“E’ una mucca arrabbiata”

Canada, marzo 2015

Due mucche sono evase dal rimorchio che le stava portando al macello. Come si vede nel video, hanno reso assai difficile ricatturarle. Una delle due poi, ‘era proprio arrabbiata’, si stupisce un poliziotto.

Qui VIDEO e articolo  (fonte: www.cbc.ca)

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Il leone prigioniero attacca chi lo sta riprendendo

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Intelligenza o insubordinazione?

In questo video si vedono mucche che aprono chiavistelli per uscire dalle stalle, si vede come utilizzano il muso e le corna per azionare fontane che consentono loro di bere, anche fontane con piccoli rubinetti ovviamente pensati per mani umane, si vede come alzano perni di ferro dall’apposito fermo per riuscire a sfilare il muso dalla mangiatoia ed inserirsi in quelle dove c’è più cibo.
E’ vero che la prima reazione è quella di pensare alla loro intelligenza, alla loro capacità di utilizzare strumenti e di comprenderne il funzionamento, e anche quella di notare quanto le mucche possano “assomigliare a noi animali superiori”, a quanto, solo per questa poco significativa ragione, andrebbero rispettate. Ma in questo video c’è qualcos’altro che colpisce e stupisce. In alcuni passaggi siamo in un allevamento. Stiamo guardando animali dentro un allevamento. Siamo abituati a vederli e considerarli all’interno di un determinato percorso costruito su movimenti prestabiliti. Le mucche mangiano in una determinata posizione, mangiano solo la quantità che viene loro concessa, bevono allo stesso modo, si muovono lungo corridoi che le portano dove è stato deciso che devono andare. Per estensione siamo abituati a considerare gli animali, i movimenti e le azioni degli animali, all’interno di un particolare percorso. Queste mucche, invece, compiono degli atti di straniamento, di disobbedienza, di insubordinazione rispetto ai canoni prestabiliti. Lo stupore e l’emozione, allora, non riguarda soltanto la constatazione (che comunque resta) rispetto alla loro personale intelligenza (sanno aprire un chiavistello, sanno azionare le fontane), riguarda invece il loro modificare un comportamento prestabilito e condizionato. E’ la disobbedienza e non (solo) l’intelligenza che mostra la loro resistenza. E’ la disobbedienza e non (solo) l’intelligenza che mostra il loro essere soggetti e non mere vittime passive. Non si tratta di una fuga dettata da una reazione alla disperazione (il dolore o il terrore che spingono a sfondare un recinto), né una fuga che avviene grazie ad una fortuita casualità (una porta lasciata aperta, o un camion che si ribalta). Sono azioni mosse da un altro genere di stimolo. In questo particolare caso, poi, sono azioni più elaborate e complesse con le quali le mucche usano parti dei loro corpi per manovrare strumenti lontanissimi dalla loro portata, dalla loro vita, dalla loro natura. Quelle mucche operano una sorta di ribaltamento: utilizzano a loro vantaggio degli strumenti pensati e costruiti per la loro stessa oppressione. Tutti piccoli gesti che nel loro insieme fanno pensare, in qualche modo (e qui ci spingiamo provocatoriamente un po’ oltre) ai primi abbozzi di un piano di fuga.
Ma resta il punto che l’emozione è dettata dal fatto che riusciamo finalmente a notare questi piccoli e strategici movimenti della testa, questi millimetrici spostamenti delle corna, questo difficile adattarsi dei loro corpi forti e possenti in un universo così estraneo e così opprimente; l’emozione è anche dettata dal fatto che riusciamo a renderci conto di quanto questi episodi non sono affatto delle curiose e originali eccezioni spettacolari, e di quanto, però, restino terribilmente invisibili. Del resto, i giornali e gli altri media ogni tanto riportano notizie di evasioni, fughe, ribellioni, ma lo fanno ridicolizzando la portata dei fatti, rendendo il tutto uno spettacolo, una sorta di piacevole intrattenimento. Impossibile, allora, che si spingano a descrivere questi particolari, questi linguaggi insubordinati. E anche quando se ne sente parlare, è solo sotto forma di aneddoto, l’atteggiamento di un animale che diventa buffo, che permette ad un “padrone” di vantarsi del “suo” animale. In effetti, anche in questo video, si sente in sottofondo, mentre una mucca aziona la fontana, qualcuno che ride.
In fondo, lo stupore e l’emozione riguardano noi e il nostro modo di guardare, riguardano il nostro scoprire con sempre maggiore evidenza la disobbedienza degli animali, il fatto di riuscire ad inquadrare, sempre di più e sempre meglio, quei particolari che ci mostrano gli animali mentre deviano e deragliano “dalla retta via del dominio”, una “retta via” alla quale il nostro immaginario domato e condizionato li ha relegati da millenni.

Troglodita Tribe

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Ripreso a 120 km di distanza

Limpopo Province (Sud Africa), gennaio 2013
Una devastante alluvione colpisce la regione e permette l’evasione di 15.000 coccodrilli da un allevamento. Le ricerche devono essere condotte ad ampio raggio: uno dei coccodrilli viene catturato a 120 km di distanza.

QUI l’articolo

Nel video un coccodrillo viene immobilizzato. Impressionante la somiglianza con l’ammanettamento umano, con le mani dietro la schiena…

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La fuga dei coccodrilli

Vietnam del Sud, 2012

Una frana ha fatto cedere le pareti della loro prigione e 100 coccodrilli sono corsi a cercare un luogo dove nascondersi prendendo immediatamente possesso del territorio e dei canali.

QUI l’articolo (corriere.it)

Nella foto uno dei prigionieri ricatturati

Uno dei prigionieri ricatturati

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Un gufo reale terrorizza il paese

“Voltatasi, ebbe di fronte il gufo. Immobile, le larghe spalle e la grossa testa dalle pupille arancioni, la guardava, il becco dischiuso come quello di un pappagallo parlante. Avrebbe voluto telefonare al figlio o al marito, ma non ne aveva la forza. Il gufo continuava a puntarla e a volgere la testa attorno come scrutasse ogni angolo della casa. Cosa poteva volere?” (Vincenzo Pardini, Il viaggio dell’orsa)

Pumerend (NL), febbraio 2015

Gli abitanti costretti ad uscire con l’ombrello.

La notizia (it.euronews.com)

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Una pecora evasa si aggira in paese

Appiano Gentile (Como), 2014

Una pecora è riuscita ad evadere dall’allevamento e si è diretta in paese. Decisamente “fuori posto” e “fuori programma” il suo vagare che non è certo passato inosservato.

QUI la notizia (appiano-gentile.netweek.it)

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Evaso a Dubai

Dubai (Emirati Arabi), 2003

Cerca di sfuggire a chi vuole macellarlo.
Galleria fotografica (repubblica.it)

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Dobra rada – Buon consiglio

film animato di  Pavel Koutsky

Se gli animali ci restituissero ciò che noi facciamo loro?

In questo brevissimo cortometraggio, intitolato “Buon consiglio”, la ferocia satirica del fumettista si scaglia contro un sistema perverso e luciferino, che considera gli animali come oggetti d’uso (e consumo) quotidiani.

Pavel Koutský è oggi considerato – insieme con Jan Švankmajer e Jiří Barta – uno dei più importanti maestri del cinema d’animazione contemporaneo.
Da sempre artefice di opere di grande vivacità intellettuale e umorismo amaro, dove l’individuo è soggiogato dalle forze di un sistema – che si tratti dei media, della tecnologia moderna o dell’indottrinamento ideologico – che manipola e impone l’omologazione. 


fonte Animal Studies

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La resistenza delle migrazioni


Il Popolo migratore – film di Jacques Perrin – 2001
Il mondo visto dall’alto, senza frontiere, unica e meravigliosa alternanza di ghiacci e deserti, un set infinito che capta i paesaggi di John Ford e la Grande Muraglia, conquista i cieli di Manhattan nel raggelante flash sulle Twin Towers e sfiora la Tour Eiffel, tutto attraverso lo sguardo del Popolo migratore, gli uccelli, seguiti nel loro vagabondare dalla macchina da presa volante di Jacques Perrin. Capolavoro unico, impresa grandiosa dell’attore-produttore francese, che già con Microcosmos, le peuple de l’herbe (1976) aveva restituito il silenzio alle creature aliene del pianeta, Il popolo migratore, è un film «muto», o quasi, avventura alata dove la sapienza scientifica, il cinema e la poesia si fondono in un tutt’uno lisergico. Gli operatori sul deltaplano fanno da battistrada alle anatre imprintate (ma ci sono anche esemplari selvaggi), che seguono i loro «simili», gli amici, i parenti, gli uomini. Il cast infatti può dirsi dis/umano, fuori da ogni intento didattico e lontano migliaia di chilometri (la sterna codalunga batte ogni record nella sua migrazione: 36.000 km) dai documentari tv drammatizzati ad arte. Il popolo migratore è una sinfonia di immagini e di suoni, transiti onirici, rivelazione di un pianeta che nessun satellite ci restituirà mai così avvolgente. Musica originale di Bruno Coulais, Orchestra Bulgara, e voci di Nick Cave e Robert Wyatt, il più sensibile interprete dei pennuti in viaggio (il suo disco Shleep lo mostra in copertina mentre dorme su una colomba in volo). Fuori campo, poche parole accompagnano le grandi migrazione di gru e aquile, pellicani e tortore, fenicotteri e albatros. Nella versione italiana (distribuisce Lucky Red) pochi tocchi in più (dialoghi aggiunti di Danilo Selvaggi) enfatizzano tensione e colore. «La promessa del ritorno è stata mantenuta…» dice alla fine Jacques Perrin, che ha seguito le formazioni geometriche tra nuvole e pioggia seguendo il sole e le stelle, riferimenti astronomici degli uccelli, navigatori infaticabili sulle rotte verso l’emisfero nord a primavera, dove si riproducono. Mentre l’autunno li fa volare in direzione sud, oltre ogni limite. Scolpiti nel cielo, gli uccelli diventano icone della Terra, testimoni della sua solitudine, mentre gli uomini concentrati negli insediamenti urbani sembrano i veri estranei, dissociati da questi angeli, presi di mira dai fucili dei cacciatori.
Fonte il Manifesto 16/11/2002

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