Torino, 29 ottobre 2014
Un toro, questo toro, è riuscito a scappare via dal mattatoio.
E tutti al suo inseguimento, per riportarlo a morire.
QUI la notizia (repubblica.it)
Torino, 29 ottobre 2014
Un toro, questo toro, è riuscito a scappare via dal mattatoio.
E tutti al suo inseguimento, per riportarlo a morire.
QUI la notizia (repubblica.it)
Virle (To), 25 ottobre 2014
Negli allevamenti si cova la ribellione. Lo ammettono gli allevatori stessi, come si legge in questo articolo: “Purtroppo con gli animali incidenti simili possono capitare. Basta che il toro si innervosisca”. Non ci si interroga però sulle ragioni del ‘nervosismo’. Avere la propria vita manipolata, interamente gestita da altri nei bisogni fondamentali, forse è una ragione sufficiente per essere ‘nervosi’ e poi, per esplodere.
Riportiamo questa notizia col profondo rammarico che si prova di fronte alla sofferenza di tutti.
Qui la notizia (repubblica.it/Torino)
(foto d’archivio)
Michigan (Usa), dicembre 2003
“I 50 miliardi di animali che ogni anno attraversano i nonluoghi dell’alimentazione umana sono privi di nome, sono nudi e, pertanto, già cadaveri prima di essere uccisi. Lo stesso vale per i laboratori della sperimentazione animale, uguali in tutte le parti del mondo e riempiti da animali con un codice (generico, genetico o transgenico) e quindi perfettamente uguali uno all’altro e infinitamente sostituibili. E così per tutte le gabbie di tutte le pratiche che trasformano esseri viventi in oggetto, merce e forza-lavoro. (…) Dare o, meglio, restituire un nome agli animali rappresenta allora un gesto eminentemente rivoluzionario, quel gesto che mette le cose a posto, che riunifica le parti smembrate, che mette in scacco le pratiche di riduzione dell’Altro, che ricusa la nostra visione gerarchica del mondo.” (Massimo Filippi, Not in my name, in Nell’albergo di Adamo, Mimesis 2010)
Un manzo – giovane bovino castrato perchè subito destinato alla produzione della carne – viene portato alla locale ‘asta del bestiame’. Venduto, sta per essere caricato sul camion e trasportato al macello. Ma lui strattona, si divincola con tutta la sua forza. Riesce a fuggire e corre per chilometri finchè non lo fermano con un dardo col sedativo. Chi ha assistito alla sua ribellione è colpito nel profondo, a loro il giovane animale ha comunicato tutta la sua paura, la sua frustrazione, la sua determinazione ad agire per la propria vita. Parte una consistente mobilitazione, si raccolgono fondi per ‘acquistare’ il manzo: si continua a pensare che una vita possa corrispondere ad una somma di denaro. Nel frattempo il manzo viene riportato nella fattoria.
“Ha messo la faccia sul cibo. Guardare un hamburger di carne avvolto in un pacchetto di cellophane non è lo stesso che guardare quel volto. Ha toccato molte persone. Ha ottenuto di farle pensare. E’ diventato un ambasciatore per la sua specie.” Questo uno dei commenti.
Poi il trasferimento al santuario Sasha Farm, presso Manchester.
Un pompiere che aveva partecipato alla cattura, pochi giorni dopo chiama il santuario per sapere cosa stesse facendo il celebre bovino: “Abbiamo avuto cheeseburger oggi presso la caserma dei pompieri – dice – e non ho potuto mangiare. Non riuscivo a smettere di pensare a quella vacca. E mi piace il cheeseburger!”
Quel manzo ribelle ora si chiama Jefferson.
(fonte: sashafarm.org)
Michigan (Usa), 2010
Il 22 luglio 2010 un camion che sta trasportando al macello 26 mucche si rovescia nei pressi di Cedar Springs. Alcune mucche non si lasciano riprendere, ma purtroppo finiscono investite. Bella invece riesce a vivere libera per un mese. Poi la attirano in fienile per portarla al santuario Animal Farm Sasha. Qui inizialmente fatica ad adattarsi e rivela d’avere un temperamento particolare. E’ incinta. Lei e suo figlio diventeranno inseparabili.
(fonte: Qui la notizia)
Coira (CH), 1 ottobre 2014
Un’altra mucca che non si arrende e lotta per salvarsi la vita. Evade dal macello e cerca in rifugio in città. La polizia chiude le strade, i treni rallentano. E poi si spara. Sulla strada l’ennesimo cadavere di ribelle.
“L’azione è l’attività politica per eccellenza.” (H. Arendt)
Monaco di Baviera, settembre 2014
Una mucca è riuscita a sfuggire dalle mani dei suoi carnefici e ad evadere dal macello. Ha corso all’impazzata lungo le strade, finendo nei pressi dei tendoni dell’oktoberfest. La sua corsa è stata fermata dai proiettili della polizia. Sul marciapiede, dove giaceva il corpo crivellato dai colpi, sono stati posti degli oggetti per onorare la sua memoria. E le è stato dato un nome: Bavaria.
Qui la notizia
Stienta (Ro), 20 ottobre 2014
Sono trascorsi ormai quasi due mesi dalla sua evasione e questo vitello continua la sua vita libera nella provincia di Rovigo. E’ talmente veloce che non sono ancora riusciti ad acciuffarlo.
Un aggiornamento (fonte: ilrestodelcarlino.it)
Braila (Romania), 2013
Un toro evade e si trova a correre nel traffico cittadino. Nel video i suoi tentativi di resistenza alla cattura.
Qui VIDEO ed articolo (fonte: buzzland.it)
A fianco di chi si ribella[fonte: liberazioni blog]
Testo presentato alla seconda edizione di Liberazione Gener-ale – Verona, 24 maggio 2014.
Gli altri contributi presentati e discussi durante la giornata possono essere scaricati dal blog del Collettivo Anguane.
Nessuno ha una vita degna di considerazione di cui non si possa raccontare una storia.
Hannah Arendt
Il presente contributo costituisce una rielaborazione di quanto presentato durante la seconda edizione di LiberAzione Gener-ale. Si basa principalmente sull’articolo Quando i maiali fanno la rivoluzione[1], sui materiali raccolti durante l’ultimo anno dal blog http://resistenzanimale.noblogs.org/ e sulle discussioni seguite alla presentazione del 24 maggio a Verona; ulteriori fonti sono indicate nella bibliografia finale.
Dopo il caso di Camilla, la mucca evasa da un allevamento in Toscana[2] e catturata dopo un mese di latitanza, sembra che la capacità degli animali di sottrarsi allo sfruttamento umano sia una forza socialmente non trascurabile, in grado di muovere le energie di associazioni, singole persone, gruppi locali verso una solidarietà che può essere definita senza dubbio politica. Una solidarietà attiva che si esprime nella consapevolezza di condurre delle lotte comuni fra sfruttat*, indipendentemente dalla specie di appartenenza, e nel tentativo di intraprendere dei percorsi locali che possano essere coronati da successo, un successo che nel caso specifico è stato in primo luogo quello di evitare l’abbattimento di Camilla. Un piccolo risultato, non senza problemi aperti e interrogativi difficili, ma importante perché ottenuto da Camilla con il sostegno di chi ha raccolto una sua richiesta formulata in un linguaggio chiaro quanto il “nostro”: quello di un corpo che fugge, che resiste a numerosi tentativi di cattura, che si oppone come può al ristabilimento di un ordine sociale, di un assetto del territorio e delle attività che lei non ha deciso.