Prendere a calci la libertà di chi resiste

cane

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E’  sorprendete come un video, in soli 26 secondi, riesca a farti pensare, riesca a provocare tanti collegamenti. Siamo di fronte ad un cane che dorme sul marciapiede. Non è un cane ferito, impaurito, malato, zoppicante, perso e brutalizzato dalle conseguenze dell’abbandono. E’ un cane che dorme sul marciapiede. E’ un cane libero che sta vivendo la sua vita. Le persone passano e tutto scorre normalmente, finché un tale si ferma davanti al cane e gli dà un calcio. Vuole che si sposti, che se ne vada. Potrebbe tranquillamente passare. Il cane non ostruisce il marciapiede, non infastidisce in alcun modo, ma a lui non sta bene che un cane dorma tranquillo sul marciapiede. E’ come se questa visione smontasse la sua immagine del mondo, come se quel cane, la sua tranquilla e placida libertà, lo disturbasse mettendo in discussione qualcosa di importante. E un po’, questa persona, rappresenta tutte quelle persone che se la prendono con chi, non allineato, ritengono più debole, non rappresentato, non considerato e quindi, apparentemente, insignificante e indifeso. Il collegamento con i senza-tetto è quasi immediato. In effetti sono tanti i casi in cui queste persone, che dormono all’aperto, che mostrano senza alcuna difesa le loro debolezze come la loro libertà, vengono aggredite, malmenate a volte anche bruciate e uccise. Proprio come avviene a cani e gatti girovaghi. Accade senza alcun motivo, senza alcun litigio. Così, solo perchè questi individui, in qualche modo contravvengono esplicitamente ad un immaginario ben definito.

Ma il fatto di trovarsi in condizione di inferiorità rispetto all’ambiente circostante, rispetto alla visione del mondo a cui aderisce la maggior parte della gente, non significa essere incapaci di ribellarsi, disobbedire, reagire. E in effetti il cane reagisce.All’inizio si sposta e incassa l’ingiustizia. Rimane quieto e scende dal marciapiede accettando il ruolo dell’emarginato che, tanto, è meglio per lui se tiene la testa bassa e gira al largo. Ma la persona insiste, non si accontenta di aver raggiunto l’obbiettivo, di aver ricacciato il cane sulla strada, di aver confermato e ribadito il suo potere, la sua posizione di supremazia e superiorità. La persona dà altri calci. Il primo calcio, in effetti, serve solo per sondare, per capire fino a che punto può infierire. E quando lo capisce insiste. Ma il cane si rivolta, non accetta più quel ruolo. Torna sul marciapiede e, con il suo linguaggio, “parla”, “grida” e si fa capire molto bene dando voce al suo desiderio di essere lasciato in pace. E qui c’è davvero poco da umanizzare, qui c’è solo un’azione e una reazione, Una reazione sana, sensata e legittima. Una reazione di ribellione ad un’evidente ingiustizia, ad una chiara sopraffazione.

Non sappiamo come andrà a finire per questo cane, come per il cane che, nel video, gli dà man forte nell’atto di ribellione. Non sappiamo chi incontreranno, se manterranno la loro libertà e la loro incolumità. Il fatto più sconcertante, comunque, non è tanto determinato dalla nostra difficoltà a convivere con gli animali, ma dalla nostra difficoltà a convivere con la libertà degli animali. E quindi dovremmo favorirla immaginando, inventando, progettando città e paesi pensati per la convivenza con animali liberi, anziché costruire strutture dove rinchiuderli, controllarli, guardarli. Abbiamo invaso e colonizzato più o meno tutto il pianeta. A questo punto, abbattere i confini di specie significa ripensare i nostri stessi territori tenendo conto della libertà degli animali.

Ma la nostra difficoltà non è solo con la libertà animale, ma con la libertà in genere. Non dobbiamo dimenticare che, per esempio, non tutti i senza dimora vogliono essere ricollocati e indirizzati a strutture gestite dalle istituzioni. Anche se il nostro immaginario vede in loro solo degrado da nascondere e cancellare, dovremmo avere l’intelligenza, il coraggio e l’apertura per creare climi, atmosfere, strutture, situazioni, paesaggi a loro favorevoli.Soprattutto, dovremmo cambiare il nostro atteggiamento, dando forza e solidarietà a di chi è “troppo” libero per i nostri modelli di esistenza. A qualsiasi specie appartenga.

Troglodita Tribe

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