Ricatturato dopo sedazione

S. Bonifacio (Vr), aprile 2010

Ha approfittato di una sosta durante il trasporto per conquistarsi una via di fuga ed un luogo dove rifugiarsi.

QUI l’articolo  (l’arena.it)

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Evasa

Volterra, aprile 2015

Allevata, ma bisognerebbe dire prodotta, per ottenere altri prodotti da lei: la sua lana, il suo latte, la sua carne e quella dei suoi figli. Reificazione ben consapevole di aver a che fare con esseri viventi ai quali ci si può anche affezionare, che sono da tutelare in modo che non finiscano sotto un’auto e da riportare “al sicuro” nella fabbrica-prigione. Ma, nella scala antropocentrica del mondo, ci sono corpi,  volontà, desideri che non contano.

QUI l’articolo

 

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Fuggita dal macello

Bozzolo (MN), marzo 2013

Affiorano, a cercarle, sempre nuove e potenti storie di resistenze di corpi in lotta.

QUI la notizia

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Vieni via con me

Philadelphia, 16 novembre 2015.

Hanno cercato la libertà le due zebre che sono scappate dal circo Universal a Philadelphia.
Non appena si è presentata l’occasione ci hanno provato. Via dal recinto, via dai ricatti, via dallo sbeffeggiamento, via dalla noia, via dall’isolamento, via dalle coercizioni, via dalla frusta, via dalla prigione.
Viaaaaaaaaaa!
Una volta in strada correvano a più non posso e, come sempre accade, hanno suscitato stupore tra la gente.
“Che ci fa una zebra qui?” Si domandavano i passanti.
Infatti che ci fanno due zebre a Philadelphia o in un’altra città qualsiasi?

Sarebbe la prima domanda utile da farsi prima di mettere piede in quella prigione che è il circo per gli animali.

Qui l’articolo

(Fonte: www.kspr.com)

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La decisione di Rita

Sacramento, novembre 2015

E’ saltata giù dal camion che la trasportava al mattatoio, riuscendo ad uscire dalla gabbia in cui era rinchiusa, e ha salvato così i suoi cuccioli.
Fortunatamente è caduta su una parte non cementata. Era gravida e ha partorito poco dopo. Dei 14 piccolini 5 non ce l’hanno fatta.
Per gli altri e per la mamma c’è tutta una vita da inventare presso un rifugio in California.

La decisione di Rita, dicono gli attivisti, è stata la migliore che potesse prendere.

QUI l’articolo
(Fonte: www.animalplace.org)

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Ferito, ma non a morte, attacca il cacciatore che gli ha sparato

Castiglion Fiorentino, novembre 2015

Quella ai cinghiali si chiama caccia di selezione. L’orrore inizia dalle parole.

QUI l’articolo

(Fonte: www.arezzonotizie.it)

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Quella bancarella vegan non s’ha da fare…

Roma, novembre 2015

Nel mercato romano non la vogliono, ma la titolare difende la sua attività e il suo messaggio animalista. I bimb* rom, che sono suoi amici, fanno cordone attorno a lei contro sopraffazione, ottusità, violenza.

QUI la notizia

(fonte e foto: radiocolonna.it)

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Spara a una volpe e il “suo” cervo lo attacca

Serravalle Pistoiese, novembre 2015

Il cervo addomesticato ha risposto al colpo di fucile, difendendosi.

Verrà condannato per eccesso di difesa anche se ha solo reagito contro gli spari, contro la paura, contro l’addomesticamento, contro il territorio rubato, contro gli abusi continuamente subiti dai popoli dei boschi….

Verrà condannato per eccesso di difesa e l’enorme squilibrio di forze in atto non verrà nemmeno assunto come prova attenuante.

QUI l’articolo

(Fonte: www.ilsecoloxix.it)

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Le donne di Nusaybin: ‘Vinceremo questa guerra’

http://www.uikionlus.com

Nusaybin, città curda nel sud della Turchia, sul confine siriano, ottobre 2015

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Nusaybin assediata da 5 giorni. Le donne di Nusaybin inviando un mesaggio hanno detto che, “Non possono imporre il coprifuoco, perché queste sono le nostre strade. Tutti dovrebbero sapere che vinceremo “.

Le donne sono in prima fila nella resistenza al blocco di Nusaybin a Mardin. Hanno resistito per i 5 giorni del blocco. Le donne hanno lottato per l’autonomia dal 1990 e oggi sono ancora le avanguardie della lotta.

Le donne di Nusaybin pensano che il presidente Recep Tayyip Erdoğan è responsabile di questa guerra e vogliono porre fine immediatamente a questi assalti.

Una delle donne della resistenza ha detto: “Erdoğan ci sta uccidendo, e sta anche torturando i nostri cadaveri. Sta anche bombardando i cimiteri della guerriglia.”

Un’altra donna ha dichiarato che non avranno successo nella loro politica.

“Come popolo kurdo, vinceremo questa guerra. Tutti devono sapere che vinceremo. Sosteniamo sempre la nostra resistenza. Non lasceremo le strade nè i nostri quartieri. Faremo del nostro meglio. Erdoğan non avrà successo perché il popolo curdo è unito.

Un’altra donna ha espresso la sua volontà di resistenza e rivolta.

“Saremo qui fino alla morte. Non lasceremo mai le nostre strade,non rinunceremo alle nostre terre “.

 

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Ribelle uccisa a Lecco

Sirone (Lecco), settembre 2015

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Volevano caricarla sul camion diretto al mattatoio:

Prima ha puntato gli zoccoli a terra, poi, quando gli addetti hanno provato a spingerla per convincerla a spostarsi ha rotto il legaccio a cui era vincolata e ha cominciato a scalciare (…)”

Le hanno scaricato addosso tutti i caricatori.

QUI l’articolo (ilgiorno.it)

 

 

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