Una prima importante vittoria per i tori di Pantelleria!

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La vicenda dei tori di Pantelleria su cui attivist* locali hanno chiesto di mobilitarsi, per cui abbiamo diffuso l’appello della Rete dei Santuari, non saranno uccisi.

Grazie alle pressioni di centinaia di solidali da tutta Italia, anche in questo caso, un’ordinanza comunale di abbattimento è stata ritirata. Come potete vedere nella nuova ordinanza, un coordinamento costituito ad hoc è incaricato di trovare i bovini per condurli verso una zona in cui potranno vivere liberi con un aiuto umano per quanto riguarda l’approvvigionamento di acqua.

 

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Aiutiamo i tori di Pantelleria

toriAIUTIAMO I TORI DI PANTELLERIA

Nella meravigliosa isola di Pantelleria, da ormai sette anni, vivono tre tori.
Liberi.
Il loro “padrone”, colui che ogni estate li portava al pascolo brado, è infatti morto proprio sette anni or sono. E da allora loro sono rimasti lì. Al brado pascolo. Liberi nella campagna di Pantelleria.
Senza più padroni, senza più marche e marchi.
Per sette anni sono vissuti indisturbati e felici.

Ma ora le cose sono cambiate.
I terribili incendi scatenati nelle settimane precedenti hanno distrutto la loro terra. Come molti altri animali sopravvissuti, non hanno più cibo a sufficienza. E questo li ha spinti ad avvicinarsi alle case. E all’uomo.
Sono così diventati un pericolo.
E nei loro confronti è stata emessa un’ordinanza d’urgenza di abbattimento e distruzione.
Ovvero, verranno cacciati, verranno uccisi, ed i loro corpi verranno distrutti.
Per salvaguardare la pubblica incolumità e salute.

Ma esiste un’alternativa.
Quella che mai – quando si tratta di animali – viene presa in considerazione dalle autorità.

Esiste una valle, isolata, dove potrebbero andare a vivere. Esistono persone che li ospiterebbero e se ne prenderebbero cura. Lì potrebbero continuare a vivere come han fatto finora, e come tutti gli animali vorrebbero e dovrebbero fare. Liberi.

I tori di Pantelleria hanno bisogno di avere il nostro sostegno.
Se tante voci si alzeranno, se tante mail e lettere arriveranno, potremmo forse riuscire ad aiutarli. Ad avere salva la vita. A non perdere la loro libertà.

Vi chiediamo di condividere questo appello, e di scrivere al sindaco di Pantelleria e alla ASL di riferimento affinché l’ordinanza venga abrogata e venga invece data l’autorizzazione al loro trasferimento.

Numeri di telefono:

centralino comune 0923695011

polizia municipale
Tel 0923-912705 Tel/Fax 0923-695025
Tel 0923-695045 – Tel 0923.695044

distaccamento corpo forestale
tel 0923-916524

responsabile servizio veterinario distretto di Pantelleria
0923 912714

Blocco indirizzi e-mail:

gabrielesindaco@comunepantelleria.it; siragusavicesindaco@comunepantelleria.it; comandopm@comunepantelleria.it; assessore.risorseagricole@regione.sicilia.it; segreteria.assessorerisorseagricole@regione.sicilia.it; area.veterinaria@asltrapani.it; distretto.sanitario.pantelleria@asptrapani.it;
gabrielesindaco@comunepantelleria.it
siragusavicesindaco@comunepantelleria.it
protocollo@pec.comunepantelleria.it

 

Testo e-mail tipo:

Al sindaco di Pantelleria, Dott. Salvatore Gino Gabriele,
Al responsabile del Servizio Veterinario ASP Trapani, distretto di Pantelleria, dott. Salvatore Avola

Egregi signori,
ho saputo che nella vostra isola, da ben sette anni, vivono liberi tre tori.
Gli animali non hanno mai infastidito nessuno. Hanno condotto la loro vita tranquilli, immersi nella natura.
Soltanto di recente, e soltanto a causa dei terribili incendi (molti, ricordiamolo, dolosi), gli animali, privati dal fuoco del cibo necessario, si sono spinti fino in prossimità delle abitazioni.
Il timore che possano causare pericoli per la pubblica incolumità ha spinto la vostra amministrazione ad emettere ordinanza urgente di abbattimento e distruzione.

Esiste però un’alternativa, che vi chiedo di voler prendere in esame.
Esiste un luogo dove questi animali verrebbero accolti ed accuditi.
Dove potrebbero continuare la loro vita, indisturbati, e senza creare fastidio alcuno.

Non sono i tre tori i responsabili di quel che è accaduto, ma chi ha criminalmente causato i roghi che hanno distrutto la vostra meravigliosa terra.

Chiedo pertanto che non siano loro a pagare.
Tanto più che una nuova casa li attende.

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Lancia una pietra con la proboscide oltre il fossato e il recinto che lo tengono prigioniero.

Zoo di Rabat –  Marocco,  27 luglio 2016

La pietra colpisce una bambina, uccidendola. La direzione dello zoo ha dichiarato che “questo tipo di incidente è raro, imprevedibile e inusuale”.

Anche Phyllis Lee, Direttore Scientifico del Amboseli Trust for Elephants, ha affermato che il  lancio mirato di pietre e rami da parte degli  elefanti è molto insolito. ” Può accadere quando gli elefanti sono frustrati o annoiati. A mio avviso è improbabile che l’elefante abbia mirato  direttamente alla piccola visitatrice,  ha solo dato sfogo alla sua frustrazione. Non è possibile prevedere ciò che gli animali possono fare in cattività”

Gli elefanti vibrano e diventano leggeri in un momento, con una forza inimmaginabile. E ci  parlano.

QUI l’articolo

(Fonte. www.bbc.com)

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Una tigre, ostaggio di uno zoo, si ribella.

Cina, Badaling Wildlife Park di Pechino, 24 luglio 2016

https://www.youtube.com/watch?v=pO10R6NDQps

Articolo QUI

(Fonte: www.tigicom24.mediaset.it)

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La lingua degli animali ribelli

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La lingua degli animali ribelli. La domanda non è «Possono parlare?» ma «Come parlano?»

di Massimo Filippi

(contributo pubblicato sul n. 25 della rivista Liberazioni, che ringraziamo per il permesso di pubblicazione)

 

Le parole stentano a dire quello che hanno lo scopo di negare.
(Georges Bataille)

 

1. Gli animali che cercano di evadere dagli spazi simbolici e materiali in cui sono rinchiusi hanno a che fare con l’evento. L’evento è ciò che appare all’improvviso, inaspettato e imprevedibile, ciò che altera il lineare corso del tempo, il “naturale” stato delle cose, la compartimentalizzazione disciplinare degli spazi. Gli animali che si rivoltano perturbano le enclosure e fanno delirare il tempo.
2. L’evento è anacronistico, mette in cortocircuito l’adesso con il giàstato, ridà corpo al passato reinterpretandolo alla luce del presente che non smette di avvenire. Il già-stato che ritorna negli eventi sovversivi sono i cascami della storia, le rovine, i rifiuti, le vite infami che sono durate meno di un istante perché immediatamente folgorate dalla luce accecante del potere. Gli animali-evento non preconizzano una trasformazione del tempo storico ma ne attuano la sospensione. Ogni rivolta animale, come tutte le rivolte, rievoca qui e ora la latenza del passato – dell’insalvabile – che, nonostante tutto, permane nel cuore del presente, sottraendosi alle lusinghe mendaci del futuro.

Scarica l’articolo (pdf)

 

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Intimidazione fascista e aggiornamenti dalla frontiera italo-svizzera

18 luglio 2016

INTIMIDAZIONE FASCISTA E AGGIORNAMENTI DALLA FRONTIERA ITALO-SVIZZERA

Dalle scorse settimane, alla stazione FS di Como San Giovanni, hanno iniziato ad accamparsi numerosi migranti che provano a passare il confine italo-svizzero ma vengono continuamente respinti.

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio si è verificata un’intimidazione fascista. Oltre ad una quarantina di migranti, erano presenti 5 solidali; verso le 2.00 da una macchina parcheggiata sono scesi tre soggetti, riconosciuti come appartenenti all’area dell’estrema destra comasca, che stavano appoggiati all’auto impugnando delle spranghe e rivolgevano ai presenti sguardi e gesti minacciosi. Poco dopo è arrivata una seconda macchina, a targa tedesca, con a bordo altri quattro nazisti che sono stati identificati e perquisiti dai carabinieri che nel frattempo erano passati dalla stazione a bordo di una volante. Da questo momento, per circa un paio d’ore, quattro macchine hanno continuato a ronzare in stazione e nei dintorni, seguendo i solidali che provavano ad allontanarsi e prodigandosi in saluti romani e insulti vari nei confronti di chi era presente.

Anche se questa volta nessuno si è fatto male, è evidente che i gruppi di estrema destra della zona sono interessati alla situazione; pensiamo sia un fatto grave a cui bisogna rispondere prima che sia troppo tardi: i recenti fatti di Fermo e Savona non fanno presagire nulla di buono. Da sabato è quindi presente in stazione, per tutta la notte, un gruppo di compagni e solidali che presidia il piazzale a fianco dei migranti. Anche la polizia è all’erta: da sabato rimangono fisse una camionetta di celere e un paio di macchine di digos.

La situazione è in continuo movimento: ogni giorno arrivano persone diverse che provano a prendere i treni per Chiasso ma vengono puntualmente respinte. Il 13 luglio sono avvenute delle deportazioni: due pullman della Rampinini, hanno portato all’hotspot di Taranto (facendo tappa a Bolgona) circa 200 persone. Ogni sera, in molti tornano in stazione a Como per passare la notte; ieri, domenica 17 luglio, erano presenti circa 150 migranti. Chi arriva in stazione a Chiasso viene “raccolto” all’interno di reti metalliche disposte per formare un gabbione, poi si procede con lo smistamento: c’è chi viene respinto subito e rispedito in Italia, oppure chi viene portato a Coldrerio, passa la notte in un bunker, e viene riportato a Como la mattina dopo con dei furgoni sui quali le guardie ti legano le gambe. Le guardie di confine ignorano le richieste di asilo usando come pretesto la lingua: parlano solo tedesco e non capiscono cosa richiedono i migranti.

Negli ultimi giorni, i controlli si sono spinti fino a Zurigo: mentre inizialmente i respingimenti venivano eseguiti da Chiasso e dal Ticino, ora c’è chi viene riportato in Italia anche da zone più a nord. Sulla linea dei treni TILO, che passa dalle FS italiane alle FFS svizzere, avviene un controllo capillare con l’uso non solo di sbirri che presidiano le stazioni e i treni, ma anche di telecamere che permettono di vedere dove salgono i migranti e sapere esattamente dove saranno sui treni. Anche sui treni Trenord, i controllori, aiutati da militari dell’esercito e sbirri in borghese, fanno scendere i migranti. Per sorvegliare le zone di confine sono aumentate le telecamere, sono stati disposti dei nuovi fari per l’illuminazione e i sentieri vengono monitorati con l’utilizzo di droni. Nei prossimi giorni seguiranno aggiornamenti e appuntamenti.

Alcuni nemici e nemiche delle frontiere

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Antipsichiatria e resistenza animale – con Giuseppe Bucalo

trattamento dell'atassia nervosa alla Salpetriere

Antipsichiatria e resistenza animale

a cura di resistenzanimale.noblogs.org, con Giuseppe Bucalo

Testo del workshop svoltosi durante l’XI Incontro di Liberazione Animale (2015). La trascrizione contiene la relazione di Giuseppe Bucalo e il successivo dibattito.

 

Follia e resistenza come variabili anarchiche che sparigliano i giochi di una presunta normalità: come gesti originari e costitutivi, come fattore imprevedibile, come livello precategoriale che rimane estraneo alla storia, ma che al tempo stesso la instaura e la rende possibile. Le ragioni del paradigma produttivo, complesso e gerarchizzato richiedono preparazione dell’individuo alla funzionalità. Declinazioni e collegamenti tra pedagogia sociale e addomesticamento, tra segregazione e contenimento diretti a quanto disturba e compromette il regolare fluire dell’ordinario.

Scarica il pdf completo

 

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Ripresa dopo una settimana

Pontresina, Canton Grigioni (CH), giugno 2016

Si chiama Ilana la mucca evasa insieme ad una compagna nei Grigioni. Di loro abbiamo parlato (qui) qualche giorno fa. Ilana è stata latitante per più di una settimana nei boschi dell’Engadina sfuggendo tenacemente ai vari tentativi di polizia e guardacaccia di catturarla.

QUI la notizia (ticinonews.ch)

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Toro evade dal macello

Mileto (Vibo Valentia), 2 luglio 2015

Un toro è riuscito ad evadere dal macello. Dopo una corsa di chilometri, è stato costretto ad entrare nel campo di calcio. Un’arena vuota per quella implacabile corrida che si scatena ogni volta che un animale cerca di scappare ai suoi oppressori. Li sono riusciti a ricatturarlo e a riportarlo al mattatoio.

QUI la notizia (21righe.it)

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Aggredisce e uccide

Benidorm, Spagna, luglio 2016

Tra gli animali reclusi negli zoo e i loro carcerieri che li ‘accudiscono’ non ci possono essere spazi condivisi, zone di contatto. Lo spazio è progettato e costruito per contenere, allontanare, inibire lo scatenarsi dell’aggressività frustrata ma sempre latente. Basta però una fatale dimenticanza, uno sportello che rimanga socchiuso, e la rabbia si scatena.

Qui la notizia (ilmessaggero.it)

 

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