Braila (Romania), 2013
Un toro evade e si trova a correre nel traffico cittadino. Nel video i suoi tentativi di resistenza alla cattura.
Qui VIDEO ed articolo (fonte: buzzland.it)
Braila (Romania), 2013
Un toro evade e si trova a correre nel traffico cittadino. Nel video i suoi tentativi di resistenza alla cattura.
Qui VIDEO ed articolo (fonte: buzzland.it)
A fianco di chi si ribella[fonte: liberazioni blog]
Testo presentato alla seconda edizione di Liberazione Gener-ale – Verona, 24 maggio 2014.
Gli altri contributi presentati e discussi durante la giornata possono essere scaricati dal blog del Collettivo Anguane.
Nessuno ha una vita degna di considerazione di cui non si possa raccontare una storia.
Hannah Arendt
Il presente contributo costituisce una rielaborazione di quanto presentato durante la seconda edizione di LiberAzione Gener-ale. Si basa principalmente sull’articolo Quando i maiali fanno la rivoluzione[1], sui materiali raccolti durante l’ultimo anno dal blog http://resistenzanimale.noblogs.org/ e sulle discussioni seguite alla presentazione del 24 maggio a Verona; ulteriori fonti sono indicate nella bibliografia finale.
Dopo il caso di Camilla, la mucca evasa da un allevamento in Toscana[2] e catturata dopo un mese di latitanza, sembra che la capacità degli animali di sottrarsi allo sfruttamento umano sia una forza socialmente non trascurabile, in grado di muovere le energie di associazioni, singole persone, gruppi locali verso una solidarietà che può essere definita senza dubbio politica. Una solidarietà attiva che si esprime nella consapevolezza di condurre delle lotte comuni fra sfruttat*, indipendentemente dalla specie di appartenenza, e nel tentativo di intraprendere dei percorsi locali che possano essere coronati da successo, un successo che nel caso specifico è stato in primo luogo quello di evitare l’abbattimento di Camilla. Un piccolo risultato, non senza problemi aperti e interrogativi difficili, ma importante perché ottenuto da Camilla con il sostegno di chi ha raccolto una sua richiesta formulata in un linguaggio chiaro quanto il “nostro”: quello di un corpo che fugge, che resiste a numerosi tentativi di cattura, che si oppone come può al ristabilimento di un ordine sociale, di un assetto del territorio e delle attività che lei non ha deciso.
Ecatepec (Messico), 2008
L’inserviente le porta da mangiare e lei, Indra, ne approfitta per fuggire dal circo. Sfonda una porta di metallo ed è libera. Girovaga nei quartieri vicini e purtroppo finisce in autostrada dove viene investita da un bus. Muore anche il conducente. Anche gli animali agiscono, con le loro ribellioni, con le loro evasioni.
QUI la notizia (foxnews.com)
Nel 1965, nel sud-est asiatico, una cucciola di elefante viene rapita, strappata alla sua famiglia e ridotta in schiavitù. Portata in Usa, diviene proprietà del ‘great american circus’. Qui subisce la sorte intollerabile di tanti altri elefanti schiavi: la solitudine, le torture, la prigionia, i lavori forzati, i continui spostamenti sui tir. Janet è costretta a girare lungo il ring del circo trasportando degli umani. Per loro l’euforia di un’esperienza ‘eccezionale’, per lei l’ossessionante ripetizione di tutta una vita. Prova più volte a ribellarsi: durante uno spettacolo in Pennsylvania si rifiuta di obbedire e colpisce il domatore. Questo, in risposta le infila l’ankus (bastone uncinato indiano tipico per il dominio sugli elefanti) in un orecchio e in occhio. Sabato 1 febbraio 1992 il circo è attendato a Palm City (Florida). Janet è bardata come al solito, gli strumenti di costrizione ben occultati. Le fanno salire sulla schiena una donna e altri cinque ragazzini. Ci sono circa 1000 spettatori e un gruppo di animalisti sta presidiando il circo. Janet comincia a dondolarsi, poi inizia a colpire la gabbia di ferro che la separa dal pubblico. Qualche commentatore dirà che è arrivata all’estremo della sopportazione. Si leva il rumore assordante del ferro sconquassato e delle grida di terrore. I tentativi di calmarla la rendono ancora più furibonda, spinge con tutto il suo peso contro la barriera. Urlano alla donna di non gettare a terra i bambini che potrebbero venir calpestati. Un agente che si trova nelle vicinanze accorre e cerca di prenderli per le gambe, ma è lui ad essere afferrato da Janet che lo lancia a dieci metri di distanza e poi gli si avventa contro. Mentre gli inservienti riescono a sottrarlo alla sua furia, l’elefantessa abbatte la recinzione e inizia a correre, sola, verso l’esterno. Cercano di spingerla su un furgone, ma lei lo sfonda, si ferisce, sanguina. Individua un gruppo di inservienti e sembra indirizzare la sua rabbia proprio verso qualcuno di loro, li calpesta, ma ci saranno solo feriti. Da terra raccoglie l’ankus, lo brandisce. Saranno 47 proiettili a fermarla, mentre la gente grida di non sparare. E ci vorrà un’arma militare per finirla.
L’agente responsabile della sua morte, cosciente della nefandezza compiuta, ne è tuttora ossessionato. Ma ad uccidere Janet, a permettere che per denaro si facesse scempio della sua vita, è stata quella visione antropocentrica del mondo che, per poter continuare a reificare gli animali, continua ad ergere gli umani al di sopra di loro.

(Fonti: www.counterpunch.org, www.waterforelephants.com)
Rovigo, giugno 2014
Salta la recinzione ed evade dall’allevamento, ma la Transpolesana taglia la sua strada.Viene sedato e ricatturato.

QUI articolo e galleria fotografica (ilrestodelcarlino.it)
Sempre a Rovigo, il mese prima altri quattro tori erano riusciti a fuggire.
QUI la notizia (ilrestodelcarlino.it)
Norwich, Norfolk (UK), ottobre 2014
Tre mucche evase da una riserva forse mentre si cerca di caricarle su un camion, vengono inseguite dalla polizia che blocca le strade sorvolando anche con gli elicotteri. Due di loro vengono presto uccise dai cecchini per “interesse della sicurezza pubblica”. La terza riesce a scappare per parecchie ore, poi viene freddata in un bosco. Si levano le proteste di chi, allibito, ha assistito alle sommarie esecuzioni, e della Peta.
QUI LA NOTIZIA E IL VIDEO
(fonte: Daily Mail Online)
Messico, ottobre 2014
Chi si batte per una visione non paternalistica della lotta degli animali per la propria liberazione non può non essere colpit* dal modo in cui il paternalismo si è espresso in altri momenti storici, e in riferimento ad altri contesti di lotta, ma soprattutto dalle critiche che emergevano contro questa arroganza.
Questo è quello che Aimé Césaire, nel Discorso sul colonialismo, risponde a Pierre Goruou, geografo francese, che sosteneva l’incapacità dei popoli coloniali a liberarsi da soli:
Devo forse dire che è dall’alto della sua posizione che questo illustre scienziato scruta con arroganza le popolazioni indigene, “le quali non hanno mai preso parte” allo sviluppo della scienza moderna? E che dal suo punto di vista, l’emancipazione dei paesi tropicali non avverrà mai grazie allo sforzo di queste popolazioni, né grazie alla loro lotta di liberazione per la vita, ovvero alle loro lotte quotidane per la libertà e la cultura, ma grazie al buon colonizzatore? La legge in questo senso è molto chiara: “solo elementi culturalmente preparati, nelle regioni extratropicali, possono assicurare e assicureranno il progresso delle regioni tropicali verso una popolazione più numerosa e una civiltà superiore” [1].
Più avanti, Césaire riporta il pensiero di Octave Mannoni, psicanalista francese, e lo commenta così:
Ecco invece la diagnosi di Mannoni: “Il Malgascio non tenta nemmeno di concepire una simile situazione di abbandono. Egli non desidera né autonomia personale, né libera responsabilità”. (Del resto, sono cose risapute. Questi negri non immaginano nemmeno cosa sia la libertà. Non la desiderano, né la rivendicano. Sono gli agitatori Bianchi che gliela ficcano nel cervello. E se noi gliela concedessimo non saprebbero che farsene) [2].
[1] Aimé Césaire, Discorso sul colonialismo, trad. it. di L. Di Genio, ombre corte , Verona 2014, p. 78.
[2] Ibid., p. 82.
Turi (BA), ottobre 2014
Gettata viva nella spazzatura. L’apertura del sacco ha fatto irrompere il suo urlo fatto di silenzio, emesso attraverso il becco tagliato e spalancato ed il collo disperatamente proteso verso la luce.
Non ce l’ha poi fatta a sopravvivere, ma la sua richiesta di aiuto continuerà a risuonare.

(fonte: http://www.geapress.org/animali-in-emergenza/turi-ba-lurlo-della-stupida-gallina/56449)
Osnabrueck (Germania), settembre 2013
Lo scatto riprende sul tetto di una casa di Osnabrueck una scimmia evasa da quattro giorni dallo zoo e poi a lungo latitante.
(fonte: www.bluewin.ch/it)