Rinati a vita libera

Ferrara, anse vallive di Ostellato

Nei pressi del paese di Copparo (Ferrara), fino al 2010 era attivo un lager per visoni. Se ne detenevano oltre 10.000. Nel 2007, durante un’azione di liberazione, vennero distrutte duemila gabbie ed i visoni poterono fuggire. Molti morirono fuori, sulle strade, altri tornarono a morire dentro, per la loro pelliccia. Ma qualcuno ha resistito e vive libero nel territorio.

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(nella foto, vallette di Ostellato)

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Evaso dal recinto

Campi Bisenzio (FI), aprile 2015

Fuggito. Ripreso…

QUI la notizia (http://www.piananotizie.it)

 

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Milano, 1 maggio: “Darei la (tua) vita perche tu possa esprimere la mia idea”

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Milano, 1 maggio: “Darei la (tua) vita perche tu possa esprimere la mia idea”

Dopo il corteo del 1 maggio a milano i media hanno raccontato i più svariati episodi, quasi tutti finiti sotto il grande cappello delle “violenze”. A noi preme parlare di un “piccolo” squallido episodio che non è finito sotto questo cappello ma che di certo ne era ben più degno. A margine del corteo un giornalista insegue un ragazzo, lo ferma, lo circuisce e, approfittando della sua ingenuità, lo getta in pasto ai mangiacadaveri dei social network e alla gogna mediatica. Il giorno dopo, sotto il pretesto di un’offerta di riparazione, un secondo giornalista finisce di spolparlo senza pietà. Il ragazzo in questione è Mattia, i due rapaci sono Enrico Fedocci di TgCom24 e il terzetto Antonio Nasso – Alberto Marzocchi – Elena Peracchi di Repubblica, la storia è arcinota.

Atto Primo: il Banchetto.

Mattia rivendica a volto scoperto davanti alle telecamere la propria presenza nel blocco nero del corteo. A Fedocci viene già l’acquolina in bocca. Ma non solo: mattia racconta le proprie emozioni nei disordini senza i filtri né le astuzie di chi è uso frequentare gli ambienti politicizzati. Improvvisazione, adrenalina, coinvolgimento diretto, linguaggio schietto e poco filtrato: ecco costruito il mostro. Da adesso in poi sarà più facile irretire il blocco nero in una narrazione a base di ragazzini esaltati, pronti a spaccare tutto senza neanche sapere perchè. Eppure, questi stessi elementi tradiscono l’esistenza di un’altra faccia della medaglia, mediaticamente meno succulenta.

Improvvisazione. Virtualmente, chiunque passi di là per caso può sentirsi coinvolt* e lanciarsi nella mischia: il black bloc forse non è quell’organizzazione paramilitare che prepara le azioni nei propri covi…

Adrenalina. Le vetrine che saltano sono un’irruzione di realtà nello spettacolare quotidiano, l’emozione che provocano è vera, anche se questa realtà dura il tempo necessario ad essere ingurgitata e rivomitata dalle immagini pornografiche dei telegiornali della sera.

Coinvolgimento diretto. Dei corpi, con poco più che sé stessi, osano “dire la verità al potere”, senza mediazioni, senza infingimenti.

Linguaggio schietto e poco filtrato. È giusto bruciare le banche? Una domanda faziosa che però diventa quasi retorica quando incappa nello stupore di Mattia che dapprima esita, poi svela semplicemente il segreto di pulcinella: tutt* odiano le banche. Il cervello c’entra poco, ma non perchè sia difettoso. È che non ce n’è bisogno, la questione è talmente semplice che basta la pancia per parlare. E perchè no? Perchè il capro espiatorio non può parlare di emozioni, di tutto ciò che ha sentito in quegli attimi di vita? E in effetti il capro espiatorio non è un perfetto capro espiatorio, perchè le sue emozioni, benchè banalizzate e ridicolizzate dall’intervistatore, non sono mai del tutto rappresentabili. Non si possono ricondurre alle categorie rassicuranti dello spettacolo, categorie letteralmente xenofobe: i mostri vengono da fuori, magari dalla Grecia, i mostri vengono dall’alta borghesia viziata, così distante dagli onesti lavoratori contenti di farsi schiavizzare pur di non sembrare dei debosciati; i mostri sono apolitici, perchè altrimenti ragionerebbero in termini di un futuro sufficientemente lontano da fare sbadigliare, di una ragionevolezza paralizzante; i mostri sono professionisti del danneggiamento, a differenza di voi che subite una schiavitù quotidiana con irresponsabile improvvisazione; i mostri sono maschi ed eterosessuali, perchè se fossero femmine o gay vacillerebbero le nostre certezze sulle donne e sui gay. Mattia risponde a questo profilo già tracciato per alcune caratteristiche e per altre no, ma non è questo il punto. Il punto sono le emozioni, e le emozioni arrivano dirette, non di profilo. E chi ha detto che la piazza dev’essere fatta di profili? Di assennati leader, lungimiranti intellettuali, di gente che misura la legittimità di quello che sente sul livello di analisi che sa esprimere. Volete un po’ di analisi? Eccola, se ci tenete. Darvela, in fondo, ci libera un po’ del suo peso. Noi ci teniamo le emozioni di Mattia. Che sono un po’ le nostre.

Eravamo in corteo, e ci siamo emozionat*. Abbiamo visto migliaia di persone insieme, un corteo determinato, un’ondata di odori e colori, di corpi vicini nel riprendersi la città. Abbiamo visto le bandiere no tav e compagn* da tutta europa, abbiamo attraversato lo spezzone antispecista e ci siamo fatt* attraversare dallo spezzone frocio itinerante. Poi è arrivata la pioggia, e un corteo sotto la pioggia non è come sotto il sole. Abbiamo pensato che tutto ciò, insieme alle colonne di fumo che si levavano su milano, stesse rovinando la festa al nostro bravo premier. Come vittoria politica forse è piccola, ma come emozione è grande. E le vetrine delle banche che saltano non sono un’idea, sono un rumore, sono vetri rotti che volano. Sono il corpo del re che è nudo. Ci sono tanti modi di essere espropriati della città, e altrettanti per riprendersela. Ma in qualsiasi modo lo si faccia, riprendersi la città non è un’idea. È riprendersela col corpo, con i sensi. Sentirla ruvida fra le dita. Riprendersi la città o è emozione o non è. Non si vedranno pagine sui social network che incitano a sputarci addosso o a insegnarci l’italiano: noi ce l’abbiamo duro abbastanza per i vostri gusti… Ed è questo che vi diamo in pasto, un po’ di belle parole, il prezzo da pagare per poter dire le stesse semplici cose che ha detto Mattia senza essere oggetti dello stesso linciaggio che è toccato a lui.

Atto Secondo: la Legge del Padre.

Sottoposto alla gogna, a pressioni violentissime, lasciato solo da tutti, Mattia ritratta. A mangiare ciò che resta intorno alle sue ossa c’è già pronto un altro rapace, Nasso-Marzocchi-Peracchi. Un po’ sbirro, un po’ professore, un po’ assistente sociale (e sì, certo, anche un po’ giornalista), invoca subito l’autorità paterna con lo strumento patriarcale per eccellenza: lo schiaffo. Ricordiamoci che Mattia non ha fatto niente, o meglio, ha fatto tutto: ha espresso l’opinione sbagliata al momento sbagliato. E che cosa invocano questi solerti difensori della libertà di opinione quando sentono un’opinione a loro sgradita? Gli schiaffoni. Ricordiamo che sono gli stessi che gridano alle gravi violenze quando vedono una vetrina incrinata. Come si suol dire, “darei la (tua) vita perché tu possa esprimere la mia opinione”. Ancor più che nel primo, nel secondo atto la figura dominante è quella dell’umiliazione. Mattia viene messo contro ai genitori, trattato come un idiota e spinto a mettere in piazza i cazzi suoi (eh già,  qualche parolaccia la diciamo anche noi. Voi mai? Per redimerci domani potremmo lavarci i denti…). L’ultima gentile offerta consiste nel suggerirgli di mettersi in ginocchio sui ceci e ripulire la città per espiare la grave colpa di essersi emozionato. Mentre expo devasta e saccheggia le nostre vite c’è chi si indigna per qualche vetrina infranta e qualche auto in fiamme. Se questa indignazione vi sembra un po’ ipocrita, il banchetto dei social network sul corpo di Mattia vi sembrerà letteralmente osceno. C’è di buono per lui che verrà digerito in fretta e a breve nessuno se ne ricorderà.  La necrofagia da social ha la memoria corta e, se non da domani, al più tardi da dopodomani si ricomincerà ad indignarsi per le ovaie di Angelina Jolie.

Atto Terzo: il Colpo di Spugna.

E che dire di quelle migliaia di persone che ieri hanno sfilato per milano armati di cif e spugne? Loro sapevano perché fossero lì a pulire, da cosa fossero mossi e le implicazioni del loro atto? Quanto ci hanno riflettuto? Più di Mattia? Pare di no (molti dichiarano di non sapere nemmeno dell’esistenza di un movimentro contro expo), ma a chi importa. Erano emozionati? Boh, non ne hanno parlato. Eppure cosa facevano? Un atto estremamente violento. Ci portavano di nuovo via quella città che per un attimo era stata anche nostra, ma non con i sassi, con la violenza di un colpo di spugna. Lavavano via col cif le nostre lacrime e le nostre risa sudice, fino a non farne restare più nulla. Rivestivano il re, cancellavano noi. Ricostruivano la vetrina chiamata milano per riporci ancora tutti dentro, di nuovo esposti e patinati, di nuovo a farci guardare come vestiti senza corpo e senza sudore. E le nostre vite? E le nostre emozioni? Ma sì, che importa, è la nostra immagine che conta.

Resistenza Animale – resistenzanimale.noblogs.org

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Evasione di 15 asini

Noale (Ve), febbraio 2015

Eccoli, tutti insieme. Le auto si fermano. Per una volta sono loro a decidere dove andare.

QUI la notizia (http://www.ilgazzettino.it)

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Zebre evase

Bruxelles, aprile 2015

Viventi in cerca di spazi liberi.

QUI l’articolo

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Quel preoccupante ‘vagare senza una meta’

Latina, aprile 2015

Eccole, evase dall’allevamento. Una volta allontanatesi dalla loro postazione di ‘macchina da latte’, cos’avranno mai da fare? La loro esistenza può avere un senso che non sia erogare latte per l’alimentazione umana? Così, vagano ‘senza meta’, tristemente disoccupate… Ogni tassello dev’essere al suo posto. Sugli animali posano le fondamenta della società umana sfruttatrice.

Leggi l’articolo  (www.latinaquotidiano.it)

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Fa il “dito medio” alla scimmia, lei capisce e reagisce così

India, 2015

https://www.youtube.com/watch?v=gnXROaYXaVk

Un giovane turista  passa accanto a una scimmia in libertà e le fa il gesto del dito medio, ma l’animale capisce  l’insulto e reagisce immediatamente. La prossima volta ci penserà prima di rifarlo.

(fonte: Il Mattino TV)

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VeganZone (3 maggio)

da: TrogloditaTribeveganzone

il primo
VeganZone
Itineranti Mercatini Vegan
Prodotti Vegan autoprodotti da persone vegan
si terrà a
FILOTTRANO
DOMENICA 3 MAGGIO

Interventi, banchetti, pranzo vegan condiviso (ciascun* porta cibo vegan), cerchio di partecipazione, convivialità, impegno, festa, mercatino itinerante, baratto gratuità, informazione…

Ti aspettiamo!!!
E se l’idea ti piace aiutaci a diffondere l’evento!

qui la locandina https://troglovegan.wordpress.com/veganzone/filottrano-an/
qui l’evento FB https://www.facebook.com/events/488314907985941/
qui i 5 punti della Carta VeganZone https://troglovegan.wordpress.com/veganzone/

Condividi, scrivi, passaparola, invita, disegna, posta, twitta, telefona, messaggia, racconta, parla…

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15 bisonti evasi e lo spettacolo della repressione

bisonti124 aprile 2015, Casteltown ( USA)

In fuga  da due giorni da un allevamento a nord est di New York, una mandria di 15 bisonti con i loro piccoli, ha cercato la libertà dirigendosi verso il fiume Hudson.

Ma nel momento in cui hanno tentato di attraversare una strada provinciale sono stati trasformati in spettacolo mediatico.

Segnalati in tv si sono trovati davanti una folla di giornalisti, abitanti e automobilisti. Tutti a girare filmati da mettere in rete, accompagnati da battute e titoli ironici.

La polizia con i suoi cecchini coadiuvati da un elicottero ha creato un vero e proprio blocco, terrorizzando gli animali e senza prendere in considerazione alternative.

Questo lamentano alcuni abitanti ed una signora che ha assistito in lacrime all’uccisione prima del capobranco poi di tutti gli altri animali, mentre spaventati tentavano di arretrare.

Si è trattato di una vera e propria esecuzione pubblica ‘in piena regola’.

“E’ stato come trovarsi nel selvaggio West ed io ho trovato la soluzione giusta” ha dichiarato fiero lo sceriffo del luogo .

Notizia e foto: TimesUnion.com

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La resistenza è sempre resistenza animale

La resistenza partigiana contro il nazi-fascismo viene quasi sempre declinata al maschile, dimenticando le donne che, con le stesse armi degli uomini o in altre importanti e svariate maniere, hanno condotto e condiviso la medesima lotta. Che sono state imprigionate, deportate, torturate e uccise. E non si parla mai neppure de* bambin*, che talvolta avevano ruoli precisi, che hanno vissuto la persecuzione sulla loro pelle o che a loro volta spesso sono stat* brutalmente uccis*.
Gli stereotipi alterano la visione. Il linguaggio si irrigidisce nelle accezioni più comuni dei termini. Pietrifica. Divide, allontana, disconosce.
La resistenza è di tutti i corpi che resistono.
La resistenza è sempre resistenza animale.

Donne, la resistenza taciuta  (resistenzaitaliana.it)

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(foto: bandite.org)

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