Aggressione in gabbia

Hamilton (NZ), 20 settembre 2015

Quando sembra che i ruoli siano definiti e stabili, che l’equilibrio mantenuto con la forza regga, i giochi in realtà non sono finiti. C’è qualcosa di latente pronto ad esplodere appena può. Pronto a ribaltare parti e ruoli all’interno di una storia sbagliata. Le gabbie stremano le forze, nascondono le voci ma non spengono mai del tutto la volontà di autodeterminazione.

(Nella foto, una delle tigri recluse)

Fonti:

Corriere del Ticino

bbc.com

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Vitello evaso

Frassinelle (Ro), 7 settembre 2015

La repressione è preventiva e implacabile, ma le evasioni continuano, la resistenza è pronta a cogliere improvvise possibilità.

QUI la notizia (rovigooggi.it)

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Evade e lo uccidono

Duisburg (Germania), settembre 2015

Due oranghi sono fuggiti dalla prigione allo zoo di Duisburg. Uno è stato fucilato mentre tentava di scavalcare il muro di cinta, l’altro è stato colpito col sedativo e riportato in gabbia. Al suo risveglio, quanto avrà cercato il suo compagno? L’avrà visto stramazzare a terra? Sparare su chi fugge è pratica consolidata, la storia ce ne riempie la memoria.

La notizia

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Elefante schiavo si ribella

Chang Mai, Thailandia
27 agosto 2015
‘Qualcosa è andato storto’ riferiscono varie fonti riguardo alla ribellione di un elefante di 30 anni.
Al contrario, qualcosa è andato per il verso giusto, quando il possente animale si è dato alla fuga nella foresta, cercando la libertà, con ancora una famiglia di turisti sul dorso.
Purtroppo  il terribile ’incidente’ che ne è seguito ( l’elefante ha ucciso il suo mahout, ovvero il suo padrone- carceriere) è una conseguenza delle terribili condizioni in cui questi animali vengono sfruttati  e sottomessi, picchiati , legati a catena, strappati alla loro famiglia fin da cuccioli e usati  da un’industria del turismo molto redditizia in Thailandia.  Le ribellioni sono frequenti e così anche ‘incidenti’ molto gravi.
C’è voluto più di un’ora  e un altro mahout per calmare l’animale, poter trarre in salvo i turisti terrorizzati, e ricondurre l’elefante agli arresti.
QUI la notizia (dailymail.co.uk)
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Vendetta randagia

Cina, marzo 2015

Scacciato a calci, torna con gli amic*. E prendono a morsi la carrozzeria! (lazampa.it)

QUI l’articolo

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Esecuzione per sconfinamento

Castano Primo (MI), agosto 2015

Non si è lasciato tirar fuori dall’acqua. Troppa la paura. Ha morso il canotto ed ha continuato a nuotare verso una sua soluzione possibile. Ma i territori hanno confini di filo spinato e di cieco abisso e c’è chi è disposto a sparare su chi li oltrepassa.

(Fonte e galleria fotografica)

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Attacco mortale

Zimbabwe, agosto 2015

Pericolosi o invadenti gli umani dei safari nel territorio dei leoni. Proprio nel parco dove è avvenuta l’uccisione di Cecil, un leone attacca il gruppo a piedi e uccide una guida.

QUI la notizia

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17 ottobre – Corteo nazionale contro il festival del circo di Latina

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Resistenza Animale aderisce al corteo nazionale contro il festival del circo di Latina (17 ottobre).

Non passa giorno senza che qualche schiavo non umano si ribelli all’esposizione forzata del proprio corpo nella gabbia di uno zoo o sotto il tendone di un circo, opponga resistenza all’addestramento – più o meno violento – cui è sottoposto per il divertimento altrui. La rivolta animale è ineliminabile, nei mattatoi, negli allevamenti, nei laboratori e nei circhi, ma è in questi ultimi che più spesso diventa “notizia”. Quando una tigre uccide il domatore o un elefante scappa, la resistenza stessa diventa spettacolo. Persino i nomi di chi si ribella, a fronte delle migliaia di anonime mucche, maiali, polli evasi dai capannoni, restano spesso impressi nella memoria collettiva: Tyke, Tatiana, Alexander, Tilikum

Per noi, però, non si tratta di spettacolo, come non si tratta di spettacolo quando sotto il tendone tutto “fila liscio”.

Il primo gesto, da parte nostra, non può che essere la solidarietà ai/lle ribelli.

Nel circo, tutto testimonia del dominio umano: rendere docili, addestrare, esporre i corpi animali. E, quando qualche corpo non obbedisce, lo si percuote; se “aggredisce” viene punito; se fugge, diventa un problema di ordine pubblico, da braccare, sedare, abbattere. Questo dominio si esercita e si autocelebra incessantemente. Il festival del circo, in fondo, è anche questo: una celebrazione del dominio umano, esibito e condiviso con gli spettatori.

E’ inevitabile quindi opporsi, schierarsi con chi al festival parteciperà senza volerlo, e a condizioni decise da altri.

Ma è anche importante che la risposta a questo evento internazionale sia una risposta antifascista, una risposta che prenda posizione contro il sessismo, l’omotransfobia, il razzismo, in maniera non rituale, ma consapevole del momento che attraversa l’antispecismo. La solidarietà agli animali che si va diffondendo è infatti spesso inconsapevole delle connessioni fra sfruttamento animale e altre forme di oppressione, di schiavitù o di normatività. Spesso è addirittura disinteressata o, peggio, connivente con le prese di posizione animaliste che ammiccano a forme di discriminazione fra umani. Le istanze antispeciste rischiano così di essere di fatto mobilitate al servizio delle più pericolose pulsioni xenofobe e fascistoidi (basti pensare, per esempio, quanto è facile oggi, soprattutto sui social network, utilizzare l’indignazione animalista contro “i cinesi che mangiano i cani”, contro “gli islamici e la macellazione halal”, ecc. per fare propaganda per il proprio partito politico). Contro i tentativi di infiltrazione dell’estrema destra e il qualunquismo animalista che le sottovaluta o le incentiva, crediamo sia importante ribadire che gli animali con cui schierarsi non sono solo quelli che appartengono alle specie non umane, ma sono anche i migranti, le lesbiche, i gay, le/i trans, i folli. Sono animali ribelli, per noi, tutte quelle soggettività che sfidano, con la loro stessa esistenza, la norma antropocentrica, occidentale, maschile, eterosessuale, sana, abile, adulta…

Resistenza Animale

resistenzanimale.noblogs.org

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Conigli imprendibili

Trento, agosto 2015

Un cimitero è la lugubre casa dei morti. Silenzio e fiori appassiti. E muri che celano sacri cadaveri in putrefazione, impilati con ordine o sfiorati con passi leggeri. Che fra l’erba saltelli un coniglio è una nota di vita stonata. Eppure la casa è ai vivi che serve. Hanno cercato di catturarli, li hanno cacciati… ma loro sono tornati.

QUI l’articolo  (l’Adige.it)

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E’ uscito il primo numero di Tilikum, bollettino del gruppo La Lepre

Segnaliamo l’uscita del bollettino del gruppo La Lepre, “Tilikum” (orca ribelle di cui abbiamo parlato su questo blog), che contiene, fra le altre cose, una rubrica sugli atti di resistenza degli animali.

da: lalepre.noblogs.org

E’ uscito il primo numero di TILIKUM, bollettino del gruppo La Lepre!
Il bollettino girerà soprattutto in forma cartacea, ma mettiamo a disposizione anche una versione pdf già impaginata per la stampa. Per scaricarla clicca sull’immagine:

Tilikum copertinaIntroduzione
Il bollettino che avete tra le mani vuole essere una nuova pubblicazione aperiodica di approfondimento e analisi sulle lotte di liberazione animale, umana e della terra. E’ realizzato da varie individualità del gruppo La Lepre, attivo a Milano dalla fine del 2012 sia con proteste in strada per contrastare lo sfruttamento animale e della terra (su tematiche come vivisezione, pellicce, biotecnologie, nanotecnologie, ecc.) sia organizzando presentazioni, proiezioni di video e dibattiti per stimolare un confronto diretto tra le persone attive in queste lotte e con quelle che vi si stanno avvicinando per la prima volta.

Il collettivo La Lepre è composto da persone provenienti da percorsi di lotta diversificati: lotte di liberazione animale, ecologiste, anarchiche, antifasciste, anticapitaliste, antirazziste, queer/trans/femministe, anticarcerarie e di supporto ai/lle prigionierx. Questo si riflette nel nostro modo di portare avanti le lotte di liberazione animale e della terra, che riteniamo inscindibili da una lotta più ampia contro ogni forma di autorità e dominio, che comprende anche la liberazione umana. Adottiamo quindi un approccio intersezionale che cerchi di mettere in luce le connessioni tra lo sfruttamento nei confronti degli animali e le altre forme di oppressione come la devastazione degli ecosistemi, il razzismo, il sessismo, l’omofobia, le differenze di classe, ecc. tenendo sempre ben presente il contesto sociale in cui ci troviamo, e le dinamiche di potere che entrano in gioco (Stato, capitalismo, organi repressivi…).

Vogliamo ribadire quella che per noi è l’importanza dell’azione diretta e di una metodologia che non preveda compromessi né alleanze di alcun tipo con le istituzioni o con i media, che sono tra i principali responsabili della nostra oppressione. Siamo inoltre critiche/i verso la tecnologia, e non crediamo che mezzi come i social network possano essere di beneficio al rafforzamento delle nostre lotte, ma anzi servano ad incrementare ancora di più l’alienazione e l’apatia già abbastanza diffuse nella moderna società industriale di massa. Ecco perchè lanciamo il progetto di una pubblicazione cartacea, un formato più idoneo alla diffusione diretta e non mediata da internet, e che meglio predispone a una lettura rilassata che apre alla riflessione.

Non ci dilunghiamo oltre perchè crediamo che le nostre idee e riflessioni emergeranno spontaneamente negli articoli e negli argomenti che di volta in volta decideremo di andare ad approfondire. Ci teniamo a sottolineare come ogni articolo sia scritto da una o due persone al massimo e quindi rifletta soltanto le idee e la visione del suo autore o della sua autrice. Pur condividendo tra di noi molte basi di affinità, siamo individui differenti e ovviamente ognunx mantiene la sua specifica visione. Altri testi, invece, sono traduzioni di cui si possono condividere o meno tutti i contenuti, ma che riteniamo riflessioni interessanti.

Dedichiamo questo numero e quelli futuri ai/le prigionierx, animali e umani, che decidono di non arrendersi e di contrattaccare chi si frappone al loro istinto di libertà.

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