E’ ancora latitante il gigantesco uccello evaso in settembre dallo zoo di Roma. Stavolta è stato visto nella zona di Magliano Sabina, sempre vicino al Tevere.
Riempi il cielo con le tue ali immense e non lasciarti prendere mai!
E’ ancora latitante il gigantesco uccello evaso in settembre dallo zoo di Roma. Stavolta è stato visto nella zona di Magliano Sabina, sempre vicino al Tevere.
Riempi il cielo con le tue ali immense e non lasciarti prendere mai!
“E adesso chi è il clandestino?” – verrebbe da dire…
Circola in rete questi giorni, il video di una ragazzina rom che, con pochi semplici gesti, manda via una fastidiosa intrusa da casa sua.
Alla consigliera leghista sarà forse sembrato strano trovarsi dalla parte di chi non è ben accetto…
A volte, in effetti, i ruoli si ribaltano: basta che chi, usualmente, subisce l’arroganza degli autonominatisi “padroni a casa propria”, decida di reagire nel modo più ovvio possibile.
p.s.: si ringrazia matteo salvini, che – pur con scopi diametralmente opposti (criminalizzare i rom) – ha dato ampia diffusione a questo video.
Corvara (Pescara), maggio 2010
Era cresciuto libero e non ne voleva proprio sapere di vivere chiuso in una stalla. Così è evaso e si è fatto rincorrere per giorni, riuscendo a nascondersi abilmente. Finchè un vigile ‘eroe’ non l’ha colpito col narcotico. Dalle funi al mattatoio la distanza è stata breve. Per i ribelli non c’è posto neppure nella stalla.
Cesenatico, agosto 2014
Questo cammello ha potuto godersi per poco la libertà conquistata scavalcando la recinzione: è stato presto riportato all’interno del circo dove anche le tigri coi loro cuccioli sono “fortunatamente ben tenute in gabbie d’acciaio”.
(fonte: ilrestodelcarlino.it)
Parma, ottobre 2012
Durante la forzata esibizione, l’alligatore si ribella e va verso gli spalti. Viene prontamente ripreso ed allontanato dalla scena.
QUI IL VIDEO (Repubblica.it)
Torino, 29 ottobre 2014
Un toro, questo toro, è riuscito a scappare via dal mattatoio.
E tutti al suo inseguimento, per riportarlo a morire.
QUI la notizia (repubblica.it)
Virle (To), 25 ottobre 2014
Negli allevamenti si cova la ribellione. Lo ammettono gli allevatori stessi, come si legge in questo articolo: “Purtroppo con gli animali incidenti simili possono capitare. Basta che il toro si innervosisca”. Non ci si interroga però sulle ragioni del ‘nervosismo’. Avere la propria vita manipolata, interamente gestita da altri nei bisogni fondamentali, forse è una ragione sufficiente per essere ‘nervosi’ e poi, per esplodere.
Riportiamo questa notizia col profondo rammarico che si prova di fronte alla sofferenza di tutti.
Qui la notizia (repubblica.it/Torino)
(foto d’archivio)
Michigan (Usa), dicembre 2003
“I 50 miliardi di animali che ogni anno attraversano i nonluoghi dell’alimentazione umana sono privi di nome, sono nudi e, pertanto, già cadaveri prima di essere uccisi. Lo stesso vale per i laboratori della sperimentazione animale, uguali in tutte le parti del mondo e riempiti da animali con un codice (generico, genetico o transgenico) e quindi perfettamente uguali uno all’altro e infinitamente sostituibili. E così per tutte le gabbie di tutte le pratiche che trasformano esseri viventi in oggetto, merce e forza-lavoro. (…) Dare o, meglio, restituire un nome agli animali rappresenta allora un gesto eminentemente rivoluzionario, quel gesto che mette le cose a posto, che riunifica le parti smembrate, che mette in scacco le pratiche di riduzione dell’Altro, che ricusa la nostra visione gerarchica del mondo.” (Massimo Filippi, Not in my name, in Nell’albergo di Adamo, Mimesis 2010)
Un manzo – giovane bovino castrato perchè subito destinato alla produzione della carne – viene portato alla locale ‘asta del bestiame’. Venduto, sta per essere caricato sul camion e trasportato al macello. Ma lui strattona, si divincola con tutta la sua forza. Riesce a fuggire e corre per chilometri finchè non lo fermano con un dardo col sedativo. Chi ha assistito alla sua ribellione è colpito nel profondo, a loro il giovane animale ha comunicato tutta la sua paura, la sua frustrazione, la sua determinazione ad agire per la propria vita. Parte una consistente mobilitazione, si raccolgono fondi per ‘acquistare’ il manzo: si continua a pensare che una vita possa corrispondere ad una somma di denaro. Nel frattempo il manzo viene riportato nella fattoria.
“Ha messo la faccia sul cibo. Guardare un hamburger di carne avvolto in un pacchetto di cellophane non è lo stesso che guardare quel volto. Ha toccato molte persone. Ha ottenuto di farle pensare. E’ diventato un ambasciatore per la sua specie.” Questo uno dei commenti.
Poi il trasferimento al santuario Sasha Farm, presso Manchester.
Un pompiere che aveva partecipato alla cattura, pochi giorni dopo chiama il santuario per sapere cosa stesse facendo il celebre bovino: “Abbiamo avuto cheeseburger oggi presso la caserma dei pompieri – dice – e non ho potuto mangiare. Non riuscivo a smettere di pensare a quella vacca. E mi piace il cheeseburger!”
Quel manzo ribelle ora si chiama Jefferson.
(fonte: sashafarm.org)
Michigan (Usa), 2010
Il 22 luglio 2010 un camion che sta trasportando al macello 26 mucche si rovescia nei pressi di Cedar Springs. Alcune mucche non si lasciano riprendere, ma purtroppo finiscono investite. Bella invece riesce a vivere libera per un mese. Poi la attirano in fienile per portarla al santuario Animal Farm Sasha. Qui inizialmente fatica ad adattarsi e rivela d’avere un temperamento particolare. E’ incinta. Lei e suo figlio diventeranno inseparabili.
(fonte: Qui la notizia)
Coira (CH), 1 ottobre 2014
Un’altra mucca che non si arrende e lotta per salvarsi la vita. Evade dal macello e cerca in rifugio in città. La polizia chiude le strade, i treni rallentano. E poi si spara. Sulla strada l’ennesimo cadavere di ribelle.
“L’azione è l’attività politica per eccellenza.” (H. Arendt)