I cavall* sono spesso in fuga

Palermo, 19 maggio 2019

Le evasioni dei cavalli sono forse le più frequenti, se ne trova notizia molto spesso.

QUI l’ennesima. Ma giochiamo anche noi con la definizione di cavallo scosso, come fa l’autore dell’articolo: la bella scossa l’hanno presa gli automobilisti, perchè quando un cavallo corre in autostrada, gli esiti possono essere drammatici non solo per l*.

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Evasione allo zoo di Napoli

zoo di Napoli, aprile 2019


QUI IL VIDEO

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Al ‘sicuro’ in allevamento

Pieve di Soligo (TV), 24 aprile 2019

Tre i vitelli che sono riusciti ad evadere dalla stalla. Dalla strada su cui si sono trovati a correre sono stati condotti ‘al sicuro’ nel parcheggio di un supermercato e da lì riportati alla loro brevissima vita di carne da macello. Come sempre la contraddizione più stridente: al di fuori dalla catena di allevamento/smontaggio c’è un vivente da proteggere affinchè non venga, in questo caso, investito, ma è solo per riportarl* alla morte istituzionalizzata.

QUI l’articolo

 

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Evasione a lieto fine

New York, marzo 2019
Pare che dagli 80!!!! macelli di New York le fughe siano recentemente aumentate. Questo vitello ce l’ha fatta a riprendersi la sua vita.

QUI l’articolo

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In fuga dalla Pasqua

Altamura (BA), Pasqua 2019

Un agnello è riuscito a scappare dal macello di Altamura. Cosa ne sarà stato della sua corsa per la sopravvivenza? Probabile che l’abbiano ripreso e ammazzato.

 

(Fonte: https://bari.ilquotidianoitaliano.com/cronaca/2019/04/news/altamura-che-fai-a-pasquetta-stanco-di-sentirselo-chiedere-agnello-scappa-dal-macello-video-235982.html/)

 

 

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Per un patto di convivenza.

Palermo, 14 maggio 2019.
Video: Un gruppo di gabbiani fa il nido su un balcone e impedisce alla proprietaria di avvicinarsi.

“La parola convivenza, spesso riferita alle coppie che scelgono di vivere sotto lo stesso tetto, è in realtà l’atto di trascorre la vita insieme agli altri. In senso più allargato, essendo la terra abitata da un gran numero di individui, chiunque, inevitabilmente, si trova a confrontarsi con la convivenza, con le regole della convivenza.
In linea generale, queste regole si basano su un patto sociale fondato sul rispetto reciproco.
Il rispetto è una base fondamentale se si desidera approfondire il concetto di convivenza. Rispettare un individuo, infatti, significa riconoscere la sua specificità, il suo essere integro e libero.
Il problema essenziale del nostro rapporto con gli animali sta proprio nell’assenza di questo patto di convivenza, nell’assenza di un riconoscimento dell’animale, di qualunque animale, come soggetto di una vita, come individuo autonomo con delle caratteristiche specifiche, con dei bisogni, con delle aspirazioni che non possono essere ignorate e calpestate .

Mentre tra esseri umani questo patto, pur avendo diverse sfumature in base alle differenti culture, è ben chiaro e riconosciuto, per quanto riguarda gli animali è demandato alla buona volontà di ogni umano che sceglie il modello di comportamento che preferisce. Continua a leggere

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Tanta premura per nulla

Manerba (BS), 11 maggio 2019

Una mucca è riuscita a  fuggire da una fattoria ed è entrata in un giardino cadendo in piscina. I suoi muggiti di paura hanno scatenato pronta solidarietà: è stata presa per le corna e trascinata nell’acqua bassa in attesa dei vigili del fuoco. Poi è stata ricondotta al suo ruolo di carne da macello. Tanta  premura per nulla: l’empatia finisce sulla porta della stalla.

QUI l’articolo (bresciaoggi.it)

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25 aprile

Oggi è festa di liberazione, festa della resistenza. Ricordiamo tutte le resistenze ignorate e calpestate. Cerchiamo di restare in lotta con loro.

Libertà condizionata

La vicenda dei cavalli di Ostellato fa emergere con urgenza una dinamica in realtà molto deleteria e ambivalente delle relazioni con gl* altri animali: quella della cura. Non che i rapporti non debbano mai essere improntati ad essa, ma che diviene paralizzante quando assunta a regola generale e quando non vuol riconoscere nell’altr* alcun livello di possibile autonomia ed autodeterminazione. Pensiamo che gl* animali (che siamo peraltro abituat* ad allevare) abbiano una capacità pari a zero di sapersi gestire, a meno che non si tratti di animali selvatici, quando invece molti casi di evasione e latitanza dimostrano chiaramente il contrario, e non solo nel riuscire a procurarsi cibo e riparo. Ci sono corpi che riacquistano agilità, robustezza, a cui si rinfoltisce il pelo, nei quali riaffiora la capacità di socializzazione annullando in pochi mesi di vita libera secoli di selezione genetica. Ci saranno individui che soccombono, ma così è sempre stato. La logica pastorale invece continua a inibire ogni competenza a vivere in autonomia, secondo la logica del “do ut des”: la protezione in cambio dello sfruttamento. Anche se, di fronte alla nascita forzata prevista dall’allevamento, tale argomento suona alquanto pretestuoso. L’autonomia è combattuta soprattutto attraverso la selezione dei corpi meno reattivi e gli strumenti di contenzione zootecnica completano a vita, anzi, a morte, il quadro. Persino davanti alla manifesta capacità di autonomia dei cavalli di Ostellato, come di altri gruppi di animali, certe logiche di controllo non vengono meno. E condizionano anche relazioni in cui l’empatia è evidente. In questo caso gli umani intervengono con la scusa di proteggere, di garantire la sopravvivenza e mettono in funzione i soliti meccanismi di sfruttamento. Riusciremo mai ad avere una lettura meno miope dell’altr*? Riusciremo mai a mantenere una sana distanza da chi chiede solo di veder rispettata la propria vita… anzi che non chiede proprio nulla e non sa che farsene, probabilmente, di un amico-padrone?

QUI la notizia

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Non era mai scappato prima…

Montesperpoli (FI), 20 aprile 2019

..ma non si è certo lasciato sfuggire l’occasione.

Un cavallo chiamato Macchia ha cercato di riconquistarsi la libertà. Uno è riuscito a legarlo con la sua cintura a mo’ di briglia, qualcuno ha chiamato  la polizia e qualcun altro lo ha ricondotto nel luogo da dove era scappato. La solerzia con cui si cerca di rimettere “le cose al proprio  posto” è sempre scrupolosa, asservita e ben oliata. Ci piace invece immaginare una storia diversa: una carezza al posto della cintura, un nascondiglio sicuro, un po’ di fieno ma soprattutto la restituzione della libertà a cui  Macchia ha dimostrato di essere così tenacemente legato.

Notizia

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Un vitello scappa dalla stalla. Un’altra vita ribelle.

Loreto, AN, 2 aprile 2019

“Siepi e recinzioni vennero erette per impedire la fuga degli animali. Strumenti crudeli, come i gioghi di legno e gli zoccoli, erano intesi a ridurne le possibilità di movimento. Lo sperone, le briglie e il morso, la frusta e il bull-whacker (una mazza chiodata) servivano tutti a provocare dolore. Si diffusero inoltre manuali tecnici che insegnavano l’arte di “spezzare” [breaking] la resistenza degli animali. Furono messe taglie sugli evasi. Vennero costruite gabbie per rinchiudervi quelli che venivano ripresi. I proprietari tagliavano le ali, accecavano gli animali e recidevano loro i tendini. Li castravano e li sterilizzavano. Le corna venivano tagliate. Ciascuna di queste pratiche venne perfezionata e standardizzata. E per gli individui la cui renitenza era indomabile, era prevista una misura definitiva: la pena capitale. I resistenti venivano impiccati alle forche delle città o ai rami degli alberi delle foreste circostanti. I ribelli venivano tormentati a morte durante gli spettacoli e le feste. Agli evasi e agli individui che vivevano autonomamente sul territorio si sparava a vista. Si trattava di pubbliche esecuzioni: brutali nei metodi, eloquenti nell’ostentazione della violenza, determinate a sortire un effetto preciso. La violenza della società nei confronti degli animali divenne una violenza istituzionalizzata.”

J.C. Hribal, Animali, agency e classe. La storia degli animali scritta dal basso, tr. it. in “Liberazioni”, n. 18, 2014, pp.32-58 (cit. a pp.39-40)

Notizia

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