Non si lasciano rapire

Foligno, novembre 2012
Un pappagallo in gabbia, e poi oche, conigli, galline chiusi nei sacchi per essere portati via dai ladri. Ma il tentativo di rapimento è stato sventato dagli stessi animali: hanno urlato a squarciagola, qualcuno è riuscito a liberarsi. Con i loro strepiti hanno svegliato un vicino che è intervenuto, ed i ladri se la sono data a gambe. Se però quello sportello si fosse aperto, nella caduta…

QUI la notizia

20121107_pappagallo_ribelle

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Questa voce è stata pubblicata in 1 - storie di rivolta, 2 - allevamenti e macelli, 7 - evasioni, 9 - richieste di aiuto e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Non si lasciano rapire

  1. Ornella scrive:

    Ciao, mi viene in mente, a questo proposito una testimonianza su un caso simile:http://resistenzanimale.noblogs.org/post/2014/01/15/birba-un-cane-che-ha-collaborato-alla-propria-liberazione/

  2. Ciao Silvia, il tuo dubbio è davvero legittimo. E’ però interessante, ed è la ragione dello spazio accordato a questo episodio, che il giornalista che l’ha raccontato assegnasse un ruolo attivo a questi animali. I non umani capiscono le intenzioni di chi – umano o non umano – si avvicina loro? Se sì – ma su questo dubbi non ce ne sono – si può proprio escludere che, in questo caso, la loro non fosse una richiesta di aiuto?

  3. Silvia scrive:

    Una domanda: se invece di ladri fossero stati liberatori/liberatrici, avreste pensato che le urla degli animali fossero un segnale di partecipazione/vicinanza, un modo per essere attivi nella loro liberazione?

I commenti sono chiusi.