approfondimenti 03 Ott 2016 04:44 pm

L’effetto Tilikum e il crollo di SeaWorld – di Jason Hribal

tilikum

L’effetto Tilikum e il crollo di SeaWorld

di Jason Hribal

Fonte: Counterpunch, 9 ottobre 2015

Traduzione di resistenzanimale.noblogs.org

 

Sono passati cinque anni da quando Tilikum ha ucciso la sua addestratrice a Sea World e le ripercussioni sono ancora in corso. L’orientamento della stampa è ancora negativo nei confronti dell’azienda. I profitti e i titoli azionari continuano a scendere. L’immagine del parco potrebbe non risollevarsi mai del tutto. Nonostante questo Tilikum sembra scomparso. Non mi riferisco al fatto che Sea World lo ha letteralmente messo da parte. Intendo dire che nelle discussioni non si parla più di lui. Se prendiamo un qualsiasi commento o articolo di giornale su Sea World scritto nell’ultimo anno o negli ultimi due, è difficile trovare riferimenti a lui, nonostante sia stata proprio la sua azione a dare inizio a tutto. E’ come se la sua storia fosse stata cancellata lentamente.

Ci sono diverse ragioni per questo. In parte è colpa di Blackfish. Il documentario ha reso gli ex-allenatori, i comportamentalisti e i biologi gli eroi della storia. Tilikum invece ne è uscito come una vittima, un’orca con una psicosi violenta derivante da anni di traumi. Blackfish, per esempio, non ha parlato del fatto che Tilikum lavorava. Non ha detto nulla su tutto l’addestramento cui le orche sono sottoposte o del calendario di spettacoli in cui devono esibirsi lungo tutto l’anno. Né ha trattato delle negoziazioni che avvengono tra gli addestratori e le orche. Sebbene non venga detto, si può ben credere che ci sia una seria contrattazione (con incentivi e deterrenti) sulle quote di pesce che ricevono. Non si tratta di una relazione unilaterale. Quella che avrebbe potuto essere vista come una forma di lamentela nel comportamento di Tilikum è stata trasformata dal documentario in un tragico incidente, come se l’addestratore avesse fatto uno sbaglio e l’orca fosse impazzita. Quando accettiamo questo tipo di narrazione, viene rimossa ogni possibilità di agency – il fatto che le azioni di un animale possano avere un impatto storico rilevante. Ci limitiamo ad una visione dall’alto al basso, per cui Tilikum sembra non avere un ruolo così importante nell’economia della storia o per lo meno non sembra avere un ruolo attivo. Diventa facilmente dimenticabile.

In parte invece la scomparsa di Tilikum è dovuta al fatto che la nostra conoscenza del mondo animale proviene quasi esclusivamente da biologi e comportamentalisti. Questo eccesso di fiducia ha creato vuoti significativi all’interno di questo campo di conoscenza. Il lavoro e la resistenza non sono temi con cui le discipline biologiche fanno i conti. Per questi è necessario uno storico o un sociologo. Il fatto che la storia degli animali, in particolare a proposito dell’agency, sia relativamente nuova, non significa che non possa essere fatta. C’è un’abbondanza di fonti primarie e secondarie che possono fornire un’immagine ben definita delle vite e delle opere degli altri animali, se solo vogliamo tentare di allargare la nostra prospettiva e sforzarci di riflettere.

Per di più gli stessi biologi e comportamentalisti sono stati particolarmente poco benevoli quando altri si sono avventurati nel territorio che prima era loro esclusivo. Possono diventare dannatamente altezzosi e reazionari. Cominciano a piovere accuse di antropomorfismo e di utilizzo di prove aneddotiche. Ma Tilikum non vive in un cartone animato e il suo attacco è stato ben altro che un aneddoto. C’è un contesto storico e una quantità di relazioni socioeconomiche, di cui la maggior parte ha un bisogno disperato di essere indagata ulteriormente. Questi attacchi, il rifiuto di esibirsi e la richiesta di avere più pesce sono solo la punta dell’iceberg: c’è ancora moltissimo da scoprire. E questo va molto oltre una singola orca. Nootka, Orky e Kasatka, giusto per fare il nome di altre orche a Sea World, hanno una storia propria e importante. Non c’è nessuna psicosi qui, solo l’agency in azione.

In definitiva questa cancellazione della storia di Tilikum è sintomatica di qualcosa di più grande: l’annosa credenza che gli animali non abbiano storia, tanto per cominciare. E’ certamente ammesso che possano avere un ruolo nella storia, ma solo nel senso che sono usati e manipolati dagli umani. Gli animali sono, in termini storici, poco più che oggetti passivi. Potresti parlare negli stessi termini e con lo stesso significato di un martello, “un martello ha forgiato la storia”. Come è possibile? Ebbene, posso offrire 2500 anni di argomenti condensati in estrema sintesi. Gli animali non hanno storia perché non hanno intenzionalità. Come mai? Perché non hanno razionalità o linguaggio. Come mai? Perché non hanno anima. E come mai? Perché Dio ha creato gli uomini a sua immagine e soltanto loro possono essere speciali. In effetti quando si parla di questo tema tutto può essere ricondotto ad una sola fonte: l’idea dell’eccezionalismo umano.

E’ incredibilmente ironico il fatto che l’evidenza storica sia stata sempre a favore, in una misura schiacciante, della razionalità, del linguaggio e delle emozioni negli altri animali. Si può andare indietro di cento o di mille anni. Eppure questo dibattito non è mai stato incentrato sui dati empirici. Se così fosse, i pitagorici lo avrebbero chiuso millenni fa. Il lavoro di studiosi come Jeffrey Masson, Mark Bekoff o France de Waal non esisterebbe perché le loro idee sarebbero state accettate da tempo come evidenti. Darwin non avrebbe sentito il bisogno di indagare le espressioni dell’emozione nell’uomo e nell’animale. Descartes, per la pura assurdità della sua proposta, sarebbe stato cacciato a suon di risate. Ma non è così che è andata la storia. I pitagorici hanno perso. Descartes ha vinto. Darwin, almeno per quanto riguarda quest’opera, è stato ignorato. Questi studi contemporanei sembrano innovativi.

Anche a proposito delle anime, il dibattito non ha preso necessariamente la direzione che si dà per scontata. La prima traduzione inglese della Bibbia risale al XIV secolo, ed è nota come la Bibbia di Wycliffe. I traduttori credevano che il libro non dovesse essere conosciuto solo da pochi eletti, ma che dovesse invece essere comprensibile a tutti, che tutti potessero studiarlo liberamente. Una posizione molto pericolosa per quel tempo. Ad ogni modo quel che ci interessa è la loro traduzione di Genesi 1:20, 21, 24 e 30. Ciascun versetto afferma che gli animali hanno anime viventi: da quelli che strisciano a quelli che lavorano fino ai bruti della terra, sprovvisti di ragione, tutti hanno un’anima vivente.

In ogni caso questa visione ebbe vita breve. Nella successiva Bibbia di Tyndale, solo Genesi 1:20 sostiene che gli animali siano dotati di anima. Gli altri versetti furono cambiati in “creature viventi” o “che han vita”. Con la versione di James, nel 1611, ogni riferimento alle anime è stato rimosso. I commentatori contemporanei cercheranno di convincerci che le parole di Wycliffe in effetti non volevano sostenere quanto dicono in apparenza. “Anime” stava in realtà per “vita” e niente più. Ma si tratta di un puro equivoco. I traduttori di Wycliffe avrebbero potuto imboccare la strada di James, ma decisero di fare diversamente. Intendevano quello che scrissero, ovvero che in ogni creatura risiede un’anima.

La condizione umana è assai fragile. Siamo forse la specie psicologicamente più debole. E’ la ragione per cui gli standard educativi nazionali richiedono che il programma di scienze comprenda delle lezioni in cui si mettano in guardia i bambini piccoli dai pericoli dell’antropomorfismo. E’ la ragione per cui la maggior parte delle associazioni linguistiche prescrive ancora l’uso del pronome personale neutro per gli altri animali, invece di “lui” o “lei” con una connotazione di genere. E’ la ragione per cui la Association of Zoos and Aquariums afferma che se è vero che i delfini e le balene hanno capacità straordinarie, sarebbe scorretto asserire che siano “eccezionalmente intelligenti”.

Ma per ognuna di queste qualifiche, di questi equivoci o negazioni fatte a torto, un poco di verità riesce sempre a farsi strada. Personalmente il caso che preferisco è quello della gente che si lamenta di essere stata trattata come un animale. Se si fa attenzione, lo si può sentire costantemente, in tutte le lingue e le culture. Anche noi possiamo sorprenderci a dire qualcosa come: “sono stato trattato come un cane” o “come un mulo”, “come bestiame”.  E’ incontestabile che nella storia gli altri animali siano stati sfruttati e abusati in maniera infinitamente peggiore, al punto da far sembrare malriposti e appriopriativi questi paragoni da parte degli umani. E’ assai ironico che quando la situazione viene rovesciata e per esempio la sofferenza dei cani è paragonata a quella degli umani, molti sobbalzano dall’orrore ed esclamano che questa è un’appropriazione indebita della loro sofferenza, che nella sua unicità non può essere assimilata a quella di altri animali. Comunque sia non c’è bisogno di ricorrere all’eccezionalismo qui. Ogni volta che la gente dice di essere stata trattata come un animale, sta rivelando dei punti in comune e sta facendo dei collegamenti. Potrebbe pur essere che stia avvenendo ad un livello cognitivo più profondo, ma sta avvenendo. Basterebbe una piccola spinta perché si cominci a riflettere e portare alla luce qualche nuova domanda sui nostri rapporti con gli altri animali.

La resistenza si caratterizza come una forma di opposizione – un fronte opposto all’altro. Tilikum conosceva il suo lavoro. Aveva svolto quella routine centinaia di volte, forse più. Conosceva i premi e le punizioni. Ma lui e le altre orche, quel giorno, cinque anni fa, non stavano cooperando. Stavano saltando delle parti dello spettacolo e si rifiutavano di riconoscere i comandi. Poco dopo, Tilikum afferrò la sua addestratrice e la affogò. Lo fece di proposito. Né si può dire che, in queste azioni violente, sia stato solo. Chiamate le orche criminali. Chiamatele eroi. Chiamatele stronze. Ma non dite che erano vittime che non sapevano quel che stavano facendo. Questo è stato, da parte di Tilikum, un atto consapevole di opposizione contro i suoi addestratori e contro la cattività impostagli da Sea World. E’ stato un atto di resistenza che ha spostato la traiettoria della storia. Tilikum merita un riconoscimento per questo. E’ il personaggio principale nella storia del crollo di Sea World.

 

Jason Hribal è l’autore di Fear of the animal planet: The Hidden History of Animal Resistence (CounterPunch/AKpress) e di diversi articoli sulla resistenza animale (in italiano è disponibile Animali, agency e classe).

 

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