[S. Giovanni Valdarno] Un semplice incidente?

Testo da inviare al Comune di S. Giovanni Valdarno e alla ASL in merito all’uccisione di un vitello evaso dal mattatoio pochi giorni fa.

Indirizzi:

puntoamico@comunesgv.it, polizia.municipale@comunesgv.it, info@usl8.toscana.it, urp.arezzo@uslsudest.toscana.it, segreteria.sindaco@comunesgv.it, sindaco@comunesgv.it

 

 

Ancora una volta qualcuno riesce ad eludere la sorveglianza e fuggire.

Succede pochi giorni fa a San Giovanni Valdarno: un vitello, all’ingresso del mattatoio, si rifiuta di entrare e scappa. Viene immediatamente dichiarato “irrequieto” e subito presa la decisione di abbatterlo e macellarlo regolarmente.

La sua fuga è stata un semplice diversivo, per quel luogo, in una giornata di routine.

Un semplice incidente risolto con efficienza.

In quel luogo ogni giorno vengono macellati centinaia di animali, lui era uno di questi. Niente di più, niente di meno.

Ma in un diverso contesto, dove persino le testate giornalistiche riportano frasi come questa:

“Un colpo secco che ha stroncato l’estremo tentativo di libertà di un vitello scappato martedì scorso dal mattatoio intercomunale di via Marchesi a San Giovanni” (ammettendo di fatto la condizione di prigionia degli animali condotti verso quei luoghi)… in un nuovo contesto dove i tori di Pantelleria sono liberi nel loro territorio, dove Scilla (il vitello che nuotava nello stretto di Messina) ha trovato una casa, dove anche la mucca che caricava le volanti della Polizia a Nettuno è stata graziata… in un contesto simile, perché anche lui, che qualcuno ha chiamato Argo, non ha avuto l’opportunità di avere salva la vita?

 

Nel momento in cui si riconosce ad un individuo un comportamento intenzionale come può la sua uccisione essere ancora banalmente reinserita nella routine della “macellazione”?

 

In questa vicenda si evincono alcune cose:

– che l’animale, anche se riconosciuto senziente, è comunque relegato al suo destino di oggetto, cibo oppure elemento pericoloso;

– che gli organi addetti alla sanità animale non hanno la strumentazione necessaria per affrontare questo tipo di emergenze;

– che le amministrazioni comunali purtroppo spesso non si soffermano a pensare e non valutano l’opzione della cattura e dell’affido a strutture idonee di questi animali. Delegano alle forze di Polizia locali il compito di risolvere il problema nel più sbrigativo dei modi: in questo caso incaricando un “cacciatore” (l’agente che ha sparato al vitello è un cacciatore di selezione).

 

In Italia i rifugi per animali sono molti, solo in Toscana sono almeno 3 e uno è proprio a pochi chilometri dal paese dove è stata violentemente strocata la fuga del vitello. Organizzandosi in maniera diversa, questa vicenda avrebbe potuto avere un finale diverso.

Ora è inutile protestare. Il finale, il più tragico, si è già consumato e già nuovi pensieri turberanno il sonno delle persone coinvolte nella vicenda.

Queste persone sappiano, però, che i nostri sonni sono e rimarranno turbati da questo episodio, ancora e ancora.

 

Come scrive Pier Francesco a La Nazione, pensare che Argo è stato ucciso per finire nel piatto di chi sotto sotto ha fatto il tifo per lui, non dovrebbe farci riflettere? Perchè si è solidali e simpatetici con i fuggitivi? Forse perché riconosciamo che tutti ambiamo alla libertà, indistintamente dalla nostra specie di appartenenza.

 

Chiediamo al Sindaco Viligiardi, alla asl veterinaria dell’Ospedale alla Gruccia, alla Polizia municipale di pensare che la situazione avrebbe potuto andare diversamente.

Vi sareste dovuti fare un’idea delle possibilità e informare sulle alternative. Avreste dovuto cogliere il significato di questa fuga e essere stati pronti ad affrontare una situazione del genere in maniera non cruenta.

Se dovesse risuccedere un caso analogo, il finale potrebbe essere un altro. Senza morti.

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