Roma, gennaio 2016
Presenze ‘fuori posto’. Catene spezzate.
Qui l’articolo (romatoday.it)
Trissino (VI), dicembre 2015
Ha difeso strenuamente la propria libertà. Il pastore ha tentato per giorni di ricatturarla e alla fine si è rivolto ai vigili del fuoco che solo dopo averla rincorsa per ore sono riusciti a bloccarla.
QUI l’articolo (corrieredelveneto.it)
Caltanisetta, febbraio 2016
Mucca “imprendibile”: fugge da allevamento e si rifugia nelle villette
Sembra davvero imprendibile la mucca che questa mattina è fuggita da un allevamento di contrada Fontanelle e per tutto il giorno ha pascolato liberamente per le diverse proprietà che si trovano nella zona, creando apprensione tra i residenti. Ma nel primo pomeriggio il bovino ha seminato il panico tra gli abitanti della zona residenziale di Poggio Sant’Elia, dove è stato avvistato da alcuni residenti che se la sono trovata sulla strada, fin quando la mucca si è intrufolata nel giardino di una villetta di via Luigi Russo. Dopo quasi mezz’ora, l’animale s’è allontanato superando il blocco di alcune Volanti della Polizia che avevano sbarrato la strada di accesso, fuggendo per le campagne circostanti e dove era stato spinto a fatica dai poliziotti in una zona sicura nei pressi di una mandria in aperta campagna. Un veterinario dell’Asp 2 di Caltanissetta, nel tentativo di bloccare la mucca, è stato colpito di striscio riuscendo a mettersi in salvo. I poliziotti – dopo essersi assicurati che la mucca non aveva ferito nessuno nè causato danni – hanno allertato anche le guardie ecozoofile e i vigili urbani, che adesso si stanno occupando delle ricerche finchè ci sarà luce. Il proprietario rischia una denuncia per omessa custodia e malgoverno di animali.
Scritto da Redazione Canicatti Web Notizie il 26 febbraio 2016, alle 06:24
Texas, novembre 2015
Il camion si ribalta: questo torello non si lascia sfuggire l’occasione per evadere e lotta per la sua libertà.
Il poeta paragona il proprio spaesamento nella Parigi rifatta da Haussmann a quello di un cigno “evaso dalla gabbia” di un serraglio nel mezzo della città, a quello di Andromaca, prigioniera di guerra dopo il sacco di Troia, a una immigrata di colore ammalata di tisi, a degli orfani, “ai marinai dimenticati su un’isola, /ai vinti, ai prigionieri, a tanti tanti altri ancora”.
Il cigno
a Victor Hugo
Penso a te, Andromaca, quel breve fiume,
povero e triste specchio dove un tempo splendeva
la maestà immensa del tuo dolore di vedova,
quel Simoenta bugiardo gonfio delle tue lacrime,
mi ha fecondato di colpo la fertile memoria
mentre attraversavo il nuovo Carosello.
La vecchia Parigi non c’è più (il volto di una città
muta più in fretta di un cuore mortale),
solo con gli occhi della mente vedo tutto quel campo
di baracche, colonne e capitelli sbozzati
le erbe e i massi verdi d’acqua di pozzanghere,
e dietro le vetrine cianfrusaglie che brillano.
Là c’era un serraglio, un tempo, là vidi,
un mattino nell’ora in cui si desta
sotto i cieli freddi e chiari il Lavoro, o lo spazzino
solleva un muto uragano nell’aria muta,
là vidi un cigno che era evaso dalla gabbia,
sfregare col piede palmato il pavé duro e secco,
trascinando sull’aspro suolo il suo bianco piumaggio.
Accanto a un rigagnolo asciutto la bestia aprendo il becco
bagnava nervosamente le ali nella polvere,
e col cuore pieno del bel lago natale diceva:
“Quando scenderai, pioggia? Quando rimbomberai, folgore?”
Vedo quel mito misero, fatale e strano,
rivolgere come l’uomo di Ovidio verso il cielo
il cielo ironico e spietatamente azzurro,
la testa avida sul suo collo convulso,
come a rivolgendosi a Dio, ad accusarlo.
II
Parigi cambia, ma niente nella mia malinconia
niente cambia, palazzi nuovi, impalcature, massi,
vecchi quartieri, tutto per me diviene allegoria,
pesano più delle rocce i miei ricordi.
Così, davanti a questo Louvre, mi opprime un’immagine:
penso al mio grande cigno, coi suoi gesti folli,
ridicolo e sublime, come gli esuli,
roso da un desiderio senza tregua, penso a te, Andromaca,
caduta dalle braccia di uno sposo magnanimo,
avvilita sotto le mani superbe di Pirro,
la vedova di Ettore e la sposa di Elleno,
nell’estasi chinata sotto un vuoto sepolcro!
E penso alla negra smagrita e tisica,
con l’occhio attonito, scalpicciare nel fango,
cercando assenti d’alberi da cocco dell’Africa Superba,
dietro l’immensa muraglia di nebbia,
A chi ha perduto quello che non si trova mai più,
mai più, a chi beve le lacrime e succhia
e succhia al Dolore come a una buona lupa,
ai magri orfanelli appassiti come fiori!
Così, nella foresta dove si esilia il mio spirito
un vecchio ricordo suona a perdifiato il corno.
E penso ai marinai dimenticati su un’isola,
ai vinti, ai prigionieri, a tanti tanti altri ancora.
Charles Baudelaire
(Traduzione di Roberto Mussapi)
Cincinnati (Ohio), 16 marzo 2016
I due orsi polari prigionieri al Cincinnati zoo hanno lasciato il loro spazio di segregazione costringendo così a ‘segregare’ i visitatori in un’area ‘protetta’. Nel 1990 in questo zoo un’orso polare attaccò una inserviente staccandole un braccio.
QUI la notizia (cincinnati.com)
Catania, 15 marzo 2o16

Sono liberi e due volte al giorno rovistano fra i cassonetti dei rifiuti della città, come esploratori urbani contro lo spreco.
Queste invece le ” illuminate” parole del veterinario ASL : «Si tratta di animali che devono stare in spazi interni e a loro adatti, e che devono mangiare alimenti idonei a dei suini e certificati, non certo la spazzatura»
(Fonte: www.cataniameridione.news.it)

di Vegan Folies
Fonte: Agoravox
Relazione a seguito della conferenza sulla resistenza animale del 15 febbraio 2016 (Parigi)
Traduzione dal francese a cura di resistenzanimale.noblogs.org
Se lo specismo è onnipresente nella nostra società, la sua risposta può essere la Resistenza Animale. In effetti ogni animale che soffre resiste. In che modo?
Ciò che io chiamo resistenza passiva, che consiste nell’ostacolare il compito del proprio aggressore (allevatore, addestratore, assassino…); rifiutando di muoversi o, al contrario, dibattendosi, grugnendo, ecc.
La resistenza attiva, molto più visibile, è un atteggiamento offensivo. Gli animali combattono fisicamente e fuggono dalla loro condizione di prigionia (allevamento, macello, prigione…)
Proprio come per gli umani, la resistenza animale si esprime, dunque, in diverse forme (J. Hribal e S. Best)
Nei paese anglosassoni ricercatori/trici di diverse discipline si sono interessati alla questione. Fra gli altri citiamo Jason Hribal e Erica Fudge (Storia), Sarat Colling e Dinesh Wadiwel (Scienze sociali), Marc Bekoff (Etologia), Chris Wilbert e Chris Philo (Geografia), Steve Best (Filosofia).
L’impatto della resistenza animale sulla nostra società specista è molteplice:
Taiwan, 2014
Mentre lo stavano trasferendo, questo ippopotamo ha forzato il portellone ed è saltato sulla strada ferendosi. Purtroppo poi è morto per le ferite riportate. (corriere.it)
Vigodarzere (PD), gennaio 2016
Pare non vengano tenut* alla catena… e allora ogni tanto ci riprovano ad evadere dalla stalla. La testimonianza della loro resistenza è davvero indicativa delle motivazioni e della ‘necessità’ dei metodi duri della zootecnia per il controllo, il dominio, l’assoggettamento dei corpi. Hanno spinto la porta. Rispetto alla fuga precedente, però, stavolta erano in quattro.
fuga di gennaio (mattinopadova.gelocal.it)
fuga di aprile 2015 (mattinopadova.gelocal.it)