Osservare la resistenza degli animali
Alcuni anni fa, da attivistə animalistə, ci siamo postə proprio questa domanda. Ci siamo arrivatə, a questa domanda, in modo forse un po’ strano. Noi ci consideravamo animalistə, antispecistə, perché difendevamo gli esseri senzienti di altre specie dalla violenza. Dicendo che gli animali sono “senzienti” riconoscevamo che possono sentire dolore e piacere, e quindi vale anche per loro un ragionamento semplice: se fai male a qualcuno che può sentire dolore, non dovresti farlo, se non per una ragione molto valida. Per esempio, se puoi evitare di mangiare la carne, rinchiudere una mucca o un pollo e poi ucciderlo per mangiarlo è una violenza così come lo sarebbe uccidere una persona per il proprio tornaconto. Poi il femminismo ci ha fornito un altro concetto importante, che è il consenso. E’ giusto mettere un maiale in un allevamento intensivo senza il suo consenso? O una tigre in un circo? Se non c’è consenso, è un’ingiustizia, e dunque cerchiamo di fare qualcosa per farla cessare, come per tante altre ingiustizie che riguardano gli umani, che riguardano le categorie discriminate o marginalizzate.
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