Zoo di Chiba – Giappone, 5 giugno 2016
Infastidito, annoiato, umiliato, si ribella alla sua esposizione forzata nella vetrina dello zoo.
(Fonte: www.globalist.it )
Zoo di Chiba – Giappone, 5 giugno 2016
Infastidito, annoiato, umiliato, si ribella alla sua esposizione forzata nella vetrina dello zoo.
(Fonte: www.globalist.it )
Milano, 3-4-5 giugno
T.A.Z. astensionista
una tre giorni di autogestione e pratiche libertarie il 3-4-5 giugno a Milano
sabato 4 alle ore 14, all’interno della taz, si svolgerà un dibattito sui diritti e l’antispecismo
Via Antonio Romanò (zona Trenno), metro MM1 Bonola
Info: www.taz.tracciabi.li
Resistenza Animale sarà presente con un banchetto informativo durante la tre giorni.
lunedì 20 giugno 2016 – cascina autogestita torchiera
20.30 cena popolare
21.30 proiezione video sugli animali in rivolta
e dibattito
a cura di resistenzanimale.noblogs.org
p.le cimitero maggiore 18 milano
Scilla è evaso dal camion che lo stava trasportando verso il mattatoio. In fuga nel porto di Messina, è stato catturato dalle autorità. La solidarietà che ha saputo suscitare con la sua ribellione ha fatto sì che il suo tentativo non sia stato vano. Grazie alla sua determinazione e alle proteste di chi lo ha sostenuto, Scilla non finirà a pezzi in un supermercato, ma passerà il resto dei suoi giorni in un rifugio per animali liberi dallo sfruttamento. Casi come il suo, anche se spesso con esiti peggiori, sono all’ordine del giorno nei macelli, negli allevamenti, nei circhi, negli zoo e nei laboratori. I non umani resistono come possono al dominio. Per questo, la liberazione animale non può più essere affidata al paternalismo di chi prende parola al posto loro, ma deve partire dalla solidarietà attiva agli schiavi di ogni specie.
Lecce. 30 maggio 2016

Un toro bianco è evaso. Fuggiva da un mattatoio, mentre veniva spinto nei luridi corridoi della morte.
Durante la sua corsa, ha trovato solo asfalto, cemento, recinti, barriere….e dei cecchini.
(Fonte:www.bari.repubblica.it)
Giro d’Italia, 13 tappa, 20 maggio 2016
https://www.youtube.com/watch?v=_NWbdbdkNT8
I cavalli si sono messi a correre di fianco ai ciclisti in un galoppo sfrenato sulla discesa della 13 tappa. Non hanno resistito all’ebrezza della corsa, tutti insieme.
(Fonte: www.video.repubblica.it)
Curtarolo (PD), 20 maggio 2016
Un giorno prima di Calabria, sempre lo stesso dannato copione. La trasformazione dell’evaso in pericolo pubblico e la sua esecuzione sommaria. Ci indigniamo per questo ennesimo orrore ed ingiustizia; iniziano mobilitazioni di fronte alla morsa di un potere che non molla la presa, accecato dal timore che qualcun* sfugga tra le sue maglie. Questo singolo atto di resistenza, insieme a centinaia e centinaia di altri, va a costruire però una memoria che è sempre più grande, sempre più pesante.
La notizia (piazzaweb.it)
Reggio Calabria, 21 maggio 2016
QUI (agoravox.it)
Calabria è una vitellina.
Non importa se è scappata da un macello o da un allevamento. Ciò che conta è che si è trovata per le vie di Reggio Calabria alla ricerca di una speranza. Fuggire è sempre un atto disperato, un tentativo alla cieca di trovare un posto migliore, una situazione dove non dovrai stare rinchiuso, dove non ti uccideranno, dove non soffrirai. Quando scappi e non sai dove andare puoi solo contare sul fatto che potrai incontrare qualcuno che ti darà una mano, che, almeno, ti lascerà vivere la tua vita. E non è questione di pianificare o di formulare progetti per un futuro migliore. Perché è l’atto stesso della fuga, è quel correre via verso l’ignoto che contiene tutto questo. Contiene l’inequivocabile denuncia dell’ingiustizia subita, contiene il voler resistere e insistere a vivere, contiene l’utilizzo del proprio corpo per opporsi anziché rassegnarsi. E contiene il riconoscimento del destino sbagliato e orribile che è stato imposto alla nostra esistenza.
Calabria è una vitellina.
E’ scappata e si è trovata in un mondo estraneo, un mondo di odori e rumori che non conosceva e non poteva riconoscere. Si è trovata senza i suoi simili, si è trovata di fronte individui che l’hanno braccata, inseguita con mezzi pesanti, che le hanno sparato. Invece di incontrare quel briciolo di comprensione di fronte ad un corpo diverso che, semplicemente, vuole vivere libero, ha incontrato la furia di chi si avventa per uccidere tutto ciò che non rientra nella nostra truce normalità.
Calabria è una vitellina.
Non è normale che una vitellina cammini per le vie di una città. Bisogna prenderla, catturarla, correggerla, riportarla negli appositi spazi. Hanno usato automobili e pistole, hanno tentato di investirla, le hanno sparato più volte. Hanno inscenato una serie di inseguimenti spettacolari per le vie della città. E quando Calabria, disperata, esausta, terrorizzata, ferita, si è rifugiata in un cortile, allora hanno detto che si trattava di un toro pericoloso che avrebbe potuto mettere a rischio l’incolumità della gente. L’hanno circondata e le hanno sparato ripetutamente fino ad ucciderla.
Calabria è una vitellina.
E’ l’emblema dell’oscuro grigiore in cui viviamo. Calabria ci mostra come degli esseri superiori per mezzi, tecnologia e strategie rispondano ad una richiesta di libertà e di vita. Una risposta sempre uguale, che si ripete puntualmente.
Perché Calabria non è un’eccezione.Forse non tutti lo sanno, ma gli animali che scappano, che si ribellano, che non si rassegnano e resistono sono tanti, tantissimi. E continuano ad essere inseguiti braccati, uccisi.
Sembra un incubo della peggior specie. L’incubo specista del violento dominio i cui protagonisti continuano a reprimere e dominare chi lotta per riprendere la sua vita.
L’unico spiraglio di luce, allora, è la reazione. Occorre riconoscere Calabria come un animale che non si è rassegnato, che ha tentato di resistere all’ingiustizia scappando. Occorre denunciare un comportamento indegno, ingiusto, inaccettabile che, come normale amministrazione, prevede un assurdo, terrorizzante e violento dispiegamento di forze. Occorre parlare e sostenere tutti quegli altri animali che cercano di scappare, pretendendo e lottando affinché non vengano uccisi, affinché possano terminare la loro vita nei luoghi dove non saranno più usati e sfruttati e ammazzati.
E’ poco, certo che è poco. Solo uno spiraglio. Ma almeno possiamo provarci.
Troglodita tribe
Reggio Calabria, 21 maggio 2016
Non si sa da dove sia fuggito questo toro. Da quale prigione, da quale macello. È certo che, anche se solo per poco, è entrato nella sua vita da protagonista cercando di difenderla. Ha corso e percorso in lungo e largo la città, ha attaccato. L’hanno freddato a colpi di pistola.
QUI la notizia (la stampa.it)

21 maggio 2016
Giornata internazionale contro Monsanto
Presidio a Treviglio e cena vegan + dibattito
Info nella locandina
Cogolo – TN, 8 novembre 2015
Punito perché colpevole di disobbedienza. La pena: tortura, agonia e morte

TI FACCIO VEDERE IO CHI COMANDA …una frase (sempre la stessa), tante voci, che piegano, spezzano, puniscono.
Gli asinelli sono utili e belli. Utili per chi li sfrutta, belli per chi li incrocia durante una gita fuori porta, o una visita alla fattoria. Ma tutto questo ha quasi sempre un prezzo: l’obbedienza.
L’obbedienza la si insegna, la disobbedienza va punita. E i recidivi? (inutili e brutti?) c’è sempre un posto disposto ad accoglierli: il macello.
Torturato, lasciato per giorni agonizzante prima che la morte (ultima, estrema fuga) alleviasse le sue sofferenze. L’efferatezza del crimine dell’asino di Trento fa – giustamente – notizia, ci lascia sconvolti e increduli.
Mentre lo compiangiamo però non dimentichiamo l’urlo di tutti gli altri disobbedienti, di chi si piega per sopravvivere, e dei recidivi, condotti alla morte, in giorni quieti, senza fragore. Non compianti.
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(Fonte: www.trentotoday.it)