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Meta
Evasione dal macello
Bijejina (Serbia), aprile 2015
Con un tono tragicomico viene raccontata la fuga dal macello di un toro che si è ritrovato su una strada regionale e che ha cercato poi rifugio nel parcheggio di un centro commerciale.
Ricatturato dopo un’ora, è stato legato ad un trattore e ricondotto al macello dove è stato ucciso.
Pubblicato in 1 - storie di rivolta, 2 - allevamenti e macelli, 7 - evasioni
Contrassegnato evasione, Serbia, toro
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R-esistenza
Pubblicato in 1 - storie di rivolta, 2 - allevamenti e macelli
Contrassegnato cammello, morso
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La vendetta di un elefante contro gli intrusi.
Thailandia, Khao Yai National Park-13 gennaio 2015
Siamo nel più grande parco nazionale nel nord est della Thailandia. Un parco molto visitato che rappresenta un importante business economico per il paese. Gli animali che ci vivono entrano spesso in contatto con un certo tipo di turismo affamato di ‘natura’ e di ‘ intrattenimento esotico’, tanto da non disdegnare anche il trekking sugli elefanti senza porsi alcuna domanda al riguardo.
Le macchine che attraversano le strade interne al parco sono senz’altro fonte di disturbo per gli animali.
In questo video un elefante ci mostra quanto sia infastidito dalla presenza di umani invasori, dal rumore e dalla puzza dei motori, dalle voci, dalla presenza stessa di estranei.
Sono molti gli episodi come questo e in diversi casi, come è accaduto ad es. in Sud Africa, il non rispetto delle regole minime del regolamento del parco (in sovraimpressione nel video) porta a situazioni di pericolo per gli animali e gli umani . A pagarne le spese però sono proprio gli animali che vengono uccisi per difendere l’incolumità di chi si crede e si comporta da padrone dell’universo. Fortunatamente, in questo caso, non ci sono state vittime.
(fonte : Jukin Media )
Pubblicato in 1 - storie di rivolta, 6 - altri luoghi di detenzione, 8 - ribellioni
Contrassegnato 2015, auto, elefante, Thailandia
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Dal canile alla libertà – White God – Sinfonia per Hagen
Dal canile alla libertà – White God – Sinfonia per Hagen
È uscito anche nelle sale dei cinema italiani White God – Sinfonia per Hagen, il nuovo film del regista ungherese Kornél Mundruczó, dopo essersi aggiudicato il premio della sezione Un Certain Regard al festival di Cannes dello scorso anno.
Protagonista una ragazzina, Lili, e il suo cane Hagen. Premessa per la storia, l’approvazione di una nuova legge che favorisce i cani di razza e che prevede il pagamento di una tassa gravosa da parte dei proprietari di meticci.
ll provvedimento spinge molte persone a sbarazzarsi dei cosiddetti bastardi, colpevoli di inquinare la purezza delle razze determinate dall’uomo. Tra questi, anche il padre di Lili che, contro il volere della figlia, abbandona Hagen per strada. La ragazza inizialmente non accetta le argomentazioni del padre e non si dà pace. Ad un certo punto sembra prevalere l’accettazione da parte di Lili della figura del padre, al quale gradatamente si riavvicina dopo la separazione dalla madre.
All’inizio anche Hagen cerca disperatamente di ritornare a casa da Lili.
Vagando per le strade, si ritrova ad affrontare una serie di situazioni pericolose: deve sfuggire ai corrotti accalappiacani, viene venduto da un senza tetto senza scrupoli ad un vile ricettatore di cani che lo rivende a sua volta ad un feroce addestratore di cani per il combattimento. Riuscito a fuggire dopo mirati trattamenti tesi ad indurre in lui aggressività, viene infine catturato e mandato in canile.
Recluso insieme a tutti gli altri ‘senza razza’, rischia la soppressione quando decide di ribellarsi generando l’occasione decisiva per affrancarsi dal ruolo di schiavo.
Scappa con la collaborazione degli altri cani del canile: centinaia di intrepidi galeotti invadono a questo punto Budapest, fra il terrore della gente che assiste sconvolta ad una grande collettiva corsa per la libertà.
Il panico scuote la cittadinanza che legge nella rivolta dei cani una dichiarazione di guerra alla specie ‘padrona’. Invece i conti in sospeso vengono saldati solo con coloro che hanno maltrattato Hagen, i quali diventano vittime-simbolo della non passività degli animali non umani.
«Ho voluto collocare il film in una prospettiva in cui si capisca che il cane è il simbolo dell’eterno emarginato per cui il padrone è il suo dio (da cui il titolo: il dio bianco appunto)», ha detto il regista. Che ha spiegato di aver avuto l’idea di utilizzare i cani per rappresentare le condizioni deI discriminati grazie a ciò che ha appreso in particolare dai libri di Coetzee: «Il suo lavoro richiama l’attenzione sul fatto che c’è uno strato più basso anche di quello dei più emarginati, che consiste in un’altra specie di esseri intelligenti e razionali che possono essere sfruttati in tutti i modi possibili dall’uomo: gli animali. È qui che ho cominciato a chiedermi se fosse possibile girare un film con i cani. Lavorare con loro è stata un’esperienza terapeutica», ha raccontato. «Durante le riprese, si aveva la sensazione che noi dovessimo adeguarci ai cani e non viceversa. Ogni scena doveva essere giocosa e indolore per gli animali. In un certo senso i cani diventavano attori e gli attori cani. Il film è un esempio straordinario della cooperazione eccezionale tra due specie. Un’esperienza edificante anche perché ogni cane presente nel film proveniva dai canili e alla fine delle riprese sono stati tutti adottati e hanno trovato una casa». Un film importante, per l’attenzione ai particolari, per l’evidente ricerca di riprodurre nello spettatore la prospettiva di vita dei cani, per le tante denuncie esplicitate nel mettere sotto lente d’ingrandimento la precarietà dell’esistenza della specie animale eletta a vivere fianco a fianco all’Imperatore.
Il regno dell’uomo ha concepito per il cane una forma di compagnia condizionata e non prevede la resistenza ai propri dettami. La disabitudine ad assistere all’insubordinazione procurata dallo strapotere in corso, getta nello stupore chi si trova di fronte all’imprevista reazione di sudditi a quattro zampe. Significativo che le ambientazioni iniziale e finale avvengano nel mattatoio della città. Lili e il padre finiscono per inchinarsi ai rivoltosi, proprio nel piazzale compreso fra le strutture di smembramento dei corpi animali destinati al consumo alimentare umano.
L’alta ispirazione esistenziale dettata dalle note dell’orchestra in cui Lili suonava, stride con la concitazione emanata nella lotta per la vita nuda, cruda e vera. A rappresentare in che silente contrasto si dibatte l’immane tragedia subita dagli animali: amati per bisogno, usati per interesse, abbandonati per necessità. Un film sul tradimento: un fatto sistematico, tutt’altro che una sfortunata circostanza. Hagen, i cui sentimenti scorrono sulla sottile linea che percorre chi sfiora con coraggio il rischio di una comunicazione antropomorfizzante che sfida le leggi della reificazione animale, non ci sta.
E questo, se non è tutto, è tanto.
Pubblicato in 1 - storie di rivolta, approfondimenti
Contrassegnato antispecismo, cani, canili, cinema, coetzee, film, Kornél Mundruczó, liberazione animale, meticci, resistenza, resistenza animale
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Niente riprese, please. Scimpanzè abbatte un drone
Olanda, aprile 2015
Si procura un ramo e abbatte un drone lo scimpanzè recluso nello zoo olandese. Niente riprese, please.
(fonte www.repubblica.it
Pubblicato in 1 - storie di rivolta, 4 - zoo, 8 - ribellioni
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Fuga dal mattatoio prima dell’esecuzione
Alsazia (FR) , aprile 2015
Stava per ricevere il colpo di pistola ‘da stordimento‘ la mucca che è riuscita a liberarsi e fuggire, dicono ‘inspiegabilmente’, dal mattatoio di Haguenau. (Alsazia)
Correndo in preda al terrore si è ritrovata su un binario ferroviario , bloccando cosi’ il traffico.
Proseguendo la sua corsa disperata ha urtato un’auto in strada per ritrovarsi poi a cercare rifugio in un parcheggio dove è stata uccisa.
(fonte: Derniere Nouvelles d’Alsace)
Pubblicato in 1 - storie di rivolta, 2 - allevamenti e macelli, 8 - ribellioni
Contrassegnato 2015, alsazia, mattatoio, mucca
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Prendere a calci la libertà di chi resiste
E’ sorprendete come un video, in soli 26 secondi, riesca a farti pensare, riesca a provocare tanti collegamenti. Siamo di fronte ad un cane che dorme sul marciapiede. Non è un cane ferito, impaurito, malato, zoppicante, perso e brutalizzato dalle conseguenze dell’abbandono. E’ un cane che dorme sul marciapiede. E’ un cane libero che sta vivendo la sua vita. Le persone passano e tutto scorre normalmente, finché un tale si ferma davanti al cane e gli dà un calcio. Vuole che si sposti, che se ne vada. Potrebbe tranquillamente passare. Il cane non ostruisce il marciapiede, non infastidisce in alcun modo, ma a lui non sta bene che un cane dorma tranquillo sul marciapiede. E’ come se questa visione smontasse la sua immagine del mondo, come se quel cane, la sua tranquilla e placida libertà, lo disturbasse mettendo in discussione qualcosa di importante. E un po’, questa persona, rappresenta tutte quelle persone che se la prendono con chi, non allineato, ritengono più debole, non rappresentato, non considerato e quindi, apparentemente, insignificante e indifeso. Il collegamento con i senza-tetto è quasi immediato. In effetti sono tanti i casi in cui queste persone, che dormono all’aperto, che mostrano senza alcuna difesa le loro debolezze come la loro libertà, vengono aggredite, malmenate a volte anche bruciate e uccise. Proprio come avviene a cani e gatti girovaghi. Accade senza alcun motivo, senza alcun litigio. Così, solo perchè questi individui, in qualche modo contravvengono esplicitamente ad un immaginario ben definito.
Ma il fatto di trovarsi in condizione di inferiorità rispetto all’ambiente circostante, rispetto alla visione del mondo a cui aderisce la maggior parte della gente, non significa essere incapaci di ribellarsi, disobbedire, reagire. E in effetti il cane reagisce.All’inizio si sposta e incassa l’ingiustizia. Rimane quieto e scende dal marciapiede accettando il ruolo dell’emarginato che, tanto, è meglio per lui se tiene la testa bassa e gira al largo. Ma la persona insiste, non si accontenta di aver raggiunto l’obbiettivo, di aver ricacciato il cane sulla strada, di aver confermato e ribadito il suo potere, la sua posizione di supremazia e superiorità. La persona dà altri calci. Il primo calcio, in effetti, serve solo per sondare, per capire fino a che punto può infierire. E quando lo capisce insiste. Ma il cane si rivolta, non accetta più quel ruolo. Torna sul marciapiede e, con il suo linguaggio, “parla”, “grida” e si fa capire molto bene dando voce al suo desiderio di essere lasciato in pace. E qui c’è davvero poco da umanizzare, qui c’è solo un’azione e una reazione, Una reazione sana, sensata e legittima. Una reazione di ribellione ad un’evidente ingiustizia, ad una chiara sopraffazione.
Non sappiamo come andrà a finire per questo cane, come per il cane che, nel video, gli dà man forte nell’atto di ribellione. Non sappiamo chi incontreranno, se manterranno la loro libertà e la loro incolumità. Il fatto più sconcertante, comunque, non è tanto determinato dalla nostra difficoltà a convivere con gli animali, ma dalla nostra difficoltà a convivere con la libertà degli animali. E quindi dovremmo favorirla immaginando, inventando, progettando città e paesi pensati per la convivenza con animali liberi, anziché costruire strutture dove rinchiuderli, controllarli, guardarli. Abbiamo invaso e colonizzato più o meno tutto il pianeta. A questo punto, abbattere i confini di specie significa ripensare i nostri stessi territori tenendo conto della libertà degli animali.
Ma la nostra difficoltà non è solo con la libertà animale, ma con la libertà in genere. Non dobbiamo dimenticare che, per esempio, non tutti i senza dimora vogliono essere ricollocati e indirizzati a strutture gestite dalle istituzioni. Anche se il nostro immaginario vede in loro solo degrado da nascondere e cancellare, dovremmo avere l’intelligenza, il coraggio e l’apertura per creare climi, atmosfere, strutture, situazioni, paesaggi a loro favorevoli.Soprattutto, dovremmo cambiare il nostro atteggiamento, dando forza e solidarietà a di chi è “troppo” libero per i nostri modelli di esistenza. A qualsiasi specie appartenga.
Troglodita Tribe
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Evasione ad ali tagliate
Cremona, marzo 2015
Fra le tante orripilanti pratiche di controllo dei corpi altrui, è in uso anche quella di ‘spuntare’ le ali ai pappagalli per impedire loro volo ed evasione.
Con tale menomazione, animali esotici come i pappagalli sono costretti a zampettare per casa e, se hanno imparato a ripetere qualche parola del linguaggio umano, vengono ‘elevati’ al grado di ‘parlanti’.
Questo pappagallo chiamato Pippo, nonostante le ali tagliate, ha ripetutamente tentato di fuggire finché non c’è riuscito. Ha morso chi ha cercato di ricatturarlo e infine è stato preso con l’inganno del cibo.
QUI la notizia (laprovinciacr.it)
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Bonnie e Clyde: i macachi evasi dallo zoo di Belfast
Irlanda, 25 Marzo 2015
Sono già stati ribattezzati Bonnie e Clyde, in riferimento alla coppia di criminali statunitensi che negli anni ’30 diede filo da torcere alla polizia con le loro rocambolesche fughe. Protagonisti di questa vicenda non sono però due ladri, né altri colpevoli di reato. Bonnie e Clyde sono innocenti.
QUI la notizia
(fonte www.greenstyle.it)
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Contrassegnato 2015, 4 - zoo, 7 - evasioni, Belfast, macachi, scimmie
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R-esistere alla devastazione e al pericolo nucleare
A Fukushima, dopo il terremoto e lo tsunami del 2011, non tutto si è fermato.
C’è un uomo solidale con gli altri animali che sopravvivono nella zona, ma sono isolati, affamati, assetati. I ciliegi fioriscono a Fukushima.
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Contrassegnato animali, Fukushima, solidarietà
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