. Ha rischiato davvero grosso nel traffico e in strada. Credo che lui abbia davvero voluto andarsene da dove era prima. Non ha nemmeno tentato, quel giorno, di svignarsela tra le mie gambe o fuori dal sacchettino, ma se avesse voluto, avrebbe potuto farlo: è scivoloso e agile e non si riesce mai a toccarlo se lui non vuole. Forse era stanco e affamato…  Purtroppo non vive libero, ma in un gabbione deluxe sopra un mobile. Oggi però, se la gabbia rimane aperta, non tenta di scappare, ma addirittura ci resta sopra a fare toeletta. Forse sa che è un sopravvissuto.”

Novella Torre, Firenze

 

(foto: Giuseppe)

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Strappa la catena ed evade

Carimate (Co), 2009

L’hanno ricatturata sui binari ed hanno dovuto  “sudare sette camicie”, scrive il giornalista, per riportare questa mucca nell’allevamento dal quale era evasa strappando la catena.

Qui la notizia (articolo e foto: www.laprovinciadicomo.it)

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Evaso dal maneggio

Verona, settembre 2014

Un cavallo è evaso  allontanandosi per 10 chilometri. Chiusi in piccoli box, costretti ad esercizi innaturali, imbrigliati con veri e propri strumenti di tortura, anche i cavalli dei maneggi destinati all’equitazione sono prigionieri che vogliono essere liberi e cercano di scappare…

Leggi la notizia (articolo e foto: www.larena.it)

 

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